
In Italia il passaggio alla Repubblica non fu imposto, ma frutto di una scelta democratica. Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi a favore della Monarchia o della Repubblica ed eleggere l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione. Un voto che rappresentò una svolta, dato che per la prima volta poterono esprimersi anche le donne nel corso di quelle che furono le prime elezioni libere dal ventennio fascista. Il 54,3% scelse un cammino che potesse portare il Paese verso un nuovo assetto democratico.
Decenni di radicali trasformazioni, dalla ricostruzione post bellica fino al più moderno concetto europeista, hanno costituito, ognuno a suo modo, delle importanti sfide che gli italiani hanno affrontato con tenacia e desiderio di riscatto. Dopo la scelta della Repubblica e l’entrata in vigore della Costituzione, nel 1949 il Paese aderisce al Patto Atlantico, con la nascita della NATO, avviando la ricostruzione industriale. Due anni prima la giovane democrazia fu macchiata da una delle prime stragi, quella di Portella della Ginestra. Il 1° maggio 1947 la banda di Salvatore Giuliano sparò sui lavoratori che festeggiavano in Sicilia provocando 11 morti. L’anno dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, leader del PCI ferito gravemente da uno studente, aprì a scioperi e proteste lungo lo Stivale.
È tra il 1958 e il 1963 che il Paese cambia volto grazie al “Boom economico”. La scelta di lavorare nelle grandi città industriali e la diffusione dei consumi di massa rendono l’Italia protagonista di una crescita economica senza precedenti. Questo cammino non è stato però immune dalle tensioni, sia quelle alimentate dalle conquiste dei diritti civili sia quelle, più drammatiche, degli “Anni di Piombo”. ​Nel 1970 vengono approvati lo Statuto dei Lavoratori e la legge sul divorzio; nel 1978 quella sull’aborto, con le donne in prima linea per difendere l’autodeterminazione del proprio corpo e la libertà delle proprie scelte. Ma nello stesso decennio a traumatizzare il Paese arriva il terrorismo politico. Insanabile la ferita provocata dal sequestro e dall’uccisione per mano delle Brigate Rosse, nel 1978, di Aldo Moro, tra i fondatori della Democrazia Cristiana e figura simbolo del compromesso storico che promosse la strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista. ​
Gli anni ’80 della Repubblica sono invece segnati da una crescita economica basata su una spesa incontrollata che apre le porte all’espansione del debito pubblico. Il 2 agosto 1980 la Strage della Stazione di Bologna, di matrice neofascista, provocò 85 morti e oltre 200 feriti, registrandosi come l’attentato terroristico più grave della storia repubblicana. Sono anche gli anni in cui muove i suoi passi la sfida dello Stato alla criminalità organizzata. Nel 1982 Cosa Nostra uccide il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dando il via ad una lunga stagione di sangue che culminerà nelle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 in cui persero la vita i magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte.
Nello stesso anno la Repubblica è chiamata ad affrontare la vicenda Tangentopoli, nata con l’inchiesta “Mani Pulite” e che portò alla scomparsa dei partiti storici che avevano governato l’Italia dal 1946. L’inchiesta giudiziaria, di cui diventa attore principale il magistrato Antonio Di Pietro, svela un diffuso sistema di corruzione, segna la fine della Prima Repubblica e il conseguente passaggio al bipolarismo, con l’alternarsi di schieramenti di centrodestra o centrosinistra (nel 1994 scende in campo Silvio Berlusconi, noto editore di tv commerciali la cui presenza in politica cambia il concetto di leader che fino a quel momento aveva predominato).
Agli inizi degli anni 2000 avviene un passaggio cruciale per l’economia del Paese: l’Italia aderisce alla moneta unica europea, l’Euro, e lega il suo destino, economico e sociale, all’Unione Europea. Il primo decennio del nuovo secolo vive però una grave crisi economica, quella del 2011, e le conseguenti nuove regole di austerità . ​Un periodo duro che apre le porte ad un clima di instabilità che, da quel momento, ha accompagnato la Nazione per gli anni a seguire. ​Governi di varia natura, frammentazione e nascita dei populismi cambiano il linguaggio politico e mettono spesso a dura prova la tenuta dei Parlamenti (diversi i Governi tecnici chiamati a traghettare il Paese).
​Nell’elenco degli eventi di questi primi 80 anni di Repubblica l’epoca più recente (2020/2022) è stata chiamata ad affrontare anche una delle pandemie più drammatiche della storia, quella da Covid-19, il virus che ha costretto l’Italia ad una sfida sanitaria ed economica senza precedenti e che ha condotto poi al varo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Dal dopoguerra in poi questo è stato senza ombra di dubbio il più pesante evento storico che ha colpito il Paese.
In questi decenni la nostra Repubblica è stata chiamata più volte ad interrogarsi sulla tenuta delle istituzioni democratiche e ad affrontare cambiamenti strutturali della società , tra cui quello legato alla laicizzazione dello Stato, ma anche alla parità dei diritti e alle modifiche del diritto di famiglia, fino alla nuova tecnologia e alla grande sfida della transizione digitale. ​Nonostante le crisi, le grandi svolte politiche e gli eventi di cronaca che l’hanno spesso traumatizzata, l’Italia non ha mai dismesso quella veste democratica e antifascista cucita con saggezza e lungimiranza dai Costituenti.

