Negli ultimi tempi è forte la criticità che si è venuta a determinare sull’intero territorio della Provincia di Salerno per effetto dell’aumento incontrollato delle popolazioni di cinghiali che devastano coltivazioni private e ambienti naturali con conseguenti ingenti danni economici ed ecologici, oltre ad una serie di pericoli per la pubblica e privata incolumità. Per questo motivo il Consiglio provinciale ha deliberato di attivarsi presso la Regione Campania al fine di istituire un tavolo di confronto fra i Sindaci dei Comuni della Provincia di Salerno, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e gli Ambiti Territoriali Caccia per elaborare una proposta di intervento per il contenimento dei cinghiali sul territorio provinciale, oltre a misure incisive ed efficaci per la modifica del calendario venatorio e per i dovuti adeguamenti normativi e regolamentari.

Negli ultimi decenni si è assistito ad una vera e propria esplosione demografica dei cinghiali sia per ragioni legate alle caratteristiche biologiche della specie sia per l’attuale inefficacia dell’azione gestionale dovuta anche ad un inadeguato quadro normativo e regolamentare, con il risultato del continuo aumento dei danni economici ed ecologici e degli stessi conflitti sociali che coinvolgono agricoltori, residenti, ambientalisti, cacciatori, turisti. Il fenomeno si è manifestato in tutta la sua drammaticità anche nel Salernitano, al punto che oggi la “questione cinghiali” è una vera e propria emergenza ambientale e sociale, sia per gli ingenti danni che i cinghiali arrecano alle coltivazioni nei vari periodi dell’anno che per l’impatto che le popolazioni hanno sugli ecosistemi naturali. Tanti gli agricoltori costretti ad assistere passivamente alla perdita costante dei raccolti e indotti in esplosioni di rabbia e di protesta nei riguardi della pubblica amministrazione.

L’emergenza cinghiali è inoltre motivo di preoccupazione anche per il notevole rischio per l’incolumità pubblica legata all’attraversamento delle strade durante gli spostamenti notturni.

La cronica assenza di strategie di gestione con una visione d’insieme del territorio – si legge nella delibera della Provincia – ha finora impedito un’adeguata pianificazione della presenza del cinghiale ed un controllo efficace degli impatti che esso esercita sulle attività agricole e sull’ambiente. Lo stesso istituto dell’indennizzo dei danni si è rivelato del tutto inefficace in termini di convivenza tra la specie in questione e l’agricoltura sia per la farraginosità delle procedure per la concessione degli irrisori contributi sia perché lesivo della dignità professionale dei conduttori di terreni agricoli che in molte realtà come le nostre vedono nella coltivazione, accanto a legittimi interessi di natura economica, una autentica espressione dell’amore per la propria terra e la stessa natura“.

– Chiara Di Miele –

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