Nel 1882 il grande studioso di civiltà antiche, Francois Lenormant, diretto in Basilicata, fece una sosta nel Vallo di Diano, e si fermò per alcuni minuti in un posto dove ebbe modo di scorgere di fronte la collina di Teggiano e alle sue spalle l’abitato di Sala (Consilina). Egli, che aveva studiato la storia dei luoghi che avrebbe visitato, disse al gruppo del suo seguito (uomini politici, sindaci, imprenditori) che Teggiano e Sala rappresentavano i due poteri che si dividono il mondo: la religione e la società civile. Spiegandosi meglio, aggiunse che Teggiano, in cui risiedevano il vescovo e una moltitudine di preti, chierici, monaci e suore, rappresentava il potere religioso; mentre Sala che aveva il tribunale, diversi uffici pubblici e una fiorente attività commerciale, rappresentava la società civile.

L’anno dopo egli pubblicò il suo libro intitolato “A travers l’Apulie et la Lucanie”, in cui raccolse le sue note di viaggio. E’ certamente strano il fatto che questo libro non è mai stato tradotto in italiano, anche se rappresenta una propaggine del folto repertorio letterario del Grand Tour in Italia.

Tornando al concetto dei due paesi che si “dividono il mondo” (Teggiano e Sala), esso era certamente una esagerazione, una battuta, che però non mancava di una certa verità.

La fisionomia, la diversità di questi due paesi è rimasta tale per molto tempo. Poi è passata tanta acqua sotto i ponti del fiume Tanagro, che le cose sono mutate. Oggi a Teggiano non c’è più quella moltitudine di ecclesiastici, di monaci e di suore, il Seminario è vuoto, ci sono rimasti soltanto il vescovo e il parroco della Cattedrale. Quanto a Sala Consilina, non c’è più il tribunale e il paese non è più quel centro commerciale di un tempo. E quindi non si può più parlare, come faceva il Lenormant, dell’esistenza nel Vallo delle due potenze che si dividono il mondo.

Restano intatti, tuttavia, quei valori storici e paesistici della piana solcata dal Tanagro. Il che vuol dire tanto, in questo tragico momento che attraversiamo, in cui imperversa la paura del misterioso e terrificante Coronavirus, che per fortuna non è sceso nell’Italia meridionale.

 – Arturo Didier –

 FONTE. F. Lenormant, “A travers l’Apulie et la Lucanie”, Paris 1883

 

4 Commenti

  1. “restano intatti…i valori storici e paesistici…”? Ma dove scusi? nello scempio fatto da generazioni di amministratori che hanno consentito cementificazioni selvagge della piana? Senza piani regolatori degni e illuminati? Ma andate in un punto panoramico e guardatelo il Vallo che cosa è oggi! I valori storici poi bisognerebbe elencarli, analizzarli bene e discuterne, non mi sembra un gran che comunque!

  2. A dimostrazione della grande capacità e caratura politica e morale degli amministratori che si sono succeduti…

  3. Nicola Savino says:

    GRAZIE DELLA BELLA SPIEGAZIONE DEL VALLO DI DIANO AVENDO LASCIATO QUEL LUOGO NATIO IL 1954 E LEGGERO TALE STORIE NE GIOISCO IMMENSAMENTE. TANK YOU.

    • Massimo Lorenzi says:

      Dear sir,
      I am sorry to tell you but your english is still imperfect: please put the h between the t and the a

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