Messe anti-Covid, tornano i cori e niente distanza fra i familiariLettera aperta della Professoressa Franca Maria Cancro.

Chiudere le chiese?

Il desiderio di chi scrive questa lettera è nato in questi tristi giorni in cui, da più parti, il sacrosanto timore di vedere chiusa la propria attività economica o il proprio campo d’azione nel caso di opinionisti, attori ed  intellettuali, induce ad osservare con uno sguardo non sempre benevolo il campo degli altri, insomma a guardare l’erba del vicino sperando che appassisca presto. A cosa mi riferisco? All’attenzione che molti personaggi famosi stanno rivolgendo al tema “se le chiese debbano essere chiuse o no“, all’opportunità che le messe si celebrino e i centri commerciali chiudano nei giorni festivi.

Certo, per i sinceri Cattolici il Sacrificio dell’Eucarestia è patrimonio sacro, sublime ed intoccabile. Da più giorni abbiamo sentito frasi come: “Perché i teatri chiusi e le chiese aperte?“, abbiamo assistito ad espressioni attonite ed eloquenti di conduttrici (che si dichiarano cattoliche) riguardo alle disposizioni del governo che ancora riservano alle chiese un trattamento di favore. Non ci sarebbe bisogno di scrivere sul tema data l’ovvietà e la facilità della risposta. “Perché le Chiese sono aperte?“, interrogativo che non desta meraviglia se proviene dagli atei e dagli agnostici ma che, se formulato da sedicenti Cattolici, ci addolora e pone alla nostra coscienza l’obbligo di una risposta.

In una Europa in cui le chiese diventano ristoranti, palestre, centri benessere e moschee si ha l’ardire di chiedere “Perché le chiese aperte?“; in una Europa che avanza tragicamente verso una scristianizzazione voluta dall’alto e perseguita con ogni mezzo, è davvero necessario che le chiese si chiudano? In una Europa ferita nel corpo e nello spirito, dalla pervicace tendenza ad ignorare le sue splendide radici cristiane che hanno fondato e reso grande l’Occidente, è davvero salutare chiedersi “Perché si celebrino le Messe?“; in Italia, culla del Cristianesimo universale è davvero consentito mettere la Santa Messa e un qualunque varietà sullo stesso piano?

Sono solita frequentare le funzioni religiose della nostra Cattedrale, e, per quanto mi è possibile, prendere parte a tutti i momenti di comunione spirituale che il Rev. don Giuseppe Puppo, Canonico di Santa Maria ,assistito da padre Raggi ci offre con profondo giovamento per le anime di noi, “piccolo gregge”, partecipi di quei momenti.

E allora io prego, spero e chiedo che quei momenti non ci vengano tolti come nella prima fase della pandemia in cui abbiamo rigorosamente rispettato le regole perché è stato giusto e doveroso farlo e naturalmente lo faremmo ancora, ma consentitemi di sperare che ciò non accada. Spero che non sia tolta a noi comunità di fedeli che ci ritroviamo nel silenzio delle care navate quella pace, quella comune testimonianza della nostra Fede, che non ci siano tolti quel silenzio, quei saluti taciti espressi da occhi che pare ti dicano: “Ciao Franca, anche oggi ci siamo, che bello ritrovarci nel nome del Signore! Che bello esprimere coralmente la nostra Fede!

Ecco, cari lettori, il nocciolo del problema è proprio questo: certamente il nostro Vescovo, Padre Antonio De Luca, e don Giuseppe non ci hanno fatto mai mancare il necessario cibo spirituale ed hanno fatto sì che potessimo partecipare a tutte le ricorrenze dell’anno liturgico per televisione o in streaming; è altrettanto vero che si può pregare in casa e chi crede lo fa in qualsiasi momento della giornata, forse perché un pensiero ci turba, per il bisogno di un proprio caro, per un intimo voto, ma soprattutto per sentirci in comunione con il Signore per esprimerGli il nostro accorato abbandonarci nelle Sue mani.

Tutto questo lo sappiamo bene, ma alla facile obiezione che non è il luogo a rendere più nobile la preghiera, umilmente rispondo che la nostra Fede non è un fatto intimo e privato, non è solo sincera adesione interiore, la Fede è testimonianza, coralità, partecipazione alla liturgia splendida della nostra Chiesa; Fede è ascoltare le parole del sacerdote, accogliere i suoi inviti, i suoi affettuosi e meritati rimproveri; Fede è dire “Credo” con tutti i fratelli e le sorelle; Fede è cantare al Signore la Sua Gloria. L’appello della scrivente è rivolto alle competenti autorità: “Non toglieteci la preghiera nei luoghi sacri; la preghiera in quel silenzio, i pensieri sotto quelle antiche volte possono fare la differenza in questo nostro mondo smarrito e dolente“.

– Franca Maria Cancro –

2 Commenti

  1. Per lei,ma per un Cristiano come me sì.

  2. Non è una priorità in questi momenti drammatici

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