gymnema450Il fungo candida albicans, noto più semplicemente come candida è il responsabile di un’infezione da micosi piuttosto comune detta candidosi. Si stima che questo fungo patogeno infesti circa l’80% delle persone.
Il fatto che questo fungo soggiorni nell’organismo di così tante persone e sia dunque piuttosto comune, non significa, però, che questa infezione sia da prendere sottogamba.
La candida albicans, ricordano i microbiologi della Kansas State University, s’insedia principalmente nel cavo orale, la zona urogenitale e la zona intestinale come se fosse parte della normale flora batterica. Il problema è che il fungo può invadere l’organismo e causare serie infezioni orali, intestinali e genitali.
Questa micosi è una preoccupazione tra i malati di cancro, in particolare tra i pazienti con tumore del cavo orale e del collo. Allo stesso modo sono a rischio i pazienti con l’HIV, i pazienti oggetto di trapianto di organi e tutte le persone con un sistema immunitario compromesso.
Ora, il dottor Govindsamy Vediyappan e colleghi della KSU hanno trovato in una pianta la possibile arma contro questo fungo patogeno, a tutt’oggi difficile da trattare e debellare.
L’arma si chiama Gymnema sylvestre Schult, una pianta rampicante di dimensioni piuttosto rilevanti che cresce nelle zone tropicali di India, Cina, Australia e Africa. Con questa, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti per valutare l’impatto della pianta sulla candida.
I risultati dei test hanno mostrato che la Gymnema slyvestre è efficace in due fondamentali modi: riesce a bloccare la virulenza del fungo, permettendo di trattarlo e debellarlo; non è risultata tossica durante l’uso. Oltre a ciò, si è scoperto che la pianta regola i livelli di glucosio nel sangue.
In effetti è da tempo impiegata nella medicina cinese e ayurvedica per le sue proprietà ipoglicemizzanti e da poco è conosciuta e impiegata anche in occidente, dopo che studi medici hanno valutato che interferisce sull’assorbimento del glucosio a livello intestinale.
I risultati ottenuti dagli autori dello studio, pubblicato sulla rivista PLoS One, sono importanti sia per la salute umana che per le applicazioni biomediche e il potenziale di sviluppo di nuovi farmaci.

Bibliografia: www.lastampa.it

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