A distanza di 10 mesi dal giorno della lettura del dispositivo sono state depositate dalla Corte di Appello di Potenza le motivazioni della sentenza di condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione con pena sospesa nei confronti del Maresciallo dei Carabinieri Giovanni Cunsolo, ritenuto dai giudici di appello essere il responsabile della morte del 22enne Massimo Casalnuovo.

Il militare nel primo grado di giudizio era stato accusato ed assolto “perchè il fatto non sussiste” dall’accusa di omicidio preterintenzionale. I giudici di appello in 13 pagine hanno rivisto la decisione assunta in primo grado. Nelle motivazioni della Corte di Appello, infatti, compaiono delle divergenze rispetto a quanto emerso dal lavoro fatto dalla Polizia Scientifica che, a proposito della microparticella di vernice trovata sotto la scarpa del maresciallo, aveva escluso che questa fosse identica a quella del ciclomotore. La “Scientifica”, nello specifico, aveva evidenziato una compatibilità medio bassa. Nelle motivazioni della sentenza della Corte di Appello, invece,  si parla di similitudine, ingenerando l’interrogativo nella difesa del maresciallo Cunsolo sulla differenza sostanziale dei termini  “simile” e “uguale“.

Per la Corte di Appello di Potenza, inoltre, un testimone che in primo grado era stato ritenuto non attendibile diventa invece attendibile. I giudici potentini, infine, ritengono anche che la contusione alla caviglia refertata presso l’ospedale di Polla riportata dal militare quella tragica sera in cui trovò la morte lo sfortunato giovane di Buonabitacolo, non sia compatibile con il passaggio sul piede della ruota del ciclomotore. Un altro degli aspetti su cui verterà il ricorso della difesa contro la sentenza dei giudici potentini riguarda la parte delle motivazioni in cui si ritiene che il maresciallo Cunsolo mentre veniva investito sul piede sinistro avrebbe, per reazione, dato un calcio con il piede destro.

La difesa, infatti, sostenuta dall’avvocato Renivaldo Lagreca, ricorrerà alla Corte di Cassazione che dovrà, definitivamente, valutare se è stata applicata correttamente la legge processuale, anche in relazione alla formazione e valutazione della prova.

– Erminio Cioffi –


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