Tragedia di Rigopiano. Portò i fiori dove è morto il figlio, Feniello condannato a pagare 4550 euro "Io non pago e se necessario faccio tre mesi di carcere"





































La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara nello scorso mese di luglio ha richiesto l’emissione di un decreto penale di condanna nei confronti di Alessio Feniello, papà di Stefano, il 28enne di Valva che perse la vita dopo una valanga di neve che rase completamente al suolo l’Hotel Rigopiano di Farindola, in Abruzzo, nel gennaio del 2017.

Motivo della richiesta è l’aver violato i sigilli apposti dall’Autorità Giudiziaria per delimitare l’area in cui si verificò la tragedia sottoposta a sequestro. Sembrerebbe infatti che in un’occasione Feniello si fosse introdotto nell’area sequestrata nonostante la diffida da parte di alcuni vigilantes addetti a sorvegliare la zona.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara a novembre scorso ha applicato nei confronti del papà di Stefano una multa di 4550 euro, così come richiesto dalla pubblica accusa.








Siccome mi sono recato a Rigopiano a portare dei fiori dove hanno ucciso mio figlio Stefano – afferma Alessio Feniello attraverso il suo profilo Fb – e mi sono introdotto, secondo loro, in un’area sottoposta a sequestro pare che questo magistrato mi faccia una proposta: o paghi 4.550 euro o ti fai due mesi di carcere. Io non pago e se necessario faccio tre mesi di carcere. Ma lo invito a fare i processi seri visto che è pagato da noi contribuenti italiani. Italiani, è arrivata l’ora di ribellarsi. Quelli che non hanno fatto niente per salvare 29 persone a Rigopiano stanno tutti ancora a piede libero e io devo pagare. Se sono colpevole non mi tiro indietro perché sono un uomo. Secondo voi io cosa ho da perdere? Fate arrivare questo messaggio al ministro Salvini, vediamo cosa ne pensa“.

– Chiara Di Miele –


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