L’idea è affascinante ed innovativa. Parte dal Comune di Sanza, ai piedi della vetta della Campania, il Monte Cervati, la proposta di candidatura del Culto delle “Sette Sorelle” nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano.

Il 22 e 23 agosto, su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Sanza, si terrà una due giorni di confronti e dibattiti sul tema delle “Identità Mediterranee” con la presenza di autorevoli ospiti e rappresentanti istituzionali per analizzare nel dettaglio le diverse caratteristiche che nel Cilento si ritrovano in un’unica rete legata al culto mariano. Tra la vetta della Campania, il Monte Cervati a Sanza, il Gelbison, gli Alburni, il Monte Stella e il Monte Bulgheria la storia, oltre che la bellezza paesaggistica del Cilento, si incrocia con il cammino di fede. Esiste un’unica sacralità che unisce sette cime e sette Madonne, o per meglio dure “Sette Sorelle”. Sette cime montane e sette santuari mariani. A sud di Salerno, dalla costa verso l’interno. La Madonna del Granato, a Capaccio, Monte Vesole Sottano, la Madonna della Stella a Sessa Cilento, Monte della Stella, la Madonna della Civitella a Moio della Civitella, Monte Civitella, la Madonna del Carmine a Catona, Monte del Carmine, la Madonna della Neve sul Monte Cervati a Sanza, la Madonna di Pietrasanta a San Giovanni a Piro, Monte Pietrasanta, la Madonna del Sacro Monte di Novi Velia, Monte Gelbison o Sacro.

La particolarità di questi santuari montani del Cilento trova però la sua centralità nella Madonna della Neve a Sanza, sulla vetta del Cervati. Da qui, da una sommità di 1898 metri sul livello del mare, si può spaziare con lo sguardo ad ovest, verso la costa tirrenica, dalla Calabria alla vetta del Vesuvio. In questo modo si crea quella connessione ideale, anche visiva, di tutti e sette i santuari montani, dunque delle “Sette Sorelle”. Nell’adorazione e nella devozione che è parte integrante del vivere, del costume, del linguaggio. Tradizioni, miti, leggende, narrazioni sembrano essere legati e tramandati nel tempo e si ritrovano nelle singole comunità, inconsapevoli di detenere un patrimonio comune, immateriale e culturale che ha forgiato nei secoli l’identità mediterranea.

E’ il tempo questo di condividere quello che è già patrimonio comune, l’identità di un popolo, quello del Mediterraneo, partendo dalla vetta del Cervati che offre l’occasione di spaziare nel ragionamento – ha commentato il sindaco Vittorio EspositoDal Cervati, lo sguardo ad ovest, pone il Santuario più alto della Campania, quello della Madonna della Neve, a protezione degli altri sei santuari mariani nel Cilento; ma basta volgere lo sguardo ad est che si apre la prospettiva di una rete culturale ed iconografica che spinge la tradizione mariana del Cilento a rispecchiarsi anche con altri Santuari montani nel Vallo di Diano e poi, ancora, nell’antica Lucania. La Madonna della Neve a Sanza sembra richiamare, dalla vetta del Cervati, un’altra sorella: la Madonna del Monte Romito a Padula. Poi basterà volgere lo sguardo oltre i monti della Maddalena per ritrovare il Santuario della Madonna di Viggiano, nel Potentino. Le ‘sorelle’ così divengono nove. Questa connessione però non è solo orografica. Il culto mariano e le tradizioni che i popoli seguono da centinaia di anni, in alcuni casi millenarie, si ritrovano dal punto di vista antropologico nei rituali e nelle processioni: nelle gesta e nei canti. Nell’adorazione e nella devozione che è parte integrante del vivere, del costume, del linguaggio di questo popolo. Un’identità mediterranea unica. La nostra idea è condividere questa visione con gli altri sindaci e le altre comunità al fine di elaborare la proposta di candidatura del Culto delle Sette Sorelle nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano”.

Nei prossimi giorni sarà reso pubblico il programma di dettaglio della due giorni, con la presenza già confermata dell’Assessore al Turismo della Regione Campania, Corrado Matera.

– Chiara Di Miele –

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