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	<title>Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria Archivi - Ondanews.it</title>
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	<title>Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria Archivi - Ondanews.it</title>
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		<title>Farmacia 3.0: mi ammalo continuamente, perchè le mie difese sembrano sempre basse? a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 16:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-mi-ammalo-continuamente-perche-le-mie-difese-sembrano-sempre-basse-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: mi ammalo continuamente, perchè le mie difese sembrano sempre basse? a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-560128 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/difese-immunitarie-farmacie-fb-ok.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/difese-immunitarie-farmacie-fb-ok.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/difese-immunitarie-farmacie-fb-ok-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/difese-immunitarie-farmacie-fb-ok-383x200.jpg 383w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>“Dottore, possibile che prenda tutto? <strong>Mi passa un raffreddore, sto bene dieci giorni e poi ricomincio con la gola.</strong> Una volta non ero così”.</em></p>
<p>È una frase che durante alcuni periodi dell&#8217;anno ascolto continuamente al banco. E la parte che mi interessa di più non è quasi mai quel <em>“prendo tutto”.</em> È ciò che la persona aggiunge subito dopo: <em>“Una volta non ero così”.</em></p>
<p>Qualche tempo fa è entrata in farmacia una donna di cinquantadue anni. Insegna, ha due figli ormai grandi e conduce quella vita che molte persone definirebbero assolutamente normale. Si alza poco dopo le sei, prepara velocemente la colazione, va a scuola, torna a casa nel pomeriggio e continua tra famiglia, spesa, impegni e cose da sistemare. <strong>Non si considera una persona particolarmente stressata.</strong> Eppure negli ultimi mesi ha la sensazione di non riuscire mai a stare completamente bene. Prima il raffreddore. Poi qualche giorno di mal di gola. Due settimane apparentemente tranquille e di nuovo naso chiuso e stanchezza.</p>
<p><strong><em>“Dottore, mi dia qualcosa per alzare le difese”.</em></strong>  Prima di parlare di integratori, però, comincio a farle qualche domanda.  <strong>Le chiedo dell&#8217;intestino.</strong> Mi racconta che da qualche mese è più irregolare e che spesso ha la pancia gonfia. Le chiedo come mangia nei periodi in cui lavora di più. Mi dice che a pranzo capita frequentemente di arrangiarsi e che frutta e verdura non sono sempre presenti come vorrebbe.  A quel punto il discorso sulle difese immunitarie cambia completamente.</p>
<p>Noi immaginiamo spesso il sistema immunitario come<strong> un esercito che bisogna rendere più forte quando arriva l&#8217;inverno.</strong> Ma l&#8217;immunità non funziona così<strong>. È una rete estremamente complessa</strong> che lavora ventiquattro ore al giorno e comunica continuamente con il sistema nervoso, l&#8217;intestino, il metabolismo e persino con il nostro ritmo sonno-veglia.</p>
<p>Una parte enorme del rapporto tra organismo e ambiente passa proprio attraverso le mucose, soprattutto quelle respiratorie e intestinali.<strong> E nell&#8217;intestino vive un ecosistema di microrganismi</strong>, il microbiota, che dialoga continuamente con il sistema immunitario.</p>
<p>Ecco perché, quando una persona mi dice di ammalarsi continuamente, non le chiedo soltanto quante volte ha avuto il raffreddore. <strong>Le chiedo anche come dorme, come mangia, come funziona il suo intestino, quanto stress sta vivendo.</strong> Quanto tempo concede realmente al proprio organismo per recuperare.</p>
<p>Il sonno, per esempio, non è semplicemente il momento nel quale smettiamo di lavorare. Durante la notte il sistema immunitario regola una parte importante della propria attività. <strong>Dormire poco o male per settimane può modificare questa capacità di risposta.</strong></p>
<p>Lo stesso vale per lo stress. Il cortisolo è fondamentale per permetterci di affrontare le richieste della giornata, ma una condizione di stress prolungato può influenzare anche la regolazione della risposta immunitaria. Poi ci sono i nutrienti. <strong>Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, vitamina C, ferro e proteine</strong> partecipano, con ruoli differenti, al normale funzionamento del sistema immunitario. Questo non significa che assumere grandi quantità di vitamine impedisca di ammalarsi. Significa qualcosa di molto più semplice: un sistema complesso può funzionare bene soltanto se dispone delle risorse di cui ha bisogno. Ed è proprio qui che spesso vedo cambiare l&#8217;espressione della persona che ho davanti.</p>
<p>Perché le dico: <em>“Forse il problema non è che incontri più virus di prima. <strong>Forse è il tuo organismo che li incontra con meno risorse per rispondere”</strong>.</em></p>
<p>A quel punto il raffreddore assume un significato diverso. Non significa automaticamente avere “le difese basse”. E certamente non significa che il sistema immunitario sia debole. Ma se gli episodi diventano molto frequenti, se il recupero è sempre più lento e soprattutto se insieme compaiono stanchezza, sonno poco ristoratore, alimentazione disordinata o problemi intestinali, vale la pena osservare l&#8217;organismo nel suo insieme.</p>
<p><strong>Perché l&#8217;immunità non comincia quando prendiamo qualcosa ai primi freddi.</strong> Si costruisce molto prima: nel modo in cui dormiamo, mangiamo, recuperiamo, gestiamo lo stress e ci prendiamo cura del nostro intestino ogni giorno. Ed è probabilmente questa la cosa più importante che vorrei far comprendere a chi entra in farmacia chiedendomi semplicemente qualcosa <em>“per aumentare le difese”.</em></p>
<p>Le nostre difese non sono una manopola che possiamo semplicemente alzare. <strong>Un sistema immunitario sano non deve essere sempre più forte:</strong> deve essere soprattutto equilibrato, pronto a reagire quando serve e capace di tornare alla normalità quando il pericolo è passato.  Per questo non mi piace partire dall&#8217;integratore. Parto dalla persona.</p>
<p>Se quella donna di cinquantadue anni che abbiamo incontrato nella prima parte dorme sei ore, si sveglia stanca, mangia spesso in maniera disordinata, ha l&#8217;intestino irregolare e attraversa da mesi un periodo molto impegnativo, darle semplicemente qualcosa per le difese significherebbe osservare soltanto l&#8217;ultimo anello della catena.</p>
<p>Il primo errore che vedo fare è proprio questo: <strong>aspettare ottobre o novembre, comprare un prodotto per l&#8217;immunità e pensare di avere risolto il problema.</strong> In realtà il sistema immunitario si costruisce ogni giorno.</p>
<p><strong>Cominciamo dal sonno</strong>. Una notte occasionale trascorsa male non cambia le nostre difese, ma settimane di sonno insufficiente possono interferire con la normale regolazione della risposta immunitaria. Per questo, quando una persona mi dice di ammalarsi continuamente e contemporaneamente mi racconta di dormire cinque o sei ore, per me quella informazione è importante almeno quanto sapere quale vitamina sta assumendo.</p>
<p><strong>Poi guardiamo l&#8217;intestino.</strong> Una parte importante del nostro sistema immunitario è associata alle mucose intestinali e il microbiota partecipa al dialogo continuo tra ciò che arriva dall&#8217;esterno e le nostre difese. Questo non significa che qualsiasi raffreddore debba essere trattato con probiotici. Significa che, se insieme alle infezioni ricorrenti troviamo gonfiore, alvo irregolare, alimentazione povera di fibre o una storia recente di antibiotici, può avere senso valutare anche l&#8217;equilibrio intestinale e, quando indicato, scegliere ceppi probiotici appropriati.</p>
<p>L&#8217;alimentazione rappresenta un altro tassello fondamentale. <strong>Non esiste l&#8217;alimento che <em>“aumenta le difese”,</em></strong> ma esiste un organismo che ogni giorno deve produrre cellule, anticorpi, mediatori e nuove strutture. Per farlo ha bisogno di proteine adeguate, vitamine, minerali, grassi essenziali e dell&#8217;energia necessaria. Frutta e verdura diverse durante la settimana, legumi, pesce, uova, cereali poco raffinati, frutta secca e una sufficiente quota proteica fanno molto più per il nostro equilibrio immunitario di quanto immaginiamo. Solo dopo arrivo all&#8217;integrazione.</p>
<p>La vitamina D partecipa alla normale funzione del sistema immunitario, ma non dovrebbe essere utilizzata indiscriminatamente a dosaggi elevati: soprattutto quando si sospetta una carenza, è opportuno valutarne la situazione e scegliere l&#8217;eventuale integrazione in maniera appropriata. Lo zinco è coinvolto nella normale funzione immunitaria e nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo, ma anche in questo caso di più non significa meglio. Un&#8217;integrazione prolungata e non necessaria, soprattutto ad alte dosi, non è una buona strategia.</p>
<p>Anche la vitamina C contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario. La considero però parte di un quadro nutrizionale complessivo, non uno scudo capace da solo di impedirci di prendere un raffreddore.</p>
<p>Quando la storia della persona lo suggerisce, anche la fitoterapia può trovare il proprio spazio. L<strong>&#8216;echinacea, per esempio, viene tradizionalmente utilizzata per il supporto delle vie respiratorie</strong> e delle naturali difese dell&#8217;organismo, ma non è una pianta da assumere automaticamente per mesi da chiunque. Come sempre, bisogna considerare la persona, eventuali patologie, terapie concomitanti e il momento nel quale viene utilizzata.</p>
<p>E poi c&#8217;è lo stress.  È probabilmente l&#8217;elemento che le persone collegano meno facilmente alle proprie difese.<strong> Se il sistema nervoso rimane continuamente in allerta</strong>, se il cortisolo deve accompagnarci attraverso settimane di tensione e contemporaneamente il sonno peggiora, l&#8217;organismo perde una parte della propria capacità di recuperare. In alcune persone può quindi avere più senso lavorare sul recupero e sulla risposta allo stress piuttosto che aggiungere l&#8217;ennesimo prodotto “immunostimolante”. È in questo contesto, quando appropriato, che possiamo ragionare anche su adattogeni come l&#8217;<strong>Ashwagandha:</strong> non perché combatta virus o raffreddori, ma perché può sostenere la capacità dell&#8217;organismo di adattarsi allo stress, quando proprio lo stress rappresenta uno dei tasselli del problema.</p>
<p>Ci sono poi consigli semplicissimi che al banco ripeto continuamente: <strong>muoversi ogni giorno, esporsi all&#8217;aria aperta, non fumare, limitare l&#8217;alcol, curare l&#8217;igiene delle mani</strong> nei periodi di maggiore circolazione dei virus, arieggiare gli ambienti e soprattutto concedere al corpo il tempo necessario per recuperare quando ci ammaliamo. Tornare immediatamente ai ritmi precedenti appena scende la febbre non significa essere più forti. Qualche volta significa semplicemente non aver dato all&#8217;organismo il tempo di completare il proprio recupero.</p>
<p>Naturalmente, se le infezioni sono realmente molto frequenti, particolarmente severe, insolite, durano a lungo o si accompagnano a perdita di peso, febbre persistente, stanchezza importante o altri sintomi, non dobbiamo attribuire tutto allo stress o cercare continuamente nuovi integratori: serve una valutazione medica.</p>
<p>Se anche tu hai la sensazione di prendere continuamente tutto ciò che circola<strong>, passa in farmacia</strong> e raccontami non soltanto quante volte ti sei ammalato. Raccontami come dormi, come mangi, come funziona il tuo intestino, quanto sei stanco e che periodo della tua vita stai attraversando. Da lì possiamo capire se esiste davvero qualcosa da integrare oppure se il primo intervento deve essere altrove.</p>
<p>Perché il compito del Farmacista di Famiglia non è venderti ogni autunno qualcos<em>a “per le difese”.</em> È aiutarti a capire che cosa sta togliendo al tuo organismo le risorse necessarie per difendersi bene.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-mi-ammalo-continuamente-perche-le-mie-difese-sembrano-sempre-basse-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: mi ammalo continuamente, perchè le mie difese sembrano sempre basse? a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè il mal di testa ritorna sempre? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-il-mal-di-testa-ritorna-sempre-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 17:06:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-559489 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/mal-di-testa-fb.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/mal-di-testa-fb.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/mal-di-testa-fb-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/10/mal-di-testa-fb-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>“Dottore, ormai lo riconosco. Comincia qui dietro al collo, poi sale e a metà pomeriggio mi prende tutta la testa. Prendo qualcosa e continuo a lavorare”.</em></p>
<p><strong>Quando una persona mi racconta così il proprio mal di testa</strong>, <strong>una delle prime cose che faccio è non fermarmi alla testa.</strong> Qualche tempo fa è entrata in farmacia una donna di cinquant&#8217;anni. Lavora in uno studio professionale, trascorre buona parte della giornata davanti al computer e, quando esce dall&#8217;ufficio, comincia praticamente il secondo turno della sua giornata: casa, famiglia, telefonate, commissioni, problemi da risolvere. Mi racconta che da qualche mese il mal di testa è diventato quasi un appuntamento. Non tutti i giorni, ma abbastanza frequentemente da aver imparato a riconoscerne l&#8217;arrivo. <em>“Prima sento le spalle dure. Poi il collo comincia a tirare e dopo un po&#8217; arriva quella pressione alla testa. A quel punto prendo una compressa perché non posso certo fermarmi”.</em></p>
<p>Le chiedo quante ore trascorre davanti al computer. <em>“Otto, a volte nove.”</em> Le chiedo quante volte si alza dalla sedia. Mi guarda e sorride.<em> “Quando devo andare in bagno.”</em></p>
<p>Poi le domando quanto beve durante quelle otto ore. Questa volta non risponde subito. È proprio in queste conversazioni che il mio lavoro diventa interessante, perché spesso il sintomo che porta una persona in farmacia è soltanto l&#8217;ultimo pezzo di una storia iniziata molte ore prima.</p>
<p><strong>Naturalmente non tutti i mal di testa sono uguali</strong> e una cefalea nuova, molto intensa, improvvisa, diversa dal solito o accompagnata da altri sintomi deve essere valutata dal medico. Ma esistono anche quei mal di testa ricorrenti che tante persone conoscono da anni e che sembrano comparire soprattutto dopo giornate particolarmente intense. In questi casi dobbiamo guardare anche a ciò che accade al resto del corpo.</p>
<p>Pensiamo a una persona seduta per ore davanti a uno schermo. Gli occhi rimangono continuamente impegnati nella visione ravvicinata. La testa tende progressivamente ad avanzare rispetto alle spalle. I muscoli cervicali devono lavorare per mantenerla in posizione. Le spalle si contraggono. La mandibola, soprattutto nei momenti di maggiore concentrazione, può rimanere serrata senza che ce ne accorgiamo. Nel frattempo arrivano telefonate, problemi, scadenze. Ed <strong>entra in gioco anche il sistema nervoso.</strong></p>
<p>Quando siamo sotto pressione aumenta l&#8217;attivazione simpatica, quella parte del sistema nervoso autonomo che prepara l&#8217;organismo ad affrontare una richiesta. È un meccanismo normale e utilissimo. Ma se rimaniamo in questa condizione per molte ore, la muscolatura tende a mantenere un tono maggiore, il respiro diventa più superficiale e diventa sempre più difficile rilassare realmente collo, spalle e mandibola.</p>
<p>Se a tutto questo aggiungiamo<strong> poca acqua, troppe ore senza mangiare, molto caffè</strong> e una notte durante la quale abbiamo dormito senza recuperare davvero, iniziamo a capire perché concentrarsi soltanto sulla testa può essere riduttivo. Il dolore che compare alle cinque del pomeriggio può cominciare a costruirsi alle nove del mattino. Ed è proprio questo il momento in cui spesso dico alla persona che ho davanti: <em>“<strong>A volte il mal di testa non nasce nella testa.</strong> È lì che il corpo presenta il conto di tutto quello che hai accumulato durante la giornata”. </em>Questa frase cambia la prospettiva. Perché improvvisamente quella persona comincia a collegare il mal di testa alle spalle sempre contratte, alla bottiglia d&#8217;acqua ancora piena sulla scrivania, al pranzo consumato davanti al computer, alle cinque ore consecutive senza essersi mai alzata e alle sere trascorse a rispondere ai messaggi anche quando il corpo avrebbe bisogno di rallentare.</p>
<p><strong>L&#8217;analgesico può essere necessario e utile per controllare un episodio,</strong> ma non può raccontarci perché quel dolore continua a tornare. Ed è questa la domanda che mi interessa di più come Farmacista di Famiglia. Non soltanto: <em>“Cosa posso darti per far passare il mal di testa?”</em> ma soprattutto<em> &#8220;Che cosa succede nelle ore precedenti perché il tuo corpo abbia bisogno di fartelo venire?”</em></p>
<p>Perché qualche volta <strong>il dolore non è semplicemente qualcosa da spegnere.</strong> È il modo più efficace che il corpo ha trovato per dirci che stiamo chiedendo troppo senza concedergli abbastanza tempo per recuperare.</p>
