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	<title>FOCUS Archivi - Ondanews.it</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 04 Oct 2026 07:04:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>800 anni dalla morte di san Francesco. Intervista a Erri De Luca: “La sua grandezza? Opera dal basso”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giusy D'Elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 06:48:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/800-anni-dalla-morte-di-san-francesco-intervista-a-erri-de-luca-la-sua-grandezza-opera-dal-basso/">800 anni dalla morte di san Francesco. Intervista a Erri De Luca: “La sua grandezza? Opera dal basso”</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/10/erri-de-luca.jpg" width="700" height="467" /></p>
<p><strong>Che cos’è la felicità?</strong> <strong>Erri De Luca</strong> rispondendo a questa domanda ha realizzato un dipinto di parole: delicate, profonde, vibranti. Nella sua prefazione del saggio di <span style="color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="https://www.ondanews.it/santantonio-e-san-francesco-lapprodo-sicuro-per-chi-ha-perso-la-propria-umanita-intervista-a-padre-enzo-fortunato/" target="_blank" rel="noopener">padre Enzo Fortunato </a></span>“E se tornasse Francesco?” ha usato con cura, come fa nei suoi libri, le parole per presentare al lettore la figura di san Francesco, e ce ne fa innamorare, ancora una volta.</p>
<p>La felicità per <strong>san Francesco</strong> sono le Creature della natura, sue sorelle e fratelli: con il suo profondo senso di gratitudine ha raggiunto la pace interiore dopo immani sofferenze, fisiche e psicologiche. Lui, così <strong>umano</strong> nei suoi sentimenti, così vicino a noi, così <strong>contemporaneo</strong> nelle sue azioni, <strong>ci fa sentire accolti</strong> assieme ai nostri demoni, in un abbraccio caldo e rassicurante. E forse è proprio questo il segreto della grandezza della figura di san Francesco, così amato anche dopo <strong>800 anni dalla sua morte. </strong></p>
<p><strong>Che cos’è la felicità per noi?</strong> Ci sono dei momenti in cui ci sentiamo come se fossimo in una stanza buia della nostra casa e non riuscissimo più a riconoscere gli arredamenti nonostante siano sempre lì, al loro solito posto. In quel momento ci sentiamo smarriti, spiazzati, senza una guida. San Francesco è come una luce che illumina quella stanza buia, ci fa ritrovare i nostri mobili, ce li fa riconoscere, ce li fa ricordare e apprezzare, ce li fa vedere con una luce fioca o magari con una luce intensa. E forse è proprio quella la strada per la felicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Nella sua prefazione del saggio di padre Enzo Fortunato “E se tornasse Francesco?” a un certo punto lei ne parla dicendo: “Più della dottrina conta l’esempio”. E’ questa la chiave della popolarità di san Francesco?</strong></li>
</ul>
<p>Francesco non è un teologo, non dibatte dottrina, non interferisce con l&#8217;ortodossia. Opera dal basso, inventa l&#8217;applicazione del racconto evangelico, dunque imposta l&#8217;esempio. Inoltre non parla in latino, ma si esprime nella lingua popolare che fonderà poi l&#8217;italiano.</p>
<ul>
<li><strong>Sempre nella prefazione, lei cita Isaia: “Voce di chi chiama: nel deserto battete la pista di Dio” e parla del deserto così: “…Non è strada maestra, non è lastricata, non è lineare la pista in cerca della divinità…”. Qual è oggi il nostro deserto?</strong></li>
</ul>
<p>Il nostro deserto è quotidiano. Si arriva a sera con un resoconto di se stessi e del mondo, ci si accampa nel provvisorio traguardo della sera. Qualcuno scorge durante il giorno la colonna di nuvole che orienta gli Ebrei nelle steppe del Sinai, ha così una direzione alzando gli occhi al cielo. Altri, me compreso, guardiamo in terra per non inciampare.</p>
<ul>
<li><strong>San Francesco ha composto il Cantico delle Creature lodando la natura e la vita nonostante stesse vivendo un periodo estremamente difficile, Siddartha raggiunge la connessione totale con la natura soltanto dopo aver sofferto e attraversato il dolore: la natura si conferma la nostra maestra e la nostra madre, il principio di tutte le cose. Lei ha un rapporto speciale con la montagna, che cosa le ha insegnato?</strong></li>
</ul>
<p>Chiamo natura il luogo in cui è assente la specie umana. La montagna è uno di questi luoghi. Ci vado per allontanarmi e procurarmi un isolamento raggiungendo un punto oltre il quale non vado. Può essere una cima o solo una quota. Mi trovo senza lasciapassare, senza invito così rinnovo l&#8217;esperienza di essere uno di passaggio sulla superficie del pianeta. Ritrovo la mia taglia minima presso l&#8217;immensità. Niente di filosofico, è intensamente fisico.</p>
<ul>
<li><strong>Ha affermato di essere non credente. Cosa la affascina della figura di san Francesco?</strong></li>
</ul>
<p>La sua conversione da guerriero a inerme, anticipando la dimissione da ogni agio per condividere la condizione dei miseri.</p>
<ul>
<li><strong>Lei dà importanza al significato delle parole. Qual è la parola che rappresenta di più san Francesco e perché?</strong></li>
</ul>
<p>La gratitudine che esprime con il &#8220;Laudato sii&#8230;&#8221;</p>
<ul>
<li><strong>Nel Cantico delle Creature san Francesco ci racconta il suo concetto di felicità intesa come gioia profonda, gratitudine e pace interiore. Che cos’è per lei la felicità?</strong></li>
</ul>
<p>La costituzione americana scrive il diritto alla felicità. Per me è un dovere. Perciò sono molte volte felice durante il giorno per brevi momenti. Nel passato ho perduto l&#8217;occasione di riconoscere la felicità mentre c&#8217;era, dovendomene accorgere dopo. All&#8217;età che ho raggiunto non mi lascio sfuggire le sue scintille. In Africa in un lavoro volontario svolto molto tempo fa, mi passò sulla guancia l&#8217;ala di un pipistrello, la più delicata carezza. Al momento me ne ritrassi. Considero quello sfioramento il migliore esempio di come la felicità sia una sorpresa che si dilegua subito.</p>
<figure style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/10/prefazione-Erri-De-Luca-libro-padre-Enzo-Fortunato.jpg" alt="" width="700" height="967" /><figcaption class="wp-caption-text">prefazione Erri De Luca saggio padre Enzo Fortunato</figcaption></figure>
<figure style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/10/Giotto-La-predica-agli-uccelli-dalle-Storie-di-san-Francesco_Assisi-Basilica-superiore-di-San-Francesco.jpg" alt="" width="700" height="1074" /><figcaption class="wp-caption-text">Giotto, La predica agli uccelli &#8211; Assisi, Basilica superiore di San Francesco</figcaption></figure>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.linkdrop.it/giusydelia'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/GIUSY-DELIA.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Giusy D&#039;Elia</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" target="_self" >www.linkdrop.it/giusydelia</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/800-anni-dalla-morte-di-san-francesco-intervista-a-erri-de-luca-la-sua-grandezza-opera-dal-basso/">800 anni dalla morte di san Francesco. Intervista a Erri De Luca: “La sua grandezza? Opera dal basso”</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sant&#8217;Antonio e san Francesco, l&#8217;approdo sicuro per chi ha perso la propria umanità&#8221;. Intervista a Padre Enzo Fortunato</title>
		<link>https://www.ondanews.it/santantonio-e-san-francesco-lapprodo-sicuro-per-chi-ha-perso-la-propria-umanita-intervista-a-padre-enzo-fortunato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusy D'Elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 08:57:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Giusy D'Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Polla]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/06/padre-enzo-fortunato-assisi.jpg" width="800" height="374" /></p>
<p><strong>Che cosa hanno in comune sant&#8217;Antonio e san Francesco</strong>, tra i santi più amati d&#8217;Italia? Cosa attira migliaia di fedeli ogni anno a recarsi nei luoghi di preghiera a loro dedicati?</p>
<p>Quest&#8217;anno ricorre l&#8217;<strong>800º anniversario della morte di san Francesco</strong> e per l&#8217;occasione Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno di san Francesco che durerà fino al 10 gennaio 2027, un anno in cui le persone sono più che mai invitate a seguire l&#8217;esempio del poverello di Assisi diventando testimoni di pace, soprattutto in questi tempi in cui ne sentiamo maggiormente bisogno.</p>
<p><strong>Pace</strong> non è soltanto il contrario di guerra ma è qualcosa di più profondo, che si avvicina al divino, è quel bisogno di ritrovare sé stessi quando ci sentiamo smarriti, quando siamo nel periodo più buio della nostra vita e finalmente troviamo una via di uscita. Ed è proprio una sensazione di pace quella che si prova quando si arriva ad <strong>Assisi</strong> oppure, restando nel nostro territorio, quando si entra nel <strong>Convento di Sant&#8217;Antonio a Polla</strong>: si viene circondati da un respiro di amore incondizionato che non giudica ma abbraccia, che ti fa sentire fratello e sorella e non peccatore. Non si tratta solo di fede o di teologia, si tratta del bisogno umano di essere compresi e accolti nonostante gli errori, nonostante le cadute, nonostante una vita di alti e bassi. San Francesco e sant&#8217;Antonio ci insegnano che nonostante tutto c&#8217;è sempre un punto di luce nel buio della nostra anima che a volte si perde ma loro sono proprio lì, a tenderci la mano.</p>
<p>E dell&#8217;insegnamento di san Francesco e sant&#8217;Antonio, del loro incontro e del loro immenso carisma ne abbiamo parlato con <strong>Padre Enzo Fortunato*</strong>, autore di diversi saggi, biografie e approfondimenti televisivi sulla vita e sul messaggio di san Francesco e sul francescanesimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Il 30 maggio 1221 avviene il primo incontro tra Francesco ed Antonio alla Porziuncola, ad Assisi, in occasione dell’assemblea del <a href="https://ofm.org/il-capitolo-delle-stuoie-dal-1221-ad-oggi.html" target="_blank" rel="noopener">Capitolo delle stuoie</a>. Cosa ha significato questo incontro nelle vite dei due futuri santi, in particolare in quella del giovane Antonio?</strong></li>
</ul>
<p>Noi sappiamo che la conversione di Antonio al francescanesimo nasce in seguito al martirio di alcuni giovani frati avvenuto in Marocco: questo episodio turba profondamente e positivamente la sua vita che lo porta ad entrare nell’ordine francescano, ordine che nel 1221 contava oltre 5000 frati. E alla Porziuncola, in occasione di queste assemblee che Francesco faceva con tutti i suoi frati, avviene l&#8217;incontro con Antonio. Francesco parla ai frati della bellezza del Vangelo e della bellezza del vivere il Vangelo e, dal momento che siamo nel 1221, abbiamo la prima stesura della Regola di Francesco che è tutta intessuta di Vangelo: questo affascina sempre più il giovane Antonio che era un ragazzo preparato, aveva infatti studiato nelle principali università europee. Le fonti ci dicono che l’incontro tra i due è cordiale, ricco di amabilità e di un’ammirazione particolare da parte di Antonio per Francesco.</p>
<ul>
<li><strong>Antonio però nasce come agostiniano, quindi dopo l’incontro con Francesco ha un cambiamento enorme, con principi diversi da quelli iniziali.</strong></li>
</ul>
<p>Si, noi sappiamo che gli agostiniani partono dalla ricerca di Dio in noi stessi, invece Francesco parte dal trovare Dio in tutte le cose che ci circondano. Potremmo dire che il principio ispiratore per gli agostiniani è: <em>&#8220;Io cercavo Dio fuori di me ma era dentro di me&#8221; </em>mentre per i francescani è: <em>“Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, […] de Te, Altissimo, porta significatione&#8221;</em> e questo affascina la vita di Antonio che diventa uno dei più grandi predicatori del Vangelo.</p>
<ul>
<li><strong>San Francesco e sant’Antonio sono tra i santi più amati in Italia. Cosa hanno in comune e perché sono così venerati?</strong></li>
</ul>
<p>San Francesco elargisce le grazie e i miracoli del cuore e della conversione, sant’Antonio elargisce i miracoli per le vicende e le vite delle persone. In questo senso sono due modalità diverse di operare miracoli nella società e direi che non solo sono i due santi più venerati in Italia ma sono i due santi più venerati al mondo. San Francesco abbraccia molta parte della società anche non cristiana mentre nei confronti di sant&#8217;Antonio c’è una maggiore devozione da parte dei cristiani. E la cosa bella di Antonio è che chiede il permesso a Francesco di predicare e di studiare.</p>
<ul>
<li><strong>Un evento rivoluzionario, perchè lo studio non era contemplato all&#8217;interno della Regola.</strong></li>
</ul>
<p>Si, e noi abbiamo una lettera scritta da Francesco ad Antonio, una risposta dove Francesco autorizza lo studio e la predicazione di Antonio purché questo estingua lo spirito dell’orazione cioè della preghiera.</p>
<ul>
<li><strong>Sant’Antonio è il santo dei miracoli: l’ennesima testimonianza risale al 2010 quando <a href="https://www.ondanews.it/la-mia-bimba-guarita-dalla-leucemia-grazie-al-miracolo-di-santantonio-del-santuario-di-polla-il-racconto-di-antonella/" target="_blank" rel="noopener">una bambina di Sala Consilina è guarita dalla leucemia</a>. Il prodigio è avvenuto in concomitanza con la lacrimazione della statua lignea che si trova nel convento a Polla.</strong></li>
</ul>
<p>Si, è un Antonio che continua ad agire, a parlare nella vita della Chiesa, è segno della presenza viva, della devozione da una parte e della santità dall’altra. Ricordiamo che il 13 giugno, giorno dedicato a sant’Antonio, uno dei gesti più belli che fa la Chiesa è donare un pezzo di pane che significa essere accanto a chi soffre, a chi è affamato, a chi ha sete. Questo gesto ci porta al cuore del Vangelo: <em>&#8220;Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l&#8217;avete fatto a me&#8221; </em>(Matteo 25, 40, ndr) e ancora: <em>&#8220;[…]ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi&#8221;</em> (Matteo 25, 35-36, ndr)<em>. </em>Ecco, io credo che questi gesti e questa devozione ci devono portare all’essenza del Vangelo che è riconoscere nel volto dell’altro il volto di Cristo.</p>
<ul>
<li><strong>Ogni giorno assistiamo ad accadimenti sempre più tragici in cui l’uomo sembra aver dimenticato tutti quelli che erano i principi cardine del francescanesimo. Cosa rimane oggi degli insegnamenti di Francesco e Antonio?</strong></li>
</ul>
<p>Rimane l’approdo sicuro per le persone che dopo aver smarrito la loro umanità e la loro fede sanno che c’è un porto sicuro a cui aggrapparsi e su cui ormeggiare la barca della propria vita. Io sono convintissimo che c’è un mare di bene silenzioso, c’è una folla immensa che vuole la pace e che non fa rumore perché purtroppo i mezzi di informazione ci parlano perlopiù delle famose 3 S (sangue, soldi, sesso).</p>
<ul>
<li><strong>Al giorno d’oggi la sofferenza fa più paura perché mascherata bene, spesso le persone sono più sole di quanto si immagini e smarrite si ritrovano nel buio dell’anima. Cosa direbbe loro prendendo spunto dalle parole di san Francesco e sant’Antonio?</strong></li>
</ul>
<p>Io direi: <em>&#8220;Finché abbiamo tempo operiamo il bene&#8221;</em>, è il grande slogan della campagna di solidarietà che stiamo vivendo come francescani di Assisi proprio in questo periodo, anzi mi permetterei di ricordarvi il <span style="color: #800000;"><strong>numero 45515 per inviare un sms solidale</strong></span> o il sito<span style="color: #800000;"> <strong><a style="color: #800000;" href="https://conilcuore.info/" target="_blank" rel="noopener">conilcuore.info</a> </strong></span>dove poter continuare ad essere strumenti di bene e di solidarietà.</p>
