Usare Facebook o Twitter per offendere chicchessia, può costare caro.
D’altra parte la recente sentenza n°770 del Tribunale di Monza del 2 marzo 2010, non dà spazio ad interpretazioni di sorta: “ogni utente di social network che sia destinatario di un messaggio lesivo della propria reputazione, dell’onore e del decoro, ha diritto al risarcimento del danno morale, ovviamente da porre a carico dell’autore del messaggio medesimo“.
Di questa sentenza cercherà di farsi forte un militare di Sacco, in servizio a Livorno, il quale, offeso su Facebook, ha sporto denuncia presso la Polizia postale chiedendo giustizia. Il militare, Gaetano Coraggio di 26 anni, titolare di un profilo su Facebook che gestisce assieme alla sua ragazza, difensore del marchio “Alfa Romeo” il 15 agosto scorso crea la pagina “Grazie a Dio non sono un crucco” ingaggiando un “botta risposta” con una persona aderente al profilo “Grazie a Dio non sono un alfiattaro” ricevendo una serie di insulti che hanno toccato anche la sua fidanzata.
“Un conto è scherzare sulle autovetture, un conto è offendere” ha detto il giovane militare di Sacco.
Ritenutosi offeso, infatti, Gaetano Coraggio si è recato presso la sede della Polizia Postale di Livorno, sporgendo denuncia per diffamazione chiedendo che la persona che si è “macchiata” di tale reato venga scoperta e punita secondo la normativa vigente in materia.Creando un proprio “account facebook” ognuno può allacciare nuove amicizie o ritrovare rapporti oramai perduti nel tempo. Ma bisogna sapere che l’utilizzo improprio di ogni strumento, ed in particolare di ogni social network, potrebbe indurre chi lo utilizza ad una maggiore consumazione di reati quali la diffamazione proprio per la facilità di comunicare propria di questi strumenti.
Il reato di diffamazione sui social network, infatti, è previsto dall’art. 595 del codice penale che afferma che “chiunque comunicando con più persone offende l’altrui reputazione è punito fino a tre anni di reclusione, con possibili risarcimenti dei danni, in sede civile, da migliaia di euro”.
Questo reato non solo comprende frasi offensive ma anche battute pesanti, notizie riservate la cui divulgazione provoca pregiudizi, foto denigratorie o comunque la cui pubblicazione ha ripercussioni negative, anche potenziali, sulla reputazione della persona ritratta.
Per essere denunciati basta poco, non è necessario mettere nome, cognome, generalità del diffamato. E’ sufficiente inserire riferimenti che consentano di rendere conoscibile la persona offesa.
Non sarebbe corretto lasciare impunita una diffamazione commessa in Rete.
L’insulto non è libertà. Non bisogna pensare al web come un luogo dove “tutto è lecito” e non bisogna “invocare” leggi speciali. Sono sufficienti quelle esistenti. Basta applicarle. Minacce, diffamazioni e ingiurie sono reati, dovunque vengano commessi.
Minacciare e diffamare è un reato. Farlo sul web è un’aggravante.

– Antonio Colombo – ondanews –

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