
A soli 5 mesi, Sophia, una cucciola randagia aveva già dovuto far conto con la violenza umana.
A ottobre dello scorso anno la cagnolina era stata trovata agonizzante a Viggiano, in località Cotura, dalle volontarie Enpa della sezione di Potenza: era stata sparata. Il proiettile le aveva attraversato la colonna vertebrale tanto da renderle impossibile la deambulazione.
Nonostante le immediate cure presso una clinica veterinaria, purtroppo, per la cucciola non c’è stata alcuna possibilità di recuperare la sensibilità delle zampe posteriori. Nonostante la situazione complicata, però, le volontarie non si sono perse d’animo e hanno fatto di tutto per poter garantire a Sophia l’affetto che meritava e le giuste attenzioni, così è stato progettato su misura per lei un carrellino. La volontaria Ida Di Matteo l’ha tenuta in casa con sé fino al momento di trovare una nuova casa.
Neanche la fase dell’adozione di Sophia è stata semplice: la cagnolina a causa di ciò che le è stato fatto è incontinente e ha bisogno di attenzioni specifiche. Le volontarie tramite il preaffido si sono assicurate che la cucciola finisse in una famiglia che potesse dedicarle il tempo e lo spazio necessari alle sue esigenze: la scelta è ricaduta su una famiglia che vive in provincia di Ascoli Piceno, qui una mamma e una figlia l’hanno accolta con amore.
“Sophia ora sta bene – fanno sapere le volontarie Enpa -. È arrivata a destinazione e si è subito ambientata. Non poteva trovare mani migliori”. Ora ha una nuova casa con un giardino in cui muoversi liberamente.
Ad ottobre, quando Sophia era stata trovata, le volontarie avevano sporto anche denuncia contro ignoti per l’accaduto ma il caso è stato archiviato: “Quello che è successo è inaccettabile. Chi spara a un cucciolo indifeso deve rispondere delle sue azioni. Ma stavolta la giustizia umana non è riuscita ad andare fino in fondo. Lieto fine, per modo di dire – dicono le volontarie – Sophia non camminerà mai più sulle quattro zampe. Ma cammina lo stesso. Corre col carrellino, vive, esplora. E soprattutto è amata. Forse non è un lieto fine classico, ma è la vittoria della cura sulla crudeltà, della dignità sulla violenza, dell’empatia sull’abbandono. E oggi, per lei, è davvero un nuovo inizio”.


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