<hr />
<p><strong>*Padre Enzo Fortunato</strong> è frate minore conventuale, giornalista e scrittore. Dal 1997 al 2021 è stato <strong>direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi</strong>, nel 2003 ha ideato l’evento televisivo solidale di Rai 1 &#8220;Con il cuore, nel nome di Francesco&#8221; mentre il 25 e 26 maggio 2024 ha organizzato a Roma la prima Giornata Mondiale dei Bambini. Attualmente è <strong>responsabile della comunicazione dei progetti speciali della Basilica di San Pietro in Vaticano</strong>, direttore editoriale della rivista Piazza San Pietro e si occupa dei programmi Tg1 Dialogo in onda su Rai1, In Viaggio con Francesco su Rai Radio1 ed In Cammino tra Arte e Fede su Rai3.</p>
<figure style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/06/statua-santantonio-polla-lacrimazione.jpg" alt="" width="500" height="486" /><figcaption class="wp-caption-text">lacrimazione statua Sant&#8217;Antonio &#8211; Polla</figcaption></figure>
<figure style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/06/Simone_Martini_sant_antonio_san_francesco_Assisi.jpg" alt="" width="500" height="1800" /><figcaption class="wp-caption-text">Simone Martini, Sant&#8217;Antonio e San Francesco &#8211; Basilica Inferiore di San Francesco, Assisi (foto: The Yorck Project by DIRECTMEDIA Publishing GmbH)</figcaption></figure>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.linkdrop.it/giusydelia'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/GIUSY-DELIA.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Giusy D&#039;Elia</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" target="_self" >www.linkdrop.it/giusydelia</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/santantonio-e-san-francesco-lapprodo-sicuro-per-chi-ha-perso-la-propria-umanita-intervista-a-padre-enzo-fortunato/">&#8220;Sant&#8217;Antonio e san Francesco, l&#8217;approdo sicuro per chi ha perso la propria umanità&#8221;. Intervista a Padre Enzo Fortunato</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Festa della Repubblica Italiana. Un viaggio lungo 80 anni</title>
		<link>https://www.ondanews.it/festa-della-repubblica-italiana-un-viaggio-lungo-80-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Miele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/festa-della-repubblica-italiana-un-viaggio-lungo-80-anni/">Festa della Repubblica Italiana. Un viaggio lungo 80 anni</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/06/80-anni-repubblica-italiana.jpeg" width="750" height="409" /></p>
<p>In Italia <strong>il passaggio alla Repubblica</strong> non fu imposto, ma frutto di una scelta democratica. Il <strong>2 giugno 1946</strong> gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi a favore della Monarchia o della Repubblica ed eleggere l&#8217;Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione. Un voto che rappresentò<strong> una svolta</strong>, dato che per la prima volta poterono esprimersi<strong> anche le donne</strong> nel corso di quelle che furono le prime elezioni libere dal ventennio fascista. Il 54,3% scelse un cammino che potesse portare il Paese verso un nuovo assetto democratico.</p>
<p>Decenni di radicali trasformazioni, dalla ricostruzione post bellica fino al più moderno concetto europeista, hanno costituito, ognuno a suo modo, delle importanti sfide che gli italiani hanno affrontato con tenacia e desiderio di riscatto. Dopo la scelta della Repubblica e l&#8217;entrata in vigore della Costituzione, <strong>nel 1949 </strong>il Paese aderisce al <strong>Patto Atlantico</strong>, con la nascita della NATO, avviando la ricostruzione industriale. Due anni prima la giovane democrazia fu macchiata da una delle prime stragi, quella di <strong>Portella della Ginestra</strong>. Il 1° maggio 1947 <strong>la banda di Salvatore Giuliano sparò sui lavoratori</strong> che festeggiavano in Sicilia provocando 11 morti. L&#8217;anno dopo <strong>l&#8217;attentato a Palmiro Togliatti</strong>, leader del PCI ferito gravemente da uno studente, aprì a scioperi e proteste lungo lo Stivale.</p>
<p>È <strong>tra il 1958 e il 1963</strong> che il Paese cambia volto grazie al <strong>&#8220;Boom economico&#8221;.</strong> La scelta di lavorare nelle grandi città industriali e la diffusione dei consumi di massa rendono l&#8217;Italia protagonista di una crescita economica senza precedenti. Questo cammino non è stato però immune dalle tensioni, sia quelle alimentate dalle conquiste dei diritti civili sia quelle, più drammatiche, degli <strong>&#8220;Anni di Piombo&#8221;.</strong> ​Nel 1970 vengono approvati lo Statuto dei Lavoratori e la <strong>legge sul divorzio</strong>; nel 1978 quella <strong>sull&#8217;aborto</strong>, con le donne in prima linea per difendere l&#8217;autodeterminazione del proprio corpo e la libertà delle proprie scelte. Ma nello stesso decennio a traumatizzare il Paese arriva il <strong>terrorismo politico.</strong> Insanabile la ferita provocata dal sequestro e dall&#8217;uccisione per mano delle Brigate Rosse, nel 1978, di <strong>Aldo Moro</strong>, tra i fondatori della Democrazia Cristiana e figura simbolo del compromesso storico che promosse la strategia dell&#8217;attenzione verso il Partito Comunista. ​</p>
<p><strong>Gli anni &#8217;80</strong> della Repubblica sono invece segnati da una crescita economica basata su una spesa incontrollata che apre le porte all&#8217;espansione del<strong> debito pubblico</strong>. Il 2 agosto 1980 la <strong>Strage della Stazione di Bologna</strong>, di matrice neofascista, provocò<strong> 85 morti</strong> e oltre 200 feriti, registrandosi come l&#8217;attentato terroristico più grave della storia repubblicana. Sono anche gli anni in cui muove i suoi passi la sfida dello Stato alla criminalità organizzata. Nel 1982 <strong>Cosa Nostra uccide il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, dando il via ad una lunga stagione di sangue che culminerà nelle <strong>stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio</strong> del 1992 in cui persero la vita i magistrati antimafia <strong>Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</strong> insieme alle loro scorte.</p>
<p>Nello stesso anno la Repubblica è chiamata ad affrontare la vicenda <strong>Tangentopoli,</strong> nata con l&#8217;inchiesta <strong>&#8220;Mani Pulite&#8221;</strong> e che portò alla scomparsa dei partiti storici che avevano governato l&#8217;Italia dal 1946. L&#8217;inchiesta giudiziaria, di cui diventa attore principale il<strong> magistrato Antonio Di Pietro</strong>, svela un diffuso sistema di corruzione, segna<strong> la fine della Prima Repubblica </strong>e il conseguente passaggio al bipolarismo, con l&#8217;alternarsi di schieramenti di centrodestra o centrosinistra (nel 1994 <strong>scende in campo Silvio Berlusconi</strong>, noto editore di tv commerciali la cui presenza in politica cambia il concetto di leader che fino a quel momento aveva predominato).</p>
<p>Agli inizi degli <strong>anni 2000</strong> avviene un passaggio cruciale per l&#8217;economia del Paese: <strong>l&#8217;Italia aderisce alla moneta unica europea,</strong> l&#8217;Euro, e lega il suo destino, economico e sociale, all&#8217;<strong>Unione Europea.</strong> Il primo decennio del nuovo secolo vive però una <strong>grave crisi economica,</strong> quella del 2011, e le conseguenti nuove regole di austerità. ​Un periodo duro che apre le porte ad un clima di instabilità che, da quel momento, ha accompagnato la Nazione per gli anni a seguire. ​Governi di varia natura, frammentazione e nascita dei populismi cambiano il linguaggio politico e mettono spesso a dura prova la tenuta dei Parlamenti (diversi i Governi tecnici chiamati a traghettare il Paese).</p>
<p>​Nell&#8217;elenco degli eventi di questi primi 80 anni di Repubblica l&#8217;epoca più recente (2020/2022) è stata chiamata ad affrontare anche<strong> una delle pandemie più drammatiche della storia</strong>, quella da<strong> Covid-19</strong>, il virus che ha costretto l&#8217;Italia ad una sfida sanitaria ed economica senza precedenti e che ha condotto poi al varo del <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).</strong> Dal dopoguerra in poi questo è stato senza ombra di dubbio il più pesante evento storico che ha colpito il Paese.</p>
<p>In questi decenni la nostra Repubblica è stata chiamata più volte ad interrogarsi sulla tenuta delle istituzioni democratiche e ad affrontare cambiamenti strutturali della società, tra cui quello legato alla laicizzazione dello Stato, ma anche alla parità dei diritti e alle modifiche del diritto di famiglia, fino alla nuova tecnologia e alla grande sfida della transizione digitale. ​Nonostante le crisi, le grandi svolte politiche e gli eventi di cronaca che l&#8217;hanno spesso traumatizzata, l&#8217;Italia non ha mai dismesso quella<strong> veste democratica e antifascista</strong> cucita con saggezza e lungimiranza dai Costituenti.</p>
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		<title>25 Aprile. La storia di Giovanni Marmo di Sala Consilina, partito soldato e morto da partigiano in Toscana</title>
		<link>https://www.ondanews.it/25-aprile-la-storia-di-giovanni-marmo-di-sala-consilina-partito-soldato-e-morto-da-partigiano-in-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Lotierzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 08:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
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		<category><![CDATA[Sala Consilina]]></category>
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<p>&#8220;<em>Sii sempre, in ogni circostanza e di fronte a tutti, un uomo libero e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo</em>&#8220;. È con queste parole del politico, giornalista e partigiano <strong>Sandro Pertini</strong> che si può comprendere la storia di coraggio e resistenza di tanti giovani del nostro territorio morti nei paesi dove si è consumata la lotta di Liberazione tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945.</p>
<p>Oggi infatti ricorre l&#8217;<strong>81° anniversario della Liberazione dell’Italia</strong> dal nazifascismo, la fine dell&#8217;occupazione nazista e la caduta del regime. Il 25 aprile del 1945, infatti, è una data divenuta simbolo della libertà e della lotta delle forze partigiane cominciata <strong>l’8 settembre 1943</strong>, momento in cui gli italiani seppero della <strong>firma dell’armistizio</strong> <strong>con gli anglo-americani a Cassibile</strong>, siglato in realtà segretamente il 3 settembre. Già il 9 settembre le forze antifasciste diedero vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che guidò la Liberazione.</p>
<p>Il 25 aprile coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano. Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Re Umberto II, principe del Regno d&#8217;Italia, il <strong>22 aprile 1946 </strong>emanò un <strong>decreto legislativo</strong> che recitava: “<em>A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale</em>”. La ricorrenza venne celebrata negli anni successivi ma solo il <strong>27 maggio 1949</strong>, con la legge 260, è stata <strong>istituzionalizzata stabilmente come festa nazionale</strong>.</p>
<p>Tra le varie storie di giovani che hanno scelto la strada della Resistenza e sono caduti per la libertà della Patria compare quella di <strong>Giovanni Marmo</strong> nato a <strong>Sala Consilina il 16 aprile del 1924</strong>.</p>
<p>Primo di tre fratelli, è stato chiamato alle armi a soli 16 anni ed è partito come militare, su di lui non si hanno notizie certe su come si sia unito alle forze partigiane della Toscana: probabilmente sbandato dopo gli avvenimenti dell’8 settembre del ’43 si rifugia sulle montagne del Casentino e in seguito si aggrega dal 9 novembre dello stesso anno alla <strong>23^ Brigata Pio Borri </strong>diventando un componente della <strong>banda volante della “Teppa”,</strong> operativa tra Casentino, Val di Chiana, Aretino e Senese e guidata da <strong>Licio Nencetti</strong>, e partecipando a molte azioni con i <strong>nomi di battaglia di “Boccanera&#8221;, &#8220;Napoli&#8221; e &#8221; Gianni&#8221;</strong>.</p>
<p>Il salese non è solo attivo nel trasporto di viveri e nell&#8217;approvvigionamento di armi ma ha preso parte anche all’irruzione del 27 febbraio del 1944 all’albergo &#8220;Amorosi &#8211; Bey&#8221; di Bibbiena, durante il quale vengono uccisi e feriti membri della Guardia Nazionale Repubblicana. Nei mesi di marzo ed aprile dello stesso anno il movimento partigiano nel Casentino ha ripreso forza arrivando a decuplicare i propri membri e le azioni. La risposta della Wehrmacht, con le forze della Repubblica Sociale Italiana, non si è fatta attendere e verso la metà del mese di marzo ci sono stati i primi rastrellamenti nazifascisti nel Casentino e poi le stragi.</p>
<p>La mattina del <strong>16 aprile 1944</strong>, giorno del suo 20° compleanno, Giovanni è con l&#8217;amico e compagno <strong>Mario Marapitti</strong>, il “Livornese”, a <strong>Ciggiano</strong>, frazione del comune di Civitella in Val di Chiana in provincia di Arezzo, impegnato in un’azione di approvvigionamento di mezzi e materiali. Dai rapporti della Guardia Nazionale Repubblicana si apprende che stavano cercando di <strong>sequestrare un automezzo carico di carbone di proprietà di un uomo della zona</strong> e i fascisti, saputo della presenza dei ribelli, si recano nel luogo e li <strong>uccidono</strong>. Secondo altre fonti Giovanni e Mario vengono passati per le armi seduta stante da un gruppo di SS. A lui e al “Livornese” è stata dedicata il 20 aprile 1947 una <strong>lapide commemorativa</strong> a Ciggiano, <strong>sostituita nel 2014 da un cippo.</strong></p>
<p>Giovanni Marmo è stato riconosciuto dalla Commissione regionale Toscana “<strong>Partigiano caduto in combattimento</strong>”.</p>
<p>“<em>Sapevamo solo che era morto combattendo e avevamo trovato la data di morte avvenuta nell’Aretino sul sito dei Caduti dell’Esercito</em> – spiegano ad Ondanews la nipote <strong>Antonietta Marmo</strong> e il pronipote <strong>Emilio Antonio Cioffi</strong> – <em>Lui era partito come militare, probabilmente è arrivato verso i confini italiani e poi dopo l’8 settembre, iniziando a rientrare, si è dovuto fermare nella zona occupata dai tedeschi. Ci risulta combattesse a Treviso. Secondo quanto riferito dall’Anpi molti giovani non riuscirono a tornare nel Sud Italia e piuttosto che continuare come militari sposarono la causa partigiana. In Toscana lui ha fatto tanto per la gente”.</em></p>
<p>“<em>Mia mamma ricorda che quando dopo tanti anni hanno trovato le spoglie, che sono rientrate a Sala Consilina, sulla testa aveva un unico foro: fu un&#8217;esecuzione</em> – ricorda ancora Antonietta – <em>Mia nonna non parlava mai di mio zio. Siamo venuti a conoscenza di tutta la storia grazie all’interesse di Tonino Spinelli e dell’Anpi Vallo di Diano e Tanagro presieduta da Arianna Marchesano. Non sapevamo neanche del cippo a Ciggiano e proprio loro l’hanno portato agli onori perché altrimenti qui era uno sconosciuto disperso</em>”.</p>
<p>L’Anpi Vallo di Diano e Tanagro, attiva dal 2023, ha proposto anche l’intitolazione di uno spazio pubblico di Sala Consilina alla memoria di Giovanni Marmo.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-marmo-partigiano-sala-consilina-2.jpg" width="650" /></p>
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<p style="text-align: center;"><strong><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/giovanni-marmo-partigiano-sala-consilina-6.jpg" width="650" /></strong></p>
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		<title>25 aprile. Il sacrificio di Angelo Ciorciari, giovane di Sanza, aviere scelto della Regia Aeronautica</title>