<p>La prima cosa che cerco di capire è che tipo di mal di testa ho davanti. Non tutti possono essere interpretati come semplice conseguenza di stress o tensione muscolare. Un dolore comparso improvvisamente e molto intenso, diverso da quelli abituali, un mal di testa nuovo che tende a peggiorare o che si associa a febbre importante, rigidità del collo, disturbi della vista, difficoltà nel parlare, debolezza, confusione, perdita di sensibilità o che compare dopo un trauma richiede una valutazione medica tempestiva.<strong> Anche una cefalea che cambia caratteristiche o diventa progressivamente più frequente merita un approfondimento.</strong> Il compito del Farmacista di Famiglia non è attribuire tutto allo stress: è anche riconoscere quando quel sintomo deve uscire dalla farmacia ed essere affidato al medico.</p>
<p>Quando invece emerge quella storia che conosco bene, ore davanti al computer, collo e spalle contratti, poca acqua, pasti irregolari, sonno insufficiente e dolore che tende a comparire dopo giornate particolarmente impegnative, possiamo iniziare a lavorare sulle abitudini che precedono l&#8217;episodio. <strong>Uno degli errori più comuni è aspettare il mal di testa per fare qualcosa.</strong> Si lavora per cinque o sei ore senza interrompersi, poi arriva il dolore e si cerca il rimedio. Io preferisco capovolgere il ragionamento: dobbiamo intervenire nelle ore in cui ancora stiamo bene.</p>
<p><strong>Una bottiglia d&#8217;acqua sulla scrivania serve poco se a fine giornata è ancora piena.</strong> Bere regolarmente, senza aspettare di avere sete, è una delle prime abitudini che suggerisco. Anche il digiuno prolungato può diventare un problema in alcune persone:<strong> saltare il pranzo o vivere di caffè fino al pomeriggio può favorire oscillazioni energetiche</strong> che rendono una persona predisposta ancora più vulnerabile.</p>
<p>Poi ci sono collo e spalle. Ogni ora trascorsa davanti allo schermo dovrebbe contenere qualche minuto nel quale cambiamo posizione, ci alziamo, muoviamo le spalle e distogliamo lo sguardo dal monitor. Non occorre trasformare l&#8217;ufficio in una palestra. A volte bastano pochi minuti ripetuti durante la giornata per evitare di arrivare alle cinque del pomeriggio con otto ore di tensione accumulate.Anche<strong> il sonno conta moltissimo.</strong> Un cervello che non recupera adeguatamente durante la notte può diventare più sensibile agli stimoli del giorno successivo.</p>
<p>L&#8217;integrazione può avere un ruolo, ma deve arrivare dopo questo ragionamento.<strong> Il magnesio,</strong> per esempio, partecipa alla normale funzione muscolare e al funzionamento del sistema nervoso e può essere preso in considerazione in alcune persone, soprattutto quando alimentazione, aumentato fabbisogno o altri elementi suggeriscono che possa esserci un apporto non ottimale. Ma non considero il magnesio una soluzione universale per qualsiasi mal di testa.</p>
<p><strong>Anche la fitoterapia deve essere scelta in base alla persona.</strong> Se dietro quella tensione emerge soprattutto un sistema nervoso che fatica a rallentare, piante come <strong>melissa o passiflora</strong> possono trovare spazio in un percorso orientato al rilassamento, soprattutto nelle ore serali. Se invece il problema principale è un sonno poco ristoratore, bisogna prima lavorare sulla qualità del recupero. Non esiste quindi “la pianta per il mal di testa”: esiste una persona con una storia, delle abitudini e un equilibrio da comprendere.</p>
<p>C&#8217;è poi un errore del quale parlo sempre con chi soffre frequentemente di cefalea<strong>: l&#8217;uso troppo frequente degli analgesici.</strong> Sono farmaci preziosi quando servono, ma assumerli ripetutamente e per molti giorni può, paradossalmente, contribuire in alcune persone a mantenere o peggiorare il problema. Se ci accorgiamo che abbiamo sempre più spesso bisogno di una compressa per riuscire ad arrivare a sera, non dobbiamo semplicemente cambiare analgesico: dobbiamo parlarne con il medico e capire perché la frequenza degli episodi sta aumentando.</p>
<p>È qui che ritorniamo alla donna di cinquant&#8217;anni della nostra storia. Probabilmente il cambiamento più importante per lei non sarà trovare qualcosa di più forte da prendere alle cinque del pomeriggio. Sarà arrivare alle cinque avendo bevuto regolarmente, mangiato con calma, fatto qualche pausa, mosso collo e spalle e, soprattutto, dormito abbastanza la notte precedente.</p>
<p>Se il tuo mal di testa ritorna continuamente, non abituarti semplicemente alla sua presenza e non considerare normale dover ricorrere sempre più spesso a qualcosa per riuscire a continuare la giornata.<strong> Passa in farmacia e raccontami</strong> quando compare, come dormi, quanto bevi, come lavori, cosa mangi e cosa succede nelle ore precedenti. E quando ci sono elementi che richiedono un approfondimento, sarà altrettanto importante indirizzarti al medico.</p>
<p>Perché essere<strong> Farmacista di Famiglia</strong> significa anche questo: <strong>non cercare soltanto qualcosa che faccia passare il dolore</strong>, ma aiutarti a capire perché il tuo corpo continua a chiederti attenzione proprio attraverso quel dolore.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-il-mal-di-testa-ritorna-sempre-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè il mal di testa ritorna sempre? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè mi compare continuamente l&#8217;afta? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 16:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-559002 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/afte-fb-ok.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/afte-fb-ok.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/afte-fb-ok-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/afte-fb-ok-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>“<strong>Dottore, appena mi passa un&#8217;afta, dopo qualche settimana ne compare un&#8217;altra.</strong> Ormai mangiare è diventato un tormento&#8221;.</em></p>
<p>È una frase che ascolto spesso in farmacia. A pronunciarla sono persone di ogni età, ma il più delle volte si tratta di adulti tra i quaranta e i sessant&#8217;anni che conducono una vita intensa. Lavorano molto, dormono poco, mangiano spesso in fretta e attribuiscono quelle <strong>piccole ulcere della bocca</strong> semplicemente a un alimento troppo caldo o a un momento di stress.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrata in farmacia un&#8217;insegnante di quarantanove anni. Passa gran parte della giornata a parlare, entra ed esce continuamente dalle classi e, quando arriva a casa, continua a preparare lezioni e correggere compiti. Mi racconta che da quasi un anno le afte ritornano con una regolarità impressionante e che a pranzo spesso mangia un panino o qualcosa di veloce e che la carne la consuma sempre meno.</p>
<p>Molte persone <strong>pensano che le afte siano soltanto una piccola infiammazione della bocca</strong>. In realtà la mucosa del cavo orale è uno dei tessuti che si rinnova più rapidamente di tutto il nostro organismo. Ogni giorno milioni di cellule vengono sostituite per mantenere quella barriera integra, resistente ai batteri e capace di guarire rapidamente dopo ogni piccolo trauma.</p>
<p>Per fare questo lavoro, però, il nostro organismo ha bisogno di tutti gli strumenti necessari. <strong>Vitamine del gruppo B, ferro e zinco</strong> partecipano al normale rinnovamento cellulare e al corretto funzionamento del sistema immunitario. Se questi nutrienti diventano insufficienti oppure se il sistema immunitario è messo sotto pressione da periodi di stress prolungato, sonno scarso o alimentazione poco equilibrata, la mucosa può diventare più fragile e meno capace di ripararsi.<strong> Questo non significa che ogni afta nasconda una carenza nutrizionale.</strong></p>
<p>Significa però che, quando le afte ritornano frequentemente, il nostro organismo potrebbe starci chiedendo di guardare oltre quella piccola lesione bianca che vediamo allo specchio. Perché il nostro organismo parla attraverso piccoli segnali molto prima che compaiano problemi più importanti. E le afte ricorrenti sono spesso uno di quei messaggi che ci invitano a prenderci cura dell&#8217;equilibrio del sistema immunitario, dell&#8217;alimentazione e della salute delle nostre mucose, invece di limitarci a cercare un gel che allevi il dolore per qualche giorno.</p>
<p>L&#8217;errore più comune è limitarsi ad applicare un gel ogni volta che compare un&#8217;afta. Quei prodotti sono molto utili perché riducono il dolore e proteggono la lesione, ma se il problema si ripresenta continuamente significa che dobbiamo andare un po&#8217; più in profondità.</p>
<p>La mucosa della bocca è uno dei tessuti che si rinnova più velocemente del nostro organismo. Per mantenersi integra ha bisogno di cellule sane, di un sistema immunitario efficiente e di tutti i nutrienti necessari per riparare rapidamente i piccoli traumi quotidiani provocati dal cibo, dai denti o semplicemente dalla masticazione.</p>
<p><strong>Quando l&#8217;alimentazione diventa povera o poco varia </strong>oppure quando <strong>l&#8217;organismo attraversa un periodo di intenso stress,</strong> alcune carenze possono rendere questo processo meno efficiente. Le vitamine del gruppo B, in particolare<strong> la vitamina B12 e l&#8217;acido folico,</strong> insieme al ferro e allo zinco, svolgono un ruolo importante nel rinnovamento delle mucose e nel normale funzionamento del sistema immunitario. In alcune persone, soprattutto se le afte sono frequenti e associate a stanchezza, pallore o affaticamento, può essere opportuno valutare con il medico l&#8217;eventuale presenza di queste carenze attraverso esami specifici.</p>
<p>Anche lo stress ha un ruolo che spesso viene sottovalutato. Non perché &#8220;faccia venire le afte&#8221; direttamente, ma perché può modificare il funzionamento del sistema immunitario e ridurre la capacità dell&#8217;organismo di controllare le piccole infiammazioni. Non è un caso che molte persone raccontino di sviluppare le afte proprio nei periodi di maggiore pressione lavorativa, durante gli esami universitari o dopo settimane di sonno insufficiente.</p>
<p>Ci sono poi alcune abitudini che possono contribuire al problema: <strong>fumare, utilizzare dentifrici particolarmente aggressivi</strong> in soggetti predisposti, consumare frequentemente<strong> alimenti molto acidi o piccanti</strong> e <strong>trascurare l&#8217;igiene orale</strong> possono aumentare l&#8217;irritazione della mucosa.</p>
<p>Naturalmente esistono situazioni che meritano maggiore attenzione. <strong>Se le afte sono molto grandi, durano oltre due settimane,</strong> sono estremamente dolorose, compaiono insieme a febbre o interessano frequentemente anche altre parti del corpo, <strong>è importante rivolgersi al medico per escludere patologie</strong> che richiedono una valutazione specifica.</p>
<p>Quando invece il problema è legato a un periodo di stress o a un aumentato fabbisogno nutrizionale, un&#8217;integrazione personalizzata può rappresentare un valido aiuto. Le vitamine del gruppo B, il ferro e lo zinco, quando realmente necessari, possono sostenere il normale rinnovamento delle mucose e la funzione del sistema immunitario. Anche alcuni prodotti barriera o gel protettivi possono ridurre il dolore e favorire la guarigione locale, permettendo di mangiare e parlare con meno fastidio.</p>
<p>Negli anni ho imparato che le afte ricorrenti raccontano quasi sempre una storia più grande della piccola lesione che vediamo allo specchio. Raccontano di un organismo che, in quel momento, sta chiedendo qualche attenzione in più.</p>
<p>C&#8217;è una frase che ripeto spesso ai miei clienti: &#8220;<em>L&#8217;afta è piccola, ma il messaggio che porta può essere molto più grande&#8221;. </em>Per questo motivo <strong>non mi piace limitarmi a far scomparire il dolore.</strong> Preferisco aiutare le persone a capire perché quella mucosa continua a infiammarsi.</p>
<p>Se anche tu soffri di afte che ritornano spesso, non considerarle una semplice fatalità. <strong>Passa in farmacia o parlane con il tuo farmacista di fiducia</strong>. Insieme possiamo valutare le tue abitudini, l&#8217;alimentazione, lo stile di vita e capire se è opportuno approfondire la presenza di eventuali carenze o individuare il supporto più adatto.</p>
<p>Perché il mio lavoro, come<strong> Farmacista di Famiglia,</strong> non è soltanto alleviare un fastidio, ma aiutarti a comprendere i segnali che il tuo corpo ti invia ogni giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-compare-continuamente-lafta-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè mi compare continuamente l&#8217;afta? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè spesso i polpacci si contraggono? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-spesso-i-polpacci-si-contraggono-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:39:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-558595 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/crampi-polpacci.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/crampi-polpacci.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/crampi-polpacci-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/crampi-polpacci-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em><strong>&#8220;Dottore, è quasi sempre di notte.</strong> Sto dormendo tranquillo e all&#8217;improvviso mi sveglio con <strong>un dolore fortissimo al polpaccio.</strong> Mi devo alzare dal letto perché sembra che il muscolo si sia annodato.&#8221;</em></p>
<p>È una delle domande che ascolto più frequentemente durante i mesi estivi, ma non solo. A farmela sono <strong>persone molto diverse tra loro</strong>: chi lavora molte ore in piedi, chi cammina tanto, chi pratica sport solo nel fine settimana e anche chi conduce una vita piuttosto sedentaria.</p>
<p>Qualche giorno fa è entrata in farmacia una parrucchiera. Trascorre quasi tutta la giornata in piedi, si muove continuamente da una cliente all&#8217;altra e, quando arriva la sera, sente le gambe pesanti. Mi racconta che il problema è iniziato da qualche mese.</p>
<p><em>&#8220;Durante il giorno sto abbastanza bene. Ma la notte, all&#8217;improvviso, il polpaccio si blocca. Il dolore è così forte che devo alzarmi, camminare e massaggiarlo prima che passi&#8221;.</em></p>
<p>Le chiedo <strong>quanto beve durante la giornata,</strong> se la sera sente anche le gambe più pesanti del solito. Annuisce immediatamente. Quella risposta mi fa capire che il crampo, molto probabilmente, non è il vero problema.</p>
<p>Molte persone pensano che un crampo significhi semplicemente<strong><em> &#8220;mancanza di magnesio&#8221;.</em></strong> In realtà il nostro organismo è molto più complesso. Un muscolo si contrae e si rilassa grazie a un <strong>equilibrio perfetto</strong> tra <strong>sistema nervoso, circolazione sanguigna, acqua, sali minerali ed energia cellulare.</strong> Basta che uno solo di questi elementi inizi a funzionare meno bene perché il muscolo diventi più facilmente irritabile. Il polpaccio, più di altri muscoli, lavora continuamente senza che ce ne rendiamo conto. Ogni passo che facciamo, ogni volta che ci alziamo in piedi, ogni volta che restiamo fermi a lungo, entra in azione per sostenere il peso del corpo e favorire il ritorno del sangue verso il cuore. Per questo motivo viene spesso definito una vera e propria &#8220;pompa venosa naturale&#8221;. Quando durante la giornata <strong>beviamo poco, sudiamo molto, rimaniamo molte ore in piedi</strong> o seduti oppure la circolazione rallenta, questo muscolo è costretto a lavorare in condizioni meno favorevoli.</p>
<p>Con il passare delle ore aumenta la fatica e, se si aggiunge anche una lieve alterazione dell&#8217;equilibrio dei sali minerali o una ridotta idratazione, il muscolo può reagire con una contrazione improvvisa e involontaria.</p>
<p>Ed è proprio durante la notte che questo accade più facilmente. Il corpo si rilassa, cambiano i segnali nervosi diretti ai muscoli e quel polpaccio che ha lavorato per tutta la giornata mostra improvvisamente tutta la sua fatica. Perché il nostro corpo parla molto prima che compaia una malattia. <strong>E i crampi notturni sono spesso uno di quei piccoli segnali</strong> che ci invitano a prenderci cura dell&#8217;idratazione, della circolazione e dell&#8217;equilibrio del nostro organismo, invece di limitarci a spegnere il sintomo quando ormai ci ha già svegliati nel cuore della notte.</p>
<p>Il crampo è il risultato finale di un muscolo che, per diverse ragioni, è diventato più &#8220;irritabile&#8221;. Se durante la giornata abbiamo bevuto poco, perso molti liquidi con il caldo o con la sudorazione, lavorato per ore in piedi oppure siamo rimasti troppo tempo seduti senza muoverci, il polpaccio arriva alla sera già affaticato. In queste condizioni basta <strong>un piccolo stimolo perché il muscolo si contragga</strong> in modo improvviso e doloroso.</p>
<p>Anche la circolazione ha un ruolo fondamentale. Il polpaccio funziona come una vera pompa che aiuta il sangue a risalire verso il cuore. Se questa pompa lavora male, perché ci muoviamo poco o perché trascorriamo molte ore immobili, il muscolo riceve meno ossigeno e tende ad affaticarsi più facilmente. Ecco perché chi soffre di gambe pesanti o di insufficienza venosa racconta spesso di avere anche crampi notturni. <strong>L&#8217;idratazione è un altro aspetto spesso sottovalutato.</strong> Molte persone sono convinte di bere abbastanza, ma quando faccio qualche domanda mi accorgo che spesso non raggiungono nemmeno un litro d&#8217;acqua al giorno. Nei mesi estivi, o in chi assume farmaci diuretici, questa carenza può diventare ancora più evidente. Un organismo poco idratato rende più difficile il corretto funzionamento delle cellule muscolari.</p>
<p>Esistono poi situazioni che meritano maggiore attenzione. Alcuni farmaci, come i <strong>diuretici o le statine,</strong> possono favorire la comparsa dei <strong>crampi in alcune persone</strong>. Anche alcune condizioni metaboliche o vascolari possono manifestarsi con questo sintomo. Per questo motivo, quando i crampi sono molto frequenti, interessano sempre la stessa gamba, compaiono anche durante il giorno o sono associati a gonfiore, dolore persistente o debolezza muscolare,<strong> è importante parlarne con il proprio medico per individuarne la causa.</strong></p>
