
Davanti ai giudici della Corte d’Assise il pm ha chiesto 25 anni di reclusione per Vincenzo Santimone che nel marzo 2024 uccise il padre con diverse coltellate.
Come attenuante è stata riconosciuta la seminfermità mentale, mentre come aggravanti si citano i futili motivi e la crudeltà del fatto, inoltre l’imputato non si è mai pentito dell’azione commessa.
Dopo la requisitoria la Corte ha aggiornato l’udienza al prossimo mese di giugno quando toccherà l’arringa al difensore di Santimone e poi la parola passerà ai giudici per la sentenza definitiva.
Il 5 marzo 2024 Santimone, all’epoca 47enne, fu preso dall’ira provocata dal fastidio per il rumore di un frullatore che il padre stava usando per preparare la cena. Notando un cassetto delle posate aperto, afferrò un coltello da cucina con cui colpì il genitore alle spalle. Dopodiché raggiunse la vittima in bagno, che nel frattempo aveva cercato di salvarsi rifugiandosi proprio lì, e continuò a sferrare i fendenti.
Lasciato il padre agonizzante in bagno, Santimone raccontò di essere andato a stendersi sul letto in camera sua e da qui chiamò il fratello per dirgli di allertare i Carabinieri. Non vedendo arrivare gli inquirenti, sospettò un malore del fratello e chiamò lui stesso i Carabinieri una seconda volta.
Santimone si trova nel carcere di Fuorni.


