
Ieri il Tribunale di Trapani ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione Antonino Pizzolato, 29enne siciliano e pesista azzurro delle Fiamme Oro della Polizia di Stato, bronzo olimpico a Tokyo 2020 e Parigi 2024. La pesante accusa è di violenza sessuale di gruppo. Stessa pena per gli altri tre imputati del medesimo reato.
A denunciare lo stupro, avvenuto a luglio 2022 in un residence in provincia di Trapani, una turista finlandese che all’epoca dei fatti aveva 27 anni. La giovane è stata difesa dall’avvocato Nicola Pellegrino, attuale sindaco di Sassano, che ha seguito con particolare attenzione e delicatezza la vicenda fin dalle prime mosse.
Secondo la Procura i quattro ragazzi fecero conoscenza con la turista in un ristorante. Lei era in compagnia di due amiche finlandesi che dopo la cena si allontanarono lasciando sola la vittima con Pizzolato e gli altri. Questi, approfittando anche del fatto che la ragazza avesse bevuto, la portarono in un residence dove l’avrebbero costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà fino a quando, in lacrime, avrebbe chiesto di essere riaccompagnata in albergo.
La pubblica accusa aveva avanzato una richiesta di 10 anni di reclusione, ma il collegio presieduto dal giudice Franco Messina ha ridotto la pena, disponendo anche il risarcimento dei danni alla giovane finlandese che nel procedimento, iniziato nel febbraio 2024, si era costituita parte civile.
E mentre i legali di Pizzolato annunciano il ricorso in appello, l’avvocato Pellegrino afferma: “Davanti alla legge non contano fama, titoli o medaglie: contano i fatti, la dignità della vittima e la risposta dello Stato. Come difensore della persona offesa ho accolto questa sentenza con rispetto e profonda soddisfazione. È stata una battaglia difficile, segnata dalla sofferenza di chi ha avuto il coraggio di denunciare e affrontare il processo. Attendiamo il deposito delle motivazioni, ma oggi arriva un messaggio chiaro: la giustizia non guarda al nome di chi ha davanti, ma alla verità dei fatti. Questa sentenza per la vittima non rappresenta la cancellazione del dolore, ma il riconoscimento della sua voce e della verità processuale”.