<p>Quando il problema è legato allo stile di vita, il primo trattamento è spesso il più semplice:<strong> bere regolarmente durante tutta la giornata</strong>, aumentare l&#8217;apporto di liquidi quando fa caldo, fare qualche minuto di <strong>stretching dei polpacci</strong> prima di andare a dormire e camminare ogni giorno per riattivare la pompa muscolare. Sono piccoli gesti che, ripetuti con costanza, possono ridurre sensibilmente la frequenza dei crampi. Se dall&#8217;anamnesi emerge un aumentato fabbisogno o un apporto insufficiente, anche il magnesio può rappresentare un valido supporto, soprattutto nei periodi di intensa sudorazione o di maggiore affaticamento muscolare. In alcuni casi può essere utile associarlo al potassio, ma questa scelta deve essere personalizzata, perché non tutte le persone hanno le stesse necessità. Quando prevale una componente di insufficienza venosa, può essere utile valutare anche sostanze come diosmina, esperidina, centella asiatica, vite rossa o rusco, sempre nell&#8217;ambito di una consulenza personalizzata.</p>
<p>Negli anni ho imparato che il corpo raramente ci manda un segnale isolato. Chi soffre di crampi notturni spesso racconta anche di <strong>gambe pesanti, scarsa idratazione, stanchezza</strong> a fine giornata o lunghi periodi trascorsi in piedi. Mettendo insieme tutti questi elementi, il sintomo acquista finalmente un significato.</p>
<p>Se anche tu soffri spesso di crampi ai polpacci, non accontentarti di cercare un rimedio per il dolore. <strong>Passa in farmacia o parlane con il tuo farmacista di fiducia</strong>. Insieme possiamo capire se il problema nasce da una semplice disidratazione, da un aumentato fabbisogno di sali minerali, da una circolazione che ha bisogno di essere sostenuta o da una condizione che merita un approfondimento. Perché il mio lavoro, come <strong>Farmacista di Famiglia,</strong> non è soltanto alleviare un sintomo, ma aiutarti a comprenderne la causa per prevenirne il ritorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-spesso-i-polpacci-si-contraggono-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè spesso i polpacci si contraggono? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè mi sento sempre disidratato anche se bevo? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-sento-sempre-disidratato-anche-se-bevo-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 15:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-558134 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/idratazione.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/idratazione.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/idratazione-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/09/idratazione-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore, bevo quasi <strong>due litri d&#8217;acqua al giorno</strong>, eppure<strong> ho sempre la sensazione di avere sete</strong>. È come se il mio corpo non riuscisse a trattenere l&#8217;acqua&#8221;.</em></p>
<p>Quando ascolto questa frase, difficilmente penso che il problema sia semplicemente bere poco. Negli ultimi anni sempre più persone arrivano in farmacia convinte di fare tutto nel modo giusto. Tengono una bottiglietta sulla scrivania, bevono durante la giornata e, soprattutto nei mesi estivi, cercano di aumentare ancora di più l&#8217;acqua. Eppure continuano ad avvertire bocca asciutta, stanchezza, pelle meno elastica, urine molto concentrate o al contrario la sensazione che l&#8217;acqua &#8220;passi subito&#8221; senza dare alcun beneficio.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrata una donna di cinquantacinque anni. Lavora come segretaria in uno studio professionale. Da quando è arrivato il caldo ha iniziato a bere molto di più. Ha sempre una bottiglia accanto al computer e si impegna a svuotarla almeno tre volte durante la giornata. Eppure mi racconta che verso il pomeriggio si sente stanca, ha la bocca asciutta e una continua sensazione di sete.</p>
<p>Mi guarda e mi dice:<em> &#8220;Non riesco a capirlo. Bevo più di prima, ma mi sento più disidratata.&#8221;</em> Le faccio qualche domanda.</p>
<p><strong>Mangia spesso in fretta, salta la frutta</strong> perché dice di non avere tempo, <strong>consuma pochi legumi</strong> e molte volte il pranzo consiste in un panino o in un piatto di pasta veloce. Durante il giorno beve molta acqua, ma suda parecchio e, quando arriva a casa, si sente completamente scarica. In realtà il nostro organismo è molto più intelligente e molto più complesso. L&#8217;acqua da sola non basta.</p>
<p>Il nostro corpo è composto per oltre la metà da acqua, <strong>ma questa acqua non può svolgere il suo lavoro se manca ciò che le permette di entrare nelle cellule,</strong> di distribuirsi correttamente nei tessuti e di partecipare alle migliaia di reazioni biologiche che avvengono ogni giorno. Quando beviamo, l&#8217;acqua non rimane semplicemente nello stomaco. <strong>Deve essere assorbita dall&#8217;intestino,</strong> entrare nel circolo sanguigno, raggiungere le cellule e mantenere il giusto equilibrio insieme ai minerali che regolano questo delicato sistema. È qui che entrano in gioco gli elettroliti.</p>
<p>Minerali come<strong> sodio, potassio e magnesio</strong> funzionano come veri regolatori della distribuzione dell&#8217;acqua nel nostro organismo. Senza un equilibrio corretto, possiamo bere molto ma utilizzare quell&#8217;acqua in modo meno efficiente. Ma c&#8217;è un altro protagonista di cui si parla poco: <strong>l&#8217;intestino.</strong></p>
<p>Molte persone pensano all&#8217;intestino soltanto quando hanno gonfiore o difficoltà digestive. In realtà è proprio<strong> lì che avviene gran parte dell&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua e dei minerali.</strong> Se l&#8217;intestino è infiammato, irritato o alterato da un&#8217;alimentazione poco equilibrata, il processo di assorbimento può diventare meno efficiente. È come cercare di riempire una spugna che ha perso parte della sua capacità di trattenere l&#8217;acqua. <strong>Anche lo stress ha un ruolo importante.</strong> Quando viviamo settimane di tensione continua, il sistema nervoso e gli ormoni dello stress modificano numerosi meccanismi di regolazione dell&#8217;organismo, influenzando indirettamente anche l&#8217;equilibrio dei liquidi e dei minerali. È uno dei motivi per cui molte persone riferiscono una maggiore sensazione di sete proprio nei periodi più impegnativi.</p>
<p>Ed è qui che, durante la consulenza, mi piace cambiare completamente prospettiva.<strong> Perché il corpo non ha bisogno soltanto di acqua.</strong> Ha bisogno di poterla trasformare in energia, equilibrio e benessere.</p>
<p>E quando continuiamo ad avere sete nonostante beviamo molto, forse il nostro organismo non ci sta chiedendo semplicemente un altro bicchiere d&#8217;acqua. Forse ci sta invitando a guardare molto più in profondità.</p>
<p><strong>Bere è fondamentale,</strong> soprattutto nei mesi più caldi, ma se il corpo continua a mandarti gli stessi segnali nonostante tu stia già assumendo una quantità adeguata di acqua, probabilmente vale la pena chiedersi che cosa stia succedendo dopo quel bicchiere.<strong> L&#8217;acqua deve essere assorbita, distribuita e trattenuta nel modo corretto</strong>. È questo che fa davvero la differenza.</p>
<p>L&#8217;errore più frequente è pensare all&#8217;idratazione come a una semplice questione di litri. C&#8217;è chi beve moltissimo in poche ore e poi quasi nulla per il resto della giornata, chi sostituisce spesso l&#8217;acqua con caffè o bevande zuccherate e chi, nel tentativo di bere di più, dimentica completamente il ruolo dell&#8217;alimentazione. In realtà una buona parte dell&#8217;acqua che utilizziamo ogni giorno arriva anche da frutta, verdura e alimenti ricchi naturalmente di liquidi e minerali.</p>
<p>Un altro aspetto che spesso passa inosservato riguarda proprio gli elettroliti. Quando sudiamo molto, soprattutto in estate o durante un&#8217;attività fisica intensa, non perdiamo soltanto acqua. Insieme al sudore perdiamo anche minerali preziosi come sodio, potassio e magnesio, indispensabili per mantenere il corretto equilibrio dei liquidi dentro e fuori dalle cellule. Se queste perdite non vengono compensate, possiamo continuare a bere ma avere comunque la sensazione di non recuperare completamente.</p>
<p>Anche l&#8217;intestino svolge un ruolo molto più importante di quanto immaginiamo. È qui che l&#8217;acqua e i minerali vengono assorbiti.<strong> Se il microbiota è alterato, se l&#8217;alimentazione è povera di fibre o se l&#8217;intestino vive una condizione di infiammazione di basso grado</strong>, la capacità di utilizzare correttamente acqua e nutrienti può diminuire. Per questo motivo, quando una persona mi dice di sentirsi sempre disidratata, non mi fermo mai al bicchiere d&#8217;acqua. Chiedo anche come funziona il suo intestino, se soffre di gonfiore, se evacua regolarmente e come si alimenta durante la giornata.</p>
<p>Quando il quadro lo richiede, può essere utile sostenere l&#8217;organismo con un&#8217;integrazione mirata. <strong>Il magnesio contribuisce all&#8217;equilibrio elettrolitico,</strong> al normale metabolismo energetico e alla funzione muscolare, risultando particolarmente utile nei periodi di maggiore sudorazione. Se l&#8217;alimentazione è povera di frutta e verdura o vi sono aumentati fabbisogni, può essere opportuno valutare anche l&#8217;apporto degli altri minerali coinvolti nell&#8217;idratazione cellulare. Non perché sostituiscano l&#8217;acqua, ma perché aiutano il corpo a utilizzarla in modo più efficace.</p>
<p>Se durante il colloquio emergono gonfiore, digestione lenta o alterazioni dell&#8217;alvo, può essere utile lavorare anche sull&#8217;intestino. In alcune situazioni probiotici selezionati e fibre solubili possono contribuire a riequilibrare il microbiota e a migliorare la funzionalità intestinale. Ancora una volta, non perché &#8220;facciano bere meglio&#8221;, ma perché un intestino che lavora bene assorbe meglio acqua e nutrienti.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro protagonista spesso dimenticato: lo stress. Quando il sistema nervoso vive settimane di continua tensione, anche gli ormoni che regolano l&#8217;equilibrio dei liquidi possono modificare il loro funzionamento. Se la sensazione di stanchezza, tensione e difficoltà di recupero accompagna quella di disidratazione, può essere utile valutare un supporto con adattogeni come <strong>l&#8217;Ashwagandha</strong>, che aiutano l&#8217;organismo a migliorare la capacità di adattarsi allo stress. Non aumentano direttamente l&#8217;idratazione, ma favoriscono il recupero di un equilibrio generale che coinvolge molti sistemi del nostro organismo.</p>
<p>Ci sono poi piccoli consigli che ripeto ogni giorno al banco e che spesso vengono sottovalutati. Bere poco e spesso durante tutta la giornata è molto più efficace che assumere grandi quantità d&#8217;acqua tutte insieme. <strong>Consumare ogni giorno frutta e verdura di stagione</strong>, limitare l&#8217;eccesso di alcol e di bevande zuccherate, non abusare del sale ma nemmeno eliminarlo completamente senza motivo, fare movimento regolare e dormire a sufficienza sono gesti semplici che aiutano il corpo a mantenere il proprio equilibrio idrico.</p>
<p>Negli anni ho imparato che il nostro organismo è straordinariamente intelligente. Quando continua a farci sentire assetati nonostante beviamo, non sempre ci sta chiedendo un altro bicchiere d&#8217;acqua. Molto più spesso ci sta dicendo che il modo in cui stiamo gestendo alimentazione, intestino, recupero e stress merita di essere osservato con maggiore attenzione.</p>
<p>C&#8217;è una frase che amo ripetere ai miei clienti: <em>&#8220;L&#8217;idratazione non è soltanto ciò che bevi. È ciò che il tuo corpo riesce davvero a trattenere, utilizzare e trasformare in energia.&#8221;</em> È una prospettiva completamente diversa, ma è quella che permette di comprendere davvero il problema.</p>
<p>Se anche tu hai la sensazione di bere molto senza sentirti davvero idratato, <strong>non limitarti ad aumentare la quantità d&#8217;acqua.</strong> Passa in farmacia o chiamami. Insieme possiamo capire se quel messaggio nasce dall&#8217;intestino, dall&#8217;alimentazione, da una perdita di minerali, dallo stress o semplicemente da un organismo che ha bisogno di ritrovare il proprio equilibrio.</p>
<p>Perché il mio lavoro, come <strong>Farmacista di Famiglia,</strong> non è soltanto consigliarti un integratore. È aiutarti a comprendere il linguaggio del tuo corpo e accompagnarti verso un benessere che duri nel tempo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-sento-sempre-disidratato-anche-se-bevo-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè mi sento sempre disidratato anche se bevo? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè il pomeriggio mi cala l&#8217;attenzione? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 17:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-il-pomeriggio-mi-cala-lattenzione-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè il pomeriggio mi cala l&#8217;attenzione? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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<p><em><strong>&#8220;Dottore, fino all&#8217;ora di pranzo riesco a fare tutto</strong>. <strong>Poi, verso le tre del pomeriggio,</strong> <strong>è come se qualcuno spegnesse il cervello.</strong> Rileggo la stessa e-mail tre volte e faccio fatica persino a prendere una decisione&#8221;.</em></p>
<p>Quando sento questa frase non penso mai, come prima cosa, a un problema di concentrazione. Penso alla persona che ho davanti.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrato in farmacia un uomo: è uno di quei <strong>professionisti che vivono con il telefono sempre acceso</strong>, le scadenze che si rincorrono e la testa piena di numeri. La mattina arriva in ufficio molto presto. Le prime ore scorrono veloci: telefonate, clienti, documenti, decisioni da prendere. Mi racconta che fino all&#8217;una si sente lucido, veloce, quasi instancabile. Poi arriva il pranzo.</p>
<p><strong>Mangia in fretta,</strong> spesso davanti al computer, perché c&#8217;è sempre qualcosa di urgente da terminare. Beve un caffè e riprende subito a lavorare. È proprio lì che succede qualcosa. <em>&#8220;Verso le tre mi sembra di entrare nella nebbia. Non è sonno. <strong>È come se il cervello rallentasse.</strong> Le cose che la mattina risolvevo in cinque minuti diventano improvvisamente difficili. Mi innervosisco perché il lavoro c&#8217;è, ma la testa non mi segue più&#8221;.</em></p>
<p>Mentre lo ascoltavo mi colpiva un particolare. <strong>Non era stanco nel corpo. Era stanco nella mente.</strong> Gli ho chiesto come dormisse. Anche la sera continua a pensare ai problemi del giorno successivo. Prima di addormentarsi controlla ancora le e-mail. <strong>Al mattino si alza già con la sensazione di dover correre.</strong></p>
<p>Il nostro cervello è l&#8217;organo che consuma più energia in assoluto. Pur rappresentando una piccola parte del peso corporeo, utilizza circa un quinto dell&#8217;energia disponibile. Ogni telefonata, ogni scelta, ogni calcolo, ogni riunione, ogni problema da risolvere richiede carburante. <strong>Ma il cervello non è una macchina. Ha bisogno di recuperare.</strong> Ha bisogno di pause. Ha bisogno di sonno. Ha bisogno di ritrovare equilibrio.</p>
<p>Quando tutto questo manca, continua comunque a lavorare. Lo fa grazie ai meccanismi di compensazione dell&#8217;organismo, sostenuti anche dal cortisolo, l&#8217;ormone che ci permette di affrontare le richieste della giornata. Al mattino il cortisolo raggiunge fisiologicamente il suo livello più alto: è lui che ci aiuta a svegliarci, ad attivarci e ad affrontare gli impegni. Con il passare delle ore, però, questo livello dovrebbe diminuire gradualmente, lasciando spazio a un consumo più equilibrato delle energie.</p>
<p>Se però dormiamo poco, viviamo settimane di stress continuo e chiediamo al cervello di rimanere sempre in allerta, questo delicato equilibrio inizia lentamente a modificarsi. Il risultato è che il cervello continua a lavorare ma a un costo sempre più elevato. Ed è proprio il pomeriggio il momento in cui questo costo diventa evidente. Molti pensano che il responsabile sia il pranzo. In realtà il pranzo è soltanto il momento in cui il cervello smette di riuscire a nascondere la fatica accumulata. È un concetto che sorprende quasi tutti.</p>
<p>Il problema non è che il tuo cervello smette di funzionare nel pomeriggio. Il problema è che arriva al pomeriggio dopo aver lavorato per ore senza avere davvero il tempo di recuperare.</p>
<p>Ed è proprio questo il messaggio più importante. Il calo di attenzione non è un nemico da combattere con l&#8217;ennesimo caffè. È una conversazione che il tuo corpo sta cercando di aprire con te. E quando impariamo ad ascoltarla, spesso scopriamo che il problema non è il pomeriggio. Il problema è tutto quello che succede prima. Prima di chiedersi cosa prendere, bisogna capire perché il cervello sta chiedendo aiuto.</p>
<p><strong>L&#8217;errore più comune è cercare di forzare il cervello a lavorare ancora di più.</strong> Il secondo, il terzo o addirittura il quarto caffè della giornata possono dare una sensazione momentanea di maggiore lucidità, ma non restituiscono l&#8217;energia che il cervello ha già consumato. È un po&#8217; come aumentare il volume della musica per coprire il rumore del motore: per qualche minuto sembra funzionare, ma il motore continua a chiedere manutenzione.</p>