		<link>https://www.ondanews.it/25-aprile-il-sacrificio-di-angelo-ciorciari-giovane-di-sanza-aviere-scelto-della-regia-aeronautica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 17:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sanza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/angelo-ciorciari-sanza-partigiano.jpg" width="650" height="737" /></p>
<p><strong><em>&#8220;A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile è dichiarato festa nazionale”.</em></strong></p>
<p>A dirlo fu<strong> Alcide De Gasperi</strong> il 22 aprile 1946, che istituì l’anniversario della liberazione d’Italia. Un giorno dal grande valore storico, che evidenzia la<strong> lotta partigiana</strong> contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e contro l’occupazione nazista. Le gesta e le battaglie dei partigiani rimangono tutt’oggi un esempio di strenua difesa della libertà.</p>
<p>Sono tanti, anche nel Vallo di Diano, gli eroi che hanno scritto la storia. Tra questi c’è anche <strong>Angelo Ciorciari, 24enne di Sanza,</strong> aviere scelto della Regia Aeronautica e specialista automobilista.</p>
<p>A raccontarci la storia è il pronipote Lorenzo, che, tra le altre cose, ha affermato di aver scoperto solo da qualche anno questo legame grazie ad alcuni ricercatori storici. Angelo operava nel deposito di San Rocco a Napoli e mise la sua esistenza a rischio durante le <strong>Quattro Giornate di Napoli nel settembre 1943.</strong></p>
<p>A livello storico va sottolineato che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, che divide il Paese in due, Napoli bombardata insorge contro i tedeschi e Capodimonte è luogo di scontro tra soldati, partigiani e cittadini.</p>
<p>Il 28 settembre 1943, durante un agguato a un’auto militare tedesca, Angelo, per paura di ritorsioni verso la popolazione, dopo alcuni spari giunti da ignoti verso un mezzo tedesco<strong> non ci pensò due volte a guidare  il veicolo</strong> e aiutò a nascondere un soldato ferito irrimediabilmente evitando così rappresaglie più estese e cruente.</p>
<p>L&#8217;aviere non si diede alla macchia e fu ritrovato poco dopo con le chiavi del veicolo in tasca. Con lui furono sommariamente processate altre 3 persone, tra cui un 15enne.</p>
<p>Nonostante l’intercessione di Eva Schmitt, il 30 settembre fu fucilato di schiena nel <strong>Real Bosco di Capodimonte. </strong>I familiari, in seguito, scoprirono che Angelo aveva anche una fidanzata e hanno inoltre conosciuto il fratello della ragazza molti anni dopo che raccontò di essere presente il giorno dell&#8217;esecuzione del giovane.</p>
<p>Angelo rimane un simbolo di coraggio e altruismo, un giovane del territorio che ha dato la vita per la libertà e la difesa dei più deboli. A Sanza è presente una lastra commemorativa del giovane che ricorda il sacrificio eroico.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/partigiano-sanza-foto.jpg" width="650" /></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2025/10/CLAUDIA-MONACO-novembre-25-e1761842307578.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Claudia Monaco</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/25-aprile-il-sacrificio-di-angelo-ciorciari-giovane-di-sanza-aviere-scelto-della-regia-aeronautica/">25 aprile. Il sacrificio di Angelo Ciorciari, giovane di Sanza, aviere scelto della Regia Aeronautica</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Sala Consilina: &#8220;Uno su un milione&#8221;, la storia di Rosy e del suo piccolo Claudio, affetto da una malattia rara</title>
		<link>https://www.ondanews.it/sala-consilina-uno-su-un-milione-la-storia-di-rosy-e-del-suo-piccolo-claudio-affetto-da-una-malattia-rara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 16:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ondanews.it/?p=547051</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/sala-consilina-uno-su-un-milione-la-storia-di-rosy-e-del-suo-piccolo-claudio-affetto-da-una-malattia-rara/">Sala Consilina: &#8220;Uno su un milione&#8221;, la storia di Rosy e del suo piccolo Claudio, affetto da una malattia rara</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/mamma-rosy-e-claudio-20-aprile-e1776694205658.jpg" width="699" height="883" /></p>
<p>Convivere con una malattia rara facendone un manifesto di forza. E&#8217; la storia di <strong>Rosalia Gambino,</strong> giovane mamma siciliana, trapiantata nel Vallo di Diano, che vive a Sala Consilina e che ha scritto <strong>&#8220;Uno su un milione&#8221;,</strong> libro <strong>dedicato al suo piccolo Claudio</strong>, affetto da una rara malattia, la <strong> KAT6B</strong><strong>, </strong>sindrome genetica rara.</p>
<p>Rosy ha dato voce alla sua esperienza e ha raccontato inoltre anche il delicato percorso nella sua lotta personale contro un tumore.</p>
<p>Le abbiamo rivolto qualche domanda.</p>
<ul>
<li><strong>Rosy, cos’è la KAT6B, la malattia che ha colpito il tuo piccolo Claudio e quando è stata diagnosticata?</strong></li>
</ul>
<p>La KAT6B è una malattia genetica rara, ancora poco conosciuta, che comporta diverse difficoltà nello sviluppo e richiede un percorso costante di cure, controlli e terapia. Nel nostro caso la diagnosi è arrivata dopo un percorso non semplice, fatto di dubbi, esami e attese, un percorso di un anno e mezzo, un momento che ti cambia completamente la vita.</p>
<ul>
<li><strong>Qual è stata la tua reazione e quella della tua famiglia dinanzi a questa diagnosi?</strong></li>
</ul>
<p>All’inizio è stato uno shock. Quando senti parlare di una malattia rara il primo sentimento è la paura, perché entri in un mondo che non conosci. Poi però, giorno dopo giorno, quella paura si trasforma in forza. Non perché sei pronta…ma perché lo devi diventare.</p>
<ul>
<li><strong>Com’è convivere quotidianamente con una malattia rara? Quali sono le barriere più difficili da abbattere?</strong></li>
</ul>
<p>La nostra è una quotidianità fatta di tante sfide: ospedali, terapie, attese, ma anche piccoli progressi che per noi hanno un valore enorme. La difficoltà più grande non è solo la malattia in sé, ma anche tutto ciò che le gira intorno: la poca conoscenza, la solitudine, il dover spiegare continuamente. Per questo è fondamentale sensibilizzare.</p>
<ul>
<li><strong>Mentre veniva diagnosticata questa rara malattia a tuo figlio ti sei ritrovata a vivere il tuo personale calvario. Ce ne parli? E quanto è importante per te il concetto di prevenzione?</strong></li>
</ul>
<p>Mentre cercavamo di capire cosa stesse succedendo a Claudio, la vita mi ha messo davanti a un’altra prova: la diagnosi di un melanoma vulvare, una forma rara di tumore di cui si parla ancora troppo poco. È stato un momento molto difficile. Mi sono ritrovata ad affrontare due percorsi contemporaneamente: quello di mio figlio e il mio, fatto di paura, incertezza e anche di due interventi chirurgici. È come se tutto si fosse concentrato nello stesso periodo, mettendomi alla prova come madre e come donna. Proprio da questa esperienza ho capito quanto sia fondamentale la prevenzione. Ascoltare il proprio corpo, non sottovalutare i segnali e trovare il coraggio di fare controlli, anche quando è difficile o si ha paura. Oggi sento il bisogno di parlarne, perché se anche una sola persona decidesse di non rimandare un controllo grazie a questa testimonianza, allora tutto questo avrebbe un senso ancora più grande. La prevenzione è un atto d’amore verso sé stessi.</p>
<ul>
<li><strong>Qual è la lezione più grande che tuo figlio ti insegna tutti i giorni?</strong></li>
</ul>
<p>Claudio mi insegna ogni giorno a non arrendermi. Mi ha insegnato che la forza non è non cadere, ma rialzarsi ogni volta. E soprattutto mi insegna a dare valore alle piccole cose e al sorriso. Il suo sorriso, nonostante tutto, è la lezione più grande: mi ricorda ogni giorno che anche nelle difficoltà si può trovare luce.</p>
<ul>
<li><strong>Qual è il tuo messaggio in conclusione?</strong></li>
</ul>
<p>Il mio messaggio è di non sentirsi soli. Le malattie rare esistono, e chi le vive ha bisogno di essere visto, ascoltato e compreso. E anche nei momenti più difficili può nascere una forza che non pensavi di avere. È questo che ho voluto raccontare.</p>
<ul>
<li><strong>Quanto è importante la ricerca?</strong></li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda la KAT6B, oggi un ruolo fondamentale lo hanno le associazioni. Sono un punto di riferimento per le famiglie, perché quando arriva una diagnosi così rara ci si sente spesso soli e senza informazioni. Le associazioni aiutano a creare rete, a condividere esperienze e a dare supporto concreto. Allo stesso tempo sostengono la ricerca, che per malattie come la KAT6B è ancora nelle fasi iniziali e ha bisogno di attenzione e sostegno. Per chi volesse contribuire, anche una piccola donazione può fare la differenza per questi bambini, che io chiamo bimbi luce della KAT6B. Anche se siamo pochi, insieme possiamo davvero fare qualcosa di importante. <strong>L&#8217;IBAN del conto dell&#8217;Associazione KAT6 Italia è IT42T0538746480000004054850.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/04/locandina-uno-su-un-milione-rosalia-gambino-copia.jpg" width="705" height="1044" /></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2025/10/CLAUDIA-MONACO-novembre-25-e1761842307578.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Claudia Monaco</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/sala-consilina-uno-su-un-milione-la-storia-di-rosy-e-del-suo-piccolo-claudio-affetto-da-una-malattia-rara/">Sala Consilina: &#8220;Uno su un milione&#8221;, la storia di Rosy e del suo piccolo Claudio, affetto da una malattia rara</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Guerra in Medio Oriente. Il salernitano Frate Sergio della Custodia di Terra Santa: “Siamo ponte tra le diverse comunità”</title>
		<link>https://www.ondanews.it/guerra-in-medio-oriente-il-salernitano-frate-sergio-della-custodia-di-terra-santa-siamo-ponte-tra-le-diverse-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ornella Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 10:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Bonomo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/padre-sergio-galdi-daragona-custode-terra-santa.jpg-e1774609582807.jpeg" width="600" /></p>
<p>Negli ultimi anni assistiamo al comporsi di una terza guerra mondiale a pezzi, come ben l’ha descritta Papa Francesco. Il Medio Oriente è una polveriera: dal 7 ottobre 2023 si sono verificati una serie di attacchi che hanno portato alla flagellazione dei palestinesi a Gaza e alla conseguente partecipazione di diversi Paesi del Mondo. Tuttavia, le<strong> attività quotidiane continuano a svolgersi</strong> in Israele, uno Stato tanto complesso per via della<strong> coesistenza di popoli con differente credo religioso</strong> e che ospita Gerusalemme e la <strong>Città Vecchia di Gerusalemme</strong>, cara alle 3 religioni monoteiste. In quei luoghi insiste la<strong> Terra Santa</strong>, meta prediletta da pellegrini e da chi subisce il fascino del sacro.</p>
<p>Ci siamo chiesti <strong>come viva la comunità cristiana lì</strong>, quale difficoltà stiano incontrando i tanti volontari e missionari che dedicano la loro vita agli altri, a prescindere dai bombardamenti. Abbiamo quindi raccolto la <strong>testimonianza di Frate Sergio Galdi d’Aragona, di Salerno</strong>. Il frate appartiene alla <strong>“Custodia di Terra Santa”</strong>, una provincia dell&#8217;Ordine dei Frati Minori francescani incaricata dalla Santa Sede. Dal 1342 sono chiamati a<strong> custodire i Luoghi Santi della Redenzione</strong> in Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e Rodi. Con sede a Gerusalemme (Convento di San Salvatore), i frati gestiscono santuari, <strong>accolgono pellegrini e sostengono la comunità cristiana, e non</strong>, attraverso <strong>parrocchie, scuole e opere sociali.</strong></p>
<p>Dal <strong>2005 al 2016</strong> Frate Sergio è stato <strong>segretario di Terra Santa</strong>. La segreteria è la porta di ingresso alla Custodia di Terra Santa attraverso cui passa il mondo politico o laico che guarda a Gerusalemme. In seguito, il frate è stato<strong> Commissario generale</strong> di Terra Santa in Italia con il compito di promuoverla attraverso pellegrinaggi, tavoli culturali. I commissari promuovono poi la <strong>Colletta del venerdì santo</strong>, di cui i francescani della Custodia trattengono il 65% per le opere esistenziali e per la custodia dei Luoghi Santi. Il 35% va alla Santa Sede che lo ridistribuisce tra le chiese cattoliche presenti in Medio Oriente. Il sostentamento dei frati arriva dai pellegrinaggi, che ora però sono fermi.</p>
<ul>
<li><strong>Padre Sergio, lei ha vissuto per molti anni in Medio Oriente. Questi ultimi sono segnati dal dolore, soprattutto per gli avvenimenti a seguito del 7 ottobre 2023. Nello svolgimento delle vostre attività di Custodi di Terra Santa, quale differenza si è delineata?</strong></li>
</ul>
<p>Come prima dell’attacco e della guerra, anche oggi continuiamo a prodigarci alla custodia dei luoghi santi, della reincarnazione e della redenzione. E’ un’attività che noi frati svolgiamo da 800 anni, allo stesso modo custodiamo le “pietre vive” della Terra Santa, cioè le popolazioni locali. Noi siamo presenti in Israele, Palestina, Libano, Giordania e poi abbiamo dei conventi nelle isole greche di Cipro e Rodi. Nel corso della storia abbiamo avuto momenti di maggiore tranquillità o belligeranza sul territorio, ma la nostra opera incessantemente continua. Supportiamo sempre la popolazione locale attraverso una moltitudine di iniziative che, anche in tempo di guerra, manteniamo vive. Nel passato, come oggi, non abbiamo mai licenziato nessuno, così come durante l’intifada e il Covid, pur non avendo entrate. Abbiamo un indotto di 3000 dipendenti, vuol dire che 3000 famiglie sia musulmane che cristiane dipendono dalla Custodia di Terra Santa. Sotto i bombardamenti, con le sirene, la nostra opera continua.</p>
<ul>
<li><strong>In Terra Santa vivono diverse comunità religiose. E’ possibile definire un prima e un dopo nel rapporto che intercorre tra loro?</strong></li>
</ul>
<p>Il discorso è delicato: Gerusalemme in particolare è la città cara alle tre religioni monoteiste, cioè cristianesimo, ebraismo e islamismo. Noi abbiamo mantenuto sempre un dialogo aperto con le altre due comunità religiose, oltre che con le chiese ortodosse e protestanti, però il 7 ottobre è stato un evento diverso dal passato, cioè da quel conflitto israelo-palestinese che ci ha accompagnato nel corso dei decenni. Avveniva una sorta di storicizzazione del conflitto, dopo il Covid la stampa non ne parlava infatti. Quanto accaduto il 7 ottobre, esecrabile e condannabile sotto tutti i profili, ha creato un vulnus, una profonda ferita nelle comunità. Quella israeliana è complessa perché composta da ebrei israeliani, divisi in laici, secolarizzati, ortodossi, da arabi, cioè arabi cristiani e arabi musulmani. All’interno di uffici pubblici si trovano esponenti di tutti questi credo religiosi, ma dopo quell’attentato colleghi con scrivanie di fronte, che prima convivevano civilmente, non si salutano neanche. Quell’evento e la risposta israeliana hanno creato una ferita profonda nelle vite e nelle anime delle persone, per cui non saranno sufficienti 30 anni per liberarli.</p>
<ul>
<li><strong>In qualità di frati della Custodia di Terra Santa svolgete attività pastorali e opere di carattere sociale: doposcuola, laboratori femminili, colonie estive, ambulatori. Impartite formazione ad oltre 10mila persone tra cristiani e non, musulmani. Attualmente le scuole sono aperte? Le bombe impediscono agli alunni di partecipare?</strong></li>
</ul>
