
“Dottore, possibile che prenda tutto? Mi passa un raffreddore, sto bene dieci giorni e poi ricomincio con la gola. Una volta non ero così”.
È una frase che durante alcuni periodi dell’anno ascolto continuamente al banco. E la parte che mi interessa di più non è quasi mai quel “prendo tutto”. È ciò che la persona aggiunge subito dopo: “Una volta non ero così”.
Qualche tempo fa è entrata in farmacia una donna di cinquantadue anni. Insegna, ha due figli ormai grandi e conduce quella vita che molte persone definirebbero assolutamente normale. Si alza poco dopo le sei, prepara velocemente la colazione, va a scuola, torna a casa nel pomeriggio e continua tra famiglia, spesa, impegni e cose da sistemare. Non si considera una persona particolarmente stressata. Eppure negli ultimi mesi ha la sensazione di non riuscire mai a stare completamente bene. Prima il raffreddore. Poi qualche giorno di mal di gola. Due settimane apparentemente tranquille e di nuovo naso chiuso e stanchezza.
“Dottore, mi dia qualcosa per alzare le difese”. Prima di parlare di integratori, però, comincio a farle qualche domanda. Le chiedo dell’intestino. Mi racconta che da qualche mese è più irregolare e che spesso ha la pancia gonfia. Le chiedo come mangia nei periodi in cui lavora di più. Mi dice che a pranzo capita frequentemente di arrangiarsi e che frutta e verdura non sono sempre presenti come vorrebbe. A quel punto il discorso sulle difese immunitarie cambia completamente.
Noi immaginiamo spesso il sistema immunitario come un esercito che bisogna rendere più forte quando arriva l’inverno. Ma l’immunità non funziona così. È una rete estremamente complessa che lavora ventiquattro ore al giorno e comunica continuamente con il sistema nervoso, l’intestino, il metabolismo e persino con il nostro ritmo sonno-veglia.
Una parte enorme del rapporto tra organismo e ambiente passa proprio attraverso le mucose, soprattutto quelle respiratorie e intestinali. E nell’intestino vive un ecosistema di microrganismi, il microbiota, che dialoga continuamente con il sistema immunitario.
Ecco perché, quando una persona mi dice di ammalarsi continuamente, non le chiedo soltanto quante volte ha avuto il raffreddore. Le chiedo anche come dorme, come mangia, come funziona il suo intestino, quanto stress sta vivendo. Quanto tempo concede realmente al proprio organismo per recuperare.
Il sonno, per esempio, non è semplicemente il momento nel quale smettiamo di lavorare. Durante la notte il sistema immunitario regola una parte importante della propria attività. Dormire poco o male per settimane può modificare questa capacità di risposta.
Lo stesso vale per lo stress. Il cortisolo è fondamentale per permetterci di affrontare le richieste della giornata, ma una condizione di stress prolungato può influenzare anche la regolazione della risposta immunitaria. Poi ci sono i nutrienti. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, vitamina C, ferro e proteine partecipano, con ruoli differenti, al normale funzionamento del sistema immunitario. Questo non significa che assumere grandi quantità di vitamine impedisca di ammalarsi. Significa qualcosa di molto più semplice: un sistema complesso può funzionare bene soltanto se dispone delle risorse di cui ha bisogno. Ed è proprio qui che spesso vedo cambiare l’espressione della persona che ho davanti.
Perché le dico: “Forse il problema non è che incontri più virus di prima. Forse è il tuo organismo che li incontra con meno risorse per rispondere”.
A quel punto il raffreddore assume un significato diverso. Non significa automaticamente avere “le difese basse”. E certamente non significa che il sistema immunitario sia debole. Ma se gli episodi diventano molto frequenti, se il recupero è sempre più lento e soprattutto se insieme compaiono stanchezza, sonno poco ristoratore, alimentazione disordinata o problemi intestinali, vale la pena osservare l’organismo nel suo insieme.
Perché l’immunità non comincia quando prendiamo qualcosa ai primi freddi. Si costruisce molto prima: nel modo in cui dormiamo, mangiamo, recuperiamo, gestiamo lo stress e ci prendiamo cura del nostro intestino ogni giorno. Ed è probabilmente questa la cosa più importante che vorrei far comprendere a chi entra in farmacia chiedendomi semplicemente qualcosa “per aumentare le difese”.
Le nostre difese non sono una manopola che possiamo semplicemente alzare. Un sistema immunitario sano non deve essere sempre più forte: deve essere soprattutto equilibrato, pronto a reagire quando serve e capace di tornare alla normalità quando il pericolo è passato. Per questo non mi piace partire dall’integratore. Parto dalla persona.
Se quella donna di cinquantadue anni che abbiamo incontrato nella prima parte dorme sei ore, si sveglia stanca, mangia spesso in maniera disordinata, ha l’intestino irregolare e attraversa da mesi un periodo molto impegnativo, darle semplicemente qualcosa per le difese significherebbe osservare soltanto l’ultimo anello della catena.
