In questo periodo di quarantena sono circolate varie notizie sulla “cura” dal Coronavirus. Tra le tante fake news, quella su cui voglio porre l’attenzione oggi riguarda la vitamina C. Secondo queste voci assumerne 2 grammi al giorno curerebbe dal Coronavirus. L’effetto immediato è stato quello di svuotare tutte le farmacie di Italia, rendendo impossibile reperirla.

Innanzitutto la vitamina C, conosciuta anche come acido ascorbico, non cura. Questa notizia deriva dal fatto che alte dosi sono state somministrate in via sperimentali per il trattamento delle forme gravi del virus. La vitamina C ha funzione antiossidante ed è adiuvante, cioè può aiutare, ma di certo non può né curare né prevenire il Coronavirus. È conosciuta comunemente per la sua capacità di prevenire e ridurre i sintomi del raffreddore soprattutto nei soggetti con un forte stress ossidativo.




È un potente antiossidante, cioè protegge le cellule dell’organismo dai radicali liberi e favorisce l’assorbimento del ferro. È essenziale per l’equilibrio dei globuli bianchi stimolando neutrofili, macrofagi e linfociti. Interviene inoltre sulla biosintesi del collagene, che è una proteina strutturale di pelle e cartilagine, contribuisce all’integrità della pelle, favorisce la guarigione di ferite, ripara e protegge dai danni da esposizione solare.

Il fabbisogno giornaliero è di appena 85 milligrammi per le donne e 105 milligrammi per gli uomini. Sono sufficienti due arance, quindi una spremuta al giorno, oppure due kiwi. Durante la stagione fredda, nei periodi di stress o in caso di raffreddore si può aumentare la dose di vitamina C giornaliera attraverso appositi integratori. Questi devono essere assunti a partire dal fabbisogno giornaliero medio che cambia a seconda dell’età, del peso e del sesso. D’estate e in autunno, la vitamina C la possiamo trovare innanzitutto nelle fragole, nelle ciliegie e nei frutti di bosco. Le verdure che la contengono sono i cavoli, i broccoli, i peperoni.

Poca vitamina C può causare dei danni alla salute: basta ricordare che è stata scoperta come antidoto allo scorbuto nei marinai che non mangiavano frutta e verdura e accusavano problemi come debolezza, anemia, disturbi alle gengive ed emorragie. Si suggerisce spesso di assumere un grammo di vitamina C quando si soffre di epistassi, in modo da rafforzare i capillari nasali. Anche pelle e capelli ne risentono se si ha carenza, possono seccarsi e sfibrarsi, le articolazioni possono gonfiarsi e iniziare a fare male.

È invece raro ritrovarsi alle prese con eccessi di vitamina C, soprattutto perché il corpo non sa accumularla e la elimina tramite le urine. Tuttavia sembra sia meglio evitare dosi superiori ai 2 grammi al giorno: potrebbero causare fastidi di stomaco e diarrea e a lungo termine anche calcoli renali.

È buona abitudine assumere vitamina C sia tramite l’alimentazione che con un integratore, ma non bisogna assolutamente credere che siccome si prende una vitamina si è più protetti. È importante non dare retta alle comunicazioni che circolano in questo periodo, bisogna appurare le fonti e accertarsi che siano comunicazioni con un fondo scientifico.

– Monica T. Gallo –

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