<p><strong>Anche il pranzo viene spesso accusato ingiustamente.</strong> Molti eliminano la pasta, mangiano pochissimo o addirittura saltano il pasto pensando di evitare il calo di attenzione. In realtà il cervello ha bisogno di un apporto costante di nutrienti. Il problema non è mangiare, ma come mangiamo. Un pasto molto ricco di zuccheri semplici o consumato in pochi minuti davanti al computer favorisce rapide oscillazioni della glicemia e dell&#8217;insulina che possono accentuare la sensazione di stanchezza. Un pranzo equilibrato, con una buona quota di verdure, proteine, cereali integrali e grassi di buona qualità, fornisce invece un&#8217;energia più stabile e aiuta il cervello a lavorare meglio nel corso del pomeriggio. <strong>Anche l&#8217;idratazione viene spesso sottovalutata.</strong> Una lieve disidratazione è sufficiente per ridurre concentrazione, memoria e velocità di ragionamento. Bere poco e vivere molte ore in ambienti climatizzati può accentuare quella sensazione di testa pesante che tante persone descrivono.</p>
<p><strong>Ma c&#8217;è un protagonista che non possiamo ignorare: il sonno.</strong> Durante la notte il cervello non si spegne. Al contrario, elimina sostanze di scarto, consolida la memoria, riorganizza le informazioni e ricostituisce parte delle proprie riserve energetiche. Se questo recupero è insufficiente, il conto arriva quasi sempre nel pomeriggio del giorno successivo.</p>
<p>Quando il quadro è questo, può essere utile sostenere il cervello in modo ragionato. Alcuni nutrienti coinvolti nella produzione di energia cellulare e nel normale funzionamento del sistema nervoso, come<strong> il magnesio</strong> e alcune <strong>vitamine del gruppo B</strong>, possono contribuire a ridurre la sensazione di affaticamento quando vi è un aumentato fabbisogno o un apporto insufficiente. Se invece il problema nasce soprattutto da un periodo di stress prolungato, adattogeni come l&#8217;<strong>Ashwagandha</strong> possono aiutare l&#8217;organismo a migliorare la capacità di adattamento, favorendo un recupero più efficace. In alcune persone anche la<strong> Rodiola</strong> rappresenta un valido supporto quando prevalgono affaticamento mentale e ridotta resistenza allo stress. Non sono sostituti del riposo, ma strumenti che possono accompagnare un cambiamento più ampio dello stile di vita.</p>
<p>Ci sono poi piccoli consigli che do quasi ogni giorno al banco e che spesso fanno una differenza sorprendente. <strong>Fermarsi almeno venti minuti per pranzare senza continuare a lavorare,</strong> fare una breve passeggiata di dieci minuti dopo il pasto, <strong>bere regolarmente</strong> durante tutta la giornata e concedersi qualche minuto di pausa tra un&#8217;attività e l&#8217;altra aiutano il cervello a recuperare senza dover attendere la sera. Anche imparare a <strong>staccare davvero dal lavoro nelle ultime ore della giornata</strong> e <strong>ridurre l&#8217;esposizione agli schermi prima di dormire</strong> favoriscono un sonno più ristoratore e, di conseguenza, una maggiore lucidità il giorno successivo.</p>
<p><strong>Negli anni ho capito che il cervello è molto generoso.</strong> Continua a lavorare anche quando gli chiediamo troppo. Ma, prima o poi, trova il modo di farci capire che sta consumando più energia di quella che riesce a recuperare. Il calo di attenzione del pomeriggio è spesso uno di questi messaggi.</p>
<p>C&#8217;è una frase che ripeto spesso ai miei clienti: <em>&#8220;La concentrazione non si costruisce alle tre del pomeriggio. Si costruisce la notte prima, durante la mattina e con le scelte che fai in ogni momento della giornata&#8221;.</em> È una frase semplice, ma cambia completamente il modo di guardare questo disturbo.</p>
<p><strong>Se anche tu,</strong> ogni pomeriggio, <strong>senti che la mente rallenta e fai sempre più fatica a mantenere la concentrazione,</strong> non limitarti a cercare l&#8217;ennesimo caffè. <strong>Passa in farmacia</strong> <strong>o</strong> <strong>chiamami.</strong> Insieme possiamo capire se quel messaggio nasce da un sonno poco ristoratore, da un&#8217;alimentazione non equilibrata, da uno stress che dura da troppo tempo o da un organismo che ti sta semplicemente chiedendo di recuperare meglio.</p>
<p>Perché il mio lavoro, come Farmacista di Famiglia, non è soltanto aiutarti a stare meglio oggi, ma insegnarti ad ascoltare quei piccoli segnali che possono fare una grande differenza per la tua salute di domani.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-il-pomeriggio-mi-cala-lattenzione-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè il pomeriggio mi cala l&#8217;attenzione? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: sentirsi agitati senza un reale motivo &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sentirsi-agitati-senza-un-reale-motivo-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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<p><em>&#8220;Dottore, non mi è successo niente di particolare&#8230; eppure <strong>mi sento sempre agitato</strong>. È come se il mio corpo fosse in allarme, ma la mia testa non riesce a capirne il motivo&#8221;.</em></p>
<p>È una frase che ascolto sempre più spesso in farmacia. A pronunciarla non sono soltanto persone che stanno vivendo un momento difficile. Molto spesso davanti a me ci sono uomini e donne tra i quarantacinque e i sessant&#8217;anni, professionisti, imprenditori, insegnanti o impiegati che hanno<strong> una vita apparentemente normale.</strong> Lavorano, hanno una famiglia, non hanno avuto eventi traumatici recenti e, proprio per questo, non riescono a spiegarsi quella continua sensazione di agitazione che li accompagna durante la giornata.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrato in farmacia un geometra. Le sue giornate iniziano presto e finiscono tardi. Tra cantieri, telefonate, appuntamenti e pratiche da consegnare ha sempre qualcosa da risolvere. Mi racconta che, da qualche mese, appena si ferma sente una specie di tensione interna. Non è paura. Non è ansia vera e propria. <strong>È come se il corpo non riuscisse mai a rilassarsi</strong> <strong>completamente</strong>.</p>
<p><em>&#8220;La sera mi siedo sul divano e invece di sentirmi tranquillo mi accorgo di <strong>avere le spalle contratte, il respiro corto e il cuore che sembra lavorare</strong> <strong>più del necessario.</strong> Eppure non sto pensando a nulla di particolare.</em>&#8221; Gli chiedo come dorme. Mi risponde che si addormenta facilmente, ma si sveglia già stanco. Gli chiedo se durante la giornata riesce davvero a concedersi qualche pausa. Sorride. &#8220;<em>Le pause le faccio solo quando la macchina è ferma al semaforo.</em>&#8221;</p>
<p>È una risposta che vale più di tante analisi. Molte persone immaginano che l&#8217;agitazione compaia soltanto quando esiste un problema evidente<strong>. In realtà il sistema nervoso non reagisce soltanto agli eventi eccezionali.</strong> Reagisce soprattutto alla somma di<strong> tante piccole tensioni quotidiane.</strong> Scadenze, responsabilità, sonno insufficiente, ritmi frenetici, pasti consumati in fretta e la sensazione di dover essere sempre disponibili possono mantenere il cervello in uno stato di allerta quasi continuo.</p>
<p>Il protagonista di questa storia è il sistema nervoso autonomo, quella parte del nostro organismo che regola automaticamente il battito del cuore, la respirazione, la digestione e molte altre funzioni senza che ce ne accorgiamo. Quando percepisce una situazione di pressione, aumenta l&#8217;attività del sistema simpatico, quello che ci prepara all&#8217;azione. È una risposta preziosa quando dobbiamo affrontare un&#8217;emergenza. Il problema nasce quando questa modalità rimane attiva per settimane o addirittura per mesi.</p>
<p><strong>Anche il cortisolo,</strong> l&#8217;ormone che ci aiuta ad affrontare lo stress, partecipa a questo equilibrio. In condizioni normali segue un ritmo preciso: è più alto al mattino per aiutarci ad affrontare la giornata e diminuisce gradualmente verso sera. Ma quando lo stress diventa continuo, questo ritmo può alterarsi e<strong> il corpo fatica</strong> a capire quando è il momento di accelerare e quando, invece, dovrebbe rallentare. Ed è qui che mi piace cambiare completamente il punto di vista.</p>
<p>Perché il nostro organismo non distingue sempre tra un pericolo improvviso e una vita vissuta costantemente di corsa. Se ogni giorno chiediamo al sistema nervoso di restare in allerta, arriverà un momento in cui continuerà a farlo anche quando il pericolo non c&#8217;è più. Ed è proprio allora che quella strana agitazione senza motivo diventa il linguaggio con cui il corpo ci chiede di recuperare un equilibrio perduto. Quando arrivo a questo punto della conversazione, quasi tutti mi fanno la stessa domanda:<em> &#8220;Quindi devo prendere qualcosa per calmarmi?&#8221;.</em> È una domanda comprensibile, ma la mia risposta è quasi sempre la stessa: prima di cercare qualcosa che spenga l&#8217;agitazione, <strong>dobbiamo capire perché il sistema nervoso ha sentito il bisogno di accenderla.</strong></p>
<p>L&#8217;errore più comune è interpretare questa sensazione come un difetto del carattere o come una debolezza personale. C&#8217;è chi pensa di essere diventato più ansioso con l&#8217;età, chi si rimprovera perché non riesce più a rilassarsi e chi prova a ignorare tutto continuando a vivere allo stesso ritmo. Altri cercano sollievo con il quarto caffè della giornata per contrastare la stanchezza o con un bicchiere di vino la sera per riuscire finalmente a &#8220;staccare&#8221;. Sono strategie che possono dare un beneficio momentaneo, ma non aiutano il sistema nervoso a ritrovare il suo equilibrio naturale.</p>
<p>Il nostro organismo ha bisogno di alternare momenti di attivazione e momenti di recupero. Se questa alternanza viene meno, <strong>il cervello continua a comportarsi come se fosse sempre in servizio</strong>. È come lasciare il motore di un&#8217;automobile acceso ventiquattro ore su ventiquattro: anche senza percorrere chilometri, prima o poi inizierà a consumare più energia del necessario.</p>
<p>Per questo motivo il primo intervento non riguarda un integratore, ma<strong> lo stile di vita.</strong> Imparare a concedersi vere pause durante la giornata, <strong>mangiare senza continuare a lavorare,</strong> ridurre il numero di stimoli nelle ore serali e<strong> creare una routine del sonno regolare</strong> rappresentano spesso il primo passo per aiutare il sistema nervoso a capire che può abbassare la guardia. Anche una camminata quotidiana, una respirazione lenta e profonda per qualche minuto o semplicemente allontanarsi dagli schermi prima di dormire sono gesti apparentemente piccoli che inviano al cervello un messaggio molto importante: non sei più in emergenza.</p>
<p>Anche l&#8217;alimentazione influenza profondamente il nostro equilibrio nervoso. <strong>Saltare i pasti, consumare troppi zuccheri o eccedere con caffeina</strong> <strong>ed energy drink</strong> mantiene l&#8217;organismo in una continua oscillazione energetica. Al contrario, <strong>pasti regolari, ricchi di verdure, proteine di qualità, cereali integrali e grassi buoni</strong> aiutano a mantenere più stabile il metabolismo e, indirettamente, anche il funzionamento del sistema nervoso. Quando questa agitazione persiste da tempo, può essere utile qualche integratore. Il <strong>magnesio</strong> contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e della funzione muscolare e, nelle persone che vivono periodi di intenso stress, può rappresentare un valido aiuto. Se il problema è legato a una difficoltà dell&#8217;organismo ad adattarsi a un carico continuo di tensione, adattogeni come l<strong>&#8216;Ashwagandha</strong> possono favorire una migliore risposta allo stress, aiutando il corpo a ritrovare gradualmente il proprio equilibrio. In alcune situazioni, soprattutto quando prevalgono tensione serale e difficoltà a rilassarsi, fitoterapici come <strong>melissa, passiflora o escolzia</strong> possono accompagnare questo percorso. Non &#8220;spengono&#8221; il sistema nervoso, ma lo aiutano a recuperare quella capacità di alternare attivazione e riposo che spesso si perde vivendo sempre di corsa.</p>
<p>Negli anni ho imparato che<strong> il sistema nervoso è molto più sensibile di quanto immaginiamo</strong>. Non ci manda segnali per metterci in difficoltà. Lo fa per proteggerci. Quella strana agitazione senza un motivo apparente è spesso il risultato di tante piccole tensioni che si sono sommate nel tempo e che il corpo non riesce più a compensare da solo.</p>
<p>C&#8217;è una frase che ripeto spesso ai miei clienti: <em>&#8220;<strong>L&#8217;agitazione non sempre nasce da quello che ti succede oggi.</strong> Molto spesso nasce da tutto quello che il tuo sistema nervoso non è riuscito a recuperare ieri.&#8221;</em> Quando comprendiamo questo concetto, smettiamo di combattere il sintomo e iniziamo finalmente ad ascoltarlo.</p>
<p>Se anche tu hai la sensazione di essere sempre in tensione, pur non avendo un motivo preciso, non limitarti a pensare che sia normale o che faccia parte del carattere. <strong>Passa in farmacia o chiamami.</strong> Insieme possiamo capire se quel messaggio nasce da un sonno poco ristoratore, da uno stress che dura da troppo tempo, da un&#8217;alimentazione sbilanciata o semplicemente da un sistema nervoso che ti sta chiedendo di rallentare.</p>
<p>Perché il mio lavoro, come Farmacista di Famiglia, non è soltanto aiutarti a sentirti meglio. È aiutarti a comprendere il linguaggio del tuo corpo affinché quei piccoli segnali diventino un&#8217;opportunità per ritrovare equilibrio e benessere prima che si trasformino in qualcosa di più importante.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sentirsi-agitati-senza-un-reale-motivo-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: sentirsi agitati senza un reale motivo &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè sudo tantissimo anche facendo poco? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-sudo-tantissimo-anche-facendo-poco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 17:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/08/sudore.jpg" width="702" height="468" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore, <strong>basta fare due rampe di scale o camminare qualche minuto</strong> e sono già<strong> completamente sudato.</strong> Mi sembra di non riconoscere più il mio corpo&#8221;.</em></p>
<p>Ogni estate ascolto questa frase decine di volte. A pronunciarla non sono soltanto persone che lavorano all&#8217;aperto o praticano attività fisica. Molto spesso entrano in farmacia impiegati, commercianti, professionisti o insegnanti che trascorrono gran parte della giornata in ambienti climatizzati e che, nonostante questo, hanno la sensazione di sudare molto più del normale. Alcuni si vergognano di stringere una mano, altri evitano camicie di un certo colore per paura degli aloni sotto le ascelle. Quasi tutti mi dicono la stessa cosa:<em> &#8220;Forse è il caldo&#8230; oppure sto invecchiando.&#8221;</em></p>
<p>Qualche giorno fa si è fermato al banco un uomo di cinquantacinque anni, responsabile commerciale di un&#8217;azienda. Passa la giornata tra appuntamenti, telefonate e riunioni. Mi racconta che fino a qualche anno fa sopportava bene l&#8217;estate. Oggi, invece, basta uscire dall&#8217;auto o percorrere poche decine di metri sotto il sole per ritrovarsi con la camicia completamente bagnata.  Gli chiedo come dorme, come mangia e come vive le sue giornate.</p>
<p>Mi risponde che <strong>il lavoro è diventato sempre più impegnativo, che dorme poco, che spesso salta la colazione</strong> e che il pranzo è consumato velocemente tra una telefonata e l&#8217;altra. Beve diversi caffè per rimanere concentrato e la sera arriva a casa esausto.</p>
<p><strong>La sudorazione è uno dei sistemi più intelligenti che il nostro corpo possiede</strong>. Non serve soltanto a farci sentire freschi. È il principale meccanismo con cui regoliamo la temperatura corporea. Quando il cervello percepisce che il calore aumenta, attiva milioni di ghiandole sudoripare che producono sudore. Evaporando sulla pelle, il sudore disperde il calore e protegge il nostro organismo dal surriscaldamento. È un processo straordinario e perfettamente naturale.</p>
<p>Ma allora perché alcune persone iniziano a sudare in modo molto più abbondante pur facendo uno sforzo minimo? La risposta, come accade spesso, non riguarda soltanto la pelle.</p>
<p>Dietro la termoregolazione lavorano contemporaneamente il<strong> sistema nervoso, gli ormoni, il metabolismo, l&#8217;idratazione</strong> e perfino il livello di stress accumulato. Se uno di questi elementi cambia, anche il modo in cui il corpo gestisce il calore può modificarsi.</p>
<p>Molte persone immaginano che il sudore dipenda esclusivamente dalla temperatura esterna. In realtà il cervello interpreta continuamente decine di informazioni: il caldo dell&#8217;ambiente, lo sforzo fisico, l&#8217;attività metabolica e persino lo stato emotivo. È per questo che possiamo sudare durante una riunione importante, mentre parliamo in pubblico o quando viviamo un momento di forte tensione, anche se la temperatura non è particolarmente elevata.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto di cui si parla troppo poco. <strong>Lo stress cronico mantiene il sistema nervoso in uno stato di continua attivazione.</strong> Il cortisolo e l&#8217;adrenalina preparano il corpo ad affrontare situazioni percepite come impegnative, aumentando il lavoro del cuore, dei muscoli e del metabolismo. Tutto questo produce calore. E quando il corpo produce più calore, cerca inevitabilmente di disperderlo aumentando la sudorazione. Ed è qui che mi piace cambiare prospettiva.</p>
<p>Perché il nostro organismo non spreca energie inutilmente. Se oggi sudi molto più di qualche anno fa, forse non è soltanto colpa del caldo<strong>. Forse il tuo corpo sta cercando di dirti che sta lavorando in condizioni di maggiore stress,</strong> che recupera meno durante la notte, che consuma più energia per mantenere l&#8217;equilibrio e che è arrivato il momento di ascoltarlo con maggiore attenzione.</p>
