LA SVISTA – Intervista a Simone Giaccaglia



































Dopo un’infanzia ed un’adolescenza trascorse a contatto con la natura, il mare e la montagna, con nel cuore un antico amore per il cinema, Simone Giaccaglia ha iniziato ad interessarsi di recitazione e di teatro, portando sul palcoscenico e davanti alla macchina da presa il suo carattere tenace, accompagnato da quelle virtù sottratte alla natura e da quei pregi che questa gli ha offerto: la forza del mare, il calore del sole ed il silenzio della montagna che Simone è capace di regalarci anche solo con uno sguardo.

  • Quando ti sei avvicinato al mondo del teatro e perché?

Mi sono avvicinato al mondo del teatro abbastanza tardi nella mia vita, all’età di ventidue anni e ammetto che, prima di frequentare corsi e scuole teatrali, non ero mai stato a teatro, né conoscevo nulla a riguardo.

Tutto è scattato quando ho capito che il lavoro e la vita “quotidiana”, di routine, non facevano per me, perché mi sentivo come un cannone carico che non riusciva ad esplodere, una macchina con il motore a duemila giri che non riesce ad ingranare la prima per partire, perché sentivo che avevo qualcosa dentro di particolare che potevo trasmettere alle persone. Sentivo che potevo emozionare, far ridere, piangere. Insomma, stavo capendo che forse la recitazione poteva essere il mio lavoro, così mi sono trasferito a Roma e lì ho iniziato a frequentare l’Accademia “Ribalte” diretta da Enzo Garinei, per poi allestire vari spettacoli teatrali comico-brillanti,ma anche drammatici, avendo un buon riscontro di pubblico e critica in tutti i teatri in cui abbiamo messo in scena i nostri spettacoli. Da lì in poi è iniziata la cosiddetta “altalena”, caratteristica di tutte le carriere di tutti gli artisti, con alti e bassi, periodi di chiamate e periodi in cui il tuo telefono non squilla come vorresti.








  • Hai un volto interessante, “cinematograficamente”parlando. Pensi che la TV ed il Cinema possano dare le stesse soddisfazioni che dà il Teatro?

Grazie per il volto interessante e soprattutto grazie per il “cinematograficamente”, perché la mia grande ambizione e principale aspirazione è proprio il cinema. Ovviamente, entrambi danno soddisfazione, ma entrambi in modi totalmente diversi anche se collegati. Il teatro ti dà il contatto diretto con il pubblico a cui doni le tue emozioni e ne ricevi in cambio, tutto al momento,” in diretta”, mentre il cinema, ovviamente, non può darti questo, ma dà altri tipi di soddisfazione e non solo economicamente parlando. Il teatro ti fa vivere la situazione e ti fa essere in cento posti e cento luoghi rimanendo sempre sullo stesso palco; il cinema ti fa vivere a pieno quella cento situazioni portandoti realmente in cento luoghi diversi. Il teatro ti dà l’emozione di sentire il fragore degli applausi alla fine di ogni replica; il cinema non dà questa emozione, ma ti dà l’emozione del set, del “ciak – azione”. In teatro è “buona la prima”, al cinema potrebbe essere la centesima quella “buona”. Quindi, a livello di calore, di emozioni , il teatro non è paragonabile al cinema o alla tv,mentre il cinema offre invece altre soddisfazioni, diverse, che possono in un certo modo compensare a questa mancanza. Detto questo, la base formativa che dà il teatro permette ad un artista dotato, di talento, che viene chiamato al cinema o in tv, di essere in grado di recitare scene in due , tre ciak, cosa che attori non provenienti dal teatro fanno magari in dieci, quindici.

  • Un attore ama vivere e rappresentare “tante vite”. E’ una forma di “ommipotenza” o di immaturità?

Entrambe le cose. Un attore per essere tale, secondo me, deve avere e sentirsi entrambe queste caratteristiche, perché l’ onnipotenza ti dà quella presunzione, quella sfrontatezza che ti fanno credere completamente in te stesso e ti consentono di avvicinarti a qualsiasi ruolo senza timori, mentre l’immaturità è altresì importante perché, come diceva il grande Vittorio Gassman ” gli attori veri son sempre bambini, da 1 a 90 anni” . E’ bello vivere e rappresentare tante vite, ma per farlo servono entrambe queste caratteristiche; nell’avvicinarsi ad un personaggio, nella scelta di un ruolo o copione, bisogna essere sempre un po’ incoscienti nel mettersi in gioco e immaturi nel lasciarsi andare, nell’essere pronti a cogliere tutto, proprio come fanno i bambini a cui non sfugge neanche un piccolo sorriso accennato che tu neanche ti accorgi di avere fatto.

  • Cosa ti aiuta ad “entrare” in un personaggio?

Tutto e niente. Sono tante le cose che ti aiutano ad entrare nel personaggio esteriormente, le gesta, i movimenti fisici, gli sguardi, ma sono pochissime quelle che ti permettono di capirne la personalità, il perché dei suoi atteggiamenti e delle sue gesta, il perché dei suoi sorrisi e dei suoi sguardi. Per fare questo bisogna essere pronti a cogliere tutto quanto può essere utile e necessario per farlo, ma anche a non cogliere niente, lasciandosi semplicemente andare, essendo spontanei, senza pensare e fissarsi troppo, perché è proprio in quei momenti che trovi quel gesto, quella smorfia che ti permettono di capire un’intera personalità ed entrare completamente nel personaggio. La semplicità a volte aiuta molto.

