LA SVISTA – Intervista al Maestro Marco Werba



































marco werbaAscoltare Marco Werba è emozionante come ascoltare la sua musica. In lui ammiro l’impegno, la professionalità e quella “freschezza” e sincerità che rievocano il “fanciullino musico” del Pascoli. Mi rievocano la “meraviglia”che si presenta, desiderata ed attesa, nelle sue composizioni musicali di straordinaria bellezza .

  •  Quando è nata la passione per la musica ?

Tardi. Il mio primo amore è stato il cinema. Verso i quattordici, quindici anni ho girato tre cortometraggi in Super 8:”I robot assassini”, “Il giardino proibito” e “La trappola”.

Dopo aver visto il film di fantascienza “La fuga di Logan”, che è un film molto bello ma poco conosciuto in Italia, mi sono reso conto della forza emotiva che può trasmettere una musica unita ad una immagine in movimento. Nella “Fuga di Logan”, le musiche scritte dal Premio Oscar Jerry Goldsmith si muovevano su due piani paralleli: la musica elettronica per le sequenze all’interno della città, la musica sinfonica per le scene relative agli esterni.







Spesso lo spettatore non è consapevole che l’emozione che riceve dalla visione di una sequenza di un film è dovuta alla presenza di una musica particolarmente efficace ed indovinata

  • Qual è stato il tuo primo strumento musicale?

Il flauto dolce. Avevo iniziato a studiare il flauto dolce “tenore” verso i 16 anni con poco entusiasmo. Verso i 18 anni ho iniziato a studiare pianoforte e, parallelamente, composizione e orchestrazione. Presso il “Mannes College of Music” di New York ho seguito anche un corso di composizione di musiche per film. Ho poi ripreso l’idea di base del corso ed ho tenuto per alcuni anni uno stage specifico per insegnare le tecniche di composizione di musiche di commento per cinema, televisione e teatro.

  • Sei “figlio d’arte”. Quanto il “respirare” arte, musica, cinema in casa ti ha stimolato ed indirizzato verso la musica?

Mio padre era un giornalista del giornale “Variety”, mia madre è pittrice ma ha anche realizzato dei documentari e dei film, mia sorella Amy è attrice e mia sorella Alice è giornalista. In effetti si può dire che sia una famiglia di artisti, ma l’unico che si è dedicato alla musica sono io. La musica è arrivata attraverso il cinema. In questo senso penso che mi possa definire un “compositore cinematografico” che ha anche scritto musiche da concerto, ma che si dedica principalmente alla scrittura di “colonne sonore”.

  • Il musicista è un “narratore”, quali sentimenti è più facile esprimere con la musica ? Quali eventi è più naturale raccontare?

La musica è in grado di esprimere sentimenti di gioia, di dolore e di paura. Tre sentimenti che sono presenti nella nostra vita e che sono anche presenti nel mondo del cinema. Ci sono compositori che sono più interessati a scrivere una musica melodica in grado di esprimere sentimenti di amore, passione, nostalgia ed altri che preferiscono scrivere musiche più moderne e dissonanti, in grado di esprimere sentimenti di paura, odio e violenza. E’ curioso notare come un musicista “romantico” anche quando è chiamato a scrivere la musica di un thriller, riesca a mantenere il suo gusto melodico all’interno del film ed, invece, un musicista “moderno” riesca a mantenere uno stile “contemporaneo”, anche in film che non richiedono una musica particolarmente aggressiva.

  • Qual è il momento della giornata più propizio alla composizione?

Non c’è un momento specifico. Quando devo lavorare alle musiche di un film dedico tutta la giornata alla composizione e alla sincronizzazione della colonna sonora.

  • Che rapporto pensi che vi sia tra la tua musica e la tua vita?

La musica ormai è parte della mia vita. Mi ha permesso di esprimere la mia creatività e mi ha dato la possibilità di comunicare emozioni.

  • Sono tante le tue collaborazioni in campo cinematografico. Il fatto di scrivere a volte su richiesta di un regista, seguendo un percorso narrativo scritto da altri, ti fa sentire vincolato ? Quali strategie utilizzi per entrare in sintonia con il testo?

