LA SVISTA – Intervista a Gianluca Purgatorio









































Sul sito del libro “Solo Quattro Mura” è riportata una frase di Edward Young: “Tutti gli uomini credono che tutti gli uomini siano mortali, tranne se stessi“. Ed è proprio il tema della morte che lega le storie narrate nei sei racconti della silloge di Gianluca Purgatorio. E’ il tema della morte che lega ed ha legato da sempre tutti gli uomini. Un unico filo conduttore che ci unisce e che continuamente spezziamo con il rumore della nostra vita, per tentare di spaventare ed allontanare la presenza silenziosa di quella terribile signora che un giorno ci porterà con sé.

  • Quando ti sei avvicinato alla scrittura e perché?

Trovare un momento della mia vita in cui ho deciso di voler fare lo scrittore è praticamente impossibile, benché mi sforzi di ricordare e andare indietro con la memoria. La scrittura o meglio l’approccio al mondo come narratore, come “fotografo” di mondi e di genti posso dire che c’è sempre stato. Il motivo? Scrivere mi viene naturale. E’ la cosa che so fare con più facilità senza mai annoiarmi e stancarmi e chi mi conosce sa quanto io possa essere accidioso. Poi se non scrivo sto male; è soprattutto un bisogno e una ricerca narcisistica di un appagamento che si realizza nel momento in cui quello che ho scritto mi soddisfa.

  • Hai intitolato la tua raccolta di racconti “Solo Quattro Mura”. Cosa rappresentano per te le “quattro mura?

Le quattro mura sono il mio mondo e il mondo dei personaggi del libro. Sono le pareti della mia camera, principale luogo di gestazione di quest’opera, e sono quelle delle stanze in cui si ritrovano alcuni protagonisti delle mie storie, senza memoria e senza sapere il motivo per il quale sono lì. Rappresentano una prigione che può essere la propria vita, il proprio corpo e, a volte, come nel mio caso, un modo di essere. Mi ricollego al concetto espresso prima… posso essere molto accidioso. Spesso invidio le lumachine che trasportano il loro guscio, che è poi la loro casa, sulle spalle. Bene, le quattro mura possono rappresentare sicurezza, tepore, riparo da un mondo troppo confusionario che fa spesso paura.










  • Sei molto giovane e, come tanti ragazzi, preferisci l’horror e il thriller. Come mai?

Intanto, ti ringrazio per il “giovane”, visto che qualcuno mi dà del “vecchio”. Almeno non corrobori la mia paura della morte. Comunque sì, adoro l’horror, adoro l’adrenalina che si sprigiona nei momenti in cui la paura fa la voce grossa. E’ da quando sono bambino che tutto ciò che nasconde inquietudine e terrore m’affascina e mi rapisce, quindi più che una moda del momento è sicuramente un pallino atavico. Parlando di mode mi riferisco alle tendenze generali che di tanto in tanto ci colpiscono. Adesso pare che “tiri” il fantasy o l’emo-horror-rosa alla twilight, se proprio vogliamo parlare di generi. Io non tendo a classificarmi come autore di horror, perché non amo lo splatter e il sangue buttato lì senza motivo, tendo a scrivere delle storie con dei risvolti più introspettivi, esistenziali, che nascono da un malessere o da un’inquietudine.

  • Rivivere la paura vuol dire anche esorcizzarla. Nel tuo passato c’è stata una “paura” che vorresti cancellare, ma mostra la sua presenza presentandosi all’improvviso?

Non c’è una paura derivante da un episodio concreto, un trauma che ha segnato la mia vita e che ora voglio rimuovere. Però sicuramente la paura della morte ha ispirato “Solo quattro mura”. Credo, infatti, che un po’ tutti abbiamo paura di morire. E’ questo il motore che alimenta ogni gesto che quotidianamente compiamo. E forse la scrittura può essere un modo con cui personalmente combatto quest’inquietudine.Se ci fossero altre paure, “private”, non credo le confesserei altrimenti rischierei di banalizzare troppo i miei racconti. E’ sempre meglio lasciare aloni di mistero e ignoto.

