atena terremoto“La terra fu scossa da forte tremuoto sussultorio, che per poi alle ore cinque ed un quarto fu seguito da altra fortissima scossa ondulatoria, sussultoria e vorticosa di durata circa trenta secondi, quale veniva avvertito in più parti dell’intera Europa, e fu di disastro però in molti paesi della provincia Basilisca, ed in cinque comuni di questa del Principato Citeriore…’’.
E’ il 16 dicembre 1857. Parole che introducono ad una della pagine più tristi della storia del Vallo di Diano. La mano tremante annota poche notizie prima di completare successivamente il manoscritto. Sono le 22.15 di un freddo mercoledì di dicembre. Pochi secondi, attimi incalcolabili segneranno per sempre le antiche terre del Vallo di Diano e della contigua Val’Agri. Morte e distruzione saranno il resoconto di una sciagura abbattutasi su una civiltà contadina povera, umiliata dal regime borbonico ma protesa verso la nascente libertà.
Epicentro del sisma fu la cittadina di Montemurro, la quale fu completamente rasa al suolo, dove furono contate 5000 vittime, su una popolazione totale di circa 7500 persone. Nel Vallo di Diano, invece, i maggiori centri che soffrirono a causa del sisma furono Polla, completamente devastata con i suoi 900 morti, Atena Lucana che vide crollare parte dell’antico abitato, Sala Consilina e la vicina Padula. Miracolosamente, invece, restò indenne Teggiano, unica a ricordare la protezione ricevuta, testimoniata dal pregevole obelisco innalzato con le offerte dei tanti devoti del monaco Cono.
Accanto a tanta sciagura, i contadini di paesi e borghi conosceranno, forse, per la prima volta, anche nuove terre, “le terre d’America”, come un tempo soleva dirsi, abbandonando per sempre le speranze riposte in una terra incapace di progresso. La notizia del disastro giungerà oltre Manica, a Londra, dove nel settimanale londinese “Household Words’’, diretto dal famoso romanziere inglese Charles Dickens, sono calcolate approssimativamente la quantità dei danni e l’occasione per studiare meglio i fenomeni sismici, ritenuto quest’ultimo come il terzo terremoto più dannoso in Europa e primo in Italia. terremoto1
Un valido contributo scientifico è la relazione dell’ingegnere irlandese Robert Mallet, giunto nelle terre devastate con lo scopo di documentare l’accaduto e migliorare lo stato delle conoscenze della sismologia, ascoltando le testimonianze e prendere coscienza del disastro. Le prime rudimentali tecnologie fotografiche, dunque, entravano nel Vallo di Diano, mondo incontaminato e per certi versi ancora medievale, scevro dalle conoscenze acquisite nel resto d’Europa. Alphonse Bernoud e Grellier, fotografi francesi, fotografarono per la prima volta i i monumenti del passato lesionati e sfregiati, mentre le litografie di Vincent Brooks, che compongono l’edizione londinese del 1862, contribuiranno, inoltre, a conoscere un paesaggio diverso dall’attuale.
A cambiare nel tempo non è stato solo il paesaggio ma anche la coscienza dell’uomo che abita questa terra, incapace di trasmettere i tasselli importanti della nostra storia, fatta da coloro che l’hanno onorata e che adesso per riconoscenza andrebbero ricordati.
– Francesco Magnanti – ondanews –

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