
Un ragazzo di tredici anni con disturbo dello spettro autistico, studente di una scuola di Potenza, sarebbe stato sospeso a seguito di una crisi comportamentale. Secondo quanto riferito dalla famiglia e dal legale che la assiste, la vicenda si inserirebbe in un quadro più ampio di difficoltà, nel quale il minore avrebbe vissuto episodi di isolamento, marginalizzazione ed esclusione dalla piena partecipazione alla vita scolastica.
Dalla ricostruzione rappresentata alla Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula, emergerebbero ulteriori circostanze ritenute dalla famiglia mortificanti, lesive della dignità personale del ragazzo e percepite come vessatorie. Si tratta di profili che, ove confermati nelle sedi competenti, imporrebbero una valutazione attenta non solo sul singolo provvedimento disciplinare, ma sull’intero percorso di inclusione scolastica garantito al minore.
Nell’ambito del giudizio amministrativo promosso dalla famiglia, il T.A.R. Basilicata ha disposto la riammissione del ragazzo alla frequenza scolastica. Una decisione che riafferma la centralità del diritto allo studio, della continuità educativa e della tutela del percorso scolastico degli alunni con disabilità, in attesa degli ulteriori approfondimenti sui fatti oggetto di contestazione.
È in questo quadro, di particolare delicatezza umana, educativa e istituzionale, che interviene la Garante regionale Marika Padula nel procedimento amministrativo, cioè ad adiuvandum (quindi entra nel giudizio, seppire parte terza, per sostenere le sue ragioni, senza però ampliare le domande.
“La mia posizione è chiara – afferma l’assessore Padula -. In questa fase, in relazione al giudizio amministrativo pendente innanzi al T.A.R. Basilicata, l’Ufficio del Garante intende intervenire ad adiuvandum, a sostegno della tutela dei diritti fondamentali del minore con disabilità. Si tratta di un intervento istituzionale finalizzato a presidiare il diritto allo studio, l’inclusione scolastica, la non discriminazione, la dignità personale e la piena partecipazione alla vita scolastica. La mia iniziativa risponde al dovere istituzionale di non restare silenti quando sono in discussione i diritti fondamentali di un minore con disabilità. Nessun ragazzo deve sentirsi solo, escluso o sbagliato dentro la scuola”.
La decisione di intervenire nel giudizio giunge a seguito del confronto con l’avvocato Luca Lorenzo, che assiste la famiglia del minore. Dalla documentazione e dalla ricostruzione sottoposte all’attenzione della Garante emergerebbe un quadro che chiama in causa la gestione scolastica di un alunno con disabilità, l’attuazione degli strumenti di inclusione, il rapporto tra istituzione scolastica e famiglia e le modalità con cui sarebbero stati affrontati alcuni episodi di difficoltà comportamentale.
“Quando si parla di un minore con disabilità, del suo diritto allo studio, della sua dignità e della sua piena partecipazione alla vita scolastica – afferma Padula – il silenzio istituzionale non è un’opzione. Il Garante non può limitarsi a osservare. Deve esserci, con gli strumenti consentiti dalla legge e dall’incarico ricoperto. In ogni caso, se quanto emerso venisse confermato, la situazione non potrebbe essere derubricata a mera questione disciplinare o organizzativa. I fatti oggetto di approfondimento imporrebbero una riflessione seria sul funzionamento concreto dei percorsi di inclusione scolastica, sulla capacità delle istituzioni di prevenire situazioni di isolamento e sulla necessità di garantire una presa in carico adeguata, continuativa e rispettosa della persona”.
Padula richiama quindi la necessità di affrontare le crisi comportamentali, soprattutto quando riguardano ragazzi con disturbo dello spettro autistico, con strumenti educativi, competenti, proporzionati e inclusivi, ricordando il rischio che ogni forma di isolamento, marginalizzazione o esclusione dalla vita scolastica possa produrre conseguenze profonde sul piano umano, emotivo e relazionale, soprattutto quando riguarda un minore.
“Un ragazzo di tredici anni non deve mai sentirsi solo contro la scuola. Non deve mai percepirsi come sbagliato, indesiderato o incompatibile con il gruppo classe. La fragilità non può essere trattata come un fastidio. La disabilità non può mai diventare ragione di colpevolizzazione, isolamento o trattamento differenziato in senso peggiorativo” ha concluso la Garante.


