La Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto un’articolata frode perpetrata ai danni dello Stato e della Comunità Europea. In particolare le indagini condotte dai Finanzieri hanno permesso di accertare che i contributi erogati dalla Regione Campania, co-finanziati con i fondi dell’Unione Europea e destinati a sostenere la creazione e lo sviluppo delle “microimprese”, sono stati intascati illecitamente da 5 imprenditori e un professionista.

Il progetto finanziato prevedeva la ristrutturazione di un antico palazzo nobiliare nel centro di Sala Consilina da adibire a struttura ricettiva e la conseguente creazione di nuove opportunità di lavoro per il territorio. Le investigazioni della Tenenza di Sala Consilina, agli ordini del Luogotenente Giuseppe Iannarelli, hanno svelato che, invece, il progetto era stato ultimato solo sulla carta e, grazie a una serie di raggiri e artifici, è stato illecitamente riscosso il relativo contributo pubblico di 200mila euro.

Infatti i 6 denunciati avevano dimostrato, mediante l’uso di false fatturazioni, l’esecuzione dei lavori, l’acquisto degli arredi e delle attrezzature, il pagamento degli stessi e, quindi, la realizzazione del progetto finanziato. Oltre all’illecita percezione dei fondi pubblici, le indagini delle Fiamme Gialle hanno consentito la scoperta dell’evasione delle imposte sul reddito e dell’IVA per diverse decine di migliaia di euro.

La Procura della Repubblica di Lagonegro, nel ricevere il dettagliato rapporto della Guardia di Finanza, ha valutato il materiale probatorio raccolto e ha dichiarato concluse le indagini nei confronti dei 6 ritenuti responsabili. Anche la Corte dei Conti e l’Agenzia delle Entrate hanno esaminato la documentazione investigativa delle Fiamme Gialle per l’avvio delle iniziative di rispettiva competenza che prevedono il recupero dell’evasione fiscale e dei fondi pubblici frodati.

– redazione –

4 Commenti

  1. Falso. E’ un atto a disposizione delle parti e sono L ag può stabilire la divulgazione

    • Rocco Panetta says:

      Non esiste la DIVULGAZIONE con OMISSIS dei NOMI e COGNOMI. La stampa del Vallo di Diano li conosce, altrimenti NON avrebbe parlato del numero e della professione degli indagati, semplicemente NON li vuole divulgare, a differenza di quanto fanno, ogni giorno, i giornalisti, divulgando anche foto, in TUTTO il resto d’Italia, senza che vengano denunciati e condannati. Questa è l’informazione nel Vallo di Diano. Siamo ancora al tempo del Regno d’Italia, dimenticando che esiste la libertà di stampa della Repubblica Italiana

      • ANTONIO COLOMBO says:

        Rocco Panetta, mi intrometto in questa discussione solo perchè ho letto un mucchio di cose false.

        Lei non sa come si fa questo lavoro ma pensa solo di saperlo e di avere la verità in tasca. Fare questo lavoro è realmente difficile per tanti motivi e uno di questi è anche per colpa di persone che la pensano davvero così. E’ facile parlare di “giornalismo” e di “giornalisti” ma io, in qualità di titolare di questo giornale, mi sento di difendere l’operato di tutti i miei collaboratori. Non è giusto infangare un’intera categoria solo perchè si pensa di sapere la VERA VERITA’.

        Bisogna RISPETTARE tutti i lavori e anche quello del giornalista VA RISPETTATO perchè, appunto, è un LAVORO.

        Molte persone pensano di sapere tutto anche di cose che realmente ignorano. Perciò prima di scrivere cose senza senso bisogna prima informarsi.
        Io conosco anche chi è il signor Bruno e le posso assicurare che è una persona che sa queste cose molto più me e Lei messi insieme.

        La verità, se vuole, gliela dico quando passa per la redazione (visto che ci passa spesso). Le spiegherò qual è la verità e che si sbaglia di brutto e, per concludere, ripeto: va bene esprimere il proprio pensiero (il suo commento è stato anche approvato) ma non va bene mancare di rispetto verso chi LAVORA e OFFRE un servizio. RISPETTO
        Antonio Colombo

  2. Rocco Panetta says:

    L’avviso di conclusione delle indagini è un atto PUBBLICO. Nel resto d’Italia si pubblicano i NOMI e COGNOMI delle persone indagate.

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