“Intervista spec(ch)iale”: Le confessioni di Salvatore Medici, giornalista di Ticinonline



































Quarto appuntamento con le interviste “specchiali” ai giornalisti valdianesi, per i quali non si intende solo chi, attualmente, esercita sul territorio, ma anche chi del territorio è “figlio” e, per motivazioni diverse, svolge l’attività lontano dal luogo d’origine.
E’ il caso di Salvatore Medici che, dopo aver operato per diversi anni nel Vallo di Diano, da circa due anni e mezzo vive in Svizzera, dove lavora per il sito web d’informazione Ticinonline.
E’ stato, tra le altre cose, corrispondente del quotidiano “La Città”, addetto stampa e giornalista dell’emittente Italia2 Tv

  • Quando e come è iniziata la tua carriera giornalistica?

Nel 2000, nello studio di Radio MPA. Coordinavo in studio le dirette radio dei campionati di calcio minori. Del tipo: “e adesso ci colleghiamo con…” ”

  • Quali le tue considerazioni in merito al panorama giornalistico valdianese?

“I giornalisti sono una specie egocentrica, concorrenziale e “tifosa” (a volte del proprio editore). Queste caratteristiche per certi versi sono un bene nel cercare e trovare la notizia, ma il più delle volte fa molti danni ai giornalisti stessi.
Nel Vallo, la storia non cambia, anche se in alcuni momenti, sono stati fatti passi in avanti.
Quello che oggi manca è un’iniziativa che potrebbe stravolgere gli attuali assetti informativi, una società editrice creata dagli stessi giornalisti, che sarebbero maggiormente motivati, nonché autori di se stessi”







  • Cosa pensi, invece, del contesto politico-amministrativo locale?

Si costituisce di tanti piccoli oligarchi, nemici tra loro, che da un lato accontentano il popolo con minuzie senza rischiare su progetti di respiro (per non perdere la postazione), dall’altro, nel Palazzo, cercano di arrivare alla vetta, tra occhiolini e sgambetti ai propri colleghi”

  • Da qualche anno lavori in Svizzera. Quali le differenze più sostanziali, riguardo l’attività giornalistica, tra la Svizzera e l’Italia? E cosa ti manca, se ti manca qualcosa, del contesto valdianese?

“In Svizzera non esiste un Ordine dei giornalisti ma non esiste il precariato da corrispondenti o da redattori. Un Ordine dovrebbe garantire l’assenza del precariato, eppure in Italia troppo spesso questo non accade. In Svizzera viene valorizzata e premiata molto la curiosità, come pure la produttività.
In Italia conta troppo solo la quantità, che implica spesso anche una rapida sostituzione dei giornalisti. In Svizzera c’è meno attenzione alle “dichiarazioni dei politici” e soprattutto meno calca intorno a loro. Lo scandalo non dura molto. Ovviamente gli argomenti sono diversi, la quantità di materiale “notiziabile” è minore e questo può rappresentare una mancanza. Inoltre, non è facile maturare contatti e fonti con il tempo. L’atteggiamento è meno confidenziale che in Italia e i documenti non “escono” facilmente”

  • Sempre in riferimento al Vallo, qual è la notizia o l’argomento che sei stato più orgoglioso di dare o approfondire?

“Sicuramente, la vicenda della centrale a biomasse di Atena Lucana e le cronache sulla gestione rifiuti e l’inquinamento in generale.
Avrei voluto raccontare più storie positive, di persone che con la loro volontà ed esperienza hanno dimostrato o stanno dimostrando che il futuro è possibile ripartendo dai nostri territori”

  • Quale, invece, il tema che ti è maggiormente “pesato” affrontare o che avresti volentieri evitato?

“Le interviste ai politici o ai dirigenti di turno, durante occasioni quali inaugurazioni, convegni, eventi, pose della prima pietra etc, etc, etc”

  • E la gaffe commessa o sfiorata?

“Di errori ne ho fatti e ne continuo a fare. Odio parlare in pubblico da un palco e si vede, anche se in televisione a volte era necessario”

  • Chi è il/la giornalista più bravo/a del Vallo di Diano?

“Non lo dirò mai. Li saluto tutti, invece”.

– Cono D’Elia – ondanews.it





































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