Fare storia significa andare in cerca della verità e quindi non attenersi soltanto a quanto già è stato scritto su un determinato argomento, ma andare più a fondo, tracciare nuove prospettive, servirsi di un metodo di studio scrupoloso e aperto a tutte le possibilità di indagine, una delle quali è certamente la ricerca archivistica, per la quale occorre la conoscenza di due materie specifiche: la diplomatica, che è la struttura dei documenti, e la paleografia, che è la conoscenza dei vari tipi di scrittura che si sono succeduti nelle varie epoche. Lo storico deve frequentare non solo le biblioteche, ma anche e soprattutto gli archivi. In ogni provincia c’è l’Archivio di Stato. Ma dappertutto esistono anche gli archivi privati, che contengono talvolta documenti di altissimo livello storico, come si verifica con l’Archivio Carrano di Teggiano.

Sulla grande importanza di questo archivio privato ai fini della ricerca storica io, nel 1982, pubblicai una esauriente scheda nella “Guida alla storia di Salerno e della sua Provincia“, in tre volumi a cura di due storici emergenti, Giovanni Vitolo e Alfonso Leone, edita dall’editore Pietro Laveglia, studioso e grande animatore culturale. Credo di fare cosa utile ai gentili lettori di Ondanews, se oggi faccio una breve presentazione del suddetto Archivio Carrano.

Va premesso che la nobile famiglia Carrano è presente a Teggiano fin dal Medioevo con una fitta serie di giudici, notai, prelati, medici, sindaci e soprattutto notai, i quali notoriamente sono tenuti a conservare gli atti inerenti alla loro professione. Ma i Carrano, dal Medioevo ad oggi, hanno conservato tutto, pergamene e documenti cartacei che da oltre mezzo secolo sono consultati e pubblicati da storici di professione e non, e va detto che il maggiore fruitore di tali manoscritti sono stato proprio io che da sempre sono amico fraterno del detentore di tale Archivio, l’avvocato Gigi Carrano. Per ragioni di spazio non è possibile dare qui un resoconto completo del materiale dell’Archivio; si può darne soltanto alcuni esempi.

Cominciamo col dire che in questo archivio (i cui documenti, per ragioni di sicurezza, sono stati trasferiti nella casa Carrano, a Napoli) ci sono due grossi manoscritti nei quali si trovano le deliberazioni del Comune o Università di Diano, riguardanti due diversi periodi storici (1582-1596) e (1652-1698).

C’è poi il manoscritto della “Descrizione della Valle di Diano” di Paolo Eterni, storico valdianese del Seicento.

Vera miniera di notizie sulle vicende politiche del Vallo durante il turbolento periodo che va dalla Repubblica Partenopea all’Unità d’Italia è un grosso settore dell’Archivio, che si apre con la “Relazione al Sig. Consigliere Marrano della Provincia di Salerno da parte del magistrato regio Don Francesco Maria Carrano” (febbraio 1800), nella quale è descritta l’azione energica e autorevole del Carrano per il ripristino delle entrate fiscali di Diano dopo la famosa rivoluzione del 1799. Assai sorprendenti sono poi le carte riguardanti la corrispondenza tra questo magistrato e la regina Maria Carolina d’Austria al tempo in cui il Carrano affiancava Sir Hudson Lave nella difesa di Capri, prima che l’isola fosse presa dai Francesi.

Ma c’è dell’altro. Una sera d’inverno a Teggiano, mentre io e Gigi Carrano stavamo, come al solito, rovistando nelle carte dell’Archivio, trovammo un piccolo album manoscritto contenente nientemeno 61 danze della fine del Seicento, inedite (tra cui un “Ballo di Mantova”), manoscritto che noi subito passammo all’amico flautista teggianese, il maestro Antonio Cimino, il quale mobilitò un comune amico pollese, il maestro chitarrista Francesco Langone, ed insieme inserirono le suddette danze nel loro repertorio concertistico, diffondendole in Italia e fuori. Successivamente crearono con esse un apposito CD.

Ho portato spesso i miei amici teggianesi a visitare Palazzo Carrano, una dimora monumentale, che coi suoi molteplici ambienti si è mantenuta intatta e costituisce un tipico esempio di dimora nobiliare storica del Vallo di Diano. Ma questo è momentaneamente impossibile, essendo il palazzo in corso di restauro.

Resta comunque un dato di fatto: che l’Archivio Carrano resta, si può dire, una miniera inesauribile per lo studio della storia del Vallo di Diano e del Mezzogiorno in genere.

E non possiamo concludere questa nota senza dire che la cura del detto Archivio ora è tenuta dal figlio di Gigi Carrano, l’avvocato Paolo, che da tempo affianca alla sua professione la passione per la ricerca storica e peraltro ha già pubblicato studi importanti su diverse prestigiose riviste. L’ultimo suo lavoro è un prezioso elenco di tutti i sindaci di Diano-Teggiano dal Medioevo ad oggi.

– Arturo Didier –

FONTE: A. DIDIER, “Diano, città antica e nobile”, Teggiano 1997.

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