La società di un tempo era principalmente contadina e analfabeta e, per questo motivo, l’economia familiare non poteva che basarsi sulla coltivazione della terra, considerato un vero e proprio bene primario e la cura del bestiame.
Questi elementi erano considerati basilari per il proprio sostentamento, perciò molti erano i riti propiziatori e le credenze da rispettare affinchè si avesse un buon raccolto che fruttasse un dignitoso guadagno.A Casalbuono, ad esempio, il giorno di Santa Croce, i contadini facevano benedire tutte le sementi che sarebbero servite per la piantagione e dopo la mietitura, simbolicamente, veniva consegnato un mazzetto di grano ad un bambino che lo lanciava: più in alto andava e più si credeva che l’anno successivo il grano sarebbe cresciuto.
I contadini del Vallo di Diano, il giorno di San Giovanni, detto anche notte delle streghe, legavano un mazzo di grano ad un albero di noce perché, anche in tal caso, si pensava le spighe crescessero più rigogliose. I frutti gemellati, inoltre, non dovevano essere raccolti perché erano di buon auspicio.
A San Valentino invece, si usava dare tre colpi su quegli alberi che non avevano fruttificato, imprecando contro di loro. In la modo, si pensava che l’anno successivo fruttificassero.terra
Anche gli animali erano fondamentali nella vita di un tempo e, come tali, protetti. Le uova portate a casa per farle covare dalla chioccia e messe sotto i letti o sotto i forni, dovevano contenere un chiodo per evitare che la vicinanza di acqua le facesse marcire.
Invece, se il giorno di San Martino una mucca era incinta, affinchè il vitello nascesse sano le si faceva un segno di croce sulla schiena.– Sara Maggio – ondanews –

 

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