Direi di no. Ormai sono abituato a lavorare con tempi prestabiliti e diventa sempre una sfida riuscire a scrivere composizioni anche brevi sincronizzate con le immagini in grado di avere una propria identità e di dare forza alle varie scene di un film. Le idee musicali vengono inizialmente leggendo la sceneggiatura del film e, successivamente, guardando varie volte le immagini del film.

Per il prossimo film, “Vexations” di Ugo Frosi, che sarà ambientato nel mondo della musica classica, scriverò dei temi musicali ancora prima che il film venga realizzato. Questo darà la possibilità al regista di ascoltare le musiche durante le riprese del film e creare un “mood” particolare per i protagonisti.

  • In che modo e quando “appare” una musica nella tua mente? Come si costruisce una melodia? E’ importante, come per l’attore, immedesimarsi nella situazione che si dovrà accompagnare con la musica?

Si, la musica nasce dopo aver “studiato” i personaggi del film, iniziando a scrivere dei frammenti musicali che possano corrispondere alla loro personalità ed essere in sintonia con l’atmosfera del film. Questi frammenti apparentemente privi di una “logica consequenziale” acquistano significato quando vengono sviluppati, orchestrati ed uniti alle immagini del film.

  • Ci sono ricordi importanti legati a suoni ed a musiche del passato?

Il passato ritorna sempre nella nostra mente. Quando scrivo nuove composizioni ho sempre il timore che possano assomigliare a musiche precedenti. Cerco sempre di sviluppare uno stile personale ma è inevitabile che ci siano dei modelli di musiche precedenti impressi nella mente che possono influenzare la scrittura. Nella mia prima colonna sonora, “Zoo” di Cristina Comencini, Premio “Colonna Sonora” 1989 dell’Ente dello Spettacolo, ho volutamente usato dei frammenti di composizioni scritte da Debussy e Ravel fusi con la musica di commento. C’è una sequenza di questo film della quale sono particolarmente soddisfatto in cui c’è una perfetta simbiosi tra musica ed effetti sonori. Mi riferisco alla scena in cui Asia Argento cammina da sola per le vie del giardino zoologico di Roma di notte, passando accanto alle gabbie dei vari animali: leoni, tigri, uccelli….

  • Le tue composizioni sono centinaia: tra le tante vi è la composizione “Canto al Vangelo”, scritta per il Santo Padre Giovanni Paolo II ed eseguita alla presenza del Pontefice nell’Aprile del 1999. Cosa si prova a scrivere una musica per un Papa e ad eseguirla alla sua presenza?

E’ stata una soddisfazione enorme. Giovanni Paolo II era presente a questa cerimonia eucaristica e la mia composizione è stata eseguita, insieme ad altre musiche, durante la funzione liturgica. Per circa venti anni ho cantato nel coro della “Cappella Giulia” in Vaticano, sotto la direzione di Mons. Pablo Colino e ho anche scritto una messa per solista e orchestra da camera.

  • Dalla composizione sul Vangelo alla colonna sonora di “Giallo” l’ultimo film di Dario Argento. Quale musica si avvicina di più al tuo animo?

E’ una buona domanda. Penso che un compositore debba essere in grado di scrivere diverse tipologie di musica. Certo, è chiaro che ogni musicista ha dei gusti musicali specifici che lo portano a prediligere uno stile musicale rispetto ad un altro.

Anche quando scrivo la musica di un giallo, come quella del nuovo film di Dario Argento, che uscirà a breve nelle sale e che sarà poi distribuito in DVD, cerco sempre di creare una musica orchestrale di qualità più vicina a quella di Bernard Herrmann, il compositore preferito da Hitchcock, che non a quella dei “Goblin” o di musicisti come Mike Oldfiled e Claudio Simonetti, che lavorano più con le tastiere elettroniche che non con l’orchestra.

La musica che corrisponde di più al mio animo è quindi quella sinfonica, orchestrale legata ai grandi compositori del passato: Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Debussy, ma anche ai compositori cinematografici che hanno fatto la storia della musica applicata: Rozsa, Herrmann, Williams, Goldsmith, Morricone, Nascimbene, Delerue.