Il primo errore che vedo fare è proprio questo: aspettare ottobre o novembre, comprare un prodotto per l’immunità e pensare di avere risolto il problema. In realtà il sistema immunitario si costruisce ogni giorno.
Cominciamo dal sonno. Una notte occasionale trascorsa male non cambia le nostre difese, ma settimane di sonno insufficiente possono interferire con la normale regolazione della risposta immunitaria. Per questo, quando una persona mi dice di ammalarsi continuamente e contemporaneamente mi racconta di dormire cinque o sei ore, per me quella informazione è importante almeno quanto sapere quale vitamina sta assumendo.
Poi guardiamo l’intestino. Una parte importante del nostro sistema immunitario è associata alle mucose intestinali e il microbiota partecipa al dialogo continuo tra ciò che arriva dall’esterno e le nostre difese. Questo non significa che qualsiasi raffreddore debba essere trattato con probiotici. Significa che, se insieme alle infezioni ricorrenti troviamo gonfiore, alvo irregolare, alimentazione povera di fibre o una storia recente di antibiotici, può avere senso valutare anche l’equilibrio intestinale e, quando indicato, scegliere ceppi probiotici appropriati.
L’alimentazione rappresenta un altro tassello fondamentale. Non esiste l’alimento che “aumenta le difese”, ma esiste un organismo che ogni giorno deve produrre cellule, anticorpi, mediatori e nuove strutture. Per farlo ha bisogno di proteine adeguate, vitamine, minerali, grassi essenziali e dell’energia necessaria. Frutta e verdura diverse durante la settimana, legumi, pesce, uova, cereali poco raffinati, frutta secca e una sufficiente quota proteica fanno molto più per il nostro equilibrio immunitario di quanto immaginiamo. Solo dopo arrivo all’integrazione.
La vitamina D partecipa alla normale funzione del sistema immunitario, ma non dovrebbe essere utilizzata indiscriminatamente a dosaggi elevati: soprattutto quando si sospetta una carenza, è opportuno valutarne la situazione e scegliere l’eventuale integrazione in maniera appropriata. Lo zinco è coinvolto nella normale funzione immunitaria e nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo, ma anche in questo caso di più non significa meglio. Un’integrazione prolungata e non necessaria, soprattutto ad alte dosi, non è una buona strategia.
Anche la vitamina C contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario. La considero però parte di un quadro nutrizionale complessivo, non uno scudo capace da solo di impedirci di prendere un raffreddore.
Quando la storia della persona lo suggerisce, anche la fitoterapia può trovare il proprio spazio. L‘echinacea, per esempio, viene tradizionalmente utilizzata per il supporto delle vie respiratorie e delle naturali difese dell’organismo, ma non è una pianta da assumere automaticamente per mesi da chiunque. Come sempre, bisogna considerare la persona, eventuali patologie, terapie concomitanti e il momento nel quale viene utilizzata.
E poi c’è lo stress. È probabilmente l’elemento che le persone collegano meno facilmente alle proprie difese. Se il sistema nervoso rimane continuamente in allerta, se il cortisolo deve accompagnarci attraverso settimane di tensione e contemporaneamente il sonno peggiora, l’organismo perde una parte della propria capacità di recuperare. In alcune persone può quindi avere più senso lavorare sul recupero e sulla risposta allo stress piuttosto che aggiungere l’ennesimo prodotto “immunostimolante”. È in questo contesto, quando appropriato, che possiamo ragionare anche su adattogeni come l’Ashwagandha: non perché combatta virus o raffreddori, ma perché può sostenere la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress, quando proprio lo stress rappresenta uno dei tasselli del problema.
Ci sono poi consigli semplicissimi che al banco ripeto continuamente: muoversi ogni giorno, esporsi all’aria aperta, non fumare, limitare l’alcol, curare l’igiene delle mani nei periodi di maggiore circolazione dei virus, arieggiare gli ambienti e soprattutto concedere al corpo il tempo necessario per recuperare quando ci ammaliamo. Tornare immediatamente ai ritmi precedenti appena scende la febbre non significa essere più forti. Qualche volta significa semplicemente non aver dato all’organismo il tempo di completare il proprio recupero.
Naturalmente, se le infezioni sono realmente molto frequenti, particolarmente severe, insolite, durano a lungo o si accompagnano a perdita di peso, febbre persistente, stanchezza importante o altri sintomi, non dobbiamo attribuire tutto allo stress o cercare continuamente nuovi integratori: serve una valutazione medica.
Se anche tu hai la sensazione di prendere continuamente tutto ciò che circola, passa in farmacia e raccontami non soltanto quante volte ti sei ammalato. Raccontami come dormi, come mangi, come funziona il tuo intestino, quanto sei stanco e che periodo della tua vita stai attraversando. Da lì possiamo capire se esiste davvero qualcosa da integrare oppure se il primo intervento deve essere altrove.
Perché il compito del Farmacista di Famiglia non è venderti ogni autunno qualcosa “per le difese”. È aiutarti a capire che cosa sta togliendo al tuo organismo le risorse necessarie per difendersi bene.


