
“Ci sono giorni che ti restano dentro per sempre”.
A dirlo in un post pubblico è l’agente della Polizia Penitenziaria intossicato a Fuorni nei giorni scorsi dopo che una detenuta, nella sezione femminile, ha appiccato un incendio.
Bartolomeo Casteluccio, così, ha affidato ai social la sua testimonianza diretta di quei momenti, che hanno provocato l’intossicazione di sette agenti.
“Dopo trent’anni di servizio, credevo di aver visto tutto – racconta – Credevo di essere pronto a qualsiasi cosa. Ma la realtà mi ha colpito con una forza che non si dimentica. Erano le 8:10. Avevo finito il turno, mi ero già cambiato, con la testa già a casa. Stavo percorrendo il corridoio della caserma quando all’improvviso è scattato l’allarme generale. Un suono che ti gela il sangue. Mi giro e vedo quel fumo. Nero. Denso. Pesante. Usciva dal reparto transito femminile. In quel momento ho capito che non c’era tempo da perdere. Ho corso. Arrivato davanti alla sezione, era già inferno. Il fumo non faceva vedere nulla, bruciava gli occhi, toglieva il respiro. Le stanze erano irraggiungibili. Ma dentro c’erano delle detenute che gridavano e chiedevano aiuto. Ho indossato i dispositivi di protezione e sono entrato. Dentro non c’era nulla. Solo buio. Solo fumo. Zero visibilità. Mi sono fatto strada con una mano sul muro, passo dopo passo, cercando di restare lucido mentre tutto intorno sembrava crollare. Poi le fiamme. Alte. Violente”.
Momenti che non hanno fatto desistere l’agente dal portare fino in fondo il proprio dovere: “Sono arrivato alle stanze. Ho aperto i cancelli, ho preso le detenute. Le ho portate fuori, una alla volta, lontano da quell’inferno. Ogni respiro era una lotta. Ogni passo una scelta. Adesso che è finita, adesso che ci penso, mi rendo davvero conto. Quel reparto non esiste più. È tutto bruciato. Distrutto. Ma noi siamo qui. E oggi voglio dire grazie. Grazie a tutti i colleghi e alla comandante, che erano con me. Abbiamo condiviso quei momenti e poi anche le ore successive in ospedale: disintossicazione, 4 lavaggi, due ore di ossigeno, un’ora in camera iperbarica e siamo tornati a casa”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Sappe che con un appello urgente al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania ha chiesto la dotazione di adeguati dispositivi di protezione delle vie respiratorie in tutti gli istituti penitenziari della regione e il rafforzamento della sicurezza del personale.


