educazione sessualeDa un sondaggio svolto dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), condotto nel mese di maggio, su 1012 ragazze di Milano, Roma, e Napoli, risulta che il 42% delle under 25 Italiane non utilizza nessun metodo contraccettivo durante la prima esperienza sessuale.
Il 24% si affida (sfidando la sorte) al coito interrotto, e solo tre su dieci hanno ricevuto informazioni corrette da “fonti qualificate”, medici o insegnanti. Il 70% si affida all’esperienza delle amiche, a Internet, in qualche caso addirittura alle cosiddette “leggende metropolitane”.
Se ancora troppe italiane arrivano impreparate alla prima volta la principale causa è la scarsa educazione sessuale ricevuta. Il tempo peggiora le cose: rispetto a un analogo sondaggio effettuato nel 2010 si registra un 5% in più di giovanissime che affronta la prima esperienza sessuale senza precauzione, rischiando così di incorrere non solo in una gravidanza indesiderata, ma anche in una o più malattie sessualmente trasmesse.
Secondo l’Istat sono ben 10 mila, in Italia, le baby madri under 19 che ogni anno partoriscono negli ospedali italiani. Attualmente nel nostro Paese l’educazione sessuale non è una materia scolastica obbligatoria, anche se da tempo i ginecologi denunciamo questa anomalia che contraddistingue in negativo l’Italia dal resto d’Europa.
Sono interessanti i primi dati di questo sondaggio della SIGO, cioè le 3 domande sull’età della “prima volta”: l’88% delle ragazze ha già avuto un rapporto sessuale; il 31% tra i 14-16 anni e il 47% tra i 17-19 anni. Infine, il 57% ha avuto 2-5 partner.
In una realtà siffatta dovrebbe essere l’informazione a fare la differenza. Specie quando si tratta di temi a sfondo sessuale, spesso infatti prevale la sensazionalità, piuttosto che la volontà di fare informazione scientifica corretta. Le persone, ma soprattutto i giovani, hanno bisogno di informazioni chiare ed esaustive, sostegno e iniziative mirate per evitare di giocare alla roulette russa ogni volta che hanno un rapporto sessuale.
Considerando le oggettive difficoltà che si incontrano nell’affrontare questi temi in famiglia e la constatazione che la violenza e l’asocialità caratterizzano la società in cui crescono i nostri figli, forse sarebbe opportuno considerare l’esigenza di un intervento istituzionale che li supporti.

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