Carenza di un’adeguata impiantistica per il riciclo dei rifiuti, assenza di valorizzazione energetica per quanto non riciclabile, turismo dei rifiuti verso altre regioni, affidamento eccessivo allo smaltimento in discarica. Le conseguenze? Costi di gestione alle stelle, inefficienze e inquinamento determinato dal continuo trasporto dei rifiuti. Tutto in barba alla circular economy e con l’emergenza alle porte”. Sono questi i principali risultati dell’analisi “Le emergenze rifiuti in Lazio, Campania e Sicilia” illustrata da FISE Assoambiente nel corso dell’appuntamento annuale ad Ecomondo, la fiera ambientale in programma fino all’8 novembre a Rimini.

Partendo dagli ultimi dati ISPRA e dal Report FISE Assoambiente, l’associazione ha esaminato i contesti specifici relativi a Lazio, Campania e Sicilia, che restano sull’orlo dell’emergenza ambientale e sono caratterizzate da un’endemica incapacità di pianificazione di una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti. La gestione della frazione organica, in media oltre il 40% delle differenziate di queste regioni, viene spesso affidata ad impianti di altre regioni per l’incapacità di gestirla sul territorio. Dove presenti, gli impianti collocati in regione utilizzano processi tradizionali che danno vita principalmente a compost e ammendanti vari. L’utilizzo di tecnologie più innovative per la produzione di biogas, biometano e recupero energetico è residuale. I rifiuti non differenziati vengono gestiti preliminarmente da impianti di trattamento meccanico-biologico tradizionali, quasi esclusivamente come tappa intermedia verso lo smaltimento in discarica o l’incenerimento e non come elemento dell’economia circolare. Scarsi sono i quantitativi di carta, plastica, vetro e materiali ferrosi recuperati in queste strutture e successivamente avviati a riciclo.

La sospensione dell’emergenza rifiuti in Campania (439,5 kg per abitante prodotti ogni anno), uscita dalla fase più critica qualche anno fa anche grazie alla realizzazione di un termovalorizzatore di dimensioni medio-grandi ad Acerra, appare solo momentanea e decisamente fragile. La raccolta differenziata negli anni è cresciuta gradualmente, arrivando al 53%, ma l’assenza di un efficiente sistema di riciclo a valle delle raccolte è ben palesata dall’export dell’88,5% dei quantitativi di frazione organica (50% delle raccolte differenziate) verso altre regioni d’Italia.

La quasi totalità dei rifiuti indifferenziati passa dagli impianti di trattamento meccanico-biologico per poi essere incenerito (nel 73% dei quantitativi) o finire in discarica (circa 6%). Solo il 4% dei quantitativi trattati nei TMB viene avviato a riciclo. Il termovalorizzatore di Acerra tratta circa il 70% dei rifiuti inceneriti al Sud. Il calo dello smaltimento in discarica registrato in Campania (6% complessivo) negli ultimi anni è dovuto a una carenza impiantistica nella regione che determina l’invio verso impianti di smaltimento localizzati in altre regioni. Nei prossimi due mesi le capacità residue delle discariche sul territorio campano saranno esaurite.

Lazio, Campania e Sicilia – ha evidenziato il presidente di FISE Assoambiente, Chicco Testa  – scontano l’assenza di una strategia di gestione dei rifiuti in grado di fornire una visione nel medio-lungo periodo. Fare economia circolare significa disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e dimensioni adeguate alla domanda e non limitarsi a delegare ad altre regioni. Se vogliamo concretamente realizzare la circular economy è necessario superare da un lato l’approccio pregiudiziale verso la realizzazione di qualsiasi tipo di impianto di gestione rifiuti e dall’altro la diffidenza nei confronti dell’uso di prodotti derivati dal recupero degli stessi che ancora oggi vincola in molti casi la domanda”.

– Chiara Di Miele –

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