
In fuga da Teheran per scampare all’orrore dei bombardamenti.
Angela Spenillo, docente di Montesano sulla Marcellana, ha vissuto giorni duri culminati in un lieto fine con il rientro all’aeroporto di Ciampino. La docente è riuscita a lasciare la città che nella notte tra il 12 e 13 giugno è stata presa di mira da un’offensiva aerea da parte di Israele.
“Una sorpresa – ci racconta Angela, vincitrice di un concorso del Ministero degli Esteri – non c’erano avvisaglie, il clima a Teheran era sereno”. Nell’attesa della chiamata in un Paese straniero, la docente ha sempre esercitato la sua professione presso l’Istituto Omnicomprensivo di Montesano sulla Marcellana, alla Primaria. Lo scorso dicembre è arrivata la tanto attesa notizia: la chiamata come docente ministeriale in una scuola privata dell’Ambasciata Italiana a Teheran, in Iran.
“E’ una realtà bellissima – racconta ancora – dal punto di vista lavorativo. Mi trovavo in una scuola italiana ma con alunni che provenivano da ogni parte del mondo. Italiani, armeni, cinesi, tutti per la maggior parte figli di ambasciatori. In quella scuola non esistevano concetti legati a razza, colore, differenze. Nulla! Il 12 giugno ci siamo salutati con affetto per la conclusione dell’anno. Io sarei dovuta ripartire nei giorni successivi per rientrare in Italia ma non immaginavo che la situazione sarebbe degenerata in maniera burrascosa”.
E’ ancora scossa per l’accaduto mentre racconta quanto avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 giugno: “E’ accaduto a circa 700 metri dalla mia residenza, ero nel letto e ho immaginato che il boato fosse un tuono dovuto alle forti piogge a cui eravamo abituati. Al mattino, dopo aver sentito altri colleghi, mi sono resa conto dell’accaduto. Nel frattempo era saltata anche la connessione internet ed eravamo isolati dal mondo. Ho pensato che fosse un sogno, tutto surreale: davanti a me avevo l’immagine di quei bambini in festa, a scuola. Io e alcuni colleghi siamo riusciti a metterci in contatto con l’Ambasciata Italiana attraverso un telefono fisso, non sapevamo nulla perché ogni contatto era saltato. La sera abbiamo visto un aereo sorvolare sul nostro palazzo. Nessuno di noi era pronto a vivere il clima della guerra”.
Dopo i contatti con l’Ambasciata è stata organizzata una evacuazione del gruppo di italiani per poterli mettere al sicuro: “Siamo partiti all’alba perché c’erano meno bombardamenti – spiega Angela – scortati dall’ambasciatore e dalle guardie. Eravamo in 30 circa, siamo saliti su un piccolo bus che ci ha condotti in Azerbaigian. Qui, nella capitale Baku, siamo stati accolti dall’Ambasciata e portati al sicuro. Nel tragitto siamo stati anche fermati e controllati”.
Ieri notte, infine, Angela è rientrata in Italia con altri connazionali: ad accoglierla a Ciampino alcuni membri del Ministero degli Esteri.
“Non ho potuto non pensare a quelle persone che sono ancora lì – dice – all’ambasciatore, alle guardie, a quanti hanno familiari. Personalmente mi ha colpito vedere i membri dell’Ambasciata lasciarci per tornare in quelle zone distrutte, così come tanti civili che sono bloccati. Abbiamo vissuto lo spopolamento, in tanti sono fuggiti ma molte persone che non hanno possibilità sono in balìa del destino: lo stipendio medio in Iran corrisponde a circa 150 euro, una cifra irrisoria per pensare ad una fuga. Un’altra signora è rimasta con il marito e la bimba di 6 anni”.
Angela ora è a casa, accolta dai figli che erano comprensibilmente preoccupati per la sorte della madre: “Ho un animo fatalista – dice infine – se qualcosa deve accadere, accadrà comunque, a prescindere dal posto. Non occorre farsi prendere dallo sconforto. Posso dire che al di là della situazione di tensione degli ultimi giorni, avrei voluto che i miei figli vedessero quei luoghi. Ho trovato un posto bellissimo e vissuto un’esperienza bellissima a scuola. Ho rispettato le usanze uscendo in città con un foulard in testa perché credo che sia doveroso rispettare la cultura del Paese che ti ospita. Al di là delle considerazioni e dei luoghi comuni ho trovato una cultura accogliente e ricca. Non da meno posso dire che la cultura italiana è apprezzata e la scuola, nello specifico, è ritenuta affidabile e privilegiata”.


