Mi candido come Ministro dell’Istruzione. Perché no? – di Paola Testaferrata









































http://farm6.staticflickr.com/5527/11423422924_961bf1905c_m.jpgMi candido come Ministro dell’Istruzione. Perché no?

Ebbene, sì. Ho deciso: mi candido come Ministro dell’Istruzione. Soprattutto di quella Pubblica.

Occorre porre fine a questo processo di distruzione della Scuola Pubblica.











Negli ultimi anni la Scuola Pubblica ( e la maiuscola è d’obbligo, perché la rispetto) ha seguito un percorso tendente a raggiungere il baratro, per colpa di chi la vuole distruggere. Mi sono chiesta e l’ho chiesto anche al Ministro, inviando una mail ( ma chi ti risponde!!!) perché, se l’Indagine OCSE-PISA riporta che gli studenti italiani non capiscono quello che leggono, vengono diminuite dal Ministro le ore di Italiano in tutte le classi e,  a partire da quest’anno, nelle Prime della Scuola Superiore di II Grado.

Vorrei sapere perché viene eliminato lo studio del Latino dal curriculum del Liceo Linguistico. Vorrei sapere perché sono diminuite le ore di Storia dell’Arte al Turistico, le ore di Laboratorio nei Licei Scientifico-Tecnologici e perché è stato eliminato lo studio del Diritto dai Licei, per mantenerlo solo nel Liceo Economico-Sociale.
Non tutti gli studenti italiani non capiscono quello che leggono. Molti hanno capito. Non è stata realizzata una “riforma” della Scuola Superiore, ma una “finanziaria” a spese della Scuola Pubblica italiana. Una scuola tagliata, dove gli insegnanti di sostegno non sanno come dividersi; dove i Dirigenti Scolastici stanno imparando a far quadrare i cerchi, i rombi e i trapezi per far quadrare i bilanci.

Perché si vuole che i ragazzi italiani non sappiano bene esprimersi in italiano e non conoscano bene la Letteratura? Perché si vuole che non studino il Diritto? Perché li si vuole ignoranti? Nonostante tutto, nella Scuola Pubblica ci sono professori che sacrificano sé stessi per risvegliare le coscienze assopite degli alunni addormentati da certi programmi spazzatura che circolano in certe televisioni; sacrificano se stessi per la cultura, mordendosi le labbra per non dire “Voglio andare in pensione!”

E così ho deciso: mi candido.

Sì, lo so che non sono più una ragazzina (per non dire “una minorenne”) ma in me c’è la mia storia. Ed è la storia di una ragazza che non è partita per andare ad insegnare al Nord, ma che ebbe il suo primo incarico in una Scuola Materna (allora si chiamava così) del Sud. Partì con una valigia piena, non solo di sogni, ma anche di libri.

Diversi anni magici li ha trascorsi tra stupendi bambini di tre, quattro e cinque anni; tantissimi anni li ha vissuti nella Scuola Elementare, prima come “maestra unica”, poi come maestra “modulata”.

Sì, lavorando nei tanto temuti moduli,” quando  i bambini, alla fine della lezione, le dicevano: “Maestra chi viene dopo di te?” e poi arrivava la maestra che si sforzava a spiegare ai bambini i concetti del “prima e dopo”, che avevano già ben compreso, osservando l’alternarsi di tante insegnanti.

E’ giusto che io mi candidi come Ministro in questa  Scuola di Stato, che allo stato delle cose, vive in uno stato pietoso. (Gioco di parole voluto) Dunque, ho tanta esperienza: Scuola dell’Infanzia, Scuola Elementare, Scuola Superiore di II Grado.

L’attuale Ministro, signora Gelmini, quanti anni di esperienza ha nella scuola? Chi ne sa di più, lei oppure io? Chi è stato in campo a “combattere” con le fantasie dell’infanzia e con  le crisi adolescenziali?

I docenti della Scuola Pubblica hanno imparato ad organizzare eventi,  a celebrare giornate importanti, come quella della “Memoria”, del “Ricordo”,   “ Contro la violenza sulle donne”, della “Sicurezza stradale”, “Contro l’abuso di alcool”, “Contro le droghe”, “La giornata del Libro”, “Per conoscere l’AIDS”, “Per conoscere cosa sono l’anoressia e la bulimia”, e tante altre giornate che vanno ad incastrarsi in modo eccellente con lo svolgimento dei programmi scolastici.

I docenti della Scuola Pubblica sono vicini ai loro alunni, non fanno sentire abbandonate  le loro famiglie.

Nella mia scuola, orgogliosamente Pubblica, vi è lo sportello“ Spazio ascolto”, come in molte altre scuole.
Si ascoltano gli alunni, i genitori, i colleghi. Sappiamo ascoltare. Purtroppo, poi, abbiamo le mani legate.

Un’alunna vuole parlare con una psicologa. Un giovane vuole parlare con un andrologo. Non sanno a chi rivolgersi. Lo chiedono allo “Spazio ascolto”. Lo chiedono a noi, professori della gloriosa Scuola Pubblica.

Noi tamponiamo e nel frattempo cerchiamo, tra le nostre amicizie, un medico, una psicologa che possa venire nella nostra scuola, gratuitamente. Non ci vergognamo di chiedere, sapendo che potremmo ricevere anche un sorriso ed un rifiuto.  Crediamo nei veri Valori, noi professori della Scuola Pubblica e mai e poi mai ci arrenderemo. Sì, professori in trincea, come me, come tanti. Pronti ad insegnare il Diritto, anche se l’ora di Diritto non c’è più.

Forse qualcuno sta pensando di istituire un’altra ora di un insegnamento più proficuo, di una nuova materia: il “bunga bunga”.
Bene, venga costui a fare una visita in una Scuola Pubblica, magari in una del Sud e vedrà che, grazie a tanti sforzi dei professori mal pagati e spesso non pagati,  i ragazzi studiano, leggono e capiscono. Ne resterà meravigliato e, forse, deluso.

Mi candido come Ministro della Pubblica Istruzione, e per dimostrare che lo faccio per passione, voglio che il mio stipendio non cambi, che resti quello di ora: sudato, misero, ma orgogliosamente “pulito”.

Paola Testaferrata



































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