vaccinoNiente più iniezioni giornaliere di insulina, ora chi deve convivere con il diabete di tipo 1 ha una nuova speranza: il vaccino a base di DNA messo a punto da un gruppo di ricercatori californiani della School of Medicine dell’Università di Stanford (Stati Uniti).
I risultati delle prime sperimentazioni cliniche, pubblicati su Science Translational Medicine, hanno infatti dimostrato che questo nuovo metodo migliora la produzione di insulina e contrasta la risposta immunitaria che, distruggendo le cellule del pancreas, porta allo sviluppo di questa forma di diabete.
Ricordiamo che il diabete di tipi 1 è una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario attacca le cellule pancreatiche che producono l’insulina, come se fossero un corpo estraneo. E’ la forma meno frequente di diabete mellito ma ha un grande impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre perché, comparendo spesso in età molto precoce (3-10 anni), costringe ad un uso quotidiano di iniezioni di insulina per tutta la vita.
Il vaccino spegne una risposta immunitaria piuttosto che accendere risposte immunitarie specifiche come puntano a fare i vaccini tradizionali contro, ad esempio, l’influenza. Per farlo utilizza un frammento di DNA contenente una versione modificata della proinsulina, la proteina che scatena la reazione immunitaria anomala che porta al diabete di tipo 1. L’iniezione di questo DNA riesce ad attivare un segnale antinfiammatorio diretto proprio contro gli elementi del sistema immunitario che aggrediscono le cellule pancreatiche.
La ricerca ha coinvolto in totale 80 pazienti che, suddivisi in gruppi di 4, hanno ricevuto per 12 settimane dosi diverse del vaccino o un placebo e ha previsto di analizzare campioni di sangue prelevati prima del vaccino, a 5 e 15 settimane dall’inizio della somministrazione e 6, 9, 12, 18 e 24 mesi dall’inizio del programma vaccinale. Sono stati, così, dimostrati i benefici del vaccino sia per quanto riguarda i livelli di insulina, sia nella riduzione delle cellule immunitarie dirette contro le cellule del pancreas che la producono.
Ora dovranno essere condotti studi più ampi che confermino l’efficacia di questo nuovo approccio terapeutico che potrebbe diventare il primo vaccino a base di DNA.

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