  • Un attore riesce ad essere sincero fuori dalla scena e lontano dai riflettori?

Certamente, un attore deve essere tale in scena, ma nella vita quotidiana è una persona normale, come tutti. Non recita ventiquattro ore su ventiquattro nella vita reale. In fondo, siamo tutti attori, tutti fingiamo un sorriso, un interesse a ciò che invece non ci interessa; tutti, a volte, facciamo buon viso a cattivo gioco, quindi semmai sono le persone ” comuni ” che recitano nella vita, mentre gli attori recitano al cinema o a teatro. Ovviamente, quando poi capitano queste situazioni, gli attori sono sicuramente più bravi ad interpretarle ed anche da lì si vede il talento e la bravura nell’essere reali o nel fingere di esserlo. Così, come un medico, all’occorrenza, tira fuori la sua conoscenza medico – scientifica, così l’attore all’occorrenza tira fuori il suo talento recitativo. E’ proprio questa la vera difficoltà del recitare, non si tratta di fingere di fare qualcosa, ma si tratta di “fare quella cosa”, di “dire” e non recitare quella battuta, di emozionarsi veramente come accade nella vita quotidiana, non si tratta di recitare un personaggio, ma di “essere” quel personaggio. Siamo tutti attori, con la differenza che noi lo facciamo anche su un palcoscenico o davanti ad una macchina da presa.

  • Cosa si prova quando finisce un lavoro teatrale, televisivo o cinematografico? Ci si sente un po’ “sedotti ed abbandonati”?

Sicuramente, come tutte le cose belle, quando finiscono c’è sempre un po’ di malinconia e tristezza. L‘attore e gli artisti in generale sono entusiasti quando fanno un lavoro, perché è il lavoro che hanno scelto e quando si ha la fortuna di lavorare, di essere ricercati e scritturati per un qualche lavoro, la soddisfazione è doppia, così come la tristezza raddoppia quando il lavoro finisce. Ma è anche questo il bello di essere artisti, perché talmente ti senti gratificato quando lavori che, non appena finisce, hai una spinta due volte superiore per cercare di trovar un’altra opportunità, un’altra occasione per dimostrare il tuo valore e il tuo talento a chi ancora non ti conosce. Non è sicuramente facile, ci vogliono una determinazione e una forza non indifferenti, perché devi essere pronto ad incassare i milioni di “no”, devi essere pronto a lunghissime attese, a momenti in cui tutto sembra andare nella direzione opposta ed è proprio lì, in quei momenti, che esce la forza, la spinta a dire ” no, io non mollo, ce la devo e ce la voglio fare”. E’ lì che il vero animo artistico viene fuori e ti fa emergere a dispetto degli altri mille che invece mollano, si disperano e lasciano perdere.

  • Qual è il ruolo che vorresti interpretare e perché?

Ci sono molti ruoli che mi affascinano, tra tutti sicuramente il più intrigante sarebbe quello di un serial -killer o di un malato di mente, perché sarebbe una bella sfida interpretare un personaggio così fuori dalle mie corde. Troppo facile e scontato interpretare un ruolo con tutte le mie caratteristiche sia fisiche che caratteriali, troppo affascinante invece poter studiare e interpretare un ruolo lontano dalle mie caratteristiche. Mi piace mettermi in gioco e vedere dove arriva il mio talento. La vita in generale è una continua sfida con noi stessi, con situazioni difficili, con persone e la vita artistica ancor di più. Così, interpretare un ruolo difficile e contorto contribuisce a far emergere il tuo vero talento là dove c’è, ovviamente. Il mestiere dell‘attore è oggi considerato un mestiere che tutti possono fare, secondo me non è assolutamente così .E’ un po’ come dire: “Voglio fare il chimico”, quando in realtà non ho mai capito nulla di Matematica, Fisica e Chimica. E’ un lavoro per cui devi essere portato. “Attore” ci si nasce, poi studiando si perfeziona il tutto e ci si completa, ma il talento lo devi avere dentro, non si può crearlo studiando, secondo il mio modesto parere.

  • Quale funzione pensi che debba avere il Cinema nella società odierna?