<p>Ed è proprio da questa consapevolezza che inizia il vero percorso verso il benessere.</p>
<p>Quando arrivo a questo punto della conversazione, quasi tutti mi fanno la stessa domanda: <strong><em>&#8220;Quindi esiste qualcosa che mi faccia sudare di meno?&#8221;.</em></strong> È una domanda comprensibile, ma spesso nasce da un equivoco. Il nostro obiettivo non dovrebbe essere bloccare il sudore. Il sudore è uno dei sistemi di difesa più efficaci che il corpo possiede. Il vero obiettivo è capire perché il tuo organismo sente il bisogno di utilizzarlo così intensamente.</p>
<p>L&#8217;errore più frequente è attribuire tutto esclusivamente al caldo. Certamente le alte temperature aumentano la sudorazione, ma il caldo è soltanto uno stimolo esterno. Se due persone camminano sotto lo stesso sole e una arriva con la camicia completamente bagnata mentre l&#8217;altra suda appena, significa che il loro organismo sta reagendo in modo diverso. La differenza non è solo nella temperatura: è nel modo in cui il corpo gestisce lo sforzo, il metabolismo e lo stress.</p>
<p><strong>Anche l&#8217;alimentazione ha un ruolo importante.</strong> Pasti molto abbondanti, ricchi di zuccheri semplici, alcolici o cibi molto speziati aumentano il lavoro metabolico e la produzione di calore. È come alimentare un motore già caldo. Durante l&#8217;estate consiglio spesso di preferire pasti più leggeri, ricchi di verdure, frutta di stagione, cereali integrali e proteine facilmente digeribili.</p>
<p>L&#8217;idratazione merita un discorso a parte. Molti pensano che, sudando tanto, sia sufficiente bere molta acqua.<strong> Bere è fondamentale,</strong> ma quando la sudorazione è abbondante perdiamo anche minerali preziosi. <strong>Magnesio e zinco partecipano a numerose reazioni metaboliche</strong> coinvolte nella produzione di energia, nella funzione muscolare e nel normale funzionamento del sistema nervoso. Se le perdite si protraggono nel tempo, soprattutto nei mesi più caldi o durante periodi di intensa attività, può essere utile valutare con il proprio farmacista se un&#8217;integrazione personalizzata sia appropriata. Non perché questi minerali riducano direttamente il sudore, ma perché aiutano il corpo a mantenere un equilibrio migliore proprio quando è sottoposto a un maggiore stress fisiologico.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che considero fondamentale e che spesso viene sottovalutato: il recupero. Quando il sistema nervoso vive settimane di pressione continua, dormiamo poco e non riusciamo mai a rallentare davvero, il nostro organismo resta come un motore acceso anche quando dovrebbe essere al minimo. In queste situazioni adattogeni come <strong>l&#8217;Ashwagandha</strong> possono rappresentare un valido supporto per migliorare la capacità dell&#8217;organismo di adattarsi allo stress. Non agiscono sul sudore in modo diretto, ma aiutano il corpo a gestire meglio quel sovraccarico che spesso contribuisce ad accentuare la risposta della termoregolazione. In alcune persone anche la Rodiola può essere utile quando prevalgono affaticamento mentale e ridotta resistenza allo stress.</p>
<p>Esistono poi piccoli gesti quotidiani che fanno una differenza molto più grande di quanto immaginiamo.<strong> Bere con regolarità durante tutta la giornata, senza aspettare di avere sete</strong>, scegliere indumenti leggeri e traspiranti, fare una breve passeggiata nelle ore meno calde, evitare di concentrare tutta l&#8217;attività fisica nelle ore centrali della giornata e concedersi qualche minuto di respirazione lenta quando ci si accorge di essere particolarmente tesi sono consigli semplici, ma profondamente efficaci. Ogni volta che riduciamo il lavoro inutile del nostro organismo, lo aiutiamo a consumare meno energia e, di conseguenza, a produrre meno calore. Negli anni ho imparato che il corpo è molto più intelligente di quanto pensiamo. Non suda per infastidirci. Suda perché sta cercando di proteggerci. Se oggi quella sudorazione è diventata eccessiva rispetto al passato, forse non è soltanto cambiato il clima. Forse sono cambiate anche le richieste che ogni giorno imponiamo al nostro organismo.</p>
<p>Se anche tu hai la sensazione di sudare molto più del normale, non limitarti a cambiare maglietta o a cercare il deodorante più efficace. Fermati ad ascoltare quel messaggio. Potrebbe parlarti di stress, di recupero, di alimentazione, di idratazione o semplicemente di un organismo che ti sta chiedendo di rallentare un po&#8217;.</p>
<p><strong>Passa in farmacia o chiamami.</strong> Insieme possiamo capire se quella sudorazione è una normale risposta al caldo oppure il segnale di un equilibrio che merita attenzione. Perché il mio lavoro, come Farmacista di Famiglia, non è soltanto consigliarti un integratore o un prodotto. È aiutarti a comprendere il linguaggio del tuo corpo, affinché ogni piccolo segnale diventi un&#8217;opportunità per prenderti cura della tua salute prima che compaiano problemi più importanti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-sudo-tantissimo-anche-facendo-poco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè sudo tantissimo anche facendo poco? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: mi sveglio con la bocca secca, cosa significa davvero? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-mi-sveglio-con-la-bocca-secca-cosa-significa-davvero-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 17:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-555532 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/08/bocca-asciutta-fb.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/08/bocca-asciutta-fb.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/08/bocca-asciutta-fb-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/08/bocca-asciutta-fb-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore, <strong>ogni mattina mi sveglio con la bocca completamente asciutta</strong>. La prima cosa che cerco è un bicchiere d&#8217;acqua. È normale?&#8221;</em></p>
<p>Questa è una domanda che sento molto spesso in farmacia, soprattutto da uomini e donne tra i cinquanta e i sessantacinque anni. Persone che lavorano ancora, conducono una vita attiva, assumono magari uno o due farmaci per la pressione o per il colesterolo e che iniziano ad accorgersi di piccoli cambiamenti del proprio corpo. Non sono disturbi importanti, ma sono segnali che ritornano ogni giorno e che lentamente iniziano a preoccupare.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrato in farmacia un uomo di cinquantasette anni. È un assicuratore. Trascorre molte ore in automobile, incontra clienti per tutta la giornata, parla continuamente e arriva a casa spesso stanco. Mi racconta che da alcuni mesi si sveglia ogni mattina con la bocca asciutta, la lingua impastata e la sensazione di non aver bevuto per ore. Mi dice: <em>&#8220;Durante la notte tengo sempre una bottiglia d&#8217;acqua sul comodino. Mi sveglio almeno una volta per bere&#8221;.</em></p>
<p>Gli chiedo come dorme. Mi risponde che sua moglie gli dice spesso che russa molto. A volte si sveglia improvvisamente con la sensazione di dover fare un respiro profondo. Durante il giorno beve poco perché è sempre in macchina, prende un farmaco per la pressione e, quando arriva la sera, è così stanco che si addormenta davanti alla televisione.</p>
<p><strong>La bocca secca è uno di quei sintomi che quasi tutti sottovalutano.</strong> Molti pensano che basti bere di più e il problema sia risolto. In realtà il nostro organismo produce la saliva attraverso un sistema estremamente sofisticato, regolato dal sistema nervoso, dall&#8217;equilibrio ormonale, dall&#8217;idratazione e perfino dal modo in cui respiriamo durante il sonno.<strong> La saliva non serve soltanto a bagnare la bocca.</strong> <strong>È una vera sostanza protettiva.</strong> Difende denti e gengive, facilita la digestione già dai primi bocconi, aiuta a controllare i batteri presenti nel cavo orale e mantiene in equilibrio tutto l&#8217;ambiente della bocca.</p>
<p>Quando al mattino ci svegliamo con una sensazione persistente di secchezza, il corpo sta cercando di attirare la nostra attenzione su qualcosa che merita di essere osservato.</p>
<p><strong>Naturalmente una lieve disidratazione può contribuire.</strong> Se durante la giornata beviamo poco, soprattutto nei mesi estivi, l&#8217;organismo cerca di risparmiare liquidi e la produzione di saliva può diminuire. Ma questa spiegazione non basta. Perché ci sono persone che bevono poco e non hanno questo problema, mentre altre si svegliano ogni mattina con la bocca completamente asciutta? La risposta, come spesso accade, non riguarda un solo organo.</p>
<p>Molte persone respirano con la bocca aperta durante la notte senza rendersene conto. Il <strong>russamento</strong>, una <strong>congestione nasale</strong> cronica o una<strong> respirazione poco efficiente</strong> fanno evaporare rapidamente la saliva e al mattino la bocca appare completamente secca. In altri casi alcuni <strong>farmaci,</strong> soprattutto quelli utilizzati per la pressione arteriosa, le allergie, l&#8217;ansia o la depressione, possono ridurre fisiologicamente la produzione salivare. Ma c&#8217;è un altro protagonista di cui si parla molto meno. <strong>Il sistema nervoso.</strong></p>
<p>Quando viviamo per mesi in una condizione di tensione continua il nostro organismo modifica numerose funzioni considerate non essenziali per affrontare lo stress. Anche la produzione della saliva può ridursi. È uno dei motivi per cui molte persone riferiscono la sensazione di &#8220;bocca asciutta&#8221; proprio nei periodi più intensi della loro vita. Ed è qui che, durante le consulenze, mi piace cambiare completamente il punto di vista.</p>
<p><em>&#8220;Il problema non è la bocca secca. La bocca secca è uno dei modi con cui il tuo corpo ti racconta come stanno lavorando il sonno, la respirazione, il sistema nervoso e l&#8217;idratazione&#8221;. </em>Quando pronuncio questa frase vedo quasi sempre la stessa reazione. Le persone smettono di pensare soltanto al bicchiere d&#8217;acqua sul comodino e iniziano a guardare il proprio organismo nel suo insieme.</p>
<p><strong>Perché il corpo non sceglie mai un segnale a caso.</strong> Se ogni mattina ti svegli con la bocca secca, forse non ti sta semplicemente chiedendo di bere di più. Forse ti sta invitando a osservare come stai respirando, come stai dormendo, quanto stai recuperando e quanto spazio lo stress sta occupando nella tua vita. Ed è proprio da questa consapevolezza che può iniziare un percorso diverso. Non quello di chi cerca soltanto di eliminare un fastidio, ma quello di chi decide finalmente di ascoltare il linguaggio del proprio corpo.</p>
<p>Quando spiego questo ai miei clienti, quasi sempre mi fanno la stessa domanda<em>: &#8220;Quindi devo semplicemente bere di più?&#8221;.</em> La mia risposta è che<strong> bere acqua è importante, ma raramente rappresenta l&#8217;unica soluzione</strong>. Se il corpo continua a svegliarti ogni mattina con la stessa sensazione di bocca asciutta, significa che sta cercando di raccontarti qualcosa di più profondo.</p>
<p>L&#8217;errore più comune è limitarsi a tenere una bottiglia d&#8217;acqua sul comodino. Certamente può dare sollievo nell&#8217;immediato, ma non modifica la causa del problema. È un po&#8217; come asciugare il pavimento senza cercare da dove provenga la perdita. Per qualche minuto sembra tutto risolto, ma il giorno dopo il problema si ripresenta identico.</p>
<p>La prima cosa che consiglio è<strong> osservare il proprio sonno.</strong> Ti svegli riposato oppure hai la sensazione di essere già stanco? Russi? Ti capita di svegliarti con il naso chiuso o con la necessità di respirare profondamente? Molte persone scoprono di dormire abitualmente con la bocca aperta senza esserne consapevoli. In questi casi la saliva evapora durante tutta la notte e al mattino la secchezza è quasi inevitabile. <strong>Anche alcuni farmaci possono contribuire a questo disturbo.</strong> Non significa che debbano essere sospesi, ma è utile sapere che antipertensivi, antistaminici, antidepressivi e altri medicinali possono ridurre fisiologicamente la produzione di saliva. Conoscere questa possibilità permette di affrontare il problema nel modo corretto, senza allarmarsi inutilmente.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto che considero fondamentale: <strong>l&#8217;idratazione non si costruisce la sera prima di andare a letto.</strong> Si costruisce durante tutta la giornata. Bere poco fino alle diciotto e cercare di recuperare con mezzo litro d&#8217;acqua prima di dormire non è una buona strategia. L&#8217;organismo lavora meglio quando riceve liquidi in modo costante, accompagnati da un&#8217;alimentazione ricca di frutta e verdura, naturalmente ricche di acqua, vitamine e minerali.</p>
<p><strong>Anche l&#8217;alimentazione può influenzare la sensazione di secchezza.</strong> Cibi molto salati, alcolici e un eccesso di bevande contenenti caffeina possono favorire una maggiore perdita di liquidi e accentuare il problema. Al contrario, pasti equilibrati e una buona distribuzione dell&#8217;acqua nell&#8217;arco della giornata aiutano il corpo a mantenere più stabile l&#8217;equilibrio idrico.</p>
<p>Quando la bocca secca si accompagna a stanchezza persistente, sonno poco ristoratore e periodi di forte pressione emotiva, non mi fermo mai al sintomo. In questi casi può essere utile sostenere il sistema nervoso. <strong>Il magnesio contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso</strong> e della funzione muscolare, mentre nei periodi di stress prolungato adattogeni come <strong>l&#8217;Ashwagandha</strong> possono aiutare l&#8217;organismo a migliorare la propria capacità di adattamento. Non aumentano direttamente la produzione di saliva, ma aiutano il corpo a ritrovare un equilibrio che spesso si riflette positivamente anche su tanti piccoli disturbi quotidiani.</p>
<p>Se il sonno è disturbato da difficoltà ad addormentarsi o da risvegli frequenti, in alcune situazioni può essere utile valutare un supporto con fitoterapici rilassanti come <strong>melissa, passiflora o escolzia, oppure con melatonina quando indicata.</strong> L&#8217;obiettivo, però, non è far dormire di più. È aiutare il corpo a recuperare meglio, perché è durante un sonno di qualità che molti dei sistemi di regolazione dell&#8217;organismo tornano a funzionare in modo ottimale.</p>
<p>Ci sono poi alcuni consigli semplici che do spesso al banco. Evitare pasti molto abbondanti nelle ore serali, limitare l&#8217;alcol prima di coricarsi, mantenere la camera da letto ben arieggiata e cercare di respirare dal naso durante il giorno aiutano il corpo anche durante la notte. Piccole abitudini, apparentemente banali, possono migliorare notevolmente il benessere al risveglio.</p>
<p>La lezione più importante che ho imparato è questa: <strong>la bocca secca non è quasi mai un disturbo isolato.</strong> Molto spesso è il punto d&#8217;incontro tra respirazione, sonno, idratazione, sistema nervoso e stile di vita. È un piccolo segnale che ci invita a guardare il corpo nel suo insieme e non soltanto la parte che manifesta il fastidio.</p>
<p>Se anche tu ogni mattina ti svegli con la bocca asciutta, non limitarti a bere un bicchiere d&#8217;acqua e dimenticare il problema.<strong> Vieni in farmacia o chiamami.</strong> Insieme possiamo capire se quel segnale nasce da una respirazione non ottimale, da un sonno poco rigenerante, da una terapia farmacologica, da una scarsa idratazione o da uno stile di vita che sta chiedendo qualche cambiamento.</p>
<p>Il mio lavoro, come Farmacista di Famiglia, non è soltanto consigliarti un rimedio. È aiutarti a interpretare il linguaggio del tuo corpo, perché spesso i segnali più piccoli sono quelli che meritano di essere ascoltati per primi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-mi-sveglio-con-la-bocca-secca-cosa-significa-davvero-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: mi sveglio con la bocca secca, cosa significa davvero? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè mi sveglio con le mani gonfie? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-sveglio-con-le-mani-gonfie-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 17:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-sveglio-con-le-mani-gonfie-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè mi sveglio con le mani gonfie? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/07/mani-gonfie-farmacia.jpg" width="752" height="501" /></p>
<p><strong><em>&#8220;Dottore, ogni mattina faccio fatica persino a togliere la fede. Poi, nel giro di qualche ora, le mani tornano quasi normali. Perché succede?&#8221;</em></strong></p>
<p>È una domanda che ascolto molto più spesso di quanto si possa immaginare. A farmela sono soprattutto donne tra i quarantacinque e i sessant&#8217;anni, persone attive, che lavorano, guidano, scrivono al computer, si occupano della famiglia e che convivono con un piccolo disturbo che, giorno dopo giorno, inizia a diventare fastidioso. Non è un dolore importante. Non è una malattia evidente. È quella sensazione di <strong>mani rigide, dita più grosse del solito,</strong> anelli che stringono e difficoltà a chiudere completamente il pugno appena svegli.</p>
<p>Qualche settimana fa entrò in farmacia una donna di cinquantadue anni. Lavora come impiegata amministrativa, trascorre gran parte della giornata seduta davanti al computer e la sera torna a casa ancora con molte cose da fare. Dorme poco, beve meno acqua di quella che dovrebbe e mi racconta che al mattino le dita sembrano <em>&#8220;appartenere a un&#8217;altra persona&#8221;</em>. Dopo colazione e qualche ora di lavoro il gonfiore diminuisce quasi del tutto.</p>
<p>Noi siamo abituati a<strong> pensare al gonfiore come a un problema localizzato.</strong> Se si gonfiano le mani, cerchiamo la causa nelle mani. Ma il corpo non ragiona così. Il corpo lavora come un&#8217;orchestra: quando uno strumento cambia ritmo, spesso è tutta la musica che sta cambiando.</p>
