
Tra gli emendamenti più discussi della Legge di Bilancio 2026 compare la cosiddetta “ritenuta universale”: un prelievo dell’1% sulle fatture tra imprese che rappresenta un anticipo di tassazione volto a contrastare l’evasione fiscale.
La misura, ancora in bozza e soggetta a definitiva approvazione entro il 22 dicembre, prevede che dal 1° gennaio 2026 ogni pagamento per prestazioni di servizi o cessioni di beni tra soggetti B2B sia assoggettato a una ritenuta d’acconto dell’1% sull’imponibile (al netto dell’IVA). Il committente sarà tenuto a trattenere l’importo e versarlo direttamente all’Erario.
Non tutte le partite IVA saranno coinvolte: sono esclusi i contribuenti in regime forfettario. Esonerati, invece, coloro che aderiscono al concordato preventivo biennale o al regime di adempimento collaborativo, considerati “trasparenti” per il fisco.
Secondo la relazione tecnica, la ritenuta universale mira a ridurre due forme di evasione: l’Assessment gap, quindi l’omessa dichiarazione dei redditi e la Collection gap, cioè il mancato versamento, totale o parziale, delle imposte dichiarate.
Il viceministro Maurizio Leo ha definito la misura come uno “scambio” rispetto al blocco delle compensazioni tra crediti e debiti fiscali. Resta ora da attendere il testo definitivo, che sarà approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre, per entrare in vigore dal 1° gennaio 2026.


