
Con un decreto del 29 ottobre è stato di fatto raddoppiato il periodo di fermo della pesca portando l’interruzione temporanea obbligatoria continuativa delle attività dal 1° ottobre fino al 30 novembre.
Secondo i deputati Attilio Pierro e Dario Giagoni della Lega “il prolungamento di un ulteriore mese del fermo pesca, dopo che i pescatori hanno già diligentemente effettuato il fermo pesca annuale previsto dal calendario nazionale, mette a rischio la tenuta economica delle attività dei pescatori, in quanto molte imbarcazioni sarebbero di nuovo costrette a restare in porto, con ricadute anche sull’intera filiera, dai mercati ittici ai ristoranti e sull’economia delle comunità interessate dal fermo”.
I deputati chiedono di “rivedere il sistema di calcolo delle giornate di attività per le imprese di pesca, garantire l’erogazione degli aiuti agli operatori che hanno rispettato il fermo pesca e assicurare la certezza dei pagamenti, oltre a chiarire le intenzioni sul piano West Med, affinché le regole siano fondate su dati scientifici ed economici”. Sono questi i punti principali dell’interrogazione presentata al Ministero competente sugli effetti della proroga del fermo pesca nel Tirreno, nello Ionio e nelle Isole.
Il nuovo stop fino al 30 novembre, conseguenza delle misure di salvaguardia imposte dall’Unione Europea per la tutela di specie come il nasello e il gambero mediterraneo, di fatto raddoppia il periodo di inattività già in vigore dal primo ottobre. Una decisione che, dopo il rispetto del calendario nazionale, rischia di compromettere l’intera filiera: molte imbarcazioni saranno costrette a restare nuovamente in porto, con pesanti ripercussioni sull’economia delle comunità costiere coinvolte.
Per questo Pierro e Giagoni chiedono che “di fronte a queste ulteriori sospensioni si prevedano nuovi indennizzi mirati e un quadro normativo più stabile, capace di offrire certezze alle imprese di pesca. È un settore che va tutelato: servono regole chiare, tempi certi e una strategia di lungo periodo, non decisioni estemporanee che rischiano di mettere in crisi un comparto strategico e migliaia di famiglie che vivono di mare”.



