Dopo il caso delle scorse settimane che ha riguardato una maestra di Torino costretta a licenziarsi dopo che il suo ex aveva diffuso sue immagini hard, si parla spesso di “revenge porn”.

Tantissime donne, purtroppo, sono vittime di questo triste fenomeno. Ne abbiamo parlato con Michele Vitiello, ingegnere informatico forense e perito per 36 Procure d’Italia, originario di Casalbuono ma che da anni vive a Brescia.

  • Dottor Vitiello, la violenza è capace di stare al passo con i tempi anche in forma virtuale con il “revenge porn”. Cos’è questo fenomeno e perchè è una violenza così in voga?

Il revenge Porn, definito anche ricatto sessuale o vendetta pornografica è un fenomeno che consiste nella diffusione da parte di terzi, delle proprie foto/video in atti sessuali o di nudità. Si manifesta nei confronti di vittime inconsapevoli e che non hanno presentato il consenso alla diffusione. La trasmissione e diffusione di questo materiale video fotografico sono i Social network e le App come Whatsapp o ancora meglio Telegram. Queste ultime consentono la diffusione rapida e incontrollata che è molto difficile fermare proprio per la velocità di diffusione. Capita spesso che ex mariti, compagni, fidanzati al termine della relazione interrottasi bruscamente o per un tradimento sfogano i propri dispiacere nel voler denigrare la propria ex pubblicando e condividendo selfie, video o altro materiale ricevuto in momenti di intimità o comunque a carattere sessuale, tutto ciò al fine di vendetta e punizione. Lo scopo principale è il danneggiamento della dignità e della reputazione della vittima nei confronti di familiari, amici, datore di lavoro e, vista la diffusione, indirettamente anche di sconosciuti.

  • In che modo questo comportamento è sanzionato da Codice penale?

In Italia dall’agosto 2019, con l’articolo 612 ter, chi riceve o acquista immagini e video pornografici altrui e li invia, consegna, pubblica e diffonde senza il consenso della persona interessata rischia una pena della reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. Sono previste anche delle aggravanti con le quali il Giudice può aumentare la pena da un terzo fino alla metà: se la diffusione di immagini pornografiche è commessa dal coniuge, ex coniuge o da persona affettivamente legata alla vittima e se i fatti sono commessi tramite strumenti informatici/telematici (praticamente quasi sempre) o anche se la vittima è una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica. Anche se si tratta di una donna in gravidanza.

  • Come foto e video personali possono arrivare in mani sbagliate?

Le foto possono arrivare semplicemente diffondendole con un normale smartphone, la sola ricezione non configura immediatamente il reato qualora il ricevente non lo inoltri o faccia commenti denigratori; altre modalità possono essere quelle di trovarle in giro per la rete all’interno di social network, applicazioni, siti internet pornografici.

  • Quali sono i social network più a rischio? Quali i comportamenti da adottare per prevenire il fenomeno?

Nel momento in cui inizia la diffusione è già troppo tardi, sicuramente i social network più a rischio sono quelli che utilizziamo ogni giorno tipo Facebook, Instagram, Telegram (in particolare i canali) e numerosi siti hard. Per evitare di trovarsi in situazioni pericolose la cosa migliore resta quella di non effettuarsi foto/video né di farsi immortalare da nessuno in atteggiamenti intimi o di nudità anche parziale, questo perché anche se non avvenisse una diffusione volontaria da parte di un ex o malintenzionato potrebbe accadere di smarrire il proprio dispositivo o avere una violazione (hacking) del proprio account cloud come Google Drive, iCloud dove generalmente si trovano i backup dei nostri dati.

  • È quindi sbagliato condividere i propri dati personali con persone di cui ci si fida?

Assolutamente sì, dobbiamo imparare a vivere le relazioni in maniera diversa, senza cedere a richieste o fantasie particolari: ‘fate l’amore e non fate la guerra’ diceva un vecchio slogan, io aggiungerei senza fare foto e video. Sappiate che se una solo foto viene pubblicata questa non è più nostra e chiunque potrà vederla.

  • Quando la pubblicazione di foto personali da parte di terzi diventa volontà di danneggiare il partner?

Tutte le volte che si invia o condividono immagini-video di persone reali ancor più se ex mariti, compagni o fidanzati, si sta già danneggiando l’immagine di una vittima a sua insaputa. Di solito quando si arriva a questo punto è già tardi ed è necessario immediatamente denunciare i fatti. Oggi è più facile grazie all’introduzione del ‘Codice Rosso’ che mette in atto tutta una serie di provvedimenti urgenti atti a limitare i danni e ad individuare i responsabili.

  • Cosa succede, invece, se qualcuno minaccia di diffondere immagini o video privati?

Se vi è una minaccia si può essere vittime di estorsione o addirittura di violenza sessuale, tutti reati molto gravi per i quali le pene sono pesantissime; basta davvero poco a leggere un messaggio con scritto ‘se non mi invii altre foto nude o non ti spogli per me adesso invio le tue foto ai tuoi parenti e a tutti i tuoi conoscenti/amici’.

  • Segnalare il contenuto pubblicato perché venga rimosso è utile?

Certamente è indispensabile segnalare contenuti che potrebbero essere stati diffusi all’insaputa delle vittime ma purtroppo, ciò non impedisce che chiunque abbia già una copia di questo materiale video-fotografico e in qualsiasi momento anche a distanza di anni possa diffonderle nuovamente.

  • Alcuni episodi raccontati dalla cronaca sono quasi sempre storie finite male. Cosa può raccontarci della sua esperienza nel trattare queste vicende?

Purtroppo quando si viene a conoscenza di una diffusione delle proprie foto o video si ha un crollo psicologico molto forte soprattutto perché si perde la propria dignità sia per essere senza veli in tutto il web, sia perché la propria intimità è diventata di dominio pubblico. Nel mio ruolo di Consulente Tecnico per 36 Procure in giro per l’Italia, ho avuto modo di vedere molti casi, per fortuna nessuno di questi si è concluso nel peggiore dei modi ma probabilmente solo perché le vittime sono riuscite a ‘tenere duro’ anche se hanno visto cambiare la loro vita per sempre.

  • La vergogna spinge a non denunciare: perché invece è bene farlo?

Bisogna denunciare il più velocemente possibile prima che la diffusione diventi davvero incontrollabile. Bisogna sempre pensare che aver fatto delle foto osè non rappresenta nulla verso il nostro senso del pudore, ma chi invece diffonde tutto ciò senza il consenso sta commettendo uno o più reati molto gravi.

  • Quali sono esattamente le procedure e le conseguenze di una denuncia?

Non appena ci si accorge che è stato messo in atto un reato di questo tipo è opportuno recarsi presso la Polizia Postale se presente sul proprio territorio o presso la più vicina Stazione dei Carabinieri facendo una denuncia contro ignoti o verso il soggetto se si è conoscenza di chi ha iniziato la diffusione. Il soggetto potrà essere immediatamente essere indagato, essere soggetto provvedimenti di ispezione, perquisizione informatica e non, addirittura perdere la propria libertà in caso di fragranza di reato. E’ bene precisare che esistono diverse associazioni che supportano con tutti gli strumenti le vittime di revenge porn, pertanto andate avanti, non siete da soli!

– Claudia Monaco –

 

Un commento

  1. Sara Corini says:

    Complimenti per l’intervista e i contenuti dell’articolo. Davvero ben fatto! Più che esaustive e assolutamente competenti le risposte dell’Avvocato Vitiello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.