Lettera alla redazione – di Franco Iorio

L’articolo del Direttore Rocco Colombo sul giornale del 4 marzo corr. dal titolo “Il Vallo di Diano ha “sprecato” 35 mila voti al Senato e 31 mila alla Camera” è lo sfogo mal trattenuto dell’intellettuale che, vestendo i panni del giornalista, vive l’amara realtà di questo Vallo di Diano declassato a livello di “terra di conquista”.

Può quell’articolo rimanere privo di riscontro interlocutorio?
E’ chiaramente un grido di dolorosa riflessione sull’esito del voto politico, dal quale esce fuori una società, questa del Vallo di Diano, frammentata senza un vero perché, divisa senza motivazioni plausibili, disarticolata e incoerente nelle scelte o nelle non scelte.
E’ la miserevole rappresentazione di un “tutti contro tutti”, senza alcuna partita in gioco, senza orientamento.
Così nel panorama elettorale troviamo la categoria di chi si astiene, ossia del “non votante”: rimane a casa per sfiducia nei partiti e negli uomini in lista, per nausea della politica, per rabbia verso la casta. E forse non sa che delega ad altri, a coloro che ai seggi ci vanno, anche il proprio non-voto e, dunque, il diritto della scelta sua propria.
C’è poi l’esercito dell’ “usato sicuro”: i voti vanno al Silvio nazionale, che promette e, anche se non mantiene, qualcosa pur lascia sperare. E la speranza, diceva qualcuno, guida la mutevole mente dei mortali. E’ un popolo affezionato: a Roma direbbero “arridatece er puzzone”, qui gli abbiamo dato la cittadinanza onoraria. Innanzitutto perché è piacione, dice le barzellette sconce che fanno ridere credenti e baciapile, si circonda di gente allegra, fa qualche scappatella da invidia. Ma anche perché ammicca ai furbi, è dalla parte di chi non rilascia lo scontrino o la fattura o la ricevuta, tutela immancabilmente l’evasore fiscale, dà certezza a chi spera nell’ennesimo condono tributario – civile – penale, copre gli operatori dell’economia sommersa. https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSwiL1310PqDPPTQ7wDeiiw1z35HJOmJifRHaXn1T_LFIkfQ2ja
Il 45% circa dei voti dati al “partito dell’amore”, che nel titolo è già un programma, senza che qui sia venuto alcuno a chiederli, al di fuori della compaesana Mara, è quanto dire.
E poi c’è la “gente triste” del centro-sinistra di Pier Luigi Bersani: sta alla finestra che affaccia sul Vallo di Diano, giura che è pronta a governare e aspetta… Si atteggia a classe superiore e non è capace di instaurare un dialogo sui fatti e sulla cose concrete. Non sa nemmeno più parlare del lavoro che manca, non cadenza il passo sul ritmo dell’artigiano che incrocia le braccia perché non c’è commessa, è disattento al mondo dei giovani e a quello dell’istruzione e della cultura, non si coordina con la donne di “se non ora quando?”, non riesce a disegnare una parvenza di futuro per questa zona interna, subisce intimorito le ripetute rapine delle istituzioni sul territorio.
Infine, anche qui il Movimento 5 Stelle dell’ex comico Beppe Grillo: un contatto alquanto timido rispetto all’impetuosa invasione di altre zone.
Ma si sa, noi arriviamo sempre con qualche lustro di ritardo sulla storia: questione di retaggio atavico. Se riuscirà a governare il voto di protesta, perché indubbiamente di questo si tratta, lo scopriremo presto, ma non è questo che qui interessa.
Il punto è discutere perché 35.187 voti alla Camera e 31.228 al Senato sono stati regalati a chi è venuto qui e ha fatto bottino come si faceva ai tempi delle razzie e dei saccheggi, declassando il Vallo di Diano a “terra da sfruttare, succhiare e poi abbandonare”. In una precedente lettera ho accennato al nostro disamore per lo Stato, perché lo consideriamo estraneo se non proprio nemico. Ora, se non vogliamo Stato, non vogliamo regole, è un pò come dire che ci rifiutiamo di essere “cittadini”. E’ questo che ci porta a non avere la coscienza del “bene comune”? Ed è questo che ci limita nell’essere “membri” della collettività del Vallo di Diano, votati a raccoglierci intorno a idee pubbliche e condivise? Con quale criterio si vota un partito, il Pdl, che porta forza alla Lega Nord, che vuole trattenere nelle Regioni ove è al potere il 75% del gettito fiscale, così impoverendo ulteriormente noi?
E’ vero che siamo stati dominati da Goti, Longobardi, Franchi, Normanni, Svevi, Spagna, Francia, Austria, Borboni e Sanfedisti, dal Piemonte, dai briganti, ma ridurci a masochisti al punto da privilegiare chi ci maltratta è veramente paradossale. Ecco, se tutto o parte di quanto sopra è condivisibile, forse è arrivato anche per il Vallo di Diano il momento di riflettere, di guardare con spassionato giudizio alle necessità e ai problemi cogenti, lasciando fuori dalla porta furbizie e clientele. Un atto di generosità, certo, un atto di generosità: credo che lo dobbiamo al territorio, ai giovani, al futuro.

Franco Iorio

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