<p>La scuola è un’attività a noi molto cara. Le prime Terra Santa School della Custodia risalgono al 1600. Nelle nostre classi abbiamo sempre mantenuto il crocifisso, anche durante il periodo ottomano e non abbiamo mai avuto problemi. Le nostre sono scuole confessionali. La maggior parte dei nostri alunni è musulmana, ad esempio, nella scuola di Gerico oltre il 95% degli allievi è di fede musulmana. I padri di famiglia mandano i loro figli nelle scuole confessionali cristiane perché sono contenti della formazione che viene data. Durante l’ora di religione, come da 300 anni a questa parte, c’è un catechista per ogni credo che si professa tra gli studenti. Siamo un <strong>laboratorio di convivenza, di civiltà, di dialogo</strong> che potrebbe essere da modello per gli occidentali, ma non dimentichiamo che la Custodia di Terra Santa ha dato alla Chiesa universale il maggior numero di frati martiri, più di tutte le province francescane nel mondo. La condizione più complessa per le scuole è in Libano. La situazione è disastrata, ci sono tantissimi profughi e le nostre case sono aperte all’accoglienza di tutti. Lo scorso anno ho portato avanti una raccolta di fondi nel Sud Italia e grazie a generosi benefattori, tra cui sacerdoti, abbiamo realizzato un dispensario a Beirut che ora è preziosissimo per aiutare i bisognosi. Forniamo centinaia di pasti al giorno.</p>
<figure style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/padre-sergio-galdi-daragona-scuola-aleppo.jpg.jpeg" alt="" width="700" height="988" /><figcaption class="wp-caption-text">I frati ad Aleppo nella struttura creata per aiutare donne e bambini abbandonati dopo la guerra</figcaption></figure>
<ul>
<li><strong>Dopo tanti anni trascorsi in Terra Santa, sebbene non appartenga allo Stato di Israele, le è possibile definire una differenza tra popolo ebraico, società israeliana e governo israeliano?</strong></li>
</ul>
<p>Prima dell’attacco in Iran c’erano vaste bolle di popolazione israeliana, di ebrei israeliani, non allineate sulla posizione dell’attuale governo. Del resto, la stessa comunità ebraica americana era spaccata sulla politica del primo ministro. Negli ultimi mesi centinaia di ebrei israeliani hanno lasciato definitivamente lo Stato di Israele perché non in linea con la politica di estrema destra. Prima dell’attacco all’Iran, potevamo sperare in un’azione diplomatica, ma ora il dialogo sembra arduo. Non tutti gli israeliani stanno con il governo come non tutti i palestinesi sono con Hamas che fu votato in segno di protesta contro la corruzione di Fatah, non perché piacesse.</p>
<ul>
<li><strong>Padre Sergio, secondo lei cosa è mancato, oltre alla volontà politica, per attuare la pace? Il mondo religioso che ruolo ha avuto e quale sta ricoprendo?</strong></li>
</ul>
<p>Noi cristiani in Terra Santa (mi riferisco sia ai territori israeliani che palestinesi) siamo l’1.5% della popolazione. Seppur pochi, realmente possiamo essere lievito, collante, ponte tra la realtà palestinese e quella israeliana. Le fornisco un esempio di un piccolo miracolo: a Gerusalemme abbiamo una scuola di musica, Magnificat, in cui studiano insieme ragazzi arabi israeliani, arabi cristiani, arabi musulmani, palestinesi, ragazzi ebrei israeliani. Anche dopo il 7 ottobre, con quasi tutti i docenti ebrei israeliani, quando tutti i canali tra l’una e l’altra parte si sono chiusi, la nostra scuola ha tenuto insieme tutte queste persone che si trovavano, a causa degli eventi, su fronti diversi. E continuiamo a farlo.</p>
<ul>
<li><strong>I pellegrinaggi in Terra Santa sono stati sospesi a causa della guerra e nei pressi dei Luoghi Sacri stanno arrivando schegge di droni. Padre, in che termini la chiusura costituisce un danno per la vostra realtà?</strong></li>
</ul>
<p>Come Custodia di Terra Santa ci sosteniamo molto con i pellegrini, con i turisti. Dopo il Covid e l’attentato, quando timidamente si stavano riprendendo i viaggi in Terra Santa, Israele ha attaccato l’Iran ed è tutto sospeso. L’economia locale è bloccata e anche noi non abbiamo entrate. Nonostante ciò, continuiamo a fornire le attività. Siamo alle porte della Grande Settimana, quella Santa. Durante la Quaresima si svolgono di solito bellissime funzioni attorno a Gerusalemme, a Betlemme, nelle chiese e la fascinazione colpisce non solo i credenti. Con lo stato di belligeranza, alle liturgie non riescono ad accedere nemmeno le popolazioni locali. Il Santo Sepolcro è chiuso al pubblico. Ad ogni santuario che abbiamo (oltre 65) corrisponde un convento francescano e la comunità religiosa vive in quei luoghi, risiede lì, è chiusa dentro e continua costantemente non solo a pregare per i benefattori della Terra Santa, grazie ai quali ci sosteniamo, ma anche a svolgere tutte le celebrazioni liturgiche e quaresimali.</p>
<ul>
<li><strong>Padre, come stanno i cristiani nel mondo e in Medio Oriente?</strong></li>
</ul>
<p>Siamo una chiesa che soffre, che paga sulla propria pelle la propria fedeltà a Gesù Cristo. E la paga con il sangue. Quello che noi vediamo dall’Occidente sulle realtà orientali non è la verità. I cristiani sono perseguitati dappertutto e mentre noi cattolici mettiamo al servizio di tutti indistintamente le nostre iniziative, questo non si può dire di altre realtà. Dall’Iraq alla Siria interi villaggi cristiani sono stati cancellati.</p>
<ul>
<li><strong>Lei è un francescano. A fronte di una crudeltà sempre più presente tra gli umani, ritiene che la fratellanza si sia smarrita?</strong></li>
</ul>
<p>Al vertice della piramide creaturale c’è l&#8217;uomo e questo fa sì che ci possiamo riconoscere tutti fratelli e sorelle. San Francesco ha dialogato con l’Oriente quando tutti i canali erano chiusi durante la crociata e i francescani continuano a farlo, privilegiano un discorso internazionalistico. La fratellanza non credo sia smarrita, piuttosto bisogna prendere atto e coscienza della nostra profonda natura: essere stati creati per il bene, per l’amore. Purtroppo esistono interessi di natura materiale che negano tutto questo e motivano delle guerre laddove non è necessario che esplodano, come l’Iraq ieri e l’Iran oggi. L’augurio è di far parlare la diplomazia e deporre le armi, come dice Papa Leone. Noi come Occidente siamo in una posizione difficile. L’Europa dovrebbe riuscire a rifondarsi nelle sue tradizioni, nelle sue origini, trovando sponda in alleati che sono lontani da questo conflitto. L’Europa potrebbe assumere un ruolo di guida morale e culturale.</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/padre-sergio-galdi-daragona-scuola-aleppo-2.jpeg" width="700" /></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2022/07/ornella-bonomo.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Ornella Bonomo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/" target="_self" >www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/guerra-in-medio-oriente-il-salernitano-frate-sergio-della-custodia-di-terra-santa-siamo-ponte-tra-le-diverse-comunita/">Guerra in Medio Oriente. Il salernitano Frate Sergio della Custodia di Terra Santa: “Siamo ponte tra le diverse comunità”</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Convivere con l&#8217;endometriosi. La testimonianza di Tania di Sassano:&#8221;Come affronto ogni giorno la malattia&#8221;</title>
		<link>https://www.ondanews.it/convivere-con-lendometriosi-la-testimonianza-di-tania-di-sassanocome-affronto-ogni-giorno-la-malattia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Miele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/Tania-Di-Bella-e1774600856436.jpeg" width="600" height="792" /></p>
<p>Dolore cronico e una diagnosi che arriva dopo anni in cui si brancola nel buio. L<strong>’endometriosi</strong>, oltre ad essere una malattia, è un’esperienza che condiziona molto la qualità di vita di chi ne soffre. <strong>In Italia</strong> le persone con endometriosi conclamata sono<strong> oltre 3 milioni e mezzo,</strong> ma per giungere ad una corretta diagnosi occorrono anche fino a 10 anni. L’endometriosi è<strong> una malattia cronica e infiammatoria,</strong> caratterizzata da dolori pelvici e provocata dalla crescita di tessuto simil-endometriale fuori dall’utero che <strong>crea aderenze, cisti e lesioni</strong>. Ma può manifestarsi anche in altri punti, come ovaie, tube, peritoneo, intestino, polmoni. <strong>Non esiste ancora una cura definitiva,</strong> ma viene gestita con la terapia ormonale per ridurre il dolore e la crescita di tessuto o con la chirurgia per rimuovere le lesioni.</p>
<p>Il 28 marzo ricorre la<strong> Giornata Mondiale dell’Endometriosi</strong> e in questa occasione vogliamo dare voce a chi vive una condizione spesso sottovalutata e <strong>rompere il silenzio o abbattere i tabù</strong> che spesso circondano questa tipologia di malattie, anche per consentire a chi ne avesse necessità di prendere consapevolezza, agire in tempo e far sì che i tempi di diagnosi si accorcino.</p>
<p><strong>Tania Di Bella</strong>, giovane donna di Sassano, ha scelto di raccontare <strong>la sua esperienza personale</strong> e di quanto la sua vita sia cambiata dopo la diagnosi di endometriosi.</p>
<ul>
<li><strong>Come è iniziato il tuo percorso? Quando hai capito che qualcosa nel tuo corpo non andava?</strong></li>
</ul>
<p>Ogni mese, con l’arrivo delle mestruazioni, stavo malissimo, vomitavo, svenivo, sentivo dolori dalla schiena alle gambe. Questi forti fastidi li avvertivo anche prima del ciclo. Così mi sono rivolta ad alcuni ginecologi, erano le mie prime visite e avevo 24 anni, però quei sintomi li portavo dietro fin dal primo ciclo mestruale, arrivato a 14 anni. Per i medici erano i classici sintomi mestruali, qualcuno mi diceva che forse avevo una bassa tolleranza del dolore. Per me non era normale, perché quei dolori incidevano nella mia vita ed ero sicura ci fosse qualche problema. A 29 anni, dopo visite senza risposte chiare e tanti antidolorifici, oltre alle corse in Pronto Soccorso, sono stata visitata da un ginecologo che per la prima volta mi ha parlato di endometriosi, sottoponendomi a tutte le visite necessarie per poi arrivare ad una sorta di &#8220;menopausa farmacologica&#8221;, ottenuta con l’utilizzo della pillola per mettere in stand by l’ovulazione.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa hai provato quando per la prima volta hai ricevuto la diagnosi di endometriosi?</strong></li>
</ul>
<p>Confusione. Non avevo idea di cosa fosse, ma grazie ad Internet utilizzato bene e a donne che facevano informazione sui social, come oggi faccio anche io, ho scoperto tutti i particolari della malattia. Prima non ne parlavo, dovevo accettare la diagnosi e rimodulare la mia vita in virtù di questa.</p>
<ul>
<li><strong>Come ha influito l’endometriosi sulla tua quotidianità? Ha condizionato alcune delle tue scelte?</strong></li>
</ul>
<p>Inizialmente anche uscire il sabato sera era un problema, mentre oggi so come gestire la malattia. Mi creava disagio dover pranzare o cenare fuori e poi sentirmi male e dover correre in bagno. Nel tempo ho scoperto che grazie ad una sana alimentazione e all’attività fisica posso sentirmi meglio, ma sono consapevole che la patologia è cronica e che al momento non ci sono cure risolutive. E purtroppo non c’è molta conoscenza. La terapia farmacologica porta tanti effetti collaterali e spesso le persone non comprendono appieno questa condizione e non credono che una donna che si prende cura di sé possa essere realmente malata. Quando esco devo essere insieme a chi mi comprende e capisce quando arriva il momento di andare a casa se mi sento male. Alcune volte preferisco usare la mia auto e raggiungere gli altri per non condizionarli, ma per fortuna ho amici empatici che spesso mi fanno scegliere anche il posto in cui cenare e cosa mangiare, senza giudicarmi o isolarmi.</p>
<ul>
<li><strong>Si parla quasi sempre del dolore fisico, ma c’è anche un peso o dolore emotivo per chi convive con una malattia cronica come questa?</strong></li>
</ul>
<p>Certo, e spesso dipende dagli altri. Ad esempio, chi non mi conosce a fondo nota che non faccio più le cose di un tempo e pensa che io sia cambiata, ma ho dovuto semplicemente rimodulare la mia vita. Anche solo il fatto di uscire o andare un giorno al mare e avere l’ansia che potrei sentirmi male è per me un peso emotivo. Un altro fattore che comporta disagio sia fisico che emotivo è l&#8217;inevitabile cambiamento del corpo a cui si va incontro per la malattia ma anche per la terapia ormonale. Primo effetto tra tutti è un eccessivo gonfiore addominale, noto come &#8220;endobelly&#8221;, causato dall&#8217;infiammazione. Capita di non riuscire a indossare quello che vorremmo ed è molto difficile psicologicamente dover accettare un corpo diverso e che cambia continuamente.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa ti trasmette maggiore forza nei momenti critici di questa malattia?</strong></li>
</ul>
<p>La forza è stata accettare l’endometriosi e parlarne, scoprendo che ci sono altre donne in questa condizione e alcune anche con sintomi più gravi. Ho visto situazioni molto più critiche della mia dovute ad un ritardo diagnostico, come ad esempio donne che hanno dovuto subire interventi chirurgici, asportare un pezzo di intestino o effettuare l’isterectomia. Questi ultimi casi sono situazioni estreme a cui si può giungere all’apice della malattia.</p>
<ul>
<li><strong>Sei soddisfatta del modo in cui la società e il Sistema Sanitario trattano l’endometriosi?</strong></li>
</ul>
<p>No. Si stanno facendo dei passi avanti, ma non posso dirmi soddisfatta. Io sono stata fortunata perché anche nell&#8217;ambiente di lavoro ho trovato persone che mi hanno capita. Però non esiste, ad esempio, un’esenzione riconosciuta al 100% e per tutti gli stadi della malattia.</p>
<ul>
<li><strong>Che messaggio vuoi che arrivi alle donne che sospettano di soffrire di endometriosi e non hanno ancora trovato il coraggio di sottoporsi ad una visita approfondita?</strong></li>
</ul>
<p>La visita ginecologica periodica va fatta a prescindere. Ma se si vive con dolori insopportabili durante le mestruazioni, con il mal di testa tutto il giorno, gli svenimenti o il bisogno di vomitare o si avvertono dolori nei momenti di intimità, è necessario approfondire perché non è normale dover soffrire così. Prendere antidolorifici e non stare meglio deve allarmare: io ero arrivata anche ad assumere oltre dieci compresse al giorno inutilmente. Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno specialista in endometriosi, proprio perché è una malattia molto difficile da riconoscere, soprattutto quando riguarda l&#8217;intestino. Senza fare allarmismo, dico alle donne malate di endometriosi di prepararsi a consultare un team di specialisti che le supportino, dal ginecologo al gastroenterologo, dall’endocrinologo fino al nutrizionista, perché la cura ormonale che serve a frenare la malattia comporta una serie di effetti collaterali da tenere sotto controllo in maniera costante. La diagnosi è solo un punto da cui iniziare per sapere cosa si sta combattendo. Ma ciò che mi preme sottolineare è che non bisogna provare vergogna nel parlare e affrontare le problematiche legate alla sfera genitale e intima. Oggi molte persone hanno ancora difficoltà, ad esempio, a parlare di mestruazioni, pur essendo una delle cose più naturali nella vita di una donna. Questa vergogna può spingere alcune a non andare dal ginecologo, rischiando che l’endometriosi, così come qualsiasi altro problema di salute, vengano diagnosticati quando è troppo tardi. Io ho scelto di parlarne serenamente, anche tramite i miei social, dove spesso pubblico contenuti informativi sulla mia malattia. E tantissime mi scrivono per chiedermi come l’ho scoperta, a chi mi sono rivolta e come vivo oggi. Quindi, il consiglio che mi sta maggiormente a cuore è quello di non far restare questi argomenti un tabù come è successo per tanti anni e di parlarne, di aprirsi, di chiedere consiglio a chi già ne soffre e soprattutto di rivolgersi subito a professionisti esperti. E, infine, mi preme sottolineare che non si tratta di una malattia ginecologica, che riguarda solo ed esclusivamente le donne. E&#8217; una malattia e basta, non ha genere, proprio perchè può colpire anche organi diversi dall&#8217;apparato riproduttivo femminile.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2025/10/chiara-di-miele-icona-ottobre-25.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Chiara Di Miele</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" target="_self" >www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/convivere-con-lendometriosi-la-testimonianza-di-tania-di-sassanocome-affronto-ogni-giorno-la-malattia/">Convivere con l&#8217;endometriosi. La testimonianza di Tania di Sassano:&#8221;Come affronto ogni giorno la malattia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Guerra in Iran. Farah, studentessa iraniana in Italia: &#8220;Finalmente questo regime sanguinario è stato attaccato&#8221;</title>
