“Innamorato offrì una prospettiva al territorio senza distaccarsene”.Carmine Pinto ricorda l’ex senatore



































Lettera aperta del professor Carmine Pinto in ricordo dell’ex senatore Antonio Innamorato 

Il Vallo di Diano è stato terra di politica e di speranza. Il ricordo del senatore Antonio Innamorato è legato agli anni dell’entusiasmo e della passione per i partiti, per l’impegno politico e la trasformazione sociale. Una stagione forse irripetibile, in cui una parte importante del territorio ruppe l’isolamento dovuto sia alla miseria rurale sia alla distanza dai grandi centri. Erano due dati strutturali che lo avevano tenuto distante dai processi importanti della società campana e meridionale. Antonio Innamorato fu un’espressione di quella speranza ed ambizione. Il Vallo di Diano negli anni Cinquanta era ancora povero e marginale, avendo trovato solo nell’emigrazione di massa nelle Americhe la sua grande epopea, caratterizzata da potenti ascese sociali e dall’arrivo di ingenti rimesse degli emigranti. Chi poteva, da sempre, andava via, e pochi tornavano. Per una generazione cresciuta nel Dopoguerra, invece, si sviluppò un progetto diverso.

L’Italia del miracolo economico e dei partiti di massa arrivò anche nelle aree più lontane del Mezzogiorno, provocando un’ondata di stupore e speranza. I contadini e gli emigrati di Teggiano, del Vallo di Diano, del Mezzogiorno poterono finalmente mandare i figli a studiare, anche se a volte a caro prezzo, sognando una crescita sociale fin a quel momento impensabile. Innamorato era tra loro. Studiare, diventare professore, formare generazioni di meridionali, dirigere una scuola, furono per lui occasione per qualificare professionalità e profilo individuale, lasciando alle spalle l’ignoranza di massa. L’Italia e il Vallo di Diano erano anche il luogo della politica. Chi decise di restare e di vivere il territorio, come in tante altre zone del Mezzogiorno, scoprì nei partiti lo strumento per sentirsi parte di fenomeni e processi nazionali. Milioni di italiani trovarono nelle grandi formazioni dell’Italia repubblicana uno strumento per affermare sé stessi, le proprie idee o, semplicemente, la possibilità di non restare esclusi dalla sfera pubblica e civile. In questo clima di rinnovato ottimismo Antonio Innamorato diventò militante politico, nelle forme consentite da un mondo in cui ruoli e posizioni non erano decise dalla sorte o da qualche fortuita spinta digitale.








I gradi di dirigente politico allora si guadagnavano sul campo, nelle sezioni, nella battaglia per i consigli comunali, nelle sfide per piccole azioni di governo. Finanziare un piccola strada o impegnarsi per un referendum erano volti della stessa politica, dove contava il rapporto quotidiano, la capacità di ascolto, la vicinanza a tutti gli ambienti sociali, la determinazione caratteriale. Avevano un peso rilevante la cultura individuale, la volontà e la capacità di migliorarsi, anche e soprattutto se di umili origini, senza mai dimenticare le proprie radici. Innamorato le aveva nel suo paese, Teggiano, che non volle mai lasciare. Eppure, anche nei contesti più difficili, l’elevazione intellettuale era un merito, ben diversa da chi oggi rivendica rozzezza e ignoranza come riconoscimento per blandire la simpatia degli elettori.

Tra tante formazioni politiche, Antonio Innamorato scelse il socialismo. Socialdemocratici e socialisti erano quasi un’anomalia nell’Italia del bipolarismo imperfetto. I democristiani interpretavano la scelta occidentale e la trasformazione democratica dell’Italia, ma nelle aree interne del Mezzogiorno rappresentavano anche un potere forte, impenetrabile, a volte conservatore. Il partito comunista era ancora dentro l’ortodossia filo sovietica, per quanto nella declinazione democratica togliattiana. Innamorato scelse il socialismo per tanti motivi. Innanzitutto perché parte di una giovane generazione locale, guidata da Enrico Quaranta, che trovò nella socialdemocrazia l’occasione per spezzare il blocco democristiano. In secondo luogo, perché era un partito laico, libertario, dove si poteva cercare una strada e una forma di espressione politica senza la cappa delle gerarchie della Guerra fredda. Infine, ma non per ultimo, perché il Partito socialista diventò il motore del più potente disegno di trasformazione della storia del Vallo di Diano. Innamorato fu sindaco, amministratore, consigliere provinciale e Presidente della provincia, tra i protagonisti della più appassionante stagione politica del territorio. Il Psi diventò un partito locale e nazionale allo stesso tempo. Offrì per la prima volta una prospettiva al territorio senza però distaccarsi da esso, anzi facendo dei successi locali la sua forza, con i limiti e i pregi di un mondo immerso nel sogno dello stato interventista e protettore. Innamorato era tra coloro che attraverso la politica non solo spezzarono una marginalità secolare, ma diedero al Vallo di Diano il senso di partecipare a un grande progetto, quello del Psi, a cui Bettino Craxi assegnò un protagonismo assoluto nel sistema politico italiano.

Innamorato giunse all’apice della carriera politica divenendo senatore nel 1987, nel collegio che era stato di Enrico Quaranta. Cinque anni dopo, con il suo lavoro e quello del nuovo Partito socialista di Carmelo Conte, si affermò come il senatore più votato di tutta Italia. Diventò sottosegretario, iniziò a costruire un percorso con gli uomini che si erano affermati sul territorio. Fu la crisi degli anni Novanta a spezzare questa strada. Molti, per convinzione o, più spesso, per modesto opportunismo, applaudirono alla distruzione mediatico-giudiziaria degli antichi partiti. Innamorato non accettò mai questa soluzione alla crisi italiana né si piegò alle scelte di comodo. Restò fuori dall’impegno politico diretto, ma non fece mai venire meno la sua testimonianza, le sue opinioni, le sue prese di posizione a difesa delle ragioni storiche dei partiti di massa e della loro funzione sociale nel Mezzogiorno. Anche negli ultimi anni, nonostante le dure esperienze che marcarono la sua vita, fu tra coloro che parteciparono ai confronti pubblici, con un linguaggio e una profondità difficilmente riscontrabile. Il Vallo di Diano di quegli anni fu un mondo appassionante, complicato, sicuramente irripetibile. Un mondo che  ha perso uno dei suoi protagonisti.

– Carmine Pinto –



































Un commento

  1. Antonio Pagliarulo says:

    Grazie per l’articolo. Letto con molto piacere . Non ricordo molto del senatore Innamorato ma ho buona memoria nel dire che mai ho sentito di notizie negative su di lui. R. I. P.

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