
La tragica notizia della morte di Paolo Mendico, il ragazzo della provincia di Latina vittima di bullismo che si è tolto la vita a soli 14 anni il giorno prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, ha riacceso i riflettori su una problematica profonda, drammatica e a volte, purtroppo, ancora sottovalutata. Secondo i primi racconti, i soprusi da parte di alcuni compagni sarebbero iniziati già dalle scuole elementari tant’è che i familiari di Paolo avevano presentato varie denunce. La Procura, intanto, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.
Quando accadono queste tragedie ci si sente inermi: il primo pensiero va ai genitori che si sono ritrovati catapultati a gestire un avvenimento orribile, un dolore immane. Ma siamo tutti noi adulti a doverci porre degli interrogativi, a cercare di rimanere in equilibrio sull’orlo di quel baratro da cui si intravede solo un profondo buco nero, buio come il dolore di tutti quei ragazzi che ogni giorno subiscono molestie e che non sono in grado di reagire oppure di chi ha chiesto aiuto ma non è stato ascoltato o capito.
E allora che fare? Probabilmente i nostri ragazzi hanno bisogno di maggiore concretezza, di più mani tese pronte a portarli via dal buio e non le solite frasi di circostanza sui social che sembrano essere più un “acchiappalike” che un aiuto reale.
Quella che segue è la storia di una mamma coraggiosa del Vallo di Diano che ha preso per mano il figlio, omosessuale e vittima di bullismo a scuola, e lo ha aiutato a reagire.
- Iniziamo dal momento in cui tuo figlio decide di confidarsi con te: cosa ti ha raccontato? Ti eri accorta della sua omosessualità?
Qualcosa avevo capito perché da mamma ti accorgi di qualcosa ma ho aspettato che fosse lui a confidarsi. Quando si è sentito pronto ed è venuto a parlarmi, non ho fatto altro che abbracciarlo dicendogli che lo amavo più di prima. Andava alle Scuole Superiori, erano passati già diversi anni dalle prime molestie.
- Sono iniziate presto? Cosa gli dicevano?
Sì, le molestie sono iniziate dal primo anno della Scuola Media: lo prendevano in giro perché non giocava a calcio, non diceva le parolacce e lo chiamavano “femminuccia”.
Un giorno ho deciso di affrontare la cosa ed andare a scuola: mi sono presentata in classe (quando sono entrata, i ragazzini mi guardavano perplessi) e ho chiesto al professore di parlare.
- Come mai questa decisione così inusuale?
Perché volevo affrontare la situazione parlando di quello che era successo quando andavo a scuola. Ho iniziato a raccontare la storia di un mio compagno di classe in terza elementare, figlio di persone perbene, un ragazzino bellissimo, intelligente, amico di tutti ma timido, fragile, chiuso nel suo mondo. Anche se ero solo sua coetanea avevo capito che qualcosa non andava perchè lo prendevano sempre in giro, lo bullizzavano in tutti i modi… io ho cercato di difenderlo ma non ci sono riuscita.
Ad un certo punto per una settimana non è venuto a scuola dicendo di essere malato, poi una mattina è venuto in classe il Dirigente Scolastico comunicandoci che il nostro compagno non sarebbe più venuto a scuola ma non perché fosse ancora malato ma perchè si era suicidato. Si era impiccato nel bagno per colpa di alcuni stupidi ragazzini. Ti rendi conto? Era un bambino di nove anni!
- E i ragazzi come hanno reagito?
Hanno ascoltato questa storia senza fiatare, li ho esortati dicendo: “Mi rivolgo a voi, soprattutto a chi si diverte a prendere in giro i più deboli, volete che quelli che non si sanno difendere arrivino a questo? Questo è il vostro desiderio? Vi sentite forti e fieri nel fare questo?”. Non mi hanno risposto. Ho avuto l’applauso dall’insegnante ma poi nemmeno i professori hanno preso qualche provvedimento, non hanno fatto niente, mi sono sentita sola.
- Da genitore cosa ti ha fatto più male?
Questa solitudine che ti dicevo. E il fatto di vivere sempre nell’angoscia perché mi fa male constatare che ancora oggi alcuni ragazzini vengano presi di mira, derisi e picchiati, mi chiedo perché debbano subire tutto questo. La vita è così bella, la vita va vissuta a pieno e invece ogni giorno questi figli soffrono e io con loro.
- Come e quando ha reagito tuo figlio?
Ad un certo punto ci siamo trasferiti, lui ha cambiato amicizie ed ha acquisito più forza interiore perché ha conosciuto dei bravi ragazzi, una bella compagnia. Ha iniziato ad avere piena conoscenza di sé, anche mediante un percorso psicologico, è stato seguito insomma. Il suo carattere è diventato più forte, ha iniziato a non dare peso al giudizio degli altri ed ha reagito al bullismo fregandosene, anzi, ha iniziato a snobbare quelli che lo prendevano in giro. Non è stato facile ma alla fine ne è uscito a testa alta.
Oggi mio figlio è felice, ha trovato la sua stabilità e si è sposato con un compagno meraviglioso.
- Cosa ti sentiresti di dire a chi oggi commette atti di bullismo?
Sinceramente non ho le parole adatte perché quando leggo questi fatti rivivo la vita di mio figlio e la vita del mio compagno di scuola che si è tolto la vita a nove anni. Queste sono persone che non hanno carattere, si sentono forti bullizzando quelli che secondo loro sono più deboli ma invece non è vero, sono loro che sono deboli, sono loro che sono pieni di problemi e nascondono questa debolezza picchiando o ridicolizzando questi poveri ragazzi.


