
Ha scosso la comunità il recente e drammatico episodio che ha avuto come scenario una villa a Foria di Centola. Domenica sera tre ladri di origini albanesi si sono introdotti nell’abitazione e il proprietario, un 58enne del posto, dopo aver udito rumori molesti e aver imbracciato un fucile regolarmente detenuto, è sceso al piano inferiore incontrando la banda. A quel punto ha esploso dei colpi uccidendo un 26enne, di cui successivamente ha occultato il cadavere in località San Severino, e ferendo gravemente un suo complice. Il terzo ladro è invece riuscito a fuggire.
Si susseguono in questi giorni le riflessioni in merito all’accaduto. C’è chi parteggia per il proprietario di casa, invocando maggiori tutele per i tanti residenti del salernitano vittime di furti, e chi invece condanna l’eccesso di legittima difesa che ha condotto alla morte del giovane straniero residente nel casertano.
Ne abbiamo parlato con il noto avvocato penalista Antonio De Paola di Teggiano, il quale fa luce sul caso di specie e sui risvolti giudiziari in cui potrebbe incorrere l’imprenditore di Centola, attualmente iscritto nel registro degli indagati con le accuse di omicidio, occultamento di cadavere e lesioni gravissime.
- Cosa rischia l’imprenditore in base alla vigente normativa?
L’omicidio è una figura tipica, ma dal punto di vista psicologico bisogna distinguere le quattro figure essenziali: omicidio volontario, colposo, preterintenzionale e morte come conseguenza di altro reato. Qui sicuramente ci troviamo di fronte ad un eccesso colposo in legittima difesa. L’autore del reato, visto leso il diritto all’integrità dei propri beni, ha reagito sproporzionalmente alla condotta lesiva altrui. Il reato, quindi, verrebbe punito a titolo di colpa con la pena rimessa al giudice. C’è sempre la questione della proporzione dei beni tutelati: di fronte a una lesione di un bene patrimoniale, chi ha agito avrebbe dovuto usare la massima diligenza, perchè il bene dell’integrità personale è superiore a quello patrimoniale. L’occultamento di cadavere, invece, è un reato di minore importanza, punito con reclusione fino a 3 anni. Il reato di omicidio colposo non aggravato comporta una pena da 6 mesi a 5 anni.
- Attualmente il nostro Codice cosa prevede in merito al concetto di legittima difesa?
E’ una delle 5 scriminanti previste dal Codice Penale. Agire in legittima difesa non costituisce reato, ma deve esserci proporzione tra il bene offeso e quello che viene leso per tutelare il bene offeso originario. Di fronte alla lesione del bene patrimoniale, quella del bene vita (lesioni o omicidio) è sempre sproporzionata, perchè il nostro ordinamento ritiene la salute e la vita dell’individuo un bene primario.
- Secondo lei c’è qualcosa da aggiustare nell’attuale normativa in riferimento a questa fattispecie?
Chi scrisse la norma nel 1930 ne sapeva molto più di me e nessuno è stato in grado di modificare il libro I del Codice Penale, compreso Giovanni Leone. La struttura del Codice è perfetta, sta all’interprete applicarlo cum grano salis. E’ stato scritto da grandissimi giuristi con la collaborazione di personaggi come De Marsico, che davvero conoscevano il diritto penale. Se adesso dovessero metterci mano si rischierebbe solo di rovinarlo.
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