A poche ore dalla Conferenza dei Servizi convocata ieri mattina presso il Comune di Teggiano e conclusasi con un nulla di fatto, nel corso della quale si è discusso del progetto di realizzazione, presentato dalla ditta “La Pirotecnica s.r.l.”, di un deposito di fuochi artificiali in zona Cortacciuoli, interviene Giorgio Roncolato, uno dei soci della ditta che ha richiesto l’autorizzazione a costruire.

Roncolato si mostra subito ben disposto a chiarire ogni dubbio, soprattutto dopo il dissenso e le varie polemiche sorte in questi giorni a Teggiano ma non solo. Sono in tanti, infatti, a puntare il dito contro questa nuova attività che prevede lo stoccaggio in deposito di prodotti pirotecnici provenienti dalla Cina. “Siamo sempre aperti a parlare – esordisce -, non ci siamo mai trincerati dietro il silenzio stampa perchè il nostro lavoro comporta anche l’essere trasparenti con tutti e con il territorio“.

  • Quali sono le sue impressioni dopo la Conferenza dei Servizi?

Per come ci era stata presentata doveva servire a sviscerare eventuali problematiche di tipo tecnico, ma così non è stato. Il nostro progetto è già stato approvato dal Ministero, dalle varie commissioni e dalla Prefettura. Sono rimasto sorpreso quando in Comune ho notato che in realtà si trattava di una conferenza politica e non di servizi. Non capisco il motivo per cui i Sindaci dei Comuni limitrofi siano venuti a protestare, sono cose che non comprendo. Se poi vado a vedere che a Sala Consilina o in altri posti esistono già altri impianti che comportano un pericolo superiore al nostro, come quelli di stoccaggio chimico, allora mi sembra ancora più strano. I nostri sono depositi, non inquiniamo, qui transita solo merce. Capisco che i Sindaci vicini vogliano fare campagna elettorale ma mi meraviglio che il Comune di Teggiano non curi i suoi interessi, perchè si tratta di decine di posti di lavoro persi.

  • Secondo lei perchè c’è stata questa reazione?

Onestamente non lo so. L’ultimo step del progetto è stata la Conferenza dei Servizi della Commissione Tecnica Regionale in cui abbiamo avuto addirittura i complimenti. Eravamo tranquilli per aver ottenuto l’approvazione delle più alte istituzioni territoriali. Cosa sia successo dopo non lo so.

  • Qual è il prossimo passo che farete?

Siamo in difficoltà. Abbiamo tenuto botta in questi tre anni perchè per lavorare ci siamo poggiati a magazzini esterni e questo ha limitato lo sviluppo dell’azienda. Passare altri due anni così non è sano per l’azienda. Vogliamo aspettare il risultato di questa cosiddetta Conferenza e poi i soci a mente fredda dovranno decidere sul da farsi. Noi non facciamo politica, siamo imprenditori e vogliamo continuare a farlo.

  • Parlando di numeri, quanti posti di lavoro si perdono se il deposito non verrà realizzato nel Vallo di Diano?

Oggi siamo 7 dipendenti a tempo indeterminato e 14 unità stragionali. A regime il deposito porterebbe 20 dipendenti a tempo indeterminato e 30 unità stagionali. Senza contare tutto l’indotto che si crea intorno ai nostri mezzi, mi riferisco a rifornimenti di carburante, meccanici, gomme. I numeri per il nostro settore sono grandi. Non sarebbe il deposito più grande del Sud, come ho letto in giro, nè d’Italia. Siamo un deposito medio, sicuramente in provincia di Salerno sarebbe il più grande ma anche il più sicuro perchè è il primo che viene realizzato con un sistema derivato dai depositi militari americani e quindi è interrato. Per farle capire, è come quando stoccano il gas nei bomboloni sottoterra.

  • Se dovesse dare una percentuale di rischio di pericolo che si potrebbe correre con la realizzazione sul territorio di un deposito come quello che la sua ditta ha in mente?

I prodotti che stocchiamo prima di arrivare a Teggiano percorrono 23800 km su camion, navi, treni, passano dal Tropico all’Equatore, per 60 giorni. Arrivano qui, li scarichiamo, li mettiamo a temperatura controllata per un massimo di 30 giorni e poi li portiamo ai nostri clienti. Se nulla accade in questo incredibile viaggio lunghissimo, cosa potrebbe mai accadere in un deposito?

– Chiara Di Miele –


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Un commento

  1. Andrea cimino says:

    Si continua con la solita storia: rischi per la comunità in cambio di qualche posto di lavoro.

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