Lo “Spelacchio” e la Capitale allo sbando. Lettera aperta di Franco Iorio



























Lettera aperta alla redazione – di Franco Iorio

Alterne vicende non sempre liete della vita mi hanno fatto respirare aria e vivere eventi di Roma per più tempo. Ogni viaggio ci arricchisce in conoscenze e curiosità e al ritorno se ne porta il ricordo di fatti e vicende.









Qualcuno ha detto che di una città non si apprezzano le tantissime meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda. Ogni mattina la mia domanda era: ma è questa la Capitale d’Italia? Leggendo l’Art. 114 della Costituzione dopo la riforma del 2001, la risposta è affermativa. Dunque dovrebbe essere il “fiore all’occhiello della nazione”. E invece nelle strade si vivono giorni di ordinario degrado: strade al limite della transitabilità, bus che non arrivano, spacciatori in attività costante, piazze imbrattate di escrementi e siringhe, giardini con materassi e giacigli usati dai senzatetto, monumenti deturpati.

Lavori pubblici sospesi, strade chiuse per evitare incidenti, Vigili Urbani che brillano per l’assenza. Se è la Capitale, di certo è una capitale allo sbando. Si avverte uno stato di degrado, di abbandono. E quel che sorprende di più è quel senso di assuefazione tra la gente, quasi di adattamento al sempre peggio. Come se negli ultimi tempi Roma avesse rinunciato a essere “la Capitale della Repubblica”. A questo punto occorre chiedersi se basta essere un politico onesto per fare un buon amministratore.

L’evidente incapacità amministrativa non danneggia solamente i romani, ma gli italiani tutti. Fare il Sindaco o l’Assessore a Roma non è come svolgere tali funzioni a Valle dell’Angelo, e mi scuso per l’esempio che è solamente per dire di un Comune di 234 abitanti. Così penso che occorra dare alla Capitale un “ordinamento speciale”, al pari di altre importanti capitali del mondo. Ma questo è tutt’altra cosa e solamente per dire che forse sarebbe stata risparmiata la visione dello “spelacchio” di Piazza Venezia. Sì, si tratta dell’abete davanti all’Altare della Patria che doveva essere l’albero di Natale e invece l’irridente ironia romanesca l’ha battezzato subito col nome di “spelacchio” o anche “scovolino”.

Potevo privarmi di andare a guardarlo? L’albero del Comune è veramente triste e spelacchiato, tanto da poter vedere attraverso i rami,  da Via del Corso, l’Altare della Patria. Eppure l’abete, dono della Comunità di Val di Fiemme in Provincia di Trento, é costato comunque 39.899,00 euro al netto di Iva per  “trasporto, posa in opera, allestimento di un contenitore in legno e cemento armato nonché successiva rimozione e smaltimento”, come si legge nell’apposita deliberazione giuntale. Ma guarda caso, osservo, mancano 101,00 euro per i 40mila, importo che avrebbe obbligato l’amministrazione a un bando pubblico. Mentre la Giunta li ha assegnati mediante “trattativa diretta” per l’urgenza a una ditta di fiducia. Ma come, la “trattativa diretta”? Eh no, è stato rinunciato alle Olimpiadi 2024 per evitare “debiti, cemento e brogli negli appalti” e poi si assegnano a “ditta di fiducia” interventi e opere in forma diretta? Mah!

Così preferisco leggere qualche messaggio attaccato all’albero, tipo “Riposa in pace”, oppure di incoraggiamento “Resisti”, mentre la Sindaca minaccia “l’avvio di un’indagine interna per capire esattamente di chi sia la responsabilità” con la promessa che “Dopo l’indagine interna saranno chiesti i danni”. Aspettiamo. Su altro versante non mi faccio mancare dettagli sulla gloriosa spedizione fascista alla sede del quotidiano “La Repubblica”.

Si parla di un gruppetto con il volto mascherato (già questo è reato), con la bandiera di Forza Nuova e un cartello con scritto “Boicotta Repubblica e L’Espresso” perché sono la “voce di chi sta attuando il genocidio del popolo italiano. Roma e l’Italia si difendono con l’azione, spalla a spalla, se necessario a calci e pugni”. Ecco, mi dico, stanno ritornando. E il ricordo va a mio zio, spirito libero, ammonito dalle squadracce fasciste e per due volte purgato. Questa è Roma oggi, nell’Italia del rancore di cui ha parlato l’ultimo rapporto Censis.

– Franco Iorio –

































3 Comments

  1. “Non tutto è delegabile alla politica e alle istituzioni, alleggerendo anima e coscienza”
    Sante parole, caro amico mio , da scrivere a caratteri cubitali.
    Sicuramente la politica che oggi si fa è responsabile di questo sfacelo..ma siamo responsabili anche noi, ogni qualvolta dietro questo alibi ci alleggeriamo le coscienze.
    Bravissimo il mio “Segretario”.

  2. Franco Iorio says:

    Amico mio “e non de la ventura”, grazie per il tuo commento. Ricordo non a caso che ero il solo ad ascoltare le tue argomentazioni in “quell’aula sorda e grigia”. Oggi devo dire che possiamo ancora ridare storia alla nostra anima. Ecco, per dirla con Dostoevskij, dobbiamo chiederci “quanto uomo c’è nell’uomo”. Non tutto è delegabile alla politica e alle istituzioni, alleggerendo anima e coscienza. La crisi democratica civile e sociale, prima che politica, che viviamo ci sta facendo perdere l’orientamento dei nostri confini. Allora credo che qualcosa di non banale oggi abbiamo il dovere di dirla!

  3. nicola femminella says:

    Carissimo Franco,
    apprezzo molto la tua “cittadinanza attiva” e, conoscendoti da circa 40 anni, ne comprendo la passione e lo spirito libero che la legittima. Oggi non c’è posto per la banalità e lo spirito di appartenenza acritico e “per partito preso”. Ognuno di noi deve esercitare una opinione il più possibile “ragionata” e libera, certamente non di persona rassegnata e passiva. Ho trascorso le feste a Monaco di Baviera con mio figlio e ho avuto la possibilità di verificareil grado di “vigilanza” che i cittadinini tutti, tutti, esercitano negli spazi pubblici. Da noi ognuno vuole dagli altri ciò che lui stesso contribuisce a rendere precario. Naturalmente occorrono amministratori e politici responsabili e onesti. Ne parlavamo, ricordi……?

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