Ancora preoccupazione alla Treofan di Battipaglia dopo che ieri la Jindal, gruppo indiano che ha acquisito l’azienda, ha spedito le lettere di licenziamento agli operai.

È inaccettabile – scrivono su Fb le maestranze – che sia stata riattivata per noi e per la seconda volta la procedura di licenziamento collettivo, nonostante sia stata sottoscritta in sede ministeriale la Cassa integrazione per Reindustrializzazione il 1° aprile del 2019; nonostante siano state presentate 4 manifestazioni di interesse da parte di potenziali acquirenti interessati alla reindustrializzazione del nostro sito (di cui una offerta vincolante) e nonostante lo stesso Jindal abbia risposto alla delibera Asi in merito alla revoca dei terreni non utilizzati chiedendo di non procedere con la revoca in quanto il tutto potrebbe inficiare il processo di reindustrializzazione in atto. Ennesimo fallimento delle Istituzioni competenti. Ennesima vergogna italiana. Si preferisce salvaguardare gli interessi delle multinazionali piuttosto che rispettare il diritto al lavoro. Vergogna!!!“.

In merito interviene il presidente ASI, Antonio Visconti, affermando che “è necessario, anche al costo di andarsi ad incatenare davanti alla sede del Ministero a Roma, la convocazione del tavolo al Mise il cui silenzio è assordante“.

La richiesta della procedura di licenziamento collettivo è arrivata per 58 lavoratori ed è firmata da Anurodh Garg, l’amministratore di Treofan. “La distanza geografica tra i due siti produttivi interni di circa 362 km – è scritto nella lettera del Gruppo – renderebbe non sostenibile sia economicamente sia organizzativamente il trasferimento da Battipaglia a Terni dei lavoratori in possesso di profili professionali fungibili con maggiori carichi di famiglia o anzianità di servizio, poiché necessiterebbero di apposita formazione per lo svolgimento delle diverse mansioni relative a produzioni diverse”.

– Chiara Di Miele –

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