		<link>https://www.ondanews.it/guerra-in-iran-farah-studentessa-iraniana-in-italia-finalmente-questo-regime-sanguinario-e-stato-attaccato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Zenda Cimino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 18:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Zenda Cimino]]></category>
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<p>Quella dell’<strong>Iran è una storia ricca di rivolte e violente repressioni</strong>, ma in particolare a creare una vera e propria frattura è stato l’anno 1979.</p>
<p>Prima di quella data diverse tensioni hanno fatto da scenario all’interno del Paese, con un processo di modernizzazione e occidentalizzazione (cosiddetta rivoluzione bianca) che portò a un aumento delle disuguaglianze e a una totale repressione a ogni forma di dissenso. Si affermò l’ayatollah Ruhollah Khomeyni che incitò i cittadini alle proteste, che portarono all’esilio dello Scià.</p>
<p><strong>Nel 1979</strong>, quindi, gli iraniani votarono un <strong>referendum per la fine della monarchia e la nascita della Repubblica Islamica</strong>. Khomeyni, però, era ostile ai processi di modernizzazione e laicizzazione della società, persino alla concessione del diritto di voto alle donne, e dichiarò nemici Stati Uniti e Israele. Dunque, la promessa rivoluzionaria è finita in un atto di repressione, terrore e violenza contro ogni voce di dissenso che si è legato alle gravi difficoltà economiche oltre al non rispetto dei diritti umani. Un esempio recente sono i fatti accaduti nel 2022 fino a quelli delle scorse settimane con le proteste popolari.</p>
<p>Sullo sfondo delle tensioni storiche e ideologiche nell’area, negli anni si è aggiunto anche il <strong>tema del programma nucleare iraniano</strong>. Quest’ultimo motivo ha fatto risalire la tensione, mentre nuovi negoziati sul programma nucleare iraniano a Teheran fallivano. Nel frattempo gli Stati Uniti radunavano un’imponente flotta nel settore, la più grande da decenni. Le ostilità si sono aperte il 28 febbraio, secondo quanto ricostruito da diversi media internazionali perché l’intelligence di Washington aveva individuato una finestra di opportunità per<strong> colpire e uccidere la Guida suprema Ali Khamenei a Teheran.</strong> Una missione conclusa con successo e che ha portato all’apertura di una nuova guerra nel Golfo Persico.</p>
<p>L’attacco all’Iran ha avuto<strong> ripercussioni immediate sui mercati energetici</strong>, dal Golfo Persico dipende infatti circa il 30% del traffico mondiale via mare e gli eventuali blocchi nello Stretto di Hormuz potrebbero avere ripercussioni significative con effetti diretti su prezzi, inflazione e crescita economica.</p>
<p>Di ciò che sta accadendo in questi giorni<strong> ne abbiamo parlato con Farah</strong> (nome di fantasia),<strong> iraniana che vive e studia in Italia.</strong> Abbiamo raccolto il suo punto di vista e analizzato il significato che per lei assume questo conflitto, quali sono le preoccupazioni maggiori che l&#8217;affliggono vivendo distante dalla sua famiglia e quali aspettative ha sull&#8217;esito di ciò che potrebbe accadere.</p>
<ul>
<li><strong>Guerra in Iran. Attacco o liberazione?</strong></li>
</ul>
<p><em>C’è una profonda felicità tra i patrioti per l&#8217;attacco di Israele e Stati Uniti contro questo regime sanguinario e per l&#8217;eliminazione dell&#8217;Ayatollah Ali Khamenei. Accogliamo con favore questo conflitto, consapevoli che è lo strumento necessario per sradicare finalmente un gruppo radicale e terroristico di portata globale. Siamo giunti alla conclusione che, senza l’intervento deciso di America e Israele, liberarsi di questo sistema sarebbe stato un obiettivo impossibile da raggiungere.</em></p>
<ul>
<li><strong>Cosa ti aspetti da questo conflitto?</strong></li>
</ul>
<p><em>Mentre seguiamo con il fiato sospeso ogni aggiornamento, cresce la convinzione che il cambiamento in Iran sia ormai inevitabile: spero che porterà prima o poi all’insediamento di un nuovo Governo sotto la guida di Reza Pahlavi (figlio dell’ultimo Scià d’Iran, ndr). Nelle piazze di tutto il mondo, il suo nome è diventato il simbolo della speranza per milioni di iraniani che desiderano vederlo alla guida del Paese. Riguardo al conflitto in corso, è evidente che l&#8217;entità dei danni causati dal precedente regime fosse superiore alle aspettative iniziali di Israele e Stati Uniti. Se inizialmente si ipotizzava una guerra lampo, ora si parla di tempi più lunghi, forse settimane o mesi, per sradicare completamente quel sistema. Nonostante l&#8217;incertezza, gli iraniani all&#8217;interno del Paese non stanno fuggendo: restano nelle proprie case, pronti a rispondere all&#8217;appello di Reza Pahlavi per l&#8217;ultima, decisiva manifestazione verso la vittoria. A differenza di quanto accaduto in altri scenari regionali, nessuno vuole emigrare o abbandonare la propria terra. Nonostante il cielo sia solcato dai caccia alleati, il popolo resta fermo per amore dell&#8217;Iran, in attesa di una libertà attesa da 47 anni.</em></p>
<ul>
<li><strong>Cosa ti preoccupa maggiormente in questo clima di tensione?</strong></li>
</ul>
<p><em>Onestamente, l&#8217;unica cosa che preoccupa tutti noi, intendo quelli che sono fuori dall&#8217;Iran, è il blocco di internet e delle comunicazioni. Internet è completamente disconnesso per 10 giorni e solo tramite alcune chiamate dirette dall&#8217;interno possiamo connetterci e sentire la voce dei nostri cari. Se internet fosse connesso, gran parte delle nostre preoccupazioni svanirebbero.</em></p>
<ul>
<li><strong>Che valore assume allora questa guerra secondo il tuo punto di vista?</strong></li>
</ul>
<p><em>Siamo consapevoli che solo un intervento deciso da parte di Stati Uniti e Israele potrebbe eradicare questo regime. Per quanto dolorosa sia la prospettiva di vedere le nostre città devastate dalla guerra, siamo disposti a tollerarlo pur di liberarci di un Governo brutale, da anni regista del terrorismo in Medio Oriente, Europa e America. </em><em>Nonostante tutto, guardiamo al futuro con ottimismo. Forse il cambiamento richiederà tempo, ma dopo 47 anni di crudeltà e oppressione, sentiamo che la libertà per il nostro Paese non è mai stata così vicina e raggiungibile. Il regime sta solo cercando di proiettare un’immagine di stabilità che non esiste più, rifiutandosi di accettare che il proprio tempo è scaduto. Non possono credere che oltre 90 milioni di iraniani, tra chi vive nel Paese e chi è in esilio, abbiano ormai voltato le spalle a questo Governo. Cercano di manipolare la psicologia dei cittadini per far credere che la resistenza sia inutile, ma le enormi manifestazioni a Monaco, Toronto e Los Angeles, dove centinaia di migliaia di persone hanno invocato il ritorno dello Scià Reza Pahlavi, sono state uno shock brutale per i Pasdaran. In conclusione: non fidatevi della propaganda. Finché non avremo conferme da fonti dirette e affidabili legate a Trump o Netanyahu, ogni annuncio dei Pasdaran, a mio avviso, va ignorato.</em></p>
<ul>
<li><strong>Sei preoccupata per le ripercussioni, soprattutto economiche, che si stanno avendo in Italia?</strong></li>
</ul>
<p><em>Capisco perfettamente la preoccupazione degli europei per il rincaro di energia e carburante: è un peso reale sulla vita di tutti i giorni. Tuttavia, per noi la questione non è solo economica. Da anni subiamo un regime che non solo opprime il proprio popolo, ma destabilizza l&#8217;intera regione, con ripercussioni che ormai toccano tutto il mondo. Quando si parla di costi economici come &#8216;effetto collaterale&#8217;, non si vuole sminuire il sacrificio dei cittadini europei, ma sottolineare una scelta difficile: ignorare questo sistema oggi significherebbe permettere a un problema enorme di peggiorare domani. Per chi vive sulla propria pelle questa realtà, la posta in gioco va ben oltre il prezzo della benzina: riguarda la libertà e la sicurezza globale. La vera tranquillità, per il Medio Oriente e per l&#8217;Occidente, potrà esserci solo quando non saremo più minacciati dalla violenza del regime radicale degli Ayatollah.</em></p>
<ul>
<li><strong>Sei riuscita a metterti in contatto con la tua famiglia? E cosa auspichi per il futuro?</strong></li>
</ul>
<p><em>Sì, grazie a uno dei miei amici sono finalmente riuscita a contattare i miei familiari. Sono felici di questa guerra e mi dicono sempre che aspettavano questa eliminazione da 47 anni per vedere l&#8217;Iran completamente libero e liberale. Che è lo stesso sogno che ho io, per me, per loro e per tutti gli iraniani che hanno vissuto in un clima di oppressione troppo a lungo.</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/guerra-Iran-Vahid-Salemi-1.jpg" width="800" /></p>
<p style="text-align: center;">Teheran, il Governo annuncia la morte di Ali Khamenei, 1 marzo. Foto Vahid Salemi</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/2-guerra-iran-vahid-salemi.jpg" width="800" /></p>
<p style="text-align: center;">Teheran, il Governo annuncia la morte di Ali Khamenei, 1 marzo. Foto Vahid Salemi</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/zenda-cimino/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Zenda Cimino</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/zenda-cimino/" target="_self" >www.ondanews.it/category/autori/zenda-cimino/</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/guerra-in-iran-farah-studentessa-iraniana-in-italia-finalmente-questo-regime-sanguinario-e-stato-attaccato/">Guerra in Iran. Farah, studentessa iraniana in Italia: &#8220;Finalmente questo regime sanguinario è stato attaccato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Con ISKRA e Casa di Miriam ho scoperto l&#8217;emancipazione e progetto il futuro&#8221;. Intervista ad una giovane marocchina</title>
		<link>https://www.ondanews.it/con-iskra-e-casa-di-miriam-ho-scoperto-lemancipazione-e-progetto-il-futuro-intervista-ad-una-giovane-marocchina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Miele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/FOTO-Casa-di-Miriam-copia.jpg" width="650" height="989" /></p>
<p>Lasciare il proprio Paese di origine in cerca della libertà e di migliori opportunità è ciò che anima i tanti migranti che negli anni sono giunti in Italia. Nel Vallo di Diano, a San Pietro al Tanagro, <strong>&#8220;Casa di Miriam&#8221;</strong>, gestita dalla<strong> Cooperativa sociale ISKRA,</strong> accoglie donne dell&#8217;Africa subsahariana <strong>richiedenti asilo o titolari di protezione</strong> attraverso il <strong>progetto S.A.I. (<span data-wiz-uids="s4tNE_9" data-sfc-cb="">Sistema Accoglienza Integrazione</span>)</strong> che è volto alla riconquista dell&#8217;autonomia attraverso percorsi di integrazione che comprendono formazione scolastica e professionale, inserimento lavorativo e abitativo. Nel corso dell&#8217;accoglienza sono diverse le attività volte all&#8217;integrazione sociale sul territorio: le donne partecipano a corsi e laboratori come quello di sartoria o alle sessioni di yoga, a corsi di alfabetizzazione e a numerosi eventi di sensibilizzazione.</p>
<p>Dal 2019 <strong>un&#8217;équipe multidisciplinare</strong> segue da vicino il percorso delle ospiti con la presenza di un coordinatore, di educatori, mediatori culturali, insegnanti, di un avvocato, di un operatore legale e di una psicologa.</p>
<p>Accolti dalla <strong>coordinatrice Valeria Parente</strong> e supportati dal <strong>mediatore Nndiaye Ousseynou</strong> abbiamo conosciuto e <strong>intervistato L.,</strong> 26enne<strong> ragazza madre originaria del Marocco</strong> giunta in Italia quattro anni fa e che da due anni, ospite di &#8220;Casa di Miriam&#8221;, è titolare di asilo politico nel nostro Paese. Con lei abbiamo approfondito una serie di aspetti legati soprattutto alla condizione femminile nella sua terra e alla boccata d&#8217;aria nuova e di emancipazione che ha potuto respirare nel Vallo di Diano, soprattutto grazie al percorso di formazione e di integrazione coordinato da ISKRA.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Qual è la condizione attuale delle donne nel tuo Paese? Hanno la possibilità di studiare o lavorare?</strong></li>
</ul>
<p>In Marocco le donne possono sia studiare che lavorare, ma ci sono dei mestieri meno indicati per loro. Ad esempio, lavorare in un bar o in una caffetteria è molto complicato, perchè diventi facilmente vittima del pregiudizio. Quindi le donne scelgono di fare la parrucchiera o di lavorare in cucina, attività che per l&#8217;opinione pubblica marocchina sono per loro più adatte. E&#8217; difficile, ad esempio, trovare una donna che guida il camion. Tutti la guarderebbero con diffidenza. Per quanto riguarda l&#8217;istruzione in molti casi tutto è relativo a quanti soldi si posseggono. Le donne benestanti hanno la possibilità di studiare fino alle scuole superiori o anche all&#8217;Università, quelle povere non hanno questa opportunità.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Se una donna è vittima di violenza o discriminazione ha dalla sua parte una legge specifica che la tutela?</strong></li>
</ul>
<p>A prescindere dall&#8217;esistenza di una legge, ci sono differenze tra le grandi città e i villaggi. In città una donna vittima di violenza chiede aiuto e può ottenerlo, ma in campagna non sempre è facile essere ascoltata, a meno che non si decide di denunciare apertamente sui social media la violenza subita. Ti racconto un episodio che riguarda una donna che conosco. Viveva in campagna e suo marito la picchiava, fino a sfregiarle il viso con il coltello. Quando si è rivolta alle Forze dell&#8217;Ordine le è stato risposto: &#8220;Come possiamo fare? E&#8217; tuo marito&#8221;. Così, siccome era disperata, ha scelto di raccontare la sua vicenda sui social e tantissimi marocchini hanno iniziato a parlare di lei. Il marito alla fine è stato arrestato anche e soprattutto grazie a quanto si stava denunciando sul Web.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Quale religione è maggiormente praticata nella tua nazione di origine? Influisce sull’emancipazione della donna e in che modo?</strong></li>
</ul>
<p>La religione maggiormente praticata è quella musulmana. La libertà delle donne musulmane, come immagini, è molto limitata. Non possiamo uscire come vogliamo, vestire come vogliamo. Non ci viene imposto il velo, ma dobbiamo indossare vestiti lunghi. Il paradosso è che in una città come Marrakech, piena di turisti stranieri, queste regole non scritte è come se non valessero. Nessuno ti guarda male se indossi un abito più corto, anche le persone del posto si sentono più libere e le donne sono maggiormente tutelate sotto alcuni aspetti. Per me è strano che lì non ci siano tante associazioni che difendono le donne, che fanno sentire la loro voce quando subiscono violenza o soffrono. Io sono venuta in Italia proprio perchè non volevo soffrire.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>C’è una figura femminile del tuo Paese che è riuscita ad emergere, nonostante tutto, e che stimi?</strong></li>