Il cinema di oggi è sicuramente diverso da quello che c’era prima, soprattutto quello italiano. Ma questo è anche normale, frutto del cambiamento dei tempi e delle epoche. Non possiamo pretendere che tutto rimanga sempre uguale. In passato c’era anche un’altra mentalità che il cinema rispecchiava a pieno, quindi i vari Totò, Sordi, Gassman, Tognazzi, riportavano sullo schermo scene di vita comune, quotidiana e per questo funzionavano ed il cinema italiano era riconosciuto in tutto il mondo. Oggi, sono i reality a farla da padrone, la televisione commerciale ha preso il sopravvento, così, anche se in Italia ci sono dei bravissimi registi, non riescono a trasmettere quello che vorrebbero con i loro film, o meglio, lo trasmettono anche, ma non sono ascoltati perché altre sono le cose cui è rivolta l’attenzione. Ecco allora che hanno successo i cine-panettoni e film simili, con tutto il rispetto per questo genere. Il cinema ha il potere di fermare il tempo, di portarti indietro di mille anni, così come di portarti avanti, di farti uscire con le lacrime agli occhi e di stamparti un sorriso in faccia anche ben oltre la durata del film. In passato era proprio la semplicità del film ad essere apprezzata e la naturalezza con cui gli attori la interpretavano, abbinata ad un grande talento che permetteva loro di farlo. Oggi si cerca troppo il tema scottante per attirare l’attenzione, anche la recitazione è troppo sofisticata, ricercata. Si “ricerca” troppo. Ecco la parola giusta, c’e’ troppa ricerca di qualcosa che possa piacere. La semplicità a volte è la soluzione giusta. Basti vedere chi ha vinto il premio come “miglior attore” all’ ultimo Festival di Cannes. Un talento vero che recita in modo naturale e genuino: Elio Germano.

  • C’è qualcosa di magico che ti affascina sia del Teatro che della Settima Arte?

Tutto ciò che fa parte della Settima Arte mi affascina. Sia del teatro che del cinema, infatti entrambi sono considerati parte della Settima Arte. Come già detto in precedenza, entrambi hanno le loro magie ed ognuno di questi mondi offre a suo modo la sua magia, ma non sono solo gli aspetti magici ad affascinarmi, anche quelli meno magici e più tristi per così dire, anche l’incertezza che offrono quando ancora non sei conosciuto e famoso, la libertà che un lavoro al cinema o a teatro ti dà, offrendoti la possibilità di essere un milione di persone e di essere in mille posti diversi; la possibilità continua di metterti in gioco e di passare dalle stelle alle stalle in un attimo; la vita mondana, perché anche questo è un aspetto affascinante e sarebbe da ipocriti negarlo. Sono due mondi magici entrambi, sono due arti e quindi già ricche di magia e poterne fare parte, lavorarci, viverle, già questa di per sé è una splendida magia.

  • E’ più importante la bravura in questo campo o la “fortuna”?

La bravura e il talento sono molto importanti indubbiamente, ma oggi, purtroppo, la fortuna lo è di più, soprattutto in Italia. Parlo da artista sconosciuto e quindi so di dar voce a tantissimi altri attori e artisti che come me stanno lottando con tutto se stessi per emergere, ma si rendono conto che questo a volte può non bastare. E con il termine fortuna intendo anche la fortuna di conoscere qualcuno in grado di proporti, di farti fare un provino , perché, inutile negarlo, molte, troppe volte, è grazie a questo che si riesce a far un provino o essere contattati per una parte. La meritocrazia in Italia non esiste più come una volta, quando registi e produttori scoprivano talenti nei teatri o nei locali; quando venivi notato in uno spettacolo teatrale nella bassa periferia. Oggi vieni contattato solamente se sei già famoso, se garantisci comunque un’entrata certa al film o allo spettacolo, se la tua presenza è comunque garanzia di pubblico, altrimenti puoi essere il più talentuoso, il più dotato attore italiano, ma è molto difficile che tu venga notato per questo o che qualcuno decida di puntare su uno sconosciuto. Ed è per questo motivo che al cinema e in tv, sono anni ormai che girano sempre e solamente le stesse facce. Un tempo il cinema italiano e gli attori italiani erano conosciuti e stimati in tutto il mondo, oggi invece, purtroppo, siamo conosciuti in tutto il mondo per tutto quello che non abbiamo più. Speriamo che presto sia rivalutato anche il talento e che venga offerta a tutti la possibilità di dimostrare le proprie potenzialità artistiche, senza partire dal preconcetto di “famoso o non famoso”, ma partire invece dalla base vera che dovrebbe caratterizzare ogni analisi e ogni provino, di “attore o non attore”.


Simone ci racconta che da ragazzo voleva fare il calciatore, ma poi ha scoperto la grande magia, quella della recitazione. Gli piace suscitare emozioni e non riesce a stare lontano da quel mondo che si crea sulla scena e che si anima davanti ad una macchina da presa, a quell’occhio che dà vita a ciò che inquadra, erede della “lanterna magica” che ci fa entrare in dimensioni diverse e, spesso, anche più umane.


 – NOTE SULL’ARTISTA –

 Simone Giaccaglia è nato il 16 maggio 1978 a Loreto e ha vissuto a Castelfidardo. Ha studiato presso la Scuola di Teatro “Nuovi Linguaggi” diretta da Andrea Anconetani e l’Accademia di Recitazione “Ribalte” diretta da Enzo Garinei. Ha interpretato diversi ruoli, lavorando in teatro, per il cinema e per la televisione , diretto da registi quali Rossella Izzo, Stefano Vicario, Cinzia TH Torrini, Andrea Anconetani. Prossimamente lo si potrà vedere nella fiction “Fratelli Detective “, diretto da Rosella Izzo .


 

– Paola Testaferrata –


 



































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