<p><strong>Durante la notte il nostro organismo continua a lavorare.</strong> Ripara i tessuti, riequilibra gli ormoni, regola i liquidi e coordina migliaia di reazioni biologiche. Quando questo equilibrio funziona bene, al mattino ci alziamo riposati e pronti ad affrontare la giornata. Quando invece qualcosa rallenta questo delicato meccanismo, il corpo inizia a lasciare piccoli segnali. Le mani gonfie possono essere uno di questi.</p>
<p>Molte persone pensano immediatamente alla<strong> ritenzione idrica.</strong> In effetti una parte del problema può dipendere proprio dalla distribuzione dei liquidi durante la notte. Restando molte ore in posizione orizzontale, i liquidi si redistribuiscono diversamente rispetto a quando siamo in piedi. Ma questa spiegazione, da sola, non basta.</p>
<p>Perché alcune persone si svegliano con mani perfettamente normali e altre hanno dita rigide quasi ogni mattina? La risposta è più ampia e coinvolge diversi sistemi che lavorano insieme.</p>
<p>Penso sempre al sistema circolatorio come a una rete di strade.<strong> Il sangue porta ossigeno e nutrienti, mentre il sistema linfatico raccoglie i liquidi in eccesso e li riporta progressivamente in circolo.</strong> Se questa rete rallenta, anche leggermente, una parte dei liquidi tende a trattenersi nei tessuti. Ma il sistema linfatico non possiede un cuore che lo spinga. Dipende dal movimento dei muscoli, dalla respirazione, dall&#8217;idratazione e dall&#8217;equilibrio generale dell&#8217;organismo.</p>
<p>Ecco perché chi conduce<strong> una vita molto sedentaria, beve poco, dorme male o attraversa periodi di forte stress</strong> può iniziare a notare questi piccoli cambiamenti.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro protagonista silenzioso<strong>: l&#8217;infiammazione di basso grado.</strong> Non parlo dell&#8217;infiammazione che provoca febbre o dolore intenso. Mi riferisco a quella condizione più discreta che può svilupparsi lentamente nel tempo, favorita da alimentazione poco equilibrata, stress cronico, sonno insufficiente e scarsa attività fisica. È una sorta di &#8220;rumore di fondo&#8221; dell&#8217;organismo che altera gradualmente il modo in cui i tessuti gestiscono i liquidi.</p>
<p>Anche il sistema nervoso ha un ruolo molto più importante di quanto immaginiamo. Quando viviamo settimane o mesi in uno stato di tensione continua<strong>, il cortisolo e gli altri mediatori dello stress modificano numerose funzioni del nostro organismo,</strong> compresa la regolazione dei liquidi e la qualità del recupero notturno. È per questo che molte persone mi raccontano di avere mani più gonfie proprio nei periodi più intensi della loro vita. Ed è qui che, durante la consulenza, dico sempre una frase che sorprende<em>:&#8221;Il problema non sono le mani. Le mani stanno raccontando come il tuo corpo sta gestendo il riposo, l&#8217;infiammazione, la circolazione e l&#8217;equilibrio dei liquidi&#8221;.</em></p>
<p>In quel momento vedo cambiare l&#8217;espressione delle persone. Smettono di guardare soltanto le dita e iniziano a guardare l&#8217;organismo nel suo insieme.</p>
<p>Perché il vero messaggio non è che le mani sono gonfie. Il vero messaggio è che il corpo, approfittando del silenzio della notte, sta cercando di <strong>attirare la nostra attenzione su un equilibrio che lentamente si sta modificando.</strong> E quando impariamo ad ascoltare questi piccoli segnali, spesso possiamo intervenire molto prima che diventino problemi più importanti.</p>
<p>Quando spiego questo ai miei clienti, quasi sempre mi fanno la stessa domanda: &#8220;<em>Quindi cosa devo mettere sulle mani?&#8221;.</em> È una reazione comprensibile. Siamo abituati a pensare che il punto in cui compare il disturbo coincida sempre con il punto in cui nasce il problema. Ma il corpo funziona diversamente. Le mani sono soltanto il luogo in cui il messaggio diventa visibile. L&#8217;origine, molto spesso, è altrove.</p>
<p>L&#8217;errore più frequente è cercare una soluzione immediata senza osservare il quadro generale.<strong> C&#8217;è chi riduce drasticamente l&#8217;acqua pensando che il gonfiore dipenda dal bere troppo</strong>. In realtà accade spesso il contrario: <strong>quando l&#8217;organismo riceve poca acqua tende a trattenerla con maggiore facilità.</strong> Altri eliminano completamente il sale per qualche giorno, senza considerare che il vero problema non è quasi mai un singolo alimento, ma un&#8217;alimentazione ricca di prodotti industriali, salumi, snack e cibi pronti, nei quali il sodio è presente in quantità elevate e spesso nascosto.</p>
<p>Anche la sedentarietà contribuisce più di quanto immaginiamo. Passare molte ore seduti rallenta il lavoro della muscolatura, che rappresenta una vera pompa per la circolazione sanguigna e linfatica. Durante il sonno il sistema linfatico continua a lavorare, ma se durante il giorno è stato poco stimolato, il corpo può impiegare più tempo a riequilibrare i liquidi. Ecco perché in molte persone il gonfiore migliora spontaneamente dopo essersi alzate, aver camminato e iniziato a muoversi.</p>
<p>Un altro aspetto che considero importante è la qualità del recupero notturno. Molti mi dicono: <em>&#8220;Dormo sette ore&#8221;.</em> Ma quando approfondiamo scopriamo che il sonno è frammentato, poco profondo o accompagnato da un continuo stato di tensione. Dormire e recuperare non sono la stessa cosa. Durante la notte il corpo dovrebbe regolare gli ormoni, controllare i processi infiammatori e riequilibrare i liquidi. Se questo lavoro viene disturbato, il mattino successivo possono comparire piccoli segnali come mani gonfie, viso appesantito o una sensazione generale di rigidità.</p>
<p><strong>Anche l&#8217;alimentazione può fare molto.</strong> Consiglio spesso di aumentare il consumo di verdura fresca, frutta di stagione, legumi e alimenti naturalmente ricchi di potassio, limitando invece i cibi molto salati e quelli altamente processati. <strong>Bere in modo regolare durante la giornata, senza aspettare di avere sete,</strong> aiuta il corpo a mantenere un miglior equilibrio dei liquidi. È una di quelle abitudini semplici che, nel tempo, possono fare una grande differenza.</p>
<p>Quando il quadro lo richiede, può essere utile sostenere fisiologicamente il <strong>microcircolo e il drenaggio.</strong> Fitoterapici come <strong>centella asiatica, vite rossa e rusco</strong> possono favorire il benessere della circolazione venosa e della funzionalità dei piccoli vasi, aiutando il corpo a gestire meglio il ristagno dei liquidi. Non agiscono come una soluzione immediata, ma accompagnano l&#8217;organismo nel recupero del suo equilibrio fisiologico. Se invece prevale una sensazione diffusa di pesantezza e ritenzione, <strong>la betulla</strong> può rappresentare un valido supporto per favorire il naturale drenaggio dei liquidi corporei, sempre all&#8217;interno di un percorso personalizzato.</p>
<p>Quando il gonfiore si accompagna a stanchezza persistente, difficoltà di recupero e tensione continua, non mi fermo mai alle mani. In questi casi può essere utile valutare anche un sostegno al sistema nervoso.<strong> Il magnesio contribuisce al normale funzionamento</strong> <strong>della funzione muscolare e del sistema nervoso</strong>, mentre in alcune persone che vivono periodi di stress prolungato adattogeni come l&#8217;<strong>Ashwagandha</strong> possono aiutare l&#8217;organismo a migliorare la propria capacità di adattamento. Non perché eliminino direttamente il gonfiore, ma perché aiutano il corpo a ritrovare quell&#8217;equilibrio generale che spesso è all&#8217;origine del problema.</p>
<p>C&#8217;è poi un consiglio molto semplice che do spesso in farmacia e che molte persone sottovalutano. Appena svegli, prima ancora di prendere il telefono,<strong> prova a dedicare cinque minuti al movimento.</strong> Apri e chiudi lentamente le mani, ruota i polsi, fai qualche respiro profondo e concediti una breve passeggiata appena possibile. Sono piccoli gesti che riattivano la circolazione e il sistema linfatico molto più di quanto si immagini.</p>
<p>La lezione più importante che ho imparato in tutti questi anni è che il corpo raramente manda segnali casuali. Quando ogni mattina ti svegli con le mani gonfie, non ti sta dicendo semplicemente che hai trattenuto un po&#8217; d&#8217;acqua. Ti sta raccontando come stanno lavorando il tuo recupero, la tua circolazione, il tuo stile di vita e il tuo equilibrio interno.</p>
<p>Per questo motivo ti invito a non considerare quel piccolo disturbo come qualcosa da sopportare o da coprire con una soluzione veloce. Ascoltalo. Chiediti se stai dormendo davvero bene, se ti stai muovendo a sufficienza, se stai bevendo abbastanza, se lo stress sta occupando troppo spazio nella tua vita.</p>
<p>Se anche tu ogni mattina fai fatica a togliere un anello o senti le dita rigide appena sveglio, passa in farmacia o chiamami. Non per cercare semplicemente un rimedio contro il gonfiore, ma per capire insieme quale messaggio il tuo organismo sta cercando di inviarti.</p>
<p>Perché il mio lavoro, come<strong> Farmacista di Famiglia</strong>, non è soltanto consigliarti un integratore o una pianta officinale. È aiutarti a leggere quei piccoli segnali che il corpo ci manda ogni giorno e accompagnarti verso un equilibrio che duri nel tempo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-mi-sveglio-con-le-mani-gonfie-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè mi sveglio con le mani gonfie? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: sonnolenza dopo pranzo, perchè? a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sonnolenza-dopo-pranzo-perche-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 16:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sonnolenza-dopo-pranzo-perche-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: sonnolenza dopo pranzo, perchè? a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-554490 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sonnolenza-post-pranzo-fb.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sonnolenza-post-pranzo-fb.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sonnolenza-post-pranzo-fb-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sonnolenza-post-pranzo-fb-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore, è incredibile. <strong>Mi siedo a tavola affamato</strong> e, appena finisco di mangiare, <strong>mi sento come se qualcuno avesse spento l&#8217;interruttore</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Questa è una frase che ascolto molto spesso in farmacia. Non me la dicono persone anziane o malate. Me la raccontano<strong> impiegati, professionisti, commercianti, imprenditori.</strong> Persone che la mattina lavorano con energia, ma che dopo il pranzo fanno una fatica enorme a riprendere la concentrazione. Alcuni mi confidano di rileggere tre volte la stessa e-mail. Altri mi raccontano di dover bere due o tre caffè per riuscire ad arrivare a sera. Quasi tutti concludono nello stesso modo:<em> &#8220;Forse sto invecchiando.&#8221;</em></p>
<p>Qualche giorno fa è entrato in farmacia un uomo di cinquant&#8217;anni. È un geometra. Trascorre gran parte della giornata tra ufficio e cantieri, sempre con il telefono in mano e la testa piena di problemi da risolvere. Mi racconta che fino alle tredici si sente lucido, produttivo, veloce. Poi arriva il pranzo e tutto cambia. <em>&#8220;Mangio, torno alla scrivania e dopo venti minuti mi sembra di avere la testa immersa nella nebbia. Mi si chiudono gli occhi, faccio fatica a ragionare e divento nervoso perché ho ancora metà giornata davanti&#8221;.</em></p>
<p>Mentre parlava, non vedevo un uomo con un problema di digestione. Vedevo una persona che il proprio corpo stava cercando di rallentare. Gli ho chiesto come fossero le sue giornate. Colazione veloce con un caffè, poche pause, pranzo consumato in meno di quindici minuti davanti al computer, poca acqua e tante ore di lavoro mentale. Dormiva circa sei ore per notte e la sera continuava a pensare al lavoro anche quando era già a letto.</p>
<p><em>&#8220;Forse il tuo corpo non si addormenta dopo pranzo. Forse è semplicemente il primo momento della giornata in cui riesce a dirti che è stanco&#8221;</em> la mia risposta.</p>
<p>Questa è la differenza che, come Farmacista di Famiglia, cerco sempre di spiegare.<strong> Molti attribuiscono quella sonnolenza esclusivamente alla digestione.</strong> In realtà il pasto è soltanto una parte della storia. Quando mangiamo, il nostro organismo mette in moto una macchina straordinaria. Lo stomaco produce succhi gastrici, il pancreas rilascia enzimi digestivi, l&#8217;intestino inizia ad assorbire i nutrienti e una quota maggiore di sangue viene indirizzata verso l&#8217;apparato digerente per sostenere tutto questo lavoro. È un processo naturale che richiede energia. Ma c&#8217;è una domanda che mi pongo sempre: perché due persone che mangiano lo stesso pranzo reagiscono in modo completamente diverso?</p>
<p>La risposta è che il pasto non agisce mai da solo. Entra in un organismo che ha già una sua storia. C&#8217;è chi arriva a pranzo dopo una notte davvero riposante e una mattinata ben gestita. E c&#8217;è chi arriva con<strong> il sistema nervoso già sotto pressione,</strong> con ore di concentrazione continua, sonno insufficiente e un livello di stress che il corpo sta compensando da settimane.</p>
<p>In questa situazione anche<strong> il metabolismo gioca un ruolo importante.</strong> Un pranzo molto ricco di zuccheri semplici o carboidrati raffinati può provocare un rapido aumento della glicemia, seguito da una risposta insulinica altrettanto marcata. Quando questo equilibrio oscilla velocemente, alcune persone avvertono proprio quella sensazione di improvviso calo di energia, difficoltà di concentrazione e desiderio di sdraiarsi. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla glicemia.</p>
<p>Il vero protagonista, molto spesso, è il sistema nervoso.<strong> Il cervello lavora senza sosta per tutta la mattina.</strong> Ogni decisione, ogni telefonata, ogni problema da risolvere richiede energia. Se a questo aggiungiamo un sonno poco ristoratore e uno stato di tensione continua, il pranzo diventa semplicemente il momento in cui il corpo abbassa le difese e smette di nascondere la fatica.</p>
<p>È qui che dico sempre una frase che cambia il modo di vedere questo disturbo: <em>&#8220;Il problema non è che il pranzo ti fa venire sonno. Il pranzo è il momento in cui il tuo corpo ti mostra quanta energia hai già consumato prima ancora di sederti a tavola&#8221;.</em></p>
<p>Quando le persone ascoltano questa frase, cambia completamente la loro prospettiva. Smettono di pensare allo stomaco come unico responsabile e iniziano a guardare il proprio organismo come un insieme di sistemi che lavorano in equilibrio: digestione, cervello, metabolismo, sonno, stress, ormoni e recupero. Ed è proprio in quel momento che comprendono una cosa fondamentale. Quella sonnolenza non è un difetto. È un messaggio<strong>. Il corpo non sta cercando di ostacolarti.</strong> Sta semplicemente<strong> cercando di farsi ascoltare.</strong></p>
<p>Siamo abituati a cercare subito una soluzione, mentre dovremmo prima capire il significato del segnale. Se il corpo ogni giorno, alla stessa ora, ci manda lo stesso messaggio, probabilmente non ci sta chiedendo uno stimolante. Ci sta chiedendo di cambiare qualcosa nel modo in cui stiamo vivendo. L&#8217;errore più comune è combattere quella sonnolenza con un altro caffè o con una bevanda energetica. Nell&#8217;immediato possono dare la sensazione di funzionare, ma non risolvono il problema. È un po&#8217; come alzare il volume della radio per non sentire un rumore provenire dal motore. Il rumore scompare dalle nostre orecchie, ma il motore continua a chiedere attenzione.</p>
<p>Un altro errore che vedo molto spesso riguarda il modo di mangiare.<strong> C&#8217;è chi salta la colazione e arriva a pranzo affamato,</strong> chi consuma un piatto abbondante di pasta seguito da pane e dolce, chi mangia in dieci minuti continuando a rispondere alle e-mail o al telefono. In queste condizioni il sistema digestivo e il sistema nervoso ricevono segnali opposti: uno dovrebbe rilassarsi per digerire, l&#8217;altro continua a comportarsi come se fosse ancora in piena emergenza. Non sorprende che il corpo faccia fatica a trovare un equilibrio. <strong>Anche la qualità degli alimenti fa la differenza.</strong> Un pranzo ricco di carboidrati raffinati e povero di proteine, fibre e grassi di buona qualità favorisce oscillazioni più rapide della glicemia e dell&#8217;insulina. Questo può accentuare quel senso di stanchezza che compare poco dopo il pasto. Al contrario, un piatto equilibrato, con una buona quota di verdure, proteine, cereali integrali e grassi buoni, aiuta a mantenere più stabile la disponibilità di energia durante il pomeriggio.</p>
<p><strong>L&#8217;idratazione è un altro aspetto spesso trascurato.</strong> Molte persone arrivano a pranzo avendo bevuto soltanto qualche caffè e uno o due bicchieri d&#8217;acqua. Anche una lieve disidratazione può ridurre la concentrazione e aumentare la percezione della fatica. Bere con regolarità durante tutta la giornata è una delle strategie più semplici ed efficaci per sostenere il metabolismo e il lavoro del cervello.</p>
<p>Quando questa sonnolenza si ripete ogni giorno, può essere utile valutare anche un sostegno mirato. Se il sistema nervoso è sottoposto a un carico continuo di stress e recupera poco durante la notte, alcuni nutrienti coinvolti nella produzione di energia cellulare possono aiutare l&#8217;organismo a lavorare in modo più efficiente<strong>. Il magnesio,</strong> ad esempio, contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e del metabolismo energetico. Se prevale una sensazione di stanchezza mentale associata a periodi prolungati di pressione, adattogeni come l&#8217;<strong>Ashwagandha</strong> possono favorire una migliore capacità di adattamento dell&#8217;organismo. In alcune persone anche la<strong> Rodiola</strong> può rappresentare un valido supporto quando la fatica è soprattutto mentale e la concentrazione diminuisce rapidamente.</p>
