
“Sii sempre, in ogni circostanza e di fronte a tutti, un uomo libero e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo“. È con queste parole del politico, giornalista e partigiano Sandro Pertini che si può comprendere la storia di coraggio e resistenza di tanti giovani del nostro territorio morti nei paesi dove si è consumata la lotta di Liberazione tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945.
Oggi infatti ricorre l’81° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la fine dell’occupazione nazista e la caduta del regime. Il 25 aprile del 1945, infatti, è una data divenuta simbolo della libertà e della lotta delle forze partigiane cominciata l’8 settembre 1943, momento in cui gli italiani seppero della firma dell’armistizio con gli anglo-americani a Cassibile, siglato in realtà segretamente il 3 settembre. Già il 9 settembre le forze antifasciste diedero vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che guidò la Liberazione.
Il 25 aprile coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano. Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Re Umberto II, principe del Regno d’Italia, il 22 aprile 1946 emanò un decreto legislativo che recitava: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne celebrata negli anni successivi ma solo il 27 maggio 1949, con la legge 260, è stata istituzionalizzata stabilmente come festa nazionale.
Tra le varie storie di giovani che hanno scelto la strada della Resistenza e sono caduti per la libertà della Patria compare quella di Giovanni Marmo nato a Sala Consilina il 16 aprile del 1924.
Primo di tre fratelli, è stato chiamato alle armi a soli 16 anni ed è partito come militare, su di lui non si hanno notizie certe su come si sia unito alle forze partigiane della Toscana: probabilmente sbandato dopo gli avvenimenti dell’8 settembre del ’43 si rifugia sulle montagne del Casentino e in seguito si aggrega dal 9 novembre dello stesso anno alla 23^ Brigata Pio Borri diventando un componente della banda volante della “Teppa”, operativa tra Casentino, Val di Chiana, Aretino e Senese e guidata da Licio Nencetti, e partecipando a molte azioni con i nomi di battaglia di “Boccanera”, “Napoli” e ” Gianni”.
Il salese non è solo attivo nel trasporto di viveri e nell’approvvigionamento di armi ma ha preso parte anche all’irruzione del 27 febbraio del 1944 all’albergo “Amorosi – Bey” di Bibbiena, durante il quale vengono uccisi e feriti membri della Guardia Nazionale Repubblicana. Nei mesi di marzo ed aprile dello stesso anno il movimento partigiano nel Casentino ha ripreso forza arrivando a decuplicare i propri membri e le azioni. La risposta della Wehrmacht, con le forze della Repubblica Sociale Italiana, non si è fatta attendere e verso la metà del mese di marzo ci sono stati i primi rastrellamenti nazifascisti nel Casentino e poi le stragi.
La mattina del 16 aprile 1944, giorno del suo 20° compleanno, Giovanni è con l’amico e compagno Mario Marapitti, il “Livornese”, a Ciggiano, frazione del comune di Civitella in Val di Chiana in provincia di Arezzo, impegnato in un’azione di approvvigionamento di mezzi e materiali. Dai rapporti della Guardia Nazionale Repubblicana si apprende che stavano cercando di sequestrare un automezzo carico di carbone di proprietà di un uomo della zona e i fascisti, saputo della presenza dei ribelli, si recano nel luogo e li uccidono. Secondo altre fonti Giovanni e Mario vengono passati per le armi seduta stante da un gruppo di SS. A lui e al “Livornese” è stata dedicata il 20 aprile 1947 una lapide commemorativa a Ciggiano, sostituita nel 2014 da un cippo.
Giovanni Marmo è stato riconosciuto dalla Commissione regionale Toscana “Partigiano caduto in combattimento”.
“Sapevamo solo che era morto combattendo e avevamo trovato la data di morte avvenuta nell’Aretino sul sito dei Caduti dell’Esercito – spiegano ad Ondanews la nipote Antonietta Marmo e il pronipote Emilio Antonio Cioffi – Lui era partito come militare, probabilmente è arrivato verso i confini italiani e poi dopo l’8 settembre, iniziando a rientrare, si è dovuto fermare nella zona occupata dai tedeschi. Ci risulta combattesse a Treviso. Secondo quanto riferito dall’Anpi molti giovani non riuscirono a tornare nel Sud Italia e piuttosto che continuare come militari sposarono la causa partigiana. In Toscana lui ha fatto tanto per la gente”.
“Mia mamma ricorda che quando dopo tanti anni hanno trovato le spoglie, che sono rientrate a Sala Consilina, sulla testa aveva un unico foro: fu un’esecuzione – ricorda ancora Antonietta – Mia nonna non parlava mai di mio zio. Siamo venuti a conoscenza di tutta la storia grazie all’interesse di Tonino Spinelli e dell’Anpi Vallo di Diano e Tanagro presieduta da Arianna Marchesano. Non sapevamo neanche del cippo a Ciggiano e proprio loro l’hanno portato agli onori perché altrimenti qui era uno sconosciuto disperso”.
L’Anpi Vallo di Diano e Tanagro, attiva dal 2023, ha proposto anche l’intitolazione di uno spazio pubblico di Sala Consilina alla memoria di Giovanni Marmo.







