ivan di palma 02“Resti o vai via?Resto!”. Così Ivan Di Palma, giovane imprenditore agricolo di Atena Lucana, risponde prontamente a questa domanda, sottolineando come “ci sia una ricchezza nascosta nel nostro territorio, che va valorizzata”. Sono quei giovani che, nonostante l’attuale crisi economica, si inventano il proprio lavoro e danno forma al proprio futuro. Del resto, alle prese con la crisi e con la disoccupazione, sempre più giovani decidono di cambiare vita e puntare all’agricoltura. Secondo una recente indagine condotta dalla Coldiretti, si segnala come nell’ultimo decennio siano aumentate le imprese nel settore agricolo gestite da giovani under 35 e come circa il 28% degli italiani scambierebbe il proprio lavoro con quello dell’agricoltore per condurre una vita più sana ed avere una maggiore libertà.

  • D. – Stando ai dati che ho appena riportato, viene subito in mente una domanda: scelta o necessità quella di diventare imprenditore agricolo?

R. – “Direi necessità e scelta. Mi immaginavo sicuramente una vita diversa, appena intrapresi gli studi universitari (non troppo tempo fa!) in antropologia filosofica a Firenze. Poi, è nata in me un’esigenza pressante, quella di ritornare alle origini, nella mia terra, ma non pensavo da subito ad un’avventura simile. Alla ricerca di un’occupazione, mi sono confrontato con tanti lavori, non tutti rispondenti al mio percorso universitario, ma tutti precari e a volte quasi gratuiti. Da lì, da quelle esperienze discontinue, l’idea di creare qualcosa di mio e di duraturo: un’azienda agricola”

  • D. – I nuovi imprenditori agricoli sono giovani ma soprattutto sono sempre più spesso con una laurea in tasca (e tu ne sei un esempio). Secondo te è davvero così?

ivan di palma 03R. – “Spesso si offre una visione romantica e affabulatoria del “nuovo imprenditore agricolo”. Ma gestire un’azienda, una piccola impresa agricola è una cosa ben diversa dal lavorare la terra. Questa è la vera faccia dell’agricoltura e conosco pochi ragazzi che davvero si appassionano a questo tipo di lavoro. Terra significa sacrificio quotidiano, alzarsi presto, non avere orari, non avere ferie, lavoro costante. Manca questo a quegli imprenditori in giacca e cravatta, probabilmente. Lavorare la terra è prima ancora che un’occupazione, una scelta di vita. Coltivare la terra significa riappropriarsi dei veri valori, di quella dimensione familiare che ci rende più volitivi”

  • D. – Sempre più spesso si parla di Green Economy. Come il Vallo può cavalcare questa possibilità di crescita economica?

R. – “Il Vallo di Diano è pieno di risorse e basta guardare al passato per dare una direzione al presente del settore agricolo. E’ fondamentale rielaborare l’antica sapienza contadina con i nuovi strumenti. E bisogna abbattere un retaggio del passato, che vede il lavoro agricolo non redditizio e non socialmente appetibile. La chiave di svolta è questa: “Ridare vita ai terreni”, magari avvalendoci di vecchi istituti giuridici come la mezzadria, attraverso cui i giovani possono per esempio raccogliere le olive e produrre olio pur non avendo un uliveto di proprietà, e creare indotti per far crescere il lavoro della terra ad esempio con altre figure professionali esperte del settore come consulenti per le pratiche, agronomi”

  • D. – Agricoltura ed istituzioni

R. – “Ancora c’è poco dialogo tra loro. Bisogna supportare di più lo sviluppo agricolo, incentivando un maggiore controllo dei territori e difendendo la qualità dei prodotti. Occorre difendere il Vallo di Diano da continue minacce per l’ambiente come la costruzione di una centrale elettrica o possibili stabilimenti petroliferi. Si dovrebbe lavorare più su questo. Ma ci sono anche segnali positivi. Ultimamente scorgo un’attenzione maggiore dei comuni alla salvaguardia dei prodotti locali, con l’istituzione del marchio DE.CO (denominazione comunale di origine) o dei presidi slow food. Questo è importantissimo per gli agricoltori che si inseriscono così sul mercato con maggiore credibilità. Invece, va sensibilizzata di più la comunità di consumatori del Vallo di Diano, che devono controllare la qualità del prodotto che mangiano, prediligendo il “made in loco”

  • D. – Qual è il valore aggiunto che i giovani possono dare all’agricoltura?

ivan di palma 01R. – “Di certo i “nuovi agricoltori” portano una mentalità moderna, innovazioni tecnologiche, principi di economia e marketing. Sono capaci di leggere con occhi diversi il mercato e la ruralità, sfruttando molto la comunicazione attraverso il web e valorizzando l’esportazione dei prodotti. I nostri nonni, di certo, non avevano strumenti concettuali per promuovere il prodotto o dettare le rotte di un “turismo alternativo”, cosa che io e altri miei giovani colleghi facciamo. Promuovo fattorie didattiche, laboratori di pane, raccolta di olive, contatti con gli animali (nello specifico gli asini), attribuendo a tutta questa offerta contadina una dimensione antropologica nuova, declinata alla società contemporanea”

  • D. – Tu credi che l’azienda agricola abbia anche un ruolo sociale?

R. – “Certo. L’azienda agricola ha il ruolo di presidio del territorio. Ha il compito di tutelare il luogo e di salvaguardare la sua biodiversità, riscoprendo gli ecotipi scomparsi. L’azienda agricola, oggi, deve aprirsi al sociale, ha il dovere di dialogare con i cittadini, con le scuole, con le istituzioni organizzando forum, convegni, workshop. E’ una nuova forma di politica, radicata sul territorio che deve sensibilizzare tutti sull’importanza delle radici, della agricoltura e delle risorse ad essa legate”

  • D. – Perché restare?

R. – “Restare può sembrare una scelta statica ma non è così. Nasconde una profonda motilità che risponde all’interna esigenza di contribuire alla crescita e al cambiamento del nostro territorio. Restando, ci si muove e si aggiunge un tassello allo sviluppo locale.
Io resto perché sento forte il legame con la mia terra. Sono convinto che questi luoghi hanno un’anima e una bellezza produttiva, capace di appagare i bisogni di chi decide di viverli. Resto perché non riuscirei ad immaginare la mia vita altrove”.

– Francesca Caggiano – ondanews –

 

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