regalo-di-nataleDon Gnocchi affermava che “la carità fa più bene a chi la fa che a chi la riceve” e , fin da piccoli, la dottrina cattolica prima e il comune buon senso poi, ci hanno insegnato a tendere la mano verso chi ha bisogno di aggrapparvisi, senza badare troppo al fatto che chi aiutiamo possa diventare, in quel preciso istante, un peso difficile da reggere e far risollevare.
E’ risaputo ai più che compiere gesti caritatevoli non deve trasformarsi in una medaglia da appuntare al petto. Compierli però in determinati periodi dell’anno e in particolari situazioni non ci esime dall’osservare gli atteggiamenti dell’essere umano ed evidenziarli, senza avere la presunzione di voler cadere nel giudizio, che non spetta in questi casi a noi umani.
Organizzare una “colletta alimentare” per gli indigenti del territorio (che di sicuro non costituiscono un numero esiguo, come erroneamente siamo spinti a credere) e chiedere di “tendere la propria mano” a chi si accinge a fare spese per le imminenti festività natalizie, è un gesto che ha il sapore della concretezza e dell’umiltà. Umile come coloro a cui andranno in dono generi alimentari che la maggioranza di noi dà ormai per scontati, incosciente forse che dall’altra parte c’è tutto un mondo fatto di difficoltà e di ostacoli, in cui un vasetto di omogeneizzati, un pacco di riso o di biscotti può davvero diventare un regalo di Natale. Potrebbe sembrare una storia a cui si stenta a credere (“Figurati se c’è gente che non può comprare i biscotti!”), ma i poveri esistono, non sono invenzioni delle Onlus o dei privati cittadini che cercano in diversi modi di provvedere al loro risollevamento. Negli ultimi anni, inoltre, a causa della decrescita economica e della crisi imperante, chi prima non immaginava minimamente che in alcune condizioni è difficile anche permettersi un biscotto, si è ritrovato a vivere in condizioni di disagio e di scarse o inesistenti finanze familiari.
I poveri sono degli invisibili che dovremmo sforzarci sempre più di vedere man mano che la crisi avanza, senza girare lo sguardo altrove, sebbene quest’ultima possa spesso sembrare la soluzione che più ci fa comodo.
Girare lo sguardo proprio come alcuni fanno davanti alla richiesta di un pacco di pasta (costo € 0,35) o di un barattolo di salsa di pomodoro (costo € 0,45), rispondendo con le oramai standardizzate scuse della “mancanza di tempo”, della fretta padrona delle nostre vite, della “crisi che c’è per tutti, non solo per chi è povero”; prepararsi al Natale (narratoci da sempre come la nascita del Figlio di Dio nella povertà totale) girando lo sguardo dinanzi ai tanti Cristi che ci passano accanto, bisognosi della nostra mano tesa, è una contraddizione tipicamente umana a cui possiamo ancora porre rimedio.

– Chiara Di Miele – ondanews –

 

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