
Tenta di introdurre un ingente quantitativo di droga in carcere a Potenza per consegnarla al marito.
E’ quanto accaduto ieri e raccontato dal SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, attraverso il Segretario regionale della Basilicata Saverio Brienza.
Brienza traccia anche una realtà sconcertante all’interno delle case circondariali lucane: “Una volta il carcere era un luogo dove l’individuo ristretto poteva dedicarsi alla riflessione e alla presa di coscienza del reato commesso e guardare in maniera lungimirante sul proprio futuro. Il lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria veniva rispettato dalla popolazione detenuta, anzi se in qualche isolato caso un detenuto non mostrava rispetto verso i baschi azzurri e verso le regole penitenziarie, erano gli altri detenuti a redarguirlo. Oggi gli episodi violenti non sono da meno rispetto alla realtà geografica nazionale. Il SAPPE senza alcun timore di smentita traccia una realtà terrificante con troppi detenuti delle tre case circondariali lucane e nell’Istituto penale per minorenni di Potenza, che sovrastano gli equilibri con limiti ormai quasi insostenibile” afferma.
“Molti, troppi detenuti si dedicano ad un normale delinquere anche nel carcere, così come facevano fuori, agevolati da un sistema di sicurezza che non regge per tantissime ragioni: organico del personale di Polizia Penitenziaria reso al lumicino, una visione a maglia larga della sicurezza, presenza costante di detenuti problematici che, ahimè, tende ad un continuo innalzamento – continua – Non dimentichiamo che proprio qualche giorno fa un altro detenuto della casa circondariale di Potenza, spalleggiato da alcuni compagni di pari animosità, cercava di imporsi con violenza ad un nostro collega, intimandogli di non presentarsi più in servizio in quella determinata sezione detentiva. Addirittura il Reparto femminile di Potenza è oggetto di violenze da parte delle detenute. Da quando il femminile di Potenza è stato riaperto (dopo una importante ristrutturazione) stiamo ricevendo la custodia di donne che non esitano a danneggiare la struttura con violente risse tra di loro e tentativi di aggressione verso le nostre poliziotte”.
“Mentre c’è un’altra faccia, quella di detenuti che si comportano bene, che rispettano le regole e il personale di Polizia penitenziaria perché credono in percorsi rieducativi utili per uscire dal carcere come persone migliori – afferma Capece – ma il più delle volte, nonostante tutto, anch’essi vengono sopraffatti dalla violenza di chi vuole continuare a delinquere e ad imporre la legge della criminalità. Non può essere questo il destino di una sana istituzione perché la Polizia penitenziaria è stanca di sopportare tutto ciò senza che nessuno si preoccupi di fare qualcosa o di adottare disposizioni che ancora risultano vigenti, quelle di allontanare in altri Istituti penitenziaria i detenuti che si rendono responsabili di comportamenti inidonei attraverso qualsiasi forma di violenza, anche fuori dal proprio territorio di appartenenza criminale”.


