LA SVISTA – Intervista a Tiziana Colagrossi Segnalini



































L’ arte la entusiasma. “Ho imparato a mettere un punto al giorno per cucirmi addosso la mia storia” ci confida e abilmente Tiziana “cuce” la propria vita, ricercando inconsciamente la presenza di una madre che “ricuciva sapientemente gli strappi con un punto a giorno per creare nuovi abiti da indossare”. Che stia cercando anche lei un modo sereno per indossare al meglio la sua anima? E così, vivendo forti passioni e sensibilissimi contatti con la natura, colora la sua vita, facendo uscire da sé i colori del suo inconscio e sublimandoli in creazioni artistiche che gridano al mondo: “Ci sono”.

  • Quando ti sei avvicina al mondo dell’arte contemporanea?

Era un giorno qualunque quando mi sono avvicinata all’arte. L’arte mi ha corteggiata da sempre; non ho potuto resistere alla seduzione intrinseca delle opere dei grandi artisti come Duchamp, mia grande passione. Ho iniziato a prendermi cura delle opere d’arte, tutelando e restaurando affreschi, legni dorati e intagliati, lapidei e icone antiche. Come tecnico restauratore non me la sono mai cavata bene, non amo conservare la bellezza, amo ciò che è vivo; amo le anguille perché sfuggenti e mutevoli, amo ciò che non c’è, che non esiste ancora e che avverrà.

  • Cosa vuoi esprimere con le creazioni “Rosso”?

Il rosso è l’ approdo di una riflessione sulla natura che scaturisce dall’ incendio avvenuto in Grecia nell’Estate del 2007 e che ha devastato la città. Morirono sessantasette persone e ci furono duecento feriti. Pensai che il colore che per eccellenza ha valore estetico e visivo memorabile è il rosso. Amo tutti i colori e naturalmente devo questo gusto estetico a mia madre Francesca che era una vera artista, ricuciva sapientemente gli strappi con un “punto a giorno” per creare nuovi abiti da indossare. Ho imparato che ogni incendio ha un suo colore e che ogni uomo ha la possibilità di esprimere i propri dolori esaltando le temperature interiori attraverso l’ arte.







  • Pensi che si possa sublimare nell’Arte una tensione o un grande dolore che si porta dentro?

Il sublime o il bello? Il dialogo è acceso da sempre, è come un incendio rosso. Credo che l’arte non sia solo strumento di lettura dell’ interiore, ma piuttosto comunicazione collettiva di disagi comuni e non, ed anche di gioie individuali. L’essere è in sé autonomo, ha il diritto naturale ad essere felice, ha diritto a comunicare la propria parola, veicolo di un essere che abita il nostro corpo, luogo dove tornare ad abitare.

  • Cosa rappresenta oggi il colore “rosso” per te?

Oggi, il “rosso”è tensione in atto, emergenza del pianeta, incendio interiore che coagula in forma, ma anche passione rubata ai più in un caldo, inconsueto pomeriggio romano. Amante e danno. Arsura. E’ anche Cina e Oriente, è Piazza Vittorio, la chinatown a Roma. Il rosso è simbolo dell’ Occidente straziato che oscilla tra collasso e riprese. Il rosso esalta il desiderio di chi continua a disobbedire ovunque, di chi ha il coraggio di partire a piedi nudi per incontrare un altro essere senza chiedere nulla in cambio.Io vado ad Israele e torno, vado a camminare negli incendi con Bil Viola.

  • Tu lavori molto in progetti sul sociale e sull’integrazione per la difesa dei Diritti dei minori in tutto il mondo. Qual è stata l’esperienza più importante che hai vissuto?

Ho collaborato con AMREF e oggi lavoro con Terre des Hommes Italia. La mia esperienza più importante la devo ancora vivere, se penso all’arte. Se penso alla vita, allora la vita stessa è esperienza unica.

  • Che ruolo hai nell’Associazione “La chiave del sol”?

Ho fondato l’ associazione “La chiave del sol” nel 2007 e ancora oggi non ho un ruolo preciso, mi piace pensare che ogni ruolo sia scambiabile con quello dell’ altro e quindi proseguo grazie agli amici dell’ associazione con progetti culturali rivolti al sociale. L’ associazione nasce dal desiderio di collaborazione artistica tra due amici: il cantautore e musicista Davide Di Mieri, un vero artista al quale devo molto e che ringrazio per la sua vicinanza ed io. Importante è stato anche Luis della Fondacion Batuta a Ocana, nel Nort Sant’Ander che ha voluto credere nei miei sogni di musica per i desplazados.

  • Quali sono gli obiettivi che l’associazione vuole raggiungere?

I nostri progetti culturali sono rivolti a chi crede che esistano diritti naturali da tutelare e che vuole agire contro il sopruso e la violenza in ogni luogo. Lo scopo è anche trovare amici che amano la musica che dal nostro punto di vista è veicolo verso un futuro rinnovabile; penso ai laboratori musicali a Santa Clara in Colombia, dove sono stata e sto tornando con la seconda edizione del progetto “Una Valigia per Bogotà” con il Maestro di Musica Alberto Sanchez Serrano.

