
Cosa accade ogni giorno nei porti italiani e non solo? Cosa entra nei nostri Paesi? Sono gli interrogativi a cui l’associazione Libera contro le Mafie ha cercato di rispondere attraverso il report “Diario di bordo 2026. Storie, dati, meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”.
Dietro ai porti si muove un sistema molto più complesso: traffici illeciti, corruzione, infiltrazioni mafiose. La nuova edizione di Diario di bordo racconta di numeri in crescita, rotte criminali consolidate, controlli che spesso non bastano. Il terzo rapporto di Libera racconta di scali marittimi che rappresentano per gruppi criminali e reti di corruzione un’opportunità strategica per incrementare i profitti e rafforzare le proprie collusioni.
Complessivamente, 53 porti italiani hanno registrato episodi di illegalità nell’ultimo quadriennio, di cui 34 di rilevanza nazionale. La classifica dei porti più colpiti vede al primo posto Genova, con 49 episodi (9,8% del totale), seguita da Livorno con 42 casi (8,4%) e Ancona con 40 eventi (8%). Sale al quarto posto Civitavecchia, con 32 episodi (6,4%), seguita da Gioia Tauro e Trieste, entrambe in crescita con 27 casi. Seguono Palermo, che perde alcune posizioni, con 25 eventi, Brindisi con 23, e infine Napoli e Salerno, entrambe con 21 episodi. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, emerge che 113 clan sono stati censiti come attivi in attività illegali e legali, operando su 71 porti italiani, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. Dei 71 porti individuati, 38 hanno rilevanza economica nazionale.
Il 65,5% dei principali scali commerciali italiani è stato esposto a interessi criminali organizzati. Tra questi figurano porti leader nel traffico merci, tra cui Ancona, Augusta, Brindisi, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Napoli, Ravenna, Salerno, Savona, Vado Ligure, Taranto, Trieste e Venezia.
Anche per la ricettazione sono stati documentati due casi. Il primo riguarda il porto di Ancona, dove la Polizia di Stato ha arrestato un uomo di 61 anni, di nazionalità macedone, fermato mentre era in procinto di imbarcarsi su un traghetto diretto in Grecia. A bordo del veicolo sono state rinvenute sei biciclette e diverse attrezzature edili, successivamente risultate provento di furto ai danni di due imprese con sede in Alto Adige. Il secondo episodio ha interessato lo scalo portuale di Salerno ed è emerso a seguito di controlli su 11 container provenienti dal porto di Montreal e diretti in Guinea, con contenuto dichiarato di autoveicoli usati. Le verifiche hanno portato al sequestro di dieci auto di grossa cilindrata, per un valore commerciale complessivo stimato in circa 500mila euro. Nove dei veicoli, appartenenti a marchi Honda e Toyota, sono risultati provento di furti commessi in Canada, confermando l’inserimento dello scalo portuale in circuiti di ricettazione a carattere transnazionale.
Nel 2025 sono stati registrati 35 episodi riconducibili al traffico di prodotti contraffatti, confermando la centralità dei porti italiani come snodi logistici per l’ingresso, il transito e, in misura più limitata, l’uscita di merci illecite destinate ai mercati nazionali ed europei. Dal punto di vista geografico, emerge un ruolo particolarmente rilevante dei porti della Liguria, in particolare Genova (5) e La Spezia (1), della Puglia (con i porti di Bari, con 4, e Brindisi, con 3), delle Marche (porto di Ancona, 4 casi) e del Friuli-Venezia Giulia, dove lo scalo di Trieste si configura come un nodo cruciale per il transito delle merci verso il Nord Europa, con ben 7 episodi. Ulteriori episodi sono stati rilevati nei porti di Cagliari (3), Livorno (2), Venezia (1), Civitavecchia (2), Augusta (1), Siracusa (1) e Salerno (1).
Tutti i porti sede di Autorità di Sistema Portuale risultano essere stati oggetto di interesse da parte della criminalità organizzata.



