
Questa mattina la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura composta da Guardia di Finanza, Carabinieri, Reparto Carabinieri Forestali di Vallo della Lucania e anche la Stazione Carabinieri di Vibonati, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro, di 6 fabbricati in costruzione, per oltre 15 unità abitative in località Isca dei Macelli, frazione Policastro-Bussentino del Comune di Santa Marina, per un valore complessivo stimato ad opere completate superiore a 1.500.000 euro.
I reati contestati sono lottizzazione abusiva “mista”, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Le investigazioni, partite da un incarico peritale finalizzato all’individuazione delle aree agricole del Comune di Santa Marina che avevano perso il carattere della ruralità in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, hanno consentito di accertare la realizzazione di un’operazione di trasformazione di un’area di circa 24.276 metri quadri, classificata in “zona agricola” dal Piano Regolatore Generale e originariamente inedificata, sviluppatasi attraverso un disegno criminoso unitario articolato in tre fasi tra loro inscindibili: il frazionamento catastale delle particelle originarie in 18 lotti funzionalmente incompatibili con la vocazione agricola dell’area, la loro cessione mediante una serie di atti di compravendita conclusi tra il 2008 e il 2023 ed infine la successiva edificazione attraverso permessi di costruire viziati ab origine, ottenuti sulla base di false attestazioni tecniche sistematiche in ordine alla classificazione urbanistica delle aree.
Secondo l’ipotesi investigativa, avallata dal G.I.P. del Tribunale di Lagonegro, il meccanismo fraudolento si è incentrato sulla falsa classificazione delle aree in “Zona E2”, con indice di fabbricabilità di 0,03 mc/mq, invece della corretta classificazione in “Zona E1”, con indice di 0,003 mc/mq, cosi consentendo l’asservimento di volumetrie residenziali dieci volte superiori a quelle ammissibili dal Piano Regolatore Generale.
L’operazione si sarebbe conclusa con le varianti in corso d’opera per cambio di destinazione d’uso da agricola a residenziale, approvate in assenza di qualsivoglia istruttoria sullo stato di fatto delle opere. Il risultato concreto è stato la creazione, su suolo agricolo costiero originariamente inedificato, di un agglomerato residenziale privato privo delle infrastrutture di urbanizzazione primaria necessarie per la sua integrazione nel territorio, con irreversibile consumo di suolo in un’area di elevato pregio ambientale e paesaggistico.
Le indagini hanno consentito di ipotizzare la responsabilità di 32 indagati tra lottizzatori, procuratori speciali, progettisti e direttori dei lavori, acquirenti, venditori e responsabili pro-tempore dell’Ufficio Tecnico Comunale preposti al rilascio dei titoli edilizi.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti sia il reato di lottizzazione abusiva sia il rischio di protrazione e aggravamento degli effetti illeciti attraverso il completamento delle opere e la possibile cessione a terzi dei manufatti, e anche l’esigenza di anticipare gli effetti della futura confisca obbligatoria prevista dalla legge.
L’attività, che ha visto in prima linea la Stazione di Vibonati, rientra in un ambito di costante impegno della Procura di Lagonegro a presidio della legalità urbanistica e della tutela del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia del suolo agricolo e degli equilibri ambientali dell’area del Basso Cilento. La protezione del paesaggio, la prevenzione del consumo di suolo e il contrasto alle trasformazioni illecite del territorio costituiscono, anche alla luce delle più recenti elaborazioni in materia di responsabilità ambientale e di governo sostenibile delle risorse naturali, una priorità dell’azione di Ufficio, nella consapevolezza che il territorio rappresenta un bene comune non rinnovabile la cui tutela trascende gli interessi delle singole generazioni.
Nel rispetto della normativa in tema di comunicazione istituzionale, si evidenzia che il provvedimento cautelare eseguito nell’attuale fase delle indagini preliminari è basato su addebiti che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio. La responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile.