  • Dove trovi “musica” nella vita? Quando senti il fischio del vento o lo sciabordio delle onde , percepisci la musica della natura?

E’ una domanda insolita, direi originale. Non so se i suoni della natura possano essere definiti “musica”. Probabilmente si. Il compositore Mario Nascimbene quando scriveva la musica di “Barabba” e “I Vichinghi” usava gli effetti sonori come musica, fondendoli all’interno della partitura musicale. Personalmente non sono un musicista che ama sperimentare a tutti i costi soluzioni musicali moderne. Mi sento più “tradizionale”, ma ho molto rispetto per gli “effetti sonori” e amo a volte inserire dei suoni particolari all’interno delle mie composizioni.

  • E quando guardi una notte stellata….la senti la musica dell’universo? Cosa provi nel tuo animo nel SILENZIO?

Bella domanda! Guardare le stelle e l’immensità dell’universo può aprire la mente di un compositore. La grandezza della natura, i misteri del cosmo sono sempre stati una fonte di ispirazione per un artista, sia esso compositore, pittore o regista.

Il silenzio è anche musica. Quando viene usato all’interno di una composizione diventa parte di essa. Proprio nel film “Giallo” di Dario Argento ho usato in vari momenti dei “silenzi” e delle pause per valorizzare la musica. Il 25 maggio sarò ospite del “Fantafestival”, festival di film thriller, diretto da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli. Suonerò su un pianoforte a coda “Fazioli” le musiche sincronizzate con tre sequenze del film. Dovrò quindi alternare brevi momenti di silenzio alla musica per trasmettere emozioni di paura e di intenso pathos drammatico.


Se la musica ha gli occhi, mi permette di vedere nell’animo di un grande compositore. Se la musica parla, mi permette di capire, di andare oltre. Mi consegna le chiavi del mistero, accompagnandomi nei giardini segreti dell’esistenza, nell’immaginario dei sogni, sublimando gli incubi e lasciandomi un abbraccio che vibra nell’aria e riempie i silenzi di una vita che spesso non siamo più capaci di ascoltare. E’ coinvolgente la musica di Marco Werba. Non ci lascia soli. Ne sono certa così come sono convinta che la musica più bella, più importante, Marco l’abbia scritta nove mesi fa e credo che l’ascoltarla lo faccia sentire sempre più emozionato. Ascoltarla è leggere nel suo sorriso, è trovare la nota giusta che possa consolare il suo pianto. E’ vederla crescere ed insegnarle ad amare la vita. E’ quella sinfonia che contiene tutti gli accordi possibili ed i suoni più incredibili. E’ la colonna sonora della sua vita: Sara.


  – NOTE SULL’ARTISTA –

Marco Werba è nato a Madrid il 27 Luglio 1963. Vive a Roma. Ha compiuto gli studi umanistici e musicali sia in Italia che all’estero. Autore di composizioni sinfoniche e cinematografiche, ha vinto prestigiosi premi e fatto parte di giurie in importanti concorsi. Le sue composizioni sono conosciute in tutto il mondo. Ha partecipato ad eventi celebrativi alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, del Premio Nobel Mikhail Gorbaciov, a funzioni sacre alla presenza del Papa ed a concerti con solisti di fama mondiale come Josè Carreras, Monserrat Caballè, Cecilia Gasdia. Ha collaborato con Cristina Comencini, Aurelio Grimaldi, Angelo Antonucci, Ivan Zuccon e Dario Argento. Vincitore del “Fantasy & Horror Award” di Orvieto per le musiche del film “Giallo” di Dario Argento, il Maestro Marco Werba sarà ospite della trentesima edizione del “FANTAFESTIVAL” e riceverà un ulteriore meritato riconoscimento durante la prestigiosa serata di premiazione che avrà luogo presso il cinema Embassy di Roma, il 25 Maggio 2010 alle ore 20.30.


 

– Paola Testaferrata –


 





































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