Il Vallo di Diano e la “deliberite”. Quando deliberare non ha prodotto il risultato sperato Breve storia triste delle delibere fatte per il Tribunale di Sala Consilina e la ferrovia Sicignano - Lagonegro









































C’è una “malattia” che ormai da anni ha colpito i Comuni e gli enti sovracomunali del Vallo di Diano, una “malattia” che si manifesta prima, durante e dopo, la perdita di un servizio, di un ufficio o di qualcosa simile.

La patologia in questione si chiama “deliberite” (malattia delle delibere) e si può manifestare in due forme: leggera acuta. Quella leggera colpisce i consigli comunali e consigli e assemblee di altri enti locali nel momento in cui iniziano ad arrivare le prime “minacce” sulla possibile chiusura di un servizio o di una struttura.

Ad esempio il caso più eclatante si è verificato quando si è iniziato a parlare qualche anno fa della chiusura del Tribunale di Sala Consilina. In quella circostanza chi è stato colpito dalla “deliberite” ha iniziato a chiedere a gran voce che tutti i consigli comunali e gli altri enti deliberassero contro la chiusura del Tribunale, con la convinzione che un bel pacco di delibere inviato a Roma al Ministero della Giustizia avrebbe fatto cambiare idea a chi voleva chiudere il palazzo di giustizia. Il pacco a Roma è arrivato e la risposta è stata un altro “pacco”, ma questa volta in senso figurato, ed il Tribunale è stato chiuso. Facendo un calcolo delle delibere fatte sulla vicenda Tribunale, in totale sono state circa 70.











Le delibere sono viste in alcuni casi come una sorta di osso da mettere in bocca ai cittadini arrabbiati per prendere tempo nella speranza che accada qualcosa.

La deliberite nella sua fase acuta invece si manifesta quando la chiusura di un servizio è avvenuta e in quel caso si inizia a deliberare per chiedere la riapertura. Esempio tipico è la vicenda della ferrovia Sicignano – Lagonegro per la cui riapertura si delibera da 30 anni. Per la ferrovia hanno deliberato tutti: Comuni, Province, Regioni, Comunità Montane ed Enti comprensoriali di diversa natura, mancano all’appello solo le assemblee di condominio. Da una ricerca non completa sono saltate fuori 215 delibere che finora non hanno prodotto alcun risultato concreto.

Attualmente la produzione di delibere sta impegnando Comuni ed Enti di varia natura sulle questioni ambientali (stazione elettrica Terna, centrale biogas ed estrazioni petrolifere) che fino ad ora, arrotondando per difetto, hanno prodotto circa 110 delibere per dire “no”.

Da questa analisi quello che emerge è che in alcuni casi le delibere hanno un aspetto in comune con la carta da gioco del 2 in una partita a briscola: valgono niente e come accade in ogni fiaba che si rispetti, alla fine vissero e vivranno tutti “deliberati e contenti”.

– Erminio Cioffi –


 



































Un commento

  1. Franco Iorio says:

    Complimenti ed elogi a Erminio Cioffi per questo articolo brillante e ironico insieme, che tanta triste verità dice su questa landa sconsolata nella quale viviamo. La “deliberita”, parole nuova, come malattia riconducibile a patologia di una classe politica dirigente che ritiene di risolvere i gravi e annosi problemi del Vallo di Diano “facendo voti”. Magari all’unanimità. Così potrà dire alla propria coscienza (sic) e all’elettorato di avere assolto il dovere di buoni amministratori della res publica. E ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere sulla vicenda della tratta ferroviaria Sicignano-Lagonegro, tacendo su altre ancora più dolorose. Un Comitato che lotta disperatamente per rinverdire quel “taglio del ramo secco” incapace di comprendere che dal 1987 a oggi il Vallo di Diano è stato mutilato di ben altri organismi e istituzioni. La sua gente privata di servizi e di aspettative. Punto diritto sul nervo scoperto: un partito, il Pd, alla deriva: senza uomini, senza idee, senza progetti. L’ultimo caso emblematico: Il Consorzio di San Rufo, divenuto il “cancro” del tessuto politico e sociale dei Comuni associati. Tutti o quasi governati dal Pd. Ora l’un contro l’altro armati perché si accorgono, troppo tardi, di essere ostaggi di un “maneggione”. Refrattario, con il placet inconsapevole credo degli amministratori, alla incompatibilità prevista dalla Legge (elle maiuscola) circa il divieto di incarichi dirigenziali a soggetto in quiescenza. E’ stato e rimane il “custode” di quello statuto del 1972 e l’interprete unico capace di mandare i Comuni in dissesto. Ne parleremo in appresso e magari nascerà un altro “comitato”… E chissà se ci sarà ancora qualche romantico che parlerà della ferrovia… o magari della “città Vallo”!

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