</ul>
<p>Stimo molto Aïcha Chenna e Khadija Ryadi. La prima ha dedicato la sua vita ad aiutare le ragazze madri, fondando l&#8217;Association Solidarité Féminine che permette a tante di essere autonome e di studiare. Anche Khadija Ryadi aiuta con la sua associazione le mamme e le donne in generale. Sono tantissime le persone che chiedono di essere ascoltate e supportate da Aïcha Chenna e Khadija Ryadi, ma incontrarle non è facile proprio per il gran numero di donne che si rivolgono a loro.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Come immagini il tuo futuro, anche grazie al supporto ricevuto da ISKRA in questi mesi?</strong></li>
</ul>
<p>Io vedo il mio futuro migliore qui in Italia. Innanzitutto io e mia figlia siamo più sicure. Ho studiato fino alle Medie e ora sto seguendo un corso da parrucchiera. Studiare ciò che mi piace, immaginare che un domani potrò realizzare un mio progetto lavorativo mi rende felice. In Italia le donne sono libere ed emancipate, la vita è molto diversa rispetto al Marocco. Spero che anche lì il futuro delle donne possa cambiare, ma mentre sto parlando con te cinque bambine nel mio Paese non si trovano più. Sono tanti i problemi quotidiani e mi auguro che, prima o poi, si trovi una soluzione a questa condizione difficile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/casa-di-miriam-san-pietro-al-tanagro.jpg" width="700" height="467" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2025/10/chiara-di-miele-icona-ottobre-25.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Chiara Di Miele</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" target="_self" >www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/con-iskra-e-casa-di-miriam-ho-scoperto-lemancipazione-e-progetto-il-futuro-intervista-ad-una-giovane-marocchina/">&#8220;Con ISKRA e Casa di Miriam ho scoperto l&#8217;emancipazione e progetto il futuro&#8221;. Intervista ad una giovane marocchina</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta la donna. Storia di un&#8217;afghana che vive nel Vallo di Diano fuggita dal regime talebano</title>
		<link>https://www.ondanews.it/cera-una-volta-la-donna-storia-di-unafghana-che-vive-nel-vallo-di-diano-fuggita-dal-regime-talebano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusy D'Elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 11:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Giusy D'Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ondanews.it/?p=543496</guid>

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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-afghane-foto-Alessio-Romenzi.jpg" alt="" width="750" height="1013" /><figcaption class="wp-caption-text">Donne afghane &#8211; foto Alessio Romenzi</figcaption></figure>
<p style="text-align: left;"><strong>Articolo 32</strong> &#8211; <em>Se un marito picchia la moglie viene condannato a <strong>15 giorni di reclusione</strong> ma solo se le provoca fratture, lesioni o lividi che la moglie riesce a dimostrare</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Articolo 70</strong> &#8211; <em>Chiunque induca animali (come cani, cammelli, pecore, polli, quaglie o pernici) a combattere, viene condannato a <strong>5 mesi di reclusione</strong></em></p>
<p><strong>Articolo 34 &#8211;</strong> <em>Se una moglie senza il permesso del marito e senza una giustificazione legittima va a casa della famiglia d&#8217;origine e nonostante la richiesta del marito o una decisione del tribunale il padre o altri parenti l&#8217;accolgono, vengono condannati tutti a <strong>3 mesi di reclusione</strong></em></p>
<p><strong>Articolo 30</strong> &#8211; <em>La violenza degli insegnanti nei confronti degli alunni è vietata solo se causa fratture, lacerazioni cutanee o contusioni corporee ma altre forme di violenza fisica, psicologica e sessuale restano <strong>impunite</strong></em></p>
<p><strong>Articolo 4 (5)</strong> &#8211; <em>I mariti possono eseguire il &#8220;tazir&#8221;, ovvero una <strong>punizione</strong> discrezionale che va <strong>dal rimprovero alla punizione corporale</strong>, per disobbedienza</em></p>
<p><strong>Articolo 9 </strong>&#8211; <em>La società è divisa in quattro classi: studiosi religiosi, élite, classe media e classi inferiori o classi sociali più povere. In base a questa classificazione, <strong>le pene non dipendono dalla gravità del reato ma dalla posizione sociale</strong> dell’imputato (questo comporta che per lo stesso reato alle classi sociali più abbienti vengono concessi solo consigli, alla classe media sarà riservata la reclusione mentre alla classe inferiore la reclusione e soprattutto le punizioni corporali)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi sono solo alcuni degli articoli contenuti nel nuovo <strong>Regolamento di procedura penale per i tribunali</strong> (119 articoli, 3 capitoli, 10 sezioni) promulgato lo <strong>scorso mese di gennaio in Afghanistan</strong> dal <strong>regime dei talebani</strong> che rappresenta una profonda ridefinizione del sistema giudiziario e del rapporto tra Stato e cittadini.</p>
<p>Dal ritorno dei talebani al potere, nell&#8217;agosto 2021, c&#8217;è stato uno smantellamento dei diritti delle persone, in particolare delle <strong>donne</strong> che hanno visto privarsi progressivamente della libertà e della dignità: solo per fare alcuni esempi, le donne<strong> non possono più accedere all&#8217;istruzione secondaria e universitaria</strong>, <strong>non possono andare a lavorare</strong> nella maggior parte dei settori pubblici e privati, <strong>non possono uscire senza un accompagnatore maschile</strong>, non possono uscire in pubblico a volto scoperto, non possono leggere ad alta voce, <strong>non possono andare dal parrucchiere</strong> e nei centri estetici. Con l&#8217;introduzione del nuovo Regolamento, la differenza è che se prima le norme erano concepite solo come regole di comportamento, ora sono leggi scritte indirizzate a giudici e imam.</p>
<p>In occasione della <strong>Giornata internazionale della Donna</strong>, abbiamo ritenuto opportuno ricordare quanta <strong>disparità</strong> c&#8217;è nel mondo, quanto bisogno c&#8217;è ancora di lottare per i diritti e per l&#8217;emancipazione femminile, quanta ipocrisia c&#8217;è tra i potenti della Terra ma anche tra le stesse donne che scendono in piazza a intermittenza per protestare, perchè alcune volte si girano dall&#8217;altra parte.</p>
<p>Abbiamo ascoltato la storia di<strong> Naila</strong> (nome di fantasia per tutelare la sua privacy), una <strong>donna afghana che vive con il marito ed i figli nel Vallo di Diano</strong> dal 2022, costretta a lasciare la sua terra proprio in seguito al ritorno del regime talebano. Il nome Naila significa &#8220;colei che raggiunge&#8221;, &#8220;colei che ha successo&#8221; e non è stato scelto a caso perchè riassume la sua forza, il suo coraggio nel far vivere le figlie in uno Stato che dà loro l&#8217;opportunità di scegliere cosa fare nella propria vita, la libertà di sognare, la possibilità di raggiungere le stelle. Perchè dovremmo essere tutte uguali, a prescindere dal posto in cui nasciamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Quando sei scappata dall’Afghanistan con la tua famiglia e perché?</strong></li>
</ul>
<p>Il 14 febbraio 2022 siamo andati in Pakistan e il 7 aprile siamo scappati in Italia. Siamo venuti qui perché mio marito aveva lavorato con il Ministero della Difesa italiano.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa significava far crescere le tue figlie in Afghanistan?</strong></li>
</ul>
<p>Per me far crescere le mie figlie in Afghanistan significava vivere con molta preoccupazione e paura per il loro futuro. Come madre cercherei sempre di proteggerle e di dare loro speranza ma sarebbe molto difficile nel nostro Paese perché le ragazze hanno poche libertà e poche possibilità di studiare e costruire il proprio futuro.</p>
<ul>
<li><strong>Come vivono le donne lì? </strong></li>
</ul>
<p>In Afghanistan molte donne hanno poche libertà, soprattutto sotto il governo dei talebani: non possono studiare, lavorare, uscire da sole senza un parente maschio. La loro vita è molto limitata e spesso restano soprattutto dentro casa. I talebani portano via le ragazze e le donne non sposate per sposarle con forza.</p>
<ul>
<li><strong>Hai familiari donne in Afghanistan? Riesci a comunicare con loro?</strong></li>
</ul>
<p>Si, tutta la mia famiglia è lì. Riesco a sentirli solo qualche volta, a volte dopo mesi, perché non hanno internet e comunicare con loro è difficile.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa ti auguri per il futuro delle donne dell’Afghanistan?</strong></li>
</ul>
<p>Spero che le donne in Afghanistan possano avere più libertà, soprattutto il diritto di studiare, lavorare e scegliere la propria vita. Spero che in futuro possano vivere senza paura e con gli stessi diritti degli uomini. Noi ringraziamo lo Stato italiano per averci accolto in Italia e per averci salvato dalla guerra. Siamo molto grati per l’opportunità di vivere qui in sicurezza e di costruire una nuova vita.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.linkdrop.it/giusydelia'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/GIUSY-DELIA.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Giusy D&#039;Elia</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.linkdrop.it/giusydelia" target="_self" >www.linkdrop.it/giusydelia</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/cera-una-volta-la-donna-storia-di-unafghana-che-vive-nel-vallo-di-diano-fuggita-dal-regime-talebano/">C&#8217;era una volta la donna. Storia di un&#8217;afghana che vive nel Vallo di Diano fuggita dal regime talebano</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Referendum Giustizia, votare Sì o No? Il punto di vista del pm Mariacristina Bonomo e dell&#8217;avvocato Antonio De Paola</title>
		<link>https://www.ondanews.it/referendum-giustizia-votare-si-o-no-il-punto-di-vista-del-pm-mariacristina-bonomo-e-dellavvocato-antonio-de-paola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ornella Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 18:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Bonomo]]></category>
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<p>Il <strong>22 e il 23 marzo</strong> i cittadini sono chiamati alle urne per il <strong>Referendum costituzionale sulla Giustizia </strong>che la cronaca definisce, per semplicità, “<strong>per la</strong> <strong>separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri</strong>. La riforma ha <strong>tre punti cardine</strong>: il primo è la separazione delle carriere, il secondo è il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, il terzo è l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare che giudicherebbe l’operato dei magistrati.</p>
<p>In sostanza bisogna scegliere se <strong>modificare alcuni articoli della Costituzione italiana</strong>, in particolare gli articoli <strong>87</strong> (poteri del Presidente della Repubblica in qualità di presidente del CSM), <strong>102</strong> (funzione giurisdizionale), <strong>104</strong> (autogoverno della magistratura – CSM), <strong>105</strong> (compiti del CSM), <strong>106</strong> (nomina di Consiglieri della Corte di Cassazione), <strong>107</strong> (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente), <strong>110</strong> (funzione di organizzazione del servizio Giustizia da parte del Ministero omonimo).</p>
<p>Da quando è stata definita la data del referendum lo scontro tra politica e magistratura si è inasprito e si sono delineate <strong>due correnti di pensiero</strong>: l’una per il Sì alla riforma della Giustizia, l’altra per il No. Per meglio comprendere le ragioni che muovono l’una e l’altra parte, al fine di fornire al lettore due punti di vista opposti, abbiamo sottoposto delle domande al <strong>Pubblico Ministero della Procura di Napoli Nord Mariacristina Bonomo </strong>di Sanza e all’<strong>avvocato penalista Antonio De Paola </strong>di Teggiano. L’una ritiene di votare No, l’altro Sì.</p>
<ul>
<li><strong>Quale cambiamento determina il sorteggio dei componenti del CSM?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo</strong>: Il sorteggio quale metodo di selezione dei membri del CSM è un unicum, non esistendo precedenti analoghi in alcuna nazione del mondo. Tale metodo determina l’annullamento del principio di rappresentanza, rappresentatività e responsabilità. I Costituenti hanno affidato al CSM la funzione di presidio dell’indipendenza della Magistratura, consentendo ai magistrati di eleggere i propri rappresentanti così da avere, oltre che un governo autonomo, un parziale autogoverno. E’ importante che i membri togati del CSM siano eletti dai magistrati affinché possano essere componenti scelti e responsabili, così da garantire l’indipendenza della magistratura.</p>
<p><strong>Avv. De Paola</strong>: Dovrebbe tentare di eliminare la dipendenza attuale della Magistratura dalle parti politiche, ossia dal consociativismo tra correnti della Magistratura “organizzata” e forze politiche: chi molto di più, chi meno.</p>
<ul>
<li><strong>Il CSM è l&#8217;organo di autogoverno della Magistratura e ne garantisce l’autonomia e l’indipendenza in quanto terzo potere dello Stato, ovvero quello giurisdizionale. Con la disarticolazione del Consiglio chi garantirebbe l’indipendenza dei togati?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo</strong>: E’ una bella domanda perché il timore è proprio che la disarticolazione del CSM determini un grave vulnus al principio di indipendenza della Magistratura in quanto la riforma appare fatta per sottrarle ciò che le è proprio, cioè l’indipendenza. Il principio di indipendenza, per essere effettivo, deve essere sostenuto da regole che quel principio rendano reale, che i Costituenti hanno affidato al CSM proprio perché è elettivo e facesse da barriera tra politica e Magistratura per renderla indipendente. Invece la riforma modifica gli articoli 104 e 105 della Costituzione che riguardano proprio la composizione e le competenze del CSM.</p>
<p><strong>Avv. De Paola:</strong> Per correttezza lessicale mi permetterei di usare il termine funzione, non potere, perché nel termine funzione c’è il concetto di servizio e il magistrato &#8211; inquirente o giudicante &#8211; come qualsiasi altro cittadino deve servire lo Stato, non servirsi della funzione rivestita. L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura dovrebbero essere assicurate dall’obbedienza del singolo magistrato alla propria coscienza, in forza della formula di giuramento pronunciata al momento dell’immissione nelle funzioni: &#8220;Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere con coscienza i doveri inerenti al mio ufficio&#8221;, dalla Carta Costituzionale e dalle leggi ordinamentali. La presenza in entrambi i consessi come membri di diritto del Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, rappresentante dell’unità della Nazione, del Primo Presidente della Corte di Cassazione, vertice della funzione giudiziaria, e del Procuratore Generale presso (non della) Suprema Corte medesima, apice della funzione di vigilanza sull’esatta osservanza delle norme dell’ordinamento giuridico (sebbene entrambi questi ultimi nominati con criteri correntizi), garantiscono assoluta autonomia e indipendenza ai magistrati giudicanti e appartenenti all’Ufficio del P.M. Se il legislatore ha deciso di modificare le norme costituzionali, tentando di riparare il malfunzionamento, è perché ha evidenziato che qualcosa nel sistema non funziona.</p>