  • Qual è il messaggio-filo conduttore dei tuoi sei racconti?

detto prima la paura della morte e di conseguenza la ricerca di un qualcosa per cui vivere, la lotta contro il tempo che inesorabile sancisce le sue ore e l’analisi dell’ineluttabile destino al quale tutti noi siamo legati: morire. Lo so, sono visioni pessimistiche, ma non c’è nulla di più vero, e questo dimostra quanto io sia attaccato alla vita!

  • “Quattro mura” potrebbero essere quelle che imprigionano l’animo di un uomo. C’è una via d’uscita?

Hai proprio colpito nel segno! Un racconto, infatti, approfondisce proprio quest’aspetto. C’è sempre una via d’uscita, ma se la dicessi ora svelerei troppo di questa storia, meglio leggerla!

  • Stai scrivendo qualcos’altro su questo tema o hai cambiato genere?

Sto scrivendo un romanzo “apocalittico”, ispirato da un’attenta critica a degli aspetti della nostra società che mi fanno storcere un po’ il naso. Ricorda molto gli ultimi di King tipo Cell o The Dome. Il genere quindi rimane lo stesso, forse un horror più puro, anche se non amo troppo queste classificazioni. Credo che in una storia debbano convivere elementi di ogni genere: rosa, thriller, horror, giallo, formazione, introspezione.

  •  Consideri i giovani d’oggi deboli o fragili?

Non mi piace troppo generalizzare o fare il censore. E nemmeno mi metto dalla parte di quelli che rimpiangono i tempi “andati” perché migliori e più sani. Credo che l’uomo sia uguale da millenni. Cambiano gli scenari, i nostri costumi, i nostri sostrati, ma la nostra natura, il substrato appunto, rimane sempre lo stesso. Dovremmo tutti a mio parere prenderci meno sul serio e ogni tanto imparare a fare un passetto indietro, guardarci dall’esterno e iniziare a vederci come quello che siamo: animali bipedi che si nascondono dietro inutili vesti.

  •  Che rapporto hai con la fede?

Ti riferisci alla fede calcistica vero? Forza Inter allora! A parte gli scherzi credo che sia una questione personale, un modo di vivere. Io ho scelto di non credere, o meglio mi è venuto naturale, perché sono convinto che a volte la vita ti metta dinanzi ad un bivio dove, per andare avanti, devi necessariamente scendere a compromessi con te stesso e di conseguenza trovare un accordo e far coesistere il raziocinio con la fede. Quindi temo che, per ora almeno, non sarei in grado di farlo.


Gianluca ha lo sguardo spaventato. Che sia per l’intervista? O sono i suoi personaggi a spaventarlo? Quei personaggi che vivono nei suoi racconti, definiti da lui stesso ” horror-thriller-noir psicologici” ed ora si divertono con lui accompagnandolo e ricordandogli continuamente che siamo chiusi in “solo quattro mura”. “Gli uomini sono uguali da millenni” ci ha detto. Vero. Uguali con le stesse angosce. Ma qualcuno esorcizza la paura della fine con la scrittura che è catarsi, liberazione. Nella lirica “Meriggiare pallido e assorto”, Montale ci mostra la nostra vita rinchiusa in un orto circondato da un alto muro, con sopra “cocci aguzzi di bottiglia” e ci permette di “Osservare tra frondi il palpitare / lontano di scaglie di mare “. Peccato poterlo solo osservare. E attendere. Magari scrivendo. Pavese ci ricorda, sublimando il pensiero della morte, che ” Scenderemo nel gorgo muti”. E questa è la condanna più crudele: il silenzio.


 – NOTE SULL’AUTORE –

 Gianluca Purgatorio vive a Matera. E’ nato il 26 giugno 1986 a Bari, dove si è laureato in “Editoria e giornalismo”. Sta terminando gli studi universitari in Lettere per conseguire la Laura Specialistica. “Solo Quattro Mura”, 0111 Edizioni, è la sua opera prima. Il sito del libro è: soloquattromura.altervista.org


– Paola Testaferrata –


 



































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