
“Dottore, ormai lo riconosco. Comincia qui dietro al collo, poi sale e a metà pomeriggio mi prende tutta la testa. Prendo qualcosa e continuo a lavorare”.
Quando una persona mi racconta così il proprio mal di testa, una delle prime cose che faccio è non fermarmi alla testa. Qualche tempo fa è entrata in farmacia una donna di cinquant’anni. Lavora in uno studio professionale, trascorre buona parte della giornata davanti al computer e, quando esce dall’ufficio, comincia praticamente il secondo turno della sua giornata: casa, famiglia, telefonate, commissioni, problemi da risolvere. Mi racconta che da qualche mese il mal di testa è diventato quasi un appuntamento. Non tutti i giorni, ma abbastanza frequentemente da aver imparato a riconoscerne l’arrivo. “Prima sento le spalle dure. Poi il collo comincia a tirare e dopo un po’ arriva quella pressione alla testa. A quel punto prendo una compressa perché non posso certo fermarmi”.
Le chiedo quante ore trascorre davanti al computer. “Otto, a volte nove.” Le chiedo quante volte si alza dalla sedia. Mi guarda e sorride. “Quando devo andare in bagno.”
Poi le domando quanto beve durante quelle otto ore. Questa volta non risponde subito. È proprio in queste conversazioni che il mio lavoro diventa interessante, perché spesso il sintomo che porta una persona in farmacia è soltanto l’ultimo pezzo di una storia iniziata molte ore prima.
Naturalmente non tutti i mal di testa sono uguali e una cefalea nuova, molto intensa, improvvisa, diversa dal solito o accompagnata da altri sintomi deve essere valutata dal medico. Ma esistono anche quei mal di testa ricorrenti che tante persone conoscono da anni e che sembrano comparire soprattutto dopo giornate particolarmente intense. In questi casi dobbiamo guardare anche a ciò che accade al resto del corpo.
Pensiamo a una persona seduta per ore davanti a uno schermo. Gli occhi rimangono continuamente impegnati nella visione ravvicinata. La testa tende progressivamente ad avanzare rispetto alle spalle. I muscoli cervicali devono lavorare per mantenerla in posizione. Le spalle si contraggono. La mandibola, soprattutto nei momenti di maggiore concentrazione, può rimanere serrata senza che ce ne accorgiamo. Nel frattempo arrivano telefonate, problemi, scadenze. Ed entra in gioco anche il sistema nervoso.
Quando siamo sotto pressione aumenta l’attivazione simpatica, quella parte del sistema nervoso autonomo che prepara l’organismo ad affrontare una richiesta. È un meccanismo normale e utilissimo. Ma se rimaniamo in questa condizione per molte ore, la muscolatura tende a mantenere un tono maggiore, il respiro diventa più superficiale e diventa sempre più difficile rilassare realmente collo, spalle e mandibola.
Se a tutto questo aggiungiamo poca acqua, troppe ore senza mangiare, molto caffè e una notte durante la quale abbiamo dormito senza recuperare davvero, iniziamo a capire perché concentrarsi soltanto sulla testa può essere riduttivo. Il dolore che compare alle cinque del pomeriggio può cominciare a costruirsi alle nove del mattino. Ed è proprio questo il momento in cui spesso dico alla persona che ho davanti: “A volte il mal di testa non nasce nella testa. È lì che il corpo presenta il conto di tutto quello che hai accumulato durante la giornata”. Questa frase cambia la prospettiva. Perché improvvisamente quella persona comincia a collegare il mal di testa alle spalle sempre contratte, alla bottiglia d’acqua ancora piena sulla scrivania, al pranzo consumato davanti al computer, alle cinque ore consecutive senza essersi mai alzata e alle sere trascorse a rispondere ai messaggi anche quando il corpo avrebbe bisogno di rallentare.
L’analgesico può essere necessario e utile per controllare un episodio, ma non può raccontarci perché quel dolore continua a tornare. Ed è questa la domanda che mi interessa di più come Farmacista di Famiglia. Non soltanto: “Cosa posso darti per far passare il mal di testa?” ma soprattutto “Che cosa succede nelle ore precedenti perché il tuo corpo abbia bisogno di fartelo venire?”
Perché qualche volta il dolore non è semplicemente qualcosa da spegnere. È il modo più efficace che il corpo ha trovato per dirci che stiamo chiedendo troppo senza concedergli abbastanza tempo per recuperare.