  • C’è un evento della tua vita che rinasce e rivive nelle tue creazioni?

No, non c’è un evento particolare o specifico che determina e rinasce nelle creazioni artistiche. E’ invece una miscela di suggestioni emotive e slanci che amo seguire e poi pensieri rubati alla realtà.

Credo nel valore sociale dell’arte che offre prospettive nuove ed è epifania di incontri ed esperienze comuni.

  • A che cosa ti ispiri?

L’ ispirazione libera nasce dal reale, qualche volta dall’onirico e raramente dal fantastico. Le radici degli alberi, dove mi lascio legare dolcemente sono ben salde a terra, sono valore e tradizione ai quali guardare per progettare il futuro. Non credo al “qui e ora”, credo nella Storia. Mi piace ricordare Elsa Morante: “Io premo l’ orecchio sulla terra a un’eco assurda dei sepolti”. C’è tutto nella Storia.

  • Le tue creazioni hanno tutte un unico filo conduttore?

Sono giovane al mestiere dell’ arte per poter dire se ci sia un filo conduttore. Credo che saranno gli altri a trovarlo nelle mie opere; io non lo sto cercando. Cerco altro e altro ancora, ma se dovessi definire questo altro lo disegnerei.

  • In che rapporto sei con la vita?

Il mio rapporto con la vita è complesso come lo è quello di ogni essere nella sua storia particolare e nella storia di tutti, ma credo che questa sia una domandona alla quale non so rispondere davvero.

  • Qual è il progetto più importante o sogno che vorresti realizzare?

Il progetto più importante non esiste; sono tutti importanti. Dal momento che inizia l’ avventura del creare, tutto si risolve semplicemente nell’opera d’arte che è sintesi di altre storie e pensieri. E poi c’è la scrittura. Il mio grande sogno è scrivere una storia d’amore. Per ora ne vivo una bellissima che mi aiuterà a scrivere. Comunque, ultimamente sto riordinando i lavori degli ultimi anni e lavorando a due progetti: “Five Continents Women”, un’opera totale che interesserà una casa nella provincia di Roma, si tratta di un’operazione audiovisiva, saranno allestiti 50 schermi con film e documenti inediti di artiste e registe dal 1990 al 2006 da tutto il mondo. Poi lavoro a “List Artist” e ad altre bellissime esperienze creative con Paolo W Tamburella, Piero Fantastichini, Elena Tenga, Massimo Attardi e con altri artisti.


I lavori di Tiziana nascono da esperienze individuali e private, ma alla fine, appartengono a tutti. E’ un nascere, rinnovarsi e donarsi continuamente agli altri. E’, allo stesso tempo, un voler mostrare la propria fragilità e la propria forza. Ci confida che le sue opere raccontano lacerazioni e grandi passioni o non raccontano proprio nulla. E questa è la Vita: tutto e nulla. Sta a noi darle un significato. ” L’Arte è il mio rifugio nella bellezza dai tormenti e le inquietudini che mi caratterizzano” ci rivela. E noi ne siamo convinti, soprattutto perché ci accorgiamo di essere in tanti in quel “rifugio”, ma senza urtarci, senza spingerci. Lì c’è spazio per tutti, perché l’artista ha uno spazio magico che parte dalla propria anima e si estende nell’infinito. E nel frattempo ci coinvolge, afferrandoci tutti nel tempo e nello spazio della propria storia.


 – NOTE SULL’ARTISTA –

Tiziana Colagrossi Segnalini ha studiato presso l’Istituto d’Arte di Tivoli e proseguito gli studi di Storia dell’ Arte Contemporanea alla Sapienza di Roma. Ha studiato Tecniche e Tecnologie per Restauro e la Tutela delle Opere d’Arte. Si è occupata degli affreschi della Sala del Teatro di Palazzo Reale a Napoli e della cattedrale di Nola, dove ha vissuto per qualche tempo. Sta lavorando a vari progetti: “Five Continents Women”, un’operazione audiovisiva, ” List Artist” per corti e giardini. Inoltre, con il suo primo monologo “La Vita Imitata”, debutterà come autrice al Festival “Frammenti” di Frascati 2010 con Francesco Forni , Valentina Cartelluti e Davide Di Mieri. Lo spettacolo nasce dalla riflessione sull’uso delle parole imitative.

Ad Ottobre avvierà i laboratori musicali in Colombia ed in Israele a favore dei ragazzi disagiati.

Frequenta il “Pastificio Cerere” e gli Artisti della Scuola Romana di San Lorenzo. Ha collaborato con Paolo W. Tamburella alla Mostra che si è tenuta a Roma l’ 8 Maggio 2010 sugli artisti provenienti dal Bangladesh. Ha realizzato otto filmati clip sugli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite nell’area di Roma Est e Provincia, conducendo inchieste ed organizzando convegni su tematiche sociali. Vive e lavora a Roma.


 

– Paola Testaferrata –


 



































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