<p>Se durante o dopo il pranzo sono presenti digestione lenta, pesantezza e gonfiore, può essere utile sostenere anche la funzione digestiva.<strong> Estratti vegetali come il carciofo o il tarassaco</strong> favoriscono fisiologicamente la digestione e il flusso biliare, mentre<strong> il finocchio</strong> può contribuire a ridurre la fermentazione e la sensazione di tensione addominale. Non si tratta di &#8220;curare il sonno&#8221;, ma di aiutare l&#8217;apparato digerente a svolgere il proprio lavoro in modo più efficiente, riducendo il dispendio energetico richiesto.</p>
<p>Ci sono poi piccoli accorgimenti che consiglio spesso al banco e che molte persone sottovalutano. Concedersi almeno venti minuti per mangiare senza telefono o computer, masticare lentamente, fare una breve passeggiata di dieci minuti dopo il pranzo e respirare profondamente prima di tornare al lavoro aiutano il sistema nervoso a passare dalla modalità di allerta a quella di recupero. Sono gesti semplici, ma rappresentano un vero investimento sulla qualità del pomeriggio.</p>
<p>Negli anni ho imparato che il corpo è straordinariamente intelligente. Non spreca energia per mandarci segnali inutili. Se ogni giorno, subito dopo pranzo, senti il bisogno irresistibile di chiudere gli occhi, forse il tuo organismo non ti sta chiedendo un altro caffè. <strong>Ti sta dicendo che le tue riserve di energia non sono più quelle di una volta</strong> e che il modo in cui stai vivendo merita qualche attenzione in più.</p>
<p>È questa la riflessione che vorrei lasciarti. <strong>La sonnolenza dopo pranzo non è sempre un difetto da combattere.</strong> Molto spesso è una conversazione che il tuo corpo sta cercando di aprire con te. Ascoltarla oggi significa prevenire problemi domani.</p>
<p>Se ti sei riconosciuto in questa situazione, non limitarti a cercare un rimedio veloce. Passa in farmacia o chiamami. Insieme possiamo capire se quel calo dipende dal modo in cui mangi, da come dormi, dal livello di stress o da un organismo che sta chiedendo di recuperare meglio.</p>
<p>Il mio lavoro, come Farmacista di Famiglia, non è soltanto consigliarti un integratore. È aiutarti a interpretare i messaggi del tuo corpo e accompagnarti verso un equilibrio che ti permetta di ritrovare energia, lucidità e benessere ogni giorno.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sonnolenza-dopo-pranzo-perche-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: sonnolenza dopo pranzo, perchè? a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè sudo tanto anche facendo poco? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-sudo-tanto-anche-facendo-poco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 16:36:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-553912 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sudore.jpg" alt="" width="800" height="418" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sudore.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sudore-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/sudore-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore, basta fare<strong> due rampe di scale</strong> o camminare qualche minuto e sono<strong> già completamente sudato.</strong> Mi sembra di non riconoscere più il mio corpo&#8221;.</em></p>
<p>Ogni estate ascolto questa frase decine di volte. A pronunciarla non sono soltanto persone che lavorano all&#8217;aperto o praticano attività fisica. Molto spesso entrano in farmacia impiegati, commercianti, professionisti o insegnanti che trascorrono gran parte della giornata in ambienti climatizzati e che, nonostante questo, hanno la <strong>sensazione di sudare molto più del normale.</strong> Alcuni si vergognano di stringere una mano, altri evitano camicie di un certo colore per paura degli aloni sotto le ascelle. Quasi tutti mi dicono la stessa cosa: <em>&#8220;Forse è il caldo&#8230; oppure sto invecchiando&#8221;.</em></p>
<p>Qualche giorno fa si è fermato al banco un uomo di cinquantacinque anni, responsabile commerciale di un&#8217;azienda. Passa la giornata tra appuntamenti, telefonate e riunioni. Mi racconta che fino a qualche anno fa sopportava bene l&#8217;estate. Oggi, invece, basta uscire dall&#8217;auto o percorrere poche decine di metri sotto il sole per ritrovarsi con la camicia completamente bagnata. Gli chiedo come dorme, come mangia e come vive le sue giornate. Mi risponde che<strong> il lavoro è diventato sempre più impegnativo</strong>, che dorme poco, che spesso salta la colazione e che il pranzo è consumato velocemente tra una telefonata e l&#8217;altra. <strong>Beve diversi caffè</strong> per rimanere concentrato e la sera arriva a casa esausto.</p>
<p>A quel punto gli dico una frase che non si aspetta:<em>&#8220;Forse il problema non è che stai sudando troppo. Forse il tuo organismo sta lavorando molto più di quanto tu immagini&#8221;.</em></p>
<p><strong>La sudorazione è uno dei sistemi più intelligenti che il nostro corpo possiede.</strong> Non serve soltanto a farci sentire freschi. È il principale meccanismo con cui regoliamo la temperatura corporea. Quando il cervello percepisce che il calore aumenta, attiva milioni di ghiandole sudoripare che producono sudore. Evaporando sulla pelle, il sudore disperde il calore e protegge il nostro organismo dal surriscaldamento. È un processo straordinario e perfettamente naturale.</p>
<p>Ma allora perché alcune persone iniziano a sudare in modo molto più abbondante pur facendo uno sforzo minimo? La risposta, come accade spesso, non riguarda soltanto la pelle. Dietro la termoregolazione lavorano contemporaneamente il<strong> sistema nervoso, gli ormoni, il metabolismo, l&#8217;idratazione e perfino il livello di stress accumulato.</strong> Se uno di questi elementi cambia, anche il modo in cui il corpo gestisce il calore può modificarsi.</p>
<p>Molte persone immaginano che il sudore dipenda esclusivamente dalla temperatura esterna. In realtà il cervello interpreta continuamente decine di informazioni: il caldo dell&#8217;ambiente, lo sforzo fisico, l&#8217;attività metabolica e persino lo stato emotivo. È per questo che possiamo sudare durante una riunione importante, mentre parliamo in pubblico o quando viviamo un momento di forte tensione, anche se la temperatura non è particolarmente elevata. C&#8217;è poi un altro aspetto di cui si parla troppo poco.<strong> Lo stress cronico mantiene il sistema nervoso in uno stato di continua attivazione.</strong> Il cortisolo e l&#8217;adrenalina preparano il corpo ad affrontare situazioni percepite come impegnative, aumentando il lavoro del cuore, dei muscoli e del metabolismo. Tutto questo produce calore. E quando il corpo produce più calore, cerca inevitabilmente di disperderlo aumentando la sudorazione. Ed è qui che mi piace cambiare prospettiva: il problema non è il sudore.<strong> Il sudore è il modo con cui il tuo corpo ti racconta quanta energia sta consumando,</strong> anche quando tu pensi di essere fermo.</p>
<p>Ogni volta che pronuncio questa frase vedo cambiare l&#8217;espressione delle persone. Per la prima volta smettono di considerare la sudorazione come un semplice fastidio e iniziano a vederla come un linguaggio. Perché il nostro organismo non spreca energie inutilmente. Se oggi sudi molto più di qualche anno fa, forse non è soltanto colpa del caldo. Forse il tuo corpo sta cercando di dirti che sta lavorando in condizioni di maggiore stress, che recupera meno durante la notte, che consuma più energia per mantenere l&#8217;equilibrio e che è arrivato il momento di ascoltarlo con maggiore attenzione. Ed è proprio da questa consapevolezza che inizia il vero percorso verso il benessere.</p>
<p>Quando arrivo a questo punto della conversazione, quasi tutti mi fanno la stessa domanda:<em> &#8220;Quindi esiste qualcosa che mi faccia sudare di meno?&#8221;.</em> È una domanda comprensibile, ma spesso nasce da un equivoco. Il nostro obiettivo non dovrebbe essere bloccare il sudore. Il sudore è uno dei sistemi di difesa più efficaci che il corpo possiede. Il vero obiettivo è capire perché il tuo organismo sente il bisogno di utilizzarlo così intensamente.</p>
<p>L&#8217;errore più frequente è attribuire tutto esclusivamente al caldo. Certamente le alte temperature aumentano la sudorazione, ma il caldo è soltanto uno stimolo esterno. Se due persone camminano sotto lo stesso sole e una arriva con la camicia completamente bagnata mentre l&#8217;altra suda appena, significa che il loro organismo sta reagendo in modo diverso. La differenza non è solo nella temperatura: è nel modo in cui il corpo gestisce lo sforzo, il metabolismo e lo stress.<strong> Anche l&#8217;alimentazione ha un ruolo importante.</strong> Pasti molto abbondanti, ricchi di zuccheri semplici, alcolici o cibi molto speziati aumentano il lavoro metabolico e la produzione di calore. È come alimentare un motore già caldo. Durante l&#8217;estate consiglio spesso di preferire pasti più leggeri, ricchi di verdure, frutta di stagione, cereali integrali e proteine facilmente digeribili. Non perché facciano sudare meno, ma perché permettono all&#8217;organismo di lavorare con minore dispendio energetico.</p>
<p><strong>L&#8217;idratazione merita un discorso a parte.</strong> Molti pensano che, sudando tanto, sia sufficiente bere molta acqua. <strong>Bere è fondamentale,</strong> ma quando la sudorazione è abbondante<strong> perdiamo anche minerali preziosi.</strong> Magnesio e zinco partecipano a numerose reazioni metaboliche coinvolte nella produzione di energia, nella funzione muscolare e nel normale funzionamento del sistema nervoso. Se le perdite si protraggono nel tempo, soprattutto nei mesi più caldi o durante periodi di intensa attività, può essere utile valutare con il proprio farmacista se un&#8217;integrazione personalizzata sia appropriata. Non perché questi minerali riducano direttamente il sudore, ma perché aiutano il corpo a mantenere un equilibrio migliore proprio quando è sottoposto a un maggiore stress fisiologico.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che considero fondamentale e che spesso viene sottovalutato: <strong>il recupero</strong>. Quando il sistema nervoso vive settimane di pressione continua, dormiamo poco e non riusciamo mai a rallentare davvero, il nostro organismo resta come un motore acceso anche quando dovrebbe essere al minimo. In queste situazioni adattogeni come l&#8217;<strong>Ashwagandha</strong> possono rappresentare un valido supporto per migliorare la capacità dell&#8217;organismo di adattarsi allo stress. Non agiscono sul sudore in modo diretto, ma aiutano il corpo a gestire meglio quel sovraccarico che spesso contribuisce ad accentuare la risposta della termoregolazione. In alcune persone anche la<strong> Rodiola</strong> può essere utile quando prevalgono affaticamento mentale e ridotta resistenza allo stress.</p>
<p>Esistono poi piccoli gesti quotidiani che fanno una differenza molto più grande di quanto immaginiamo. <strong>Bere con regolarità durante tutta la giornata,</strong> senza aspettare di avere sete, scegliere indumenti leggeri e traspiranti,<strong> fare una breve passeggiata nelle ore meno calde,</strong> evitare di concentrare tutta l&#8217;attività fisica nelle ore centrali della giornata e concedersi qualche minuto di respirazione lenta quando ci si accorge di essere particolarmente tesi sono consigli semplici, ma profondamente efficaci. Ogni volta che riduciamo il lavoro inutile del nostro organismo, lo aiutiamo a consumare meno energia e, di conseguenza, a produrre meno calore.</p>
<p>Negli anni ho imparato che<strong> il corpo è molto più intelligente</strong> <strong>di quanto pensiamo</strong>. Non suda per infastidirci. Suda perché sta cercando di proteggerci. Se oggi quella sudorazione è diventata eccessiva rispetto al passato, forse non è soltanto cambiato il clima. Forse sono cambiate anche le richieste che ogni giorno imponiamo al nostro organismo.</p>
<p>Se anche tu hai la sensazione di sudare molto più del normale, non limitarti a cambiare maglietta o a cercare il deodorante più efficace. Fermati ad ascoltare quel messaggio. Potrebbe parlarti di stress, di recupero, di alimentazione, di idratazione o semplicemente di un organismo che ti sta chiedendo di rallentare un po&#8217;.</p>
<p><strong>Passa in farmacia o chiamami.</strong> Insieme possiamo capire se quella sudorazione è una normale risposta al caldo oppure il segnale di un equilibrio che merita attenzione. Perché il mio lavoro, come Farmacista di famiglia, non è soltanto consigliarti un integratore o un prodotto. È aiutarti a comprendere il linguaggio del tuo corpo, affinché ogni piccolo segnale diventi un&#8217;opportunità per prenderti cura della tua salute prima che compaiano problemi più importanti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-sudo-tanto-anche-facendo-poco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè sudo tanto anche facendo poco? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: sudorazione e calo delle difese, il ruolo dello zinco &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sudorazione-e-calo-delle-difese-il-ruolo-dello-zinco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 16:51:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ondanewsfile.com/wp-content/uploads/2026/07/sudore-farmacia-di-muria.jpg" alt="" width="700" height="466" /><figcaption class="wp-caption-text">Freepik</figcaption></figure>
<p><em>&#8220;Dottore, possibile che<strong> ogni estate mi senta più debole</strong>, più stanco e che mi venga sempre qualche acciacco?”.</em></p>
<p>Questa è una frase che sento spesso<strong> tra giugno e agosto.</strong> Molte persone attribuiscono tutto al caldo. E in parte hanno ragione. <strong>Le alte temperature affaticano l&#8217;organismo</strong>, modificano il sonno, cambiano le abitudini alimentari e aumentano il lavoro che il corpo deve svolgere per mantenere stabile la temperatura interna. Ma dietro quella sensazione di maggiore vulnerabilità che alcune persone sperimentano durante l&#8217;estate esiste spesso una spiegazione meno conosciuta.</p>
<p>Qualche settimana fa è entrato in farmacia un uomo di 52 anni. Persona attiva, lavoro intenso, nessuna particolare patologia. Mi raccontò che ogni estate viveva una situazione simile. Maggiore stanchezza, recupero più lento dopo gli sforzi, piccoli disturbi che sembravano comparire più facilmente e una sensazione generale di minore resistenza fisica. Mi disse una frase che mi colpì molto:<em> “È come se il mio corpo diventasse meno forte proprio quando dovrei stare meglio”.</em></p>
<p>Parlando insieme emerse un dettaglio interessante. <strong>Sudava moltissimo.</strong> Da sempre. Bastava una giornata calda, una passeggiata o qualche ora di lavoro per ritrovarsi completamente bagnato. Non ci aveva mai dato peso. Pensava fosse semplicemente una caratteristica personale. <strong>In realtà la sudorazione è un fenomeno molto più importante di quanto immaginiamo.</strong></p>
<p>Quando sudiamo<strong>, il corpo non perde soltanto acqua</strong>. Insieme al sudore perdiamo anche una quantità variabile di sali minerali e oligoelementi fondamentali per il corretto funzionamento dell&#8217;organismo. Tra questi ce n&#8217;è uno che troppo spesso viene dimenticato: <strong>lo zinco.</strong></p>
<p>Lo zinco è un<strong> micronutriente indispensabile</strong> per centinaia di reazioni biologiche. Partecipa al funzionamento del sistema immunitario, alla produzione di energia cellulare, ai processi di riparazione dei tessuti, alla salute della pelle e persino alla capacità dell&#8217;organismo di adattarsi agli stress quotidiani. Il problema è che molte persone arrivano all&#8217;estate già con riserve non ottimali e continuano a perderne ulteriormente attraverso la sudorazione. Naturalmente non basta una giornata di caldo per creare una carenza. Ma quando per settimane si sommano sudorazione abbondante, alimentazione poco equilibrata, stress e recupero insufficiente, il corpo può iniziare a manifestare piccoli segnali. Ed è qui che il farmacista di famiglia deve imparare ad ascoltare.</p>
<p>Perché spesso il cliente non arriva dicendo<em> “ho poco zinco” </em>ma arriva dicendo<em> &#8220;mi sento più stanco”</em> oppure <em>“mi ammalo facilmente”</em> o ancora <em>&#8220;le piccole ferite impiegano più tempo a guarire”.</em> Sono segnali apparentemente scollegati che invece raccontano una storia comune.</p>
<p>Molte persone non sanno che<strong> il sistema immunitario è uno dei più grandi consumatori di nutrienti</strong> dell&#8217;organismo. Ogni volta che deve difenderci da virus, batteri, infiammazione o stress ossidativo aumenta il proprio fabbisogno di alcune sostanze fondamentali. Lo zinco è una di queste.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto che spesso sottovalutiamo. <strong>Lo stress.</strong> Quando attraversiamo periodi di pressione continua, il corpo modifica il proprio metabolismo. Aumenta il consumo di risorse, cresce la produzione di radicali liberi e il sistema immunitario deve lavorare di più. È come avere una macchina che continua a percorrere chilometri senza fare manutenzione. Il risultato è che molte persone arrivano all&#8217;estate già biologicamente affaticate. A questo punto arriva il caldo.<strong> Il sonno peggiora. La sudorazione aumenta. L&#8217;appetito cambia.</strong> Molti saltano pasti o mangiano in modo disordinato. Ed è proprio in questo momento che iniziano ad emergere sintomi che durante l&#8217;inverno erano rimasti nascosti.</p>
<p>Uno degli errori più comuni che vedo fare è concentrarsi esclusivamente sull&#8217;acqua. Certamente bere è fondamentale. <strong>Ma l&#8217;idratazione non significa soltanto assumere liquidi.</strong> Significa mantenere il corretto equilibrio tra<strong> acqua, sali minerali e nutrienti </strong>necessari al funzionamento dell&#8217;organismo.</p>