La prima cosa che cerco di capire è che tipo di mal di testa ho davanti. Non tutti possono essere interpretati come semplice conseguenza di stress o tensione muscolare. Un dolore comparso improvvisamente e molto intenso, diverso da quelli abituali, un mal di testa nuovo che tende a peggiorare o che si associa a febbre importante, rigidità del collo, disturbi della vista, difficoltà nel parlare, debolezza, confusione, perdita di sensibilità o che compare dopo un trauma richiede una valutazione medica tempestiva. Anche una cefalea che cambia caratteristiche o diventa progressivamente più frequente merita un approfondimento. Il compito del Farmacista di Famiglia non è attribuire tutto allo stress: è anche riconoscere quando quel sintomo deve uscire dalla farmacia ed essere affidato al medico.
Quando invece emerge quella storia che conosco bene, ore davanti al computer, collo e spalle contratti, poca acqua, pasti irregolari, sonno insufficiente e dolore che tende a comparire dopo giornate particolarmente impegnative, possiamo iniziare a lavorare sulle abitudini che precedono l’episodio. Uno degli errori più comuni è aspettare il mal di testa per fare qualcosa. Si lavora per cinque o sei ore senza interrompersi, poi arriva il dolore e si cerca il rimedio. Io preferisco capovolgere il ragionamento: dobbiamo intervenire nelle ore in cui ancora stiamo bene.
Una bottiglia d’acqua sulla scrivania serve poco se a fine giornata è ancora piena. Bere regolarmente, senza aspettare di avere sete, è una delle prime abitudini che suggerisco. Anche il digiuno prolungato può diventare un problema in alcune persone: saltare il pranzo o vivere di caffè fino al pomeriggio può favorire oscillazioni energetiche che rendono una persona predisposta ancora più vulnerabile.
Poi ci sono collo e spalle. Ogni ora trascorsa davanti allo schermo dovrebbe contenere qualche minuto nel quale cambiamo posizione, ci alziamo, muoviamo le spalle e distogliamo lo sguardo dal monitor. Non occorre trasformare l’ufficio in una palestra. A volte bastano pochi minuti ripetuti durante la giornata per evitare di arrivare alle cinque del pomeriggio con otto ore di tensione accumulate.Anche il sonno conta moltissimo. Un cervello che non recupera adeguatamente durante la notte può diventare più sensibile agli stimoli del giorno successivo.
L’integrazione può avere un ruolo, ma deve arrivare dopo questo ragionamento. Il magnesio, per esempio, partecipa alla normale funzione muscolare e al funzionamento del sistema nervoso e può essere preso in considerazione in alcune persone, soprattutto quando alimentazione, aumentato fabbisogno o altri elementi suggeriscono che possa esserci un apporto non ottimale. Ma non considero il magnesio una soluzione universale per qualsiasi mal di testa.
Anche la fitoterapia deve essere scelta in base alla persona. Se dietro quella tensione emerge soprattutto un sistema nervoso che fatica a rallentare, piante come melissa o passiflora possono trovare spazio in un percorso orientato al rilassamento, soprattutto nelle ore serali. Se invece il problema principale è un sonno poco ristoratore, bisogna prima lavorare sulla qualità del recupero. Non esiste quindi “la pianta per il mal di testa”: esiste una persona con una storia, delle abitudini e un equilibrio da comprendere.
C’è poi un errore del quale parlo sempre con chi soffre frequentemente di cefalea: l’uso troppo frequente degli analgesici. Sono farmaci preziosi quando servono, ma assumerli ripetutamente e per molti giorni può, paradossalmente, contribuire in alcune persone a mantenere o peggiorare il problema. Se ci accorgiamo che abbiamo sempre più spesso bisogno di una compressa per riuscire ad arrivare a sera, non dobbiamo semplicemente cambiare analgesico: dobbiamo parlarne con il medico e capire perché la frequenza degli episodi sta aumentando.
È qui che ritorniamo alla donna di cinquant’anni della nostra storia. Probabilmente il cambiamento più importante per lei non sarà trovare qualcosa di più forte da prendere alle cinque del pomeriggio. Sarà arrivare alle cinque avendo bevuto regolarmente, mangiato con calma, fatto qualche pausa, mosso collo e spalle e, soprattutto, dormito abbastanza la notte precedente.
Se il tuo mal di testa ritorna continuamente, non abituarti semplicemente alla sua presenza e non considerare normale dover ricorrere sempre più spesso a qualcosa per riuscire a continuare la giornata. Passa in farmacia e raccontami quando compare, come dormi, quanto bevi, come lavori, cosa mangi e cosa succede nelle ore precedenti. E quando ci sono elementi che richiedono un approfondimento, sarà altrettanto importante indirizzarti al medico.
Perché essere Farmacista di Famiglia significa anche questo: non cercare soltanto qualcosa che faccia passare il dolore, ma aiutarti a capire perché il tuo corpo continua a chiederti attenzione proprio attraverso quel dolore.