<ul>
<li><strong>Con le modifiche della Costituzione si introduce l’organismo dell&#8217;Alta Corte Disciplinare togliendo quindi al CSM il potere disciplinare. Secondo il fronte del SI questa istituzione garantirebbe di “far pagare i magistrati che sbagliano” nel loro operato. E’ d’accordo? Ritiene che ad oggi lavorino impunemente?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo:</strong> Per i magistrati è già prevista una disciplina di responsabilità civile per quanto riguarda gli errori eventualmente commessi nell’esercizio della funzione. Quanto alle sanzioni disciplinari il rapporto del Cepej, la Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa, pubblicato nel 2024 e relativo al 2022, chiarisce che il CSM italiano ha sanzionato 26 magistrati, quasi quattro volte la media europea (7,5). Quanto ai procedimenti disciplinari incardinati presso la sezione disciplinare del CSM, circa il 40% si chiude con una condanna.</p>
<p><strong>Avv. De Paola:</strong> Partirei dall’ultimo quesito. Ogni cittadino è responsabile per le proprie condotte: esso è soggetto a responsabilità (risponde, garantisce) penale, civile e disciplinare, se lavoratore dipendente; il dipendente pubblico incontra l’ulteriore responsabilità contabile per danno erariale e di immagine alla Pubblica Amministrazione. L’attuale apposita Commissione disciplinare del CSM, nell’esercizio delle funzioni demandatele, legittimamente irroga sanzioni disciplinari ai magistrati &#8220;incolpati&#8221; a seguito di procedimento che si svolge con le garanzie del contraddittorio e della difesa dell’incolpato. Il controllo di legittimità sui provvedimenti adottati dal CSM in sede disciplinare è garantito dalla ricorribilità del provvedimento sanzionatorio innanzi le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione. Con la riforma cambierebbero la composizione e il criterio di nomina (sorteggio filtrato). Il provvedimento definitorio, indicato come “sentenza”, potrebbe essere impugnato autonomamente seppur ne manchi la previsione in sede di legge costituzionale, in forza di altro principio contenuto in norma di rango costituzionale. Nessun legislatore, credo, intenda “far pagare” (espressione livorosa che sottende rivalsa illegittima, peggio, vendetta, tremenda vendetta, per dirla con una celebre aria di Rigoletto) i magistrati che sbagliano, per usare i termini del quesito; ove, invece, l’errore, assistito da dolo o colpa grave, trascende in illecito disciplinare che lede il prestigio e l’immagine dell’ordine giudiziario, è giusta e legittima l’irrogazione di adeguata sanzione disciplinare senza assoggettarli alla sorte di Sisamne che, a causa della propria corruzione, fu scuoiato da Cambise II, come tramandato da Erodoto. Se poi in passato, per puro caso, si sono seminate spine, è opportuno e prudente camminare con calzature idonee.</p>
<ul>
<li><strong>Perché si ha la volontà di dividere le carriere dei magistrati se solo lo 0,5% effettua il passaggio da una all&#8217;altra categoria?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo</strong>: Non c’è alcuna esigenza concreta, infatti, di separare le carriere dei magistrati, considerato soprattutto il numero esiguo di magistrati che cambiano funzione. Peraltro, per raggiungere l’obiettivo della separazione delle carriere sarebbe stata sufficiente una legge ordinaria; invece, si tenta di modificare ben sette articoli della Costituzione e ciò dimostra che il vero quesito è sull’indipendenza della Magistratura, non sulla separazione delle carriere.</p>
<p><strong>Avv. De Paola</strong>: La funzione del Pubblico Ministero è regolata dagli articoli 73, 74 e 75 del Regio Decreto 30/1/1941 n. 12, dettata sotto la vigenza del Codice di Procedura Penale del 1930 (Codice Rocco). Dal 25 ottobre 1989 vige un nuovo e diverso Codice di rito (procedura) penale che scimmiotta altro sistema processuale nel quale si teorizza la terzietà del giudice innanzi al quale parti paritetiche verificano la fondatezza della notitia criminis. L’unica riforma ordinamentale dopo l’entrata in vigore del Codice Vassalli è stata la spesa per segare il seggio del P.M. dalla destra del giudice (pretori fino al 1° giugno 1999, Tribunali e Corti) per portarlo a fianco dello spazio riservato alla difesa (sottraendole spazio anche topografico). Si è modificato ancora l’art. 111 della Costituzione, introducendo il principio del “giusto processo”; la separazione delle carriere, quindi, per dettato costituzionale risulta, se non necessaria, quantomeno opportuna in attuazione del disposto della citata novella costituzionale. In merito al dato numerico: non si dimentichi che la “fuga” dalle funzioni inquirenti, come anche il passaggio dalla giurisdizione penale a quella civile, si verificò alla fine degli anni ‘90, quando si iniziò a discutere di separazione delle carriere perché i tramutanti ritennero che l’esercizio della funzione giusdicente (civile in particolare) risultava più prestigiosa e foriera di vantaggi di carriera.</p>
<ul>
<li><strong>Come cambierebbe il ruolo del pm se fosse approvato il testo della riforma?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo</strong>: Questa proposta di riforma potrebbe privare il pubblico ministero della garanzia di indipendenza esterna che la Costituzione attualmente assicura attraverso il principio di unità della Magistratura, il quale implica un insieme comune di garanzie per giudici e pubblici ministeri. In assenza dei decreti attuativi non è chiaro in quali termini la funzione del Pubblico Ministero verrà ridisegnata: il timore è che la modifica costituzionale apra lo spazio per consentire l’intervento del potere esecutivo in settori propri dell’Autorità Giudiziaria. Penso alla scelta dei criteri di priorità riguardo ai reati da perseguire o alla direzione della Polizia Giudiziaria, potere quest’ultimo che la Costituzione (art. 109) affida esclusivamente all’Autorità Giudiziaria.</p>
<p><strong>Avv. De Paola:</strong> In forza della lettera dell’art. 73 del Regio Decreto 30/1/1941 n. 12 cosiddetto &#8220;Ordinamento Giudiziario&#8221; si legge che “il pubblico ministero veglia alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci, richiedendo, nei casi di urgenza, i provvedimenti cautelari che ritiene necessari&#8221;. In materia penale (art. 74 O.G.) si prevede che “il pubblico ministero inizia ed esercita l&#8217;azione penale”. Sovente avviene che molti magistrati dell’Ufficio del P.M., soprattutto nei grandi uffici metropolitani, dimenticando il tenore letterale della norma riportata hanno preferito costruire buone ipotesi accusatorie, facendole sostenere da una sonora grancassa mediatica. Il magistrato del P.M., che svolge le indagini, deve improntare l’attività investigativa diretta o delegata a legittimità euristica (attività di ricerca e acquisizione dei mezzi di prova) ed esegetica, svolgendo anche indagini a favore dell’indagato tanto per espresso dettato dell’art. 358 del Codice di Procedura Penale di rara applicazione, rectius, di costante disapplicazione. Siano di monito ed esempio la classificazione e le funzioni (cani ed oche alimentate con cibo pubblico) degli accusatori che Cicerone offre nella &#8220;Pro Quinto Roscio Amerino&#8221; e la sanzione da irrogarsi in caso di errore volontario. Non sono in grado di prevedere come il legislatore ordinario delegato dalla legge costituzionale possa riscrivere il ruolo delle funzioni del P.M. Certo, non potrà assoggettarlo alla funzione esecutiva esercitata dal Governo, pena, altamente probabile, conflitto di poteri a dirimersi dalla Corte Costituzionale.</p>
<ul>
<li><strong>Perché cambiare il sistema giudiziario italiano?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo:</strong> La riforma costituzionale proposta non affronta i problemi concreti con i quali vengono a scontrarsi i cittadini in qualità di utenti del servizio Giustizia: la lentezza dei processi e la carenza di personale amministrativo sono problemi che non vengono affrontati e contemplati dalla riforma. Sembra che il cambiamento riguardi più il rapporto tra potere esecutivo e giudiziario piuttosto che quello tra Giustizia e cittadini. Attualmente la Magistratura, insieme ad altri organi di controllo e garanzia, serve a dare concreta attuazione all’art. 1 della Costituzione che dice che la sovranità popolare si esercita “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La Magistratura, con la sua indipendenza ed unità, contribuisce a presidiare questi limiti attraverso l’esercizio del potere di controllo a garanzia di tutti i cittadini.</p>
<p><strong>Avv. De Paola</strong>: La domanda non è corretta, nonché connotata da un allarmismo fuor di luogo, perché non si sta cambiando il sistema giudiziario della nazione. Si modificano due soli articoli della Costituzione: gli articoli 104 e 105 con l’introduzione di un nuovo criterio di scelta dei componenti i due CC.SS.MM. e della Corte disciplinare mediante criteri avulsi dalle logiche di parte (le correnti e l’abuso che queste fanno delle loro prerogative) e della creazione di un Organo disciplinare che giudichi le condotte costituenti illecito disciplinare degli appartenenti all’Ordine Giudiziario. Altro e più non si è fatto, perché mentre la Magistratura è organo costituzionale necessario al funzionamento dello Stato, il C.S.M. è organo di rilievo costituzionale non necessario al funzionamento dello Stato, organo che deve godere di prerogative e guarentigie sancite dalla Costituzione. Restano immutati i Codici di diritto sostanziale e processuale (uno ne hanno cambiato e hanno fatto danni, spero che ancora per qualche anno non cambino alcunché), temo per il testo del Regio Decreto 12/41 Ordinamento Giudiziario, quindi l’ordinamento nelle proprie strutture portanti sostanzialmente non viene cambiato. D’altronde, quando fu redatta la Costituzione, nella “commissione dei 75”, presieduta dall&#8217;illustre avvocato Meuccio Ruini, Pietro Calamandrei e Giovanni Leone, entrambi insigni processualisti autori materiali del testo di tutte le norme della Costituzione che riguardavano il diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione, la presunzione di innocenza di cui all’art. 27 della Costituzione (norma derisa da alcuni magistrati inquirenti e organi di comunicazione che nelle campagne mediatiche hanno creato il neologismo “presunti innocenti”) nonché delle norme di garanzia per l’intera Magistratura (articoli 101 – 108 Costituzione) non si conosceva il tristo fenomeno delle correnti della Magistratura nate solo nel 1964 (MD prima e, dal mal seme di Adamo UNICOST, Area, Art. 3, art 101, M.I.), con la conseguente insussistenza del consociativismo tra correnti e classe politica in toto o in parte haedorum, fatto questo che mina, anzi distrugge, l’autonomia e l’indipendenza dell’Ordine Giudiziario.</p>
<ul>
<li><strong>Perché votare sì? Perché votare no?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Pm Bonomo:</strong> Votare no perché è una riforma che non migliora la Giustizia. Perché la separazione tra giudici e P.M. già esiste, perché la riforma espone la Magistratura al rischio di condizionamento da parte della politica. Perché è una riforma che non porterà alcun miglioramento del servizio Giustizia ai cittadini.</p>
<p><strong>Avv. De Paola</strong>: La risposta è semplice nella sua complessità. Voterà sì chi opina che la Magistratura debba essere autonoma e indipendente, avulsa da sigle ideologiche che deliberatamente si consociano, per utile opportunità, al potere politico, affinché l’alta funzione esercitata dai suoi componenti, la giurisdizione, applicazione al caso concreto delle norme dell’ordinamento giuridico, risulti effettivamente uguale per tutti, come sancito dall’art. 3 della Costituzione, non solo apparendo vuoto proclama, uguaglianza necessariamente assistita dalla consapevolezza del limite dell’umano operare, risultando esito di non comune abito culturale dei soggetti non di arrogante esercizio delle funzioni. Cicerone nella &#8220;Pro Cluentio&#8221; ammonendo insegnava: “Dobbiamo esser servi delle leggi per essere liberi”. Mi permetto opinare che voterà No chi, invece, per pigrizia mentale, bieco opportunismo, cieca obbedienza ad interessati ordini di scuderia politica, procurato allarmismo istituzionale, intende mantenere lo status quo attuale, con tutti i suoi difetti, nessun pregio, assicurando alla parte utile mediato o immediato, a voler tacere della faziosa acrimonia da saturnale di liberti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2022/07/ornella-bonomo.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Ornella Bonomo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/" target="_self" >www.ondanews.it/category/autori/ornella-bonomo/</a></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/referendum-giustizia-votare-si-o-no-il-punto-di-vista-del-pm-mariacristina-bonomo-e-dellavvocato-antonio-de-paola/">Referendum Giustizia, votare Sì o No? Il punto di vista del pm Mariacristina Bonomo e dell&#8217;avvocato Antonio De Paola</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Una giornata con gli archeologi nei nuovi scavi nelle Grotte di Pertosa-Auletta, scrigno sacro di civiltà millenarie</title>
		<link>https://www.ondanews.it/una-giornata-con-gli-archeologi-nei-nuovi-scavi-nelle-grotte-di-pertosa-auletta-scrigno-sacro-di-civilta-millenarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ornella Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 11:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Auletta]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Bonomo]]></category>
		<category><![CDATA[ORNELLA BONOMO +]]></category>
		<category><![CDATA[Pertosa]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/02/scavi-grotte-pertosa-auletta-febbraio-2026-copia.jpg" width="700" /></p>
<p>E’ in corso la campagna di <strong>scavi </strong>nell’alveo della cavità carsica delle <strong>Grotte di Pertosa-Auletta</strong>, l&#8217;unico complesso speleologico in Europa attraversato da un fiume navigabile che riemerge all’esterno confluendo nel <strong>fiume Tanagro. </strong></p>
<p>Gli <strong>speleo-archeologi</strong> in queste settimane sono penzoloni con le mani immerse nell’acqua nel tentativo di togliere delicatamente il fango in cui sono immersi i reperti e portarli a galla. Nel corso di una mattinata <strong>abbiamo assistito al loro lavoro</strong>, affascinati dalla perizia e dalla calma che li contraddistingue, allietati dal costante sottofondo dello scroscio dell&#8217;acqua.</p>
<p>Pazienza, delicatezza e meticolosità sono gli strumenti per approcciare a quelle tracce materiali che gli abitanti della grotta dall’epoca ellenistica a quella romano imperiale ci hanno lasciato. Gli scavi della scorsa campagna, svolti lungo la condotta d’ingresso, hanno riportato alla luce reperti che delineano un quadro più nitido dell’uso della grotta in epoca storica. Le numerose <strong>lucerne in terracotta </strong>e preziosi ornamenti personali suggeriscono attività votive e momenti rituali ripetuti nel tempo. La disposizione dei materiali e la natura degli oggetti confermano che una parte di cavità presso l’ingresso ha funzionato come <strong>luogo di culto </strong>frequentato da gruppi locali o di passaggio nel territorio, attratti dal carattere simbolico e peculiare dell’ambiente ipogeo.</p>
<p>Volendo approfondire gli obiettivi degli scavi e scoprire cosa è emerso di nuovo, abbiamo incontrato la <strong>Presidente della Fondazione MIdA Maria Rosaria Carfagna</strong>, che, intenta nella pulizia di un reperto ultramillenario, ha risposto alle nostre curiosità.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Qual è la sensazione quando si trova un reperto e si riesce ad arricchire il quadro storico di un altro tassello? </strong></li>
</ul>
<p>E’ emozionate lo scavo, il ritrovamento. E’ un lavoro di grande pazienza, ma impagabile. Pensare che l’oggetto che si ha tra le mani è testimonianza di un passato, di persone che hanno vissuto un momento con quell’oggetto che oggi è qui regala una sensazione unica. Trovo che tutto questo abbia un valore spirituale, non a caso ci troviamo in un’area cultuale.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Le Grotte di Pertosa-Auletta sono un unicum, sia per l’aspetto naturalistico della cavità carsica sia per la presenza di tracce di insediamenti umani di varie età. Quali competenze sono necessarie per affrontare questa tipologia di scavo? </strong></li>
</ul>
<p>C’è bisogno di elevata professionalità, infatti qui sono all’opera gli speleo-archeologi poiché lo scavo si svolge in condizioni particolari. Hanno una preparazione e professionalità in archeologia preistorica, tanto che riescono ad individuare elementi frammentari, reperti piccolissimi che difficilmente qualcun altro potrebbe notare, ad esempio ossicini di volatili, resti organici, denti di fauna. Il lavoro stratigrafico è molto difficile perché qui si lavora nel fango, nell’acqua. Bisogna rispettare gli strati e una volta individuati si scattano fotografie e si esegue l’attività: è un lavoro molto delicato, faticoso e richiede competenze particolari.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Da quanto emerso finora quali caratteristiche si possono attribuire alle popolazioni che qui hanno vissuto? </strong></li>
</ul>
<p>Nella preistoria questa zona sarà stata dedicata alla pastorizia. Le testimonianze ce lo dicono, molti manufatti ci fanno pensare alla lavorazione del latte, alla tessitura grazie ad elementi del telaio, a quando l’uomo ha cominciato ad avere un rapporto con la divinità. Questa parte dell’alveo era una zona votiva: qui il sacro è legato all’acqua come fonte di vita. L’acqua, come in questo luogo, ha dato spinta allo sviluppo della civiltà umana, come nel presente l’acqua produce energia; quindi, c’è qualcosa di sacro ancora oggi. Dell’epoca ellenistica abbiamo rinvenuto monete che ci assicurano una datazione precisa. Di epoca romana restano pezzi di lance, di arnesi da caccia: era una zona di passaggio con la vicina Lucania. La grotta, d’altronde, non è stata mai abbandonata. Si trovano infatti reperti del 1400-1500 e, più di recente, durante la Seconda Guerra Mondiale usata come rifugio, israeliani hanno lasciato scritte in ebraico sulle pareti della grotta.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>A chi era dedicata la zona votiva?</strong></li>
</ul>
<p>Non abbiamo ancora scoperto la divinità della grotta, però si pensa che le offerte fossero rivolte alle divinità delle acque. D&#8217;altronde, se ci rifacciamo alle fonti, già nel commento di Servio all&#8217;Eneide di Virgilio si legge che &#8220;non esiste nessuna fonte che non sia sacra&#8221; quindi tutto ciò che è legato all&#8217;acqua è sacro e i reperti che stanno riaffiorando sicuramente trasudano sacralità. Infatti qui la vita è stata possibile grazie all&#8217;acqua: le persone, gli animali hanno vissuto bevendo da questo fiume. Qui ci sono molti resti organici di animali carbonizzati, avifauna, offerte rituali che venivano bruciate, infatti molti reperti sono combusti. I residui organici li conserviamo in acqua per poi farli analizzare.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Cosa si pensa di trovare in  questa campagna?</strong></li>
</ul>
<p>C’è tanta roba, quest’anno abbiamo condotto due campagne di scavo. A noi interessa diffondere il concetto di sostenibilità: l’acqua consente di preservare il patrimonio culturale, qui ne abbiamo la dimostrazione. Abbiamo aperto una finestra sul passato, ma c&#8217;è tanto da studiare, cercare e repertare perciò servono fondi per affrontare questi passaggi. L&#8217;azienda che ha creato la centrale idroelettrica ci sostiene, ma auspichiamo in altri finanziamenti.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Qual è il rapporto della comunità locale con le Grotte? Avvertono una connessione tra passato e presente? </strong></li>
</ul>
<p>E’ una comunità partecipe che sente cosa sua le Grotte: qui si crea una famiglia. Vedo anche i dipendenti felici nel momento di un ritrovamento. Queste sono occasioni per favorire lo spirito di comunità. Questo posto può dare tanto, anche come prospettive di crescita sociale e culturale.</p>
<ul style="list-style-type: square;">
<li><strong>Assistere agli scavi, ammirare reperti archeologici può essere da stimolo per perseguire gli studi classici?</strong></li>
</ul>
<p>Abbiamo promosso campagne con gli studenti universitari. Quando sono venuti, i ragazzi perlopiù non erano interessati. La ricerca archeologica è un’attività che richiede pazienza, studio, concentrazione e i giovani di oggi corrono. Ci vuole tanta passione. Oggi stiamo spostando tutti gli sforzi sulle facoltà scientifiche, trascurando il nostro DNA, la nostra formazione classica e culturale, quindi il perno della civiltà occidentale. Lo studio del latino e del greco, ad esempio, andrebbe promosso perché utile al ragionamento. La formazione classica resta anche se poi si affrontano studi scientifici. Credo che l’archeologia e i beni culturali siano e debbano essere il traino del Paese. A novembre altra campagna scavi. Spero di ampliare il cantiere di scavo. Qui c’è ancora tanto da scoprire e abbiamo bisogno di altri fondi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.ondanews.it/una-giornata-con-gli-archeologi-nei-nuovi-scavi-nelle-grotte-di-pertosa-auletta-scrigno-sacro-di-civilta-millenarie-le-foto/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-size: 24pt;"><strong><span style="color: #0000ff;">GUARDA TUTTE LE FOTO</span></strong></span></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Violenza giovanile, scuola e famiglia. Il punto di vista degli studenti, i dubbi e il loro appello alla società</title>
		<link>https://www.ondanews.it/violenza-giovanile-scuola-e-famiglia-il-punto-di-vista-degli-studenti-i-dubbi-e-il-loro-appello-alla-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Miele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Vallo di Diano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ondanews.it/?p=541109</guid>

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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/02/studenti-cicerone-intervista-violenza-copia.jpg" width="750" height="563" /></p>
<p>I recenti fatti di cronaca nazionale mettono in luce una problematica che preoccupa sempre di più. La <strong>violenza giovanile</strong> sembra dilagare e la <strong>morte dello studente Youssef Abanoub</strong>, accoltellato dal 19enne Zouhair Atif all&#8217;interno di una scuola di <strong>La Spezia</strong>, ha aperto una serie di riflessioni che hanno coinvolto tutto il Paese. Anche il nostro territorio non è immune da episodi simili: solo qualche giorno fa<strong> a Salerno una lite tra giovanissimi</strong> è culminata nell&#8217;<strong>accoltellamento di un 16enne. </strong></p>
<p>Le Istituzioni e il mondo degli adulti sembrano a volte sentirsi impotenti di fronte all&#8217;aggravarsi del fenomeno. Di recente è stata molto discussa una direttiva che apre alla possibilità di<strong> controlli con metal detector mobili all’ingresso delle scuole.</strong></p>
<p>Non è sempre facile capire cosa si annida dietro un atto di violenza che parte da un adolescente. Ma le parole non bastano più ed è quindi necessario far sì che<strong> l&#8217;incontro tra generazioni</strong> porti soprattutto delle risposte risolutive.</p>
<p>Abbiamo voluto raccogliere<strong> il punto di vista dei giovani,</strong> entrare nel loro mondo, a scuola, il luogo che ogni giorno li accoglie e li forma. Ascoltare le loro esperienze, captare i loro dubbi e timori, lanciare il loro appello.</p>
<p>Ai microfoni di Ondanews gli studenti dell&#8217;Istituto di Istruzione Superiore <strong>&#8220;Marco Tullio Cicerone&#8221;</strong> di Sala Consilina: <strong>Giovanni Lapenta e Giovanni Monaco</strong> in rappresentanza del Liceo Classico, <strong>Ibtissame Bounjnane e Giovanni Quagliariello</strong> dell&#8217;ITIS, <strong>Mariagrazia Di Blasio e Giulia Delauziers</strong> per l&#8217;Agrario, <strong>Rossella Lobascio e Francesco Carrubo</strong> per il CAT &#8211; Costruzioni, Ambiente e Territorio.</p>
<p>Grazie alla Dirigente scolastica Antonella Vairo, alla professoressa Chiara Prisco e ai docenti per averci aperto le porte della scuola consentendoci un confronto interessante con gli studenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.ondanews.it/violenza-giovanile-scuola-e-famiglia-il-punto-di-vista-degli-studenti-i-dubbi-e-il-loro-appello-alla-societa/"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/plugins/wp-youtube-lyte/lyteCache.php?origThumbUrl=%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FTGSU3yXN5y8%2Fmaxresdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><a  href='https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/'><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2025/10/chiara-di-miele-icona-ottobre-25.jpg" alt="" itemprop="image"></a></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Chiara Di Miele</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/" target="_self" >www.ondanews.it/category/04-collaboratori/chiara-di-miele/</a></div><div class="clearfix"></div></div><h2 class="sabox-guest-authors">-</h2><div class='sabox-guest-authors-container'><div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2022/12/paolo-giuseppe-gallo.jpg" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Paolo Giuseppe Gallo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/violenza-giovanile-scuola-e-famiglia-il-punto-di-vista-degli-studenti-i-dubbi-e-il-loro-appello-alla-societa/">Violenza giovanile, scuola e famiglia. Il punto di vista degli studenti, i dubbi e il loro appello alla società</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Una medaglia d&#8217;onore alla memoria di Antonio Di Miele di Sassano, deportato con oltre 2000 carabinieri dai nazisti</title>
		<link>https://www.ondanews.it/una-medaglia-donore-alla-memoria-di-antonio-di-miele-di-sassano-deportato-con-oltre-2000-carabinieri-dai-nazisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sassano]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/01/antonio-di-miele.jpg" width="647" height="1019" /></p>
<p>Questa mattina, nel corso delle celebrazioni del <strong>Giorno della Memoria</strong>, nella cripta della Cattedrale Santa Maria della Pace a Campagna è stata conferita <strong>una medaglia d&#8217;onore alla memoria di Antonio Di Miele di Sassano</strong> alla presenza del<strong> Prefetto di Salerno Francesco Esposito</strong>. L&#8217;onorificenza, concessa dal Presidente della Repubblica, mira ad onorare quanti furono catturati e deportati dai nazisti nei lager tedeschi dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943.</p>
<p>Gli <strong>Internati Militari Italiani (IMI)</strong> furono circa 650mila, alcuni dei quali protagonisti di particolari eventi narrati nei libri di storia. E&#8217; il caso di Antonio Di Miele,<strong> catturato a Roma insieme a circa 2500 carabinieri</strong> in seguito ad un&#8217;operazione del<strong> 7 ottobre 1943</strong> con cui le SS e i paracadutisti tedeschi, su ordine del capo delle forze di occupazione nazista nella Capitale Herbert Kappler, e le Camicie Nere di Mussolini, su ordine del Ministro per la Difesa Nazionale della Repubblica Sociale Italiana Rodolfo Graziani, disarmarono migliaia di carabinieri in servizio.</p>
<p>Precedentemente a Napoli, nel corso di un rastrellamento degli ebrei, la città era insorta e <strong>i militari della Benemerita avevano combattuto al fianco della popolazione</strong> costringendo i tedeschi a ritirarsi. L&#8217;Arma dei Carabinieri, infatti, sfuggiva al controllo fascista, rifiutando di essere impiegata nelle esecuzioni capitali. Per questo motivo Kappler, in vista dell&#8217;operazione all&#8217;interno del Ghetto ebraico romano, aveva richiesto di neutralizzare preventivamente tutti i carabinieri in servizio nelle Stazioni della città. La mattina del 7 ottobre i militari furono arrestati e detenuti nelle caserme sotto la custodia dei paracadutisti nazisti. Poi, con l&#8217;ausilio di 30 autocarri tedeschi, furono trasportati alle stazioni Ostiense e Trastevere per essere trasferiti nei campi in Germania.</p>
<p>Antonio Di Miele si trovava nell&#8217;Ospedale militare quando fu catturato, per poi essere <strong>imprigionato</strong> <strong>nello Stalag VII-B a Memmingen</strong>. Vi rimase internato e destinato al lavoro coatto<strong> fino al 27 aprile del 1945,</strong> quando fu liberato dalle truppe americane, mentre ormai i suoi familiari, rassegnati, pensavano fosse morto a causa degli stenti dovuti alla prigionia nazista. Rientrò in Italia nel giugno seguente e non pensò di abbandonare la divisa, restando fedele all&#8217;Arma. Prestò servizio alla Legione Carabinieri di Napoli fino all&#8217;anno dopo.</p>
<p>Nel 1964 <strong>il Generale Ugo Centofanti</strong>, Comandante Militare Territoriale di Napoli,<strong> ha concesso</strong> al carabiniere di Sassano <strong>la Croce al merito di guerra</strong> per l&#8217;internamento in Germania. Oggi, dopo ben 83 anni dalla deportazione dei carabinieri romani, <strong>Giovanni</strong>, l&#8217;unico figlio di Antonio Di Miele, <strong>ha ricevuto la medaglia d&#8217;onore</strong> in memoria di quei due anni atroci di prigionia affrontati dal padre con coraggio. Quello stesso coraggio che ha contraddistinto migliaia di carabinieri internati per avere avuto la sola colpa, in quel tempo, di appartenere all&#8217;unica Forza di polizia decisa a limitare l&#8217;oppressione dei tedeschi sulla popolazione e in particolare sugli ebrei.</p>
<p>In rappresentanza del Comune di Sassano questa mattina era presente il consigliere <strong>Gaetano Spano</strong>, accompagnato dal Comandante della Polizia Municipale <strong>Gerardo Siani</strong>, che ha<strong> donato una targa alla memoria</strong> di Antonio Di Miele. Tra i presenti il Questore di Salerno<strong> Giancarlo Conticchio</strong>, il Vice Comandante Provinciale dei Carabinieri di Salerno, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, la Comandante della Compagnia Carabinieri di Eboli, <strong>Capitano Greta Gentili</strong>, il Comandante della Stazione Carabinieri di Campagna,<strong> Maresciallo Fabio Pignatiello</strong>, il primo cittadino <strong>Biagio Luongo,</strong> il Direttore del Museo della Memoria e della Pace <strong>Marcello Naimoli</strong>, i sindaci di Eboli e Campagna<strong> Mario Conte e Massimiliano Lanzara</strong>. La cerimonia è stata coordinata dalla giornalista <strong>Margherita Siani</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/01/antonio-di-miele-piastrina-militare.jpg" width="751" height="434" /></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/01/antonio-di-miele-medaglia-prefetto-270126-copia.jpg" width="700" /></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/01/antonio-di-miele-medaglia-shoa-prefetto-2-270126-copia.jpg" width="700" /></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/01/antonio-di-miele-medaglia-shoa-prefetto-3-270126-copia.jpg" width="700" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/ondanews-icona-512-D.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">redazione</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/una-medaglia-donore-alla-memoria-di-antonio-di-miele-di-sassano-deportato-con-oltre-2000-carabinieri-dai-nazisti/">Una medaglia d&#8217;onore alla memoria di Antonio Di Miele di Sassano, deportato con oltre 2000 carabinieri dai nazisti</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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