<p>Anche l&#8217;alimentazione può fare una differenza enorme. Alimenti come<strong> pesce, uova, carne magra, legumi, semi oleosi e frutta secca</strong> rappresentano importanti fonti alimentari di zinco. Una dieta varia e ricca di nutrienti aiuta il corpo a compensare le perdite fisiologiche e a mantenere efficiente il sistema immunitario.</p>
<p>Naturalmente esistono situazioni in cui può essere utile un supporto integrativo. In persone particolarmente stressate, soggette a intensa sudorazione o con aumentato fabbisogno nutrizionale, un&#8217;integrazione ragionata di zinco può rappresentare un valido aiuto. Non perché sia una sostanza miracolosa, ma perché fornisce all&#8217;organismo uno<strong> strumento necessario</strong> per svolgere correttamente il proprio lavoro.</p>
<p>Accanto allo zinco può essere utile sostenere l&#8217;intero equilibrio dell&#8217;organismo. Alcuni nutrienti coinvolti nella produzione energetica cellulare aiutano il corpo a recuperare meglio. Il<strong> magnesio,</strong> ad esempio, contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e aiuta a contrastare quella sensazione di affaticamento che molte persone avvertono nei mesi estivi.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che considero fondamentale: il recupero.<strong> Dormire bene non è un lusso.</strong> È uno dei principali strumenti di protezione immunitaria che possediamo. Durante il sonno il corpo ripara tessuti, regola l&#8217;infiammazione e coordina gran parte delle attività del sistema immunitario.</p>
<p>Per questo motivo, quando una persona mi racconta di sentirsi più vulnerabile in estate, non guardo soltanto alla sua alimentazione. Guardo alla qualità del sonno, al livello di stress, all&#8217;attività fisica, all&#8217;idratazione e alla capacità complessiva dell&#8217;organismo di recuperare. Il messaggio più importante che vorrei lasciarti è semplice:<strong> la sudorazione non è un nemico</strong>. È uno straordinario sistema di difesa che il corpo utilizza per proteggersi dal caldo. Ma come ogni meccanismo biologico comporta anche delle conseguenze che meritano attenzione.</p>
<p>Se durante l&#8217;estate ti senti più stanco, meno resistente, più vulnerabile o hai la sensazione di recuperare con maggiore difficoltà, non pensare che sia soltanto colpa delle temperature. Potrebbe essere il segnale che<strong> il tuo organismo sta consumando più risorse</strong> di quelle che riesce a reintegrare.</p>
<p>Se ti riconosci in queste parole, passa in farmacia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-sudorazione-e-calo-delle-difese-il-ruolo-dello-zinco-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: sudorazione e calo delle difese, il ruolo dello zinco &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: perchè con il caldo le gambe sembrano pesare? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-con-il-caldo-le-gambe-sembrano-pesare-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 17:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-con-il-caldo-le-gambe-sembrano-pesare-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè con il caldo le gambe sembrano pesare? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-553027 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/gambe-pesanti-immagine-fb.jpg" alt="" width="700" height="366" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/gambe-pesanti-immagine-fb.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/gambe-pesanti-immagine-fb-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/07/gambe-pesanti-immagine-fb-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><em>&#8220;Dottore,<strong> la mattina sto bene,</strong> ma <strong>la sera mi sembra di avere due sacchi di cemento al posto delle gambe</strong>”.</em></p>
<p>Ogni anno, appena arrivano i primi veri caldi, questa è una delle frasi che sento più spesso in farmacia. E quasi sempre viene pronunciata da<strong> persone attive, persone che lavorano, camminano</strong>, fanno le loro commissioni, seguono la famiglia e cercano di mantenere una vita normale. Non stiamo parlando necessariamente di persone con problemi importanti di circolazione. Molto spesso sono uomini e donne che fino a pochi mesi prima non avevano particolari fastidi e che improvvisamente iniziano a percepire una pesantezza crescente alle gambe, soprattutto nelle ore serali.</p>
<p>Qualche giorno fa<strong> una signora di 54 anni </strong>entrò in farmacia e mi disse:<strong><em>“Mi sembra di fare il doppio della fatica per fare le stesse cose&#8221;</em>.</strong> La osservai mentre parlava. Non era soltanto una questione di gambe<strong>. Era stanca.</strong> Lo vedevo negli occhi. Mi raccontò che al mattino si sentiva abbastanza bene, ma già dopo pranzo iniziava ad avvertire una sensazione di gonfiore alle caviglie, tensione ai polpacci e quella strana percezione di pesantezza che peggiorava con il passare delle ore.</p>
<p>La prima cosa che molte persone pensano è: <em>“È il caldo”.</em> E in parte è vero. Quando le temperature aumentano <strong>il nostro organismo attiva una serie di meccanismi per disperdere il calore</strong>. I vasi sanguigni si dilatano per favorire la dispersione termica e questo rende più difficile il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore. Di conseguenza aumenta il ristagno venoso e si accentuano gonfiore e pesantezza.</p>
<p>Ma se il problema fosse soltanto il caldo, dovremmo stare tutti male allo stesso modo. E invece non è così. Alcune persone continuano a svolgere le proprie attività senza particolari fastidi, mentre altre sembrano arrivare a sera completamente svuotate. Per capire questa differenza bisogna guardare oltre la semplice circolazione. <strong>Negli anni ho imparato che le gambe raccontano molto di più</strong> di quello che pensiamo. Raccontano quanto ci stiamo muovendo, come stiamo mangiando, quanto stiamo dormendo e soprattutto quanto stiamo recuperando.</p>
<p>Quella signora, continuando a parlare, mi disse una frase che mi fece capire tutto:<em> “In realtà non sono stanche solo le gambe. Sono stanca io”.</em> Ed è qui che il discorso cambia completamente.</p>
<p>C&#8217;è un collegamento molto stretto <strong>tra sistema nervoso e circolazione.</strong> Quando viviamo costantemente sotto pressione,<strong> il corpo consuma energia in modo continuo.</strong> Il sistema nervoso resta attivato, il recupero diminuisce e aumenta quella che potremmo definire una fatica di fondo. In queste condizioni basta il caldo a far emergere sintomi che durante l&#8217;inverno erano più silenziosi.</p>
<p>Un altro errore molto comune riguarda<strong> l&#8217;alimentazione.</strong> In estate molte persone<strong> bevono meno di quanto credano, mangiano in modo disordinato e spesso eccedono con alimenti ricchi di sale</strong>. Il risultato è una maggiore ritenzione di liquidi e una sensazione di pesantezza ancora più marcata. Al contrario, un&#8217;alimentazione ricca di frutta, verdura e alimenti naturalmente ricchi di acqua aiuta il corpo a gestire meglio il caldo e a sostenere il microcircolo.</p>
<p><strong>Anche il movimento gioca un ruolo fondamentale.</strong> Molti pensano che per alleggerire le gambe servano attività intense. In realtà spesso bastano semplici camminate quotidiane. I muscoli del polpaccio funzionano come una vera pompa che aiuta il sangue a risalire verso il cuore. Quando restiamo seduti troppo a lungo o in piedi nella stessa posizione per molte ore, questa pompa lavora meno e il ristagno aumenta.</p>
<p>Naturalmente esistono anche <strong>supporti specifici che possono aiutare</strong>. Da farmacista di famiglia utilizzo spesso un approccio integrato. Quando il problema riguarda il microcircolo, fitoterapici come <strong>vite rossa, rusco, centella asiatica e ippocastano</strong> rappresentano un valido aiuto. Non perché facciano miracoli, ma perché sostengono fisiologicamente il tono venoso e aiutano il corpo a gestire meglio il ristagno.</p>
<p>Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Se una persona arriva all&#8217;estate già scarica, dorme male e vive costantemente in tensione, lavorare soltanto sulle vene non basta. In questi casi può essere utile sostenere anche il sistema nervoso. <strong>Magnesio e nutrienti</strong> coinvolti nel metabolismo energetico aiutano il corpo a utilizzare meglio le proprie risorse.</p>
<p>Molte persone restano sorprese quando, lavorando contemporaneamente su circolazione, recupero e stile di vita, iniziano a sentirsi meglio non solo nelle gambe ma in tutto il corpo.</p>
<p>Il messaggio che vorrei lasciarti è proprio questo: se con il caldo senti le gambe pesare il doppio, non limitarti a pensare che sia colpa della temperatura. <strong>Chiediti come stai davvero.</strong> Chiediti se stai dormendo bene, se stai bevendo abbastanza, se ti stai muovendo nel modo corretto e soprattutto se il tuo corpo sta avendo il tempo di recuperare.</p>
<p><strong>Se anche tu arrivi a sera con le gambe gonfie, pesanti e affaticate, passa in farmacia.</strong> Non per cercare semplicemente un prodotto per la circolazione, ma per fare una valutazione personalizzata e capire insieme cosa sta cercando di dirti il tuo corpo. Perché le gambe pesanti, molto spesso, non sono il problema. Sono il segnale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-perche-con-il-caldo-le-gambe-sembrano-pesare-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: perchè con il caldo le gambe sembrano pesare? &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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		<title>Farmacia 3.0: stress&#8230;e voglia di dolce &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</title>
		<link>https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-stress-e-voglia-di-dolce-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Farmacia Di Muria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 16:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[- Attualità / Politica]]></category>
		<category><![CDATA[- Ultime Notizie -]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacia 3.0 - a cura del dott. Di Muria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-552467 aligncenter" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/06/fame-nervosa-FB.jpg" alt="" width="700" height="366" srcset="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/06/fame-nervosa-FB.jpg 800w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/06/fame-nervosa-FB-766x400.jpg 766w, https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2026/06/fame-nervosa-FB-383x200.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><em>“Dottore, lo so che non dovrei mangiarli, ma <strong>quando sono stressata ho bisogno di qualcosa di dolce</strong>”.</em></p>
<p>Questa frase la sento praticamente ogni settimana in farmacia. A volte me la dice una mamma che corre tutto il giorno tra lavoro e famiglia. Altre volte una professionista che vive con il telefono sempre acceso. Altre ancora una persona che sta attraversando un periodo difficile e che si sorprende di aprire il cassetto dei biscotti senza nemmeno rendersene conto. La cosa interessante è che quasi tutti pensano di avere un problema di volontà. “<em>Non riesco a controllarmi.” “Sono golosa.” “Non ho abbastanza forza di volontà”. </em>Eppure, nella maggior parte dei casi, il problema non è la forza di volontà. È il modo in cui <strong>il corpo sta cercando di adattarsi allo stress.</strong></p>
<p>Qualche giorno fa una donna di 46 anni entrò in farmacia e mi disse una frase che sintetizza perfettamente questa situazione: <em>“Durante il weekend sto abbastanza bene. Ma nei giorni di lavoro mi viene una voglia continua di dolci.” </em>Non aveva fame vera. Aveva già mangiato. Eppure sentiva quel desiderio quasi irresistibile di cioccolato, biscotti o qualcosa che le desse una gratificazione immediata.</p>
<p>Parlando insieme emerse una situazione molto comune. <strong>Sveglia presto, giornate intense, pause ridotte al minimo, mille responsabilità e pochissimo tempo per sé stessa.</strong> Apparentemente il problema erano i dolci. In realtà il problema era tutto il contesto che c&#8217;era dietro.</p>
<p>Molte persone non sanno che il nostro cervello e il nostro sistema nervoso consumano una quantità enorme di energia quando siamo sotto pressione. Ogni decisione, ogni preoccupazione, ogni situazione che richiede attenzione continua rappresenta un lavoro biologico reale. Non è solo una sensazione psicologica. <strong>Il corpo sta davvero consumando risorse.</strong></p>
<p>Quando attraversiamo periodi di stress prolungato entra in gioco un protagonista fondamentale:<strong> il cortisolo.</strong> Molti lo conoscono come l&#8217;ormone dello stress, ma il suo ruolo è molto più ampio. Il cortisolo serve ad aiutarci ad affrontare le richieste della giornata. Il problema nasce quando questo sistema resta attivo troppo a lungo.</p>
<p>All&#8217;inizio ci sentiamo efficienti. Poi iniziamo ad avvertire piccoli segnali. <strong>Dormiamo meno profondamente.</strong> Recuperiamo peggio. Ci sentiamo più stanchi. E soprattutto iniziamo a cercare fonti rapide di energia. È qui che il cervello sviluppa una forte attrazione verso gli alimenti dolci.</p>
<p>Per il nostro organismo lo zucchero rappresenta energia immediatamente disponibile. Quando il sistema nervoso è sotto pressione e percepisce una situazione di affaticamento, cerca istintivamente la strada più veloce per ottenere carburante. Ecco perché molte persone non hanno voglia di broccoli quando sono stressate. Hanno voglia di cioccolato.</p>
<p><strong>Il cervello non sta cercando un premio. Sta cercando energia.</strong></p>
<p>Il problema è che questa strategia funziona solo per poco tempo. Lo zucchero provoca un aumento rapido della glicemia e una temporanea sensazione di benessere. Dopo poco però arriva il calo. E quando arriva il calo, il cervello chiede nuovamente energia. È così che nasce il circolo che molte persone conoscono bene: voglia di dolce, gratificazione momentanea, senso di colpa e nuova ricerca di zucchero qualche ora dopo.</p>
<p>Ma non è soltanto una questione di glicemia. Anche i neurotrasmettitori coinvolti nel benessere e nella motivazione giocano un ruolo importante. Quando siamo stanchi mentalmente e sotto pressione, il cervello cerca tutto ciò che può offrirgli una sensazione immediata di conforto.<strong> I dolci rappresentano una delle scorciatoie più semplici.</strong></p>
<p>L&#8217;errore più comune che vedo fare è combattere questa situazione soltanto con il controllo. Le persone cercano di resistere, si impongono regole rigide, eliminano completamente ogni gratificazione. Per qualche giorno funziona. Poi <strong>il sistema nervoso torna a chiedere quello di cui sente il bisogno</strong> e la voglia di dolce ritorna ancora più forte.</p>
<p>La soluzione vera non è fare la guerra ai dolci. È capire perché il corpo li sta cercando. In questi casi è fondamentale lavorare sul recupero. Un sonno migliore, pause vere durante la giornata e una gestione più equilibrata dello stress riducono in modo sorprendente il desiderio compulsivo di zuccheri.<strong> Anche l&#8217;alimentazione gioca un ruolo decisivo.</strong> Una colazione troppo povera, pasti saltati o pranzi consumati in fretta aumentano la probabilità che il cervello cerchi energia rapida nel pomeriggio.</p>
<p>Molte persone migliorano semplicemente imparando a <strong>distribuire meglio proteine, fibre e grassi buoni durante la giornata</strong>. Questi nutrienti aiutano a mantenere più stabile la glicemia e riducono gli sbalzi energetici che alimentano la ricerca continua di zuccheri.</p>
<p>Anche alcuni supporti nutrizionali possono essere utili quando il sistema nervoso è particolarmente affaticato.<strong> Il magnesio,</strong> ad esempio, contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e può aiutare a ridurre quella tensione continua che spinge molte persone a cercare conforto nel cibo. In alcune situazioni può essere utile sostenere il metabolismo energetico con nutrienti specifici, soprattutto quando la stanchezza mentale è diventata una compagna quotidiana.</p>
<p>Da farmacista di famiglia considero molto interessanti anche alcune piante adattogene. <strong>L&#8217;Ashwagandha,</strong> per esempio, non agisce direttamente sulla voglia di dolci. Lavora più a monte. Aiuta il corpo a gestire meglio lo stress e a migliorare la capacità di adattamento. Molte persone, dopo alcune settimane, riferiscono di sentirsi più stabili, meno nervose e meno inclini a cercare continuamente gratificazioni alimentari.</p>
<p>Il messaggio più importante che vorrei lasciarti è questo: la voglia di dolci sotto stress non è un difetto del carattere. Molto spesso è un messaggio biologico. È il modo con cui il tuo organismo cerca di dirti che sta consumando più energia di quella che riesce a recuperare.</p>
<p>Quando una persona mi dice: <em>“Dottore, non riesco a smettere di mangiare dolci quando sono sotto pressione”</em>, io non penso immediatamente all&#8217;alimentazione.<strong> Penso prima al suo livello di stress,</strong> alla qualità del sonno, al recupero, alla stanchezza accumulata e a quanto il suo sistema nervoso stia lavorando senza pause.</p>
<p>Perché molto spesso la voglia di dolce non è il problema. È il segnale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.ondanews.it/wp-content/uploads/2021/05/di-muria.jpg" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="" class="vcard author"  rel="author" itemprop="url"><span class="fn" itemprop="name">Farmacia Di Muria</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.ondanews.it/farmacia-3-0-stress-e-voglia-di-dolce-a-cura-del-dott-alberto-di-muria/">Farmacia 3.0: stress&#8230;e voglia di dolce &#8211; a cura del dott. Alberto Di Muria</a> proviene da <a href="https://www.ondanews.it">Ondanews.